La buona Formazione Professionale. Situazione della IeFP nell'a.f. 2013/14 e proposte

Autore: 
G. Zagardo - G.M. Salerno - D. Nicoli - G. Malizia - M. Tonini
Categoria pubblicazione: 
Quaderni
Anno: 
2015
Numero pagine: 
200
Codice: 
978-88-95640-99-0
La buona Formazione Professionale Situazione della IeFP nell’a.f. 2013/14 e proposte Giacomo Zagardo Giulio Maria Salerno Dario Nicoli Guglielmo Malizia Mario Tonini 2015 Stampa: Tip. Ist. Salesiano Pio XI - Via Umbertide, 11 - 00181 Roma Tel. 067827819 - Fax 067848333 - e-mail: tipolito@donbosco.it 2015 Sommario Presentazione 5 1. Cambiare paradigma sulla IeFP: perché non sostenere il pubblico sociale? 7 2. Panoramica delle Regioni 17 3. Per una nuova governance della IeFP 141 4. Contributi per la “Buona Formazione Professionale” per i giovani: una scuola popolare per il lavoro dei giovani 165 5. Il Centro di Formazione per il Lavoro, motore della buona formazione 177 Bibliografia 197 Indice 199 3 Presentazione Ad integrazione di quanto il Governo ha predisposto per innovare il sistema scolastico con il programma “La buona scuola. Facciamo crescere il Paese”, e stimolati dal Documento delle Regioni “Per un Sistema Educativo Professionalizzante in Italia”, del 27 novembre 2014 ove si afferma che «l’Italia, nei confronti dei Paesi avanzati è un Paese in ritardo sulle variabili del capitale umano» e che «per innalzarne il livello occorre intervenire sulla filiera tecnico-professionale sia secondaria, riducendo la dispersione scolastica e aumentando il numero di persone con qualifica o diploma professionale, sia terziaria aumentando il numero di persone con titolo professionalizzante di livello terziario o universitario» la Sede Nazionale CNOS-FAP ai lettori e a quanti hanno ruoli di governo ai vari livelli, offre spunti e suggerimenti per rilanciare la Formazione Professionale per i giovani perché non ci può essere nessuna buona scuola senza una buona Formazione Professionale, la via italiana all’inserimento lavorativo dei giovani, il corrispettivo del “sistema duale” tedesco. L’Italia ha bisogno di una “Buona Scuola” e di una “Buona Formazione Professionale”. I due (sotto)sistemi devono crescere e consolidarsi insieme. In Italia, tuttavia, mentre il percorso scolastico è sufficientemente consolidato, quello formativo, che dopo un triennio prosegue fino ai percorsi realizzati dagli Istituti Tecnici Superiori, è ancora più norma che realtà. Il quaderno che proponiamo vuole invitare il lettore a riflettere su questo percorso. È strutturato in due parti. La prima fotografa la realtà della IeFP in Italia. La seconda offre spunti perché si consolidi quanto disciplinato anche dalla Legge 107/2015 al comma 46: I giovani e gli adulti accedono ai percorsi realizzati dagli Istituti tecnici superiori con il possesso di uno dei seguenti titoli di studio: a) Diploma di istruzione secondaria di secondo grado; b) Diploma professionale conseguito al termine dei percorsi quadriennali di istruzione e formazione professionale di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 [...] integrato da un percorso di istruzione e formazione tecnica superiore [...] la cui struttura e i cui contenuti sono definiti con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 5 6 La fotografia che il dott. Giacomo Zagardo, Ricercatore ISFOL impegnato da anni nella definizione del quadro della IeFP nelle Regioni, traccia in questo quaderno della Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) nelle Regioni è diventata ormai un appuntamento irrinunciabile. Come sempre, infatti, con la precisione che gli è ormai riconosciuta, tratteggia pregi e criticità di un (sotto)sistema del secondo ciclo che, se da una parte raccoglie risultati positivi, dall’altra fatica ancora ad assumere dimensione “nazionale” e “stabile”. I professori Salerno, Nicoli e Malizia offrono stimoli per realizzare anche in Italia la “Buona Formazione Professionale”. Salerno, con il contributo “Per una nuova governance della IeFP” si sofferma sugli aspetti ordinamentali da completare. Nicoli, con l’articolo “Contributi per la “Buona Formazione Professionale” per i giovani: una scuola popolare per il lavoro dei giovani” invita gli operatori a realizzare una forte alleanza tra formazione professionale e imprese. Malizia / Tonini, nello studio “Il Centro di Formazione per il Lavoro, motore della buona formazione” immaginano un Centro di Formazione Professionale inteso come Centro di formazione professionale per il lavoro. La Sede Nazionale CNOS-FAP offre questo quaderno a coloro che sono impegnati, a vario titolo, nell’animazione e nel governo della IeFP e si augura che i vari contributi possano tornare utili per l’individuazione di soluzioni per il miglioramento del (sotto)sistema di IeFP. Anche alla luce dei monitoraggi effettuati sulla IeFP, appare evidente che un Sistema formativo efficace ed efficiente apporta vari benefici: la riduzione della dispersione scolastica, la responsabilizzazione sociale dei giovani attraverso il lavoro, i benefici sulla famiglia di appartenenza e sul territorio di riferimento, la promozione di azioni che vanno nella direzione della occupabilità / occupazione dei giovani. La Sede Nazionale CNOS-FAP 7 Gli ultimi monitoraggi dell’ISFOL, certo profanano alcuni luoghi comuni sulla IeFP a cui facilmente eravamo abituati a credere, almeno da quando si vogliono risolvere troppi problemi contemporaneamente: un sistema professionalizzante che funzioni, la qualità nei livelli delle prestazioni, un costo adeguato per la formazione delle Istituzioni formative accreditate, una ri - forma credibile dell’Istruzione professionale in crisi di identità e il posto di lavoro dei suoi docenti, e così via dicendo. Vi sono tra questi desiderata, peraltro assai lontani dall’“ottimo paretiano”, alcuni interessi contrapposti che scavano tra gli attori della IeFP un inutile fossato e impongono barriere non necessarie. Ci si dovrebbe domandare se ciò non sia da riconsiderare, a beneficio di tutti, in una dimensione più correttamente competitiva, senza pregiudizi e alla luce della nuova realtà che ci circonda. Si tratta di essere un po’ fenomenologi e “andare alle cose stesse”. Chesterton sosteneva che “prima di abbattere un recinto bisogna fermarsi e chiedersi per quale ragione è stato costruito”. Qui, il recinto potrebbe essere definito dalla perimetrazione statale dell’education, soprattutto nei termini della “gestione” diretta da parte di un’amministrazione centrale. Ciò corrisponde a una scelta politica importante, da non sottovalutare storicamente per i suoi effetti passati ma che, oggi, non va nella direzione presa dai Paesi più performanti, verso un pluralistico allargamento del concetto di public education1, economico, produttivo e tendenzialmente disponibile all’innovazione didattica e pedagogica. In definitiva, a costruire il sistema non ci dovrebbe essere solo lo Stato ma tutta la società. Diversamente, nel nostro Paese è ancora radicata, per inerzia, una gestione dell’education amministrativa, diretta e accentrata (certamente più predatoria che valorizzante) che, pure, avrebbe l’interesse primario di difendere e promuovere le organizzazioni sociali intermedie più attive che operano nel campo dell’educazione, vigilando perché svolgano il loro compito nell’interesse collettivo, ma senza mai sostituirsi ad esse. 1 HESS FREDERICK M., What Is Public about Public Education?, in “Education Week”, January 8, 2003. Cambiare paradigma sulla IeFP: perché non sostenere il pubblico sociale? 1. • Pertanto, il primo dei citati luoghi comuni richiama “il posto vuoto” sull’autobus di Rosa Parks: in altre parole, è anacronistico mantenere una segregazione educativa tra scuola e formazione, asserendo che non valga la pena di sostenere in modo paritario i percorsi delle Istituzioni scolastiche statali e quelli delle Istituzioni formative accreditate. Queste ultime devono accontentarsi di “bantustan” dipendenti dalle contingenze politico-ideologiche, dove operare con costi di sopravvivenza e sotto lo schiaffo di un’ulteriore riduzione e dilazione dei finanziamenti. • Il secondo luogo comune su cui riflettere potrebbe definirsi “attrazione fatale”. Quando, Aristarco indicava ante litteram che la mole del sole imponeva alla terra di girargli intorno, non poteva immaginare che avremmo applicato la teoria al mondo dell’educazione, al secolo, penalizzando le Istituzioni formative accreditate, inferiori di numero a fronte della massa critica dei corsi degli Istituti professionali di Stato. Un hýbris che, rischiando di intaccare proprio la qualità e le caratteristiche originarie della IeFP, darebbe per assodato un doppio pregiudizio: 1) che lo Stato lavori meglio della Società civile in campo educativo: concetto, questo, praticamente inesistente prima dell’800 e che oggi, tramontati i nazionalismi2, risulta nuovamente obsoleto non trovando conferme a livello internazionale; 2) che l’approccio cognitivo-teorico sia superiore a quello manuale-pratico: nella sicura coscienza che i percorsi professionalizzanti di IeFP non sono nati nella scuola, è sempre più opportuno risalire all’humus originale dell’esperienza didattica e pedagogica che ne ha visto il successo. Questa ha dato, con il tempo, risultati riconosciuti3 sul piano degli esiti lavorativi e della corrispondenza del lavoro alle qualificazioni, dell’inclusione formativa di categorie deboli e della capacità di attrazione nel percorso in funzione antidispersione. 2 Chi governa, diceva Bernard Shaw per la sua epoca, non ha soltanto da fare le leggi; egli, attraverso l’Istruzione scolastica e la propaganda, ha da creare e mantenere una mentalità che sostenga le sue azioni e obbedisca alla sua autorità. Se Bismarck affermava che la sua vittoria contro i francesi era il frutto dell’opera dei maestri elementari, anche Hitler, tuttavia, poteva dire la stessa cosa. Il fatto è che, ancora oggi, ogni governo è posto al bivio della scelta tra l’uso facile del conflitto di interesse come scorciatoia verso un potere egemonico o il controllo di un’education pluralistica e più economica per i cittadini. 3 I dati del Monitoraggio ISFOL della IeFP sugli esami di fine percorso per gli iscritti nell’a.f. 2013-14 sottolineano una criticità sul successo dei qualificati negli Istituti professionali: avrebbero ottenuto una qualifica regionale il 57,1% degli iscritti alle Istituzioni scolastiche e il 66,2% dei ragazzi delle Istituzioni formative iscritti tre anni prima, con una differenza di oltre 9 punti percentuali. Il 78% dei percorsi delle Istituzioni formative si concentra nel Settentrione, dove la differenza nel tasso di attrazione rispetto alle Istituzioni scolastiche misura più di 14 punti percentuali, vale a dire 5 in più della media nazionale. Da una ricerca ricorrente del - l’ISFOL (ISFOL, SCALMATO V., Occupati dalla formazione. Seconda indagine nazionale sugli esiti occupazionali dei qualificati nei percorsi di IeFP, 21 maggio 2014. ISFOL OA: <http://isfoloa. isfol.it/handle/123456789/864>), si rileva che a 3 anni dalla qualifica trova impiego 1 giovane su 2 della IeFP, più facilmente proveniente dalle Istituzioni formative (55% di occupati) rispetto a quelle scolastiche (38% di occupati). 8 9 • Nel terzo luogo comune si fa strada l’idea che l’attuale finanziamento alle Istituzioni formative sia troppo elevato, quasi evocasse un “fiume carsico” di soldi pubblici che va in perdizione se non prende la strada giusta: quella che dovrebbe servire a conservare al centro una gestione dello zoccolo “storico” del sistema di “Istruzione” in termini di classi e di organici. Dal momento che il costo dei percorsi delle Istituzioni accreditate è stimato inferiore di un terzo (34%) rispetto alle Istituzioni scolastiche4, ci si può interrogare se sia veramente questo che è richiesto a un sistema efficiente (dove efficienza significa ottenere a minor costo gli stessi risultati). Così, in un contesto ormai meglio definito che in passato, ci si chiede come si risponda alla collettività che spende (con ciò, intendendo per collettività non le Regioni o lo Stato, che sempre hanno ambiti peculiari di azione, ma l’insieme dei citta - dini sui quali alla fine incide la totalità della spesa pubblica attraverso le tasse). E poi, come si risponde agli alunni che per prepararsi al lavoro cercano una via alternativa, e valida allo stesso tempo, spesso non trovandola per le ristrettezze dell’offerta? Equità significa difesa ad oltranza della scuola (extra scholam nulla salus) oppure è meglio appurare cosa (ma anche come e perché) funziona meglio per ogni tipologia di utenza giovanile ed, eventualmente, sostenerlo allargando prudentemente la sua base? A noi sembra che, in materia di equità, debba valere il principio che le cattive scuole, come le cattive formazioni non debbano esistere, usando la nota e sempre efficace espressione di Luigi Berlinguer. • L’ultimo dei luoghi comuni, qui elencati, è la concezione della IeFP come “cortile dei folli”: un’istruzione di serie B, fatta per raccogliere gli studenti meno fortunati ossia quelli che, per una ragione o per l’altra, non possono vivere a contatto con la comunità normale come, appunto, i pazzi di dipinti nell’omonima tela di Goya. Secondo questa visione ghettizzante i ragazzi della IeFP dovrebbero essere solo ultraquattordicenni espulsi dalla scuola media, poco scolarizzati e con un precedente percorso disastrato. Dai monitoraggi dell’ISFOL abbiamo visto che, invece, non è così. Infatti, una quota rilevante si iscrive alla IeFP non per ripiego ma per scelta primaria. Tra le Istituzioni formative sono il 41,4% che scelgono per “vocazione” il loro percorso mentre tre anni prima erano il 39,1%. Tra le Istituzioni scolastiche della IeFP la quota in sussidiarietà integrativa tocca il 37,6% mentre, tra le Istituzioni scolastiche della sussidiarietà complementare è quattordicenne solo il 30,2%. La tendenza nei ragazzi a non considerare l’IeFP come un ripiego costi tuisce sempre più “una prima scelta di passaggio diretto al secondo ciclo”5. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 4 http://www.isfol.it/highlights/highlights-4-2015-i-costi-della-iefp. 5 Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Contributo al dibattito su La buona scuola, 16 ottobre 2014, p.14, https://labuonascuola.gov.it/area/a/5326/. 6 Confidiamo che sia stata un’eccezione il fatto che in un territorio del Sud, nel mettere appunto le prove del primo anno degli esami in sussidiarietà, ci si sia servito di questionari indirizzati alle scuole. Si chiedeva loro di indicare, sulla base dei nuovi ordinamenti e dell’esperienza pregressa, quali prove (numero, tipologie e modalità) esse ritenessero coerenti e adeguate per l’esame di qualifica. In tal modo, appare come talvolta non risulti l’Amministrazione regionale a misurare sulla base di dispositivi complessi la prioritaria congruenza con gli obiettivi previsti ma lo facciano di fatto le stesse istituzioni valutate, indicando autoreferenzialmente la strada per una loro stima in relazione a quanto avevano realizzato fino a quel momento. Diversamente, come già realizzato in altri contesti del Nord, andrebbe promossa l’adozione di un sistema di rating, finalizzato al monitoraggio e alla valutazione per valorizzare la qualità dei servizi, l’efficacia dei risultati e l’efficacia della spesa. In tal modo, si aiutano gli utenti a ottenere le informazioni necessarie per scegliere gli operatori migliori e si promuovono comportamenti virtuosi negli operatori. 7 L’Indagine parlamentare sul fenomeno della dispersione (Camera dei Deputati, 7a Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Indagine conoscitiva sulle strategie per contrastare la dispersione scolastica. Atti parlamentari XVII legislatura. Roma, 2014) attesta che gli investimenti del Paese sui percorsi professionalizzanti antidispersione dell’Istruzione e Formazione Professionale sarebbero attualmente “decisamente insufficienti” (p. 571) mentre si ribadisce che “L’allocazione delle risorse deve privilegiare questo segmento di formazione per rinforzarlo, stabilizzarlo e riordinarlo, coinvolgendo la Conferenza Stato-Regioni e omogeneizzando gli inter venti tra Regioni che oggi spendono in modo diverso” (p. 579). 8 Le Regioni affermano che “i trasferimenti statali sono del tutto insufficienti a garantire l’erogazione dei percorsi di IeFP, soprattutto dove vi è un ruolo significativo da parte delle Istituzioni formative e quindi un maggior aggravio dei bilanci regionali” (Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Per un sistema educativo professionalizzante in Italia, Documento in materia di IeFP approvato dalle Regioni il 27 novembre 2014, Documento di analisi, p.1). 9 CONFINDUSTRIA, L’education per la crescita: le 100 proposte di Confindustria, Prima giornata dell’education, Roma, 7 ottobre 2014. 10 Si tratta, dunque, di considerare seriamente una scelta di campo che esula dal nostrano “politicamente corretto”: un cambio di paradigma che si giustifica quando il panorama internazionale e i dati nazionali confermano da anni una realtà essenzialmente positiva per la formazione professionalizzante delle Istituzioni non governative che, per lo più, svolgono in modo eccellente il loro compito e richiamano con forza un profondo cambio di atteggiamenti. Questo vale, e a maggior ragione, anche se il nostro Meridione necessita ancora di correzioni e sostegno, in particolare nella programmazione e valutazione6 della qualità, dal momento che negli ultimi anni presenta su scala nazionale la quota irrisoria dell’11-15% di iscritti alle Istituzioni formative rispetto a quelle scolastiche: troppo esigua in rapporto ad altre ripartizioni territoriali, specialmente se si considera la potenziale utenza dei giovani 14-17enni del Sud e delle Isole. È stata proprio la portata antidispersiva della IeFP che ha spinto recentemente a intervenire la VII Commissione Cultura e Istruzione della Camera dei Deputati7 (per la valenza inclusiva e antidispersione delle Istituzioni formative), le Regioni8 (attraverso documenti della Conferenza delle Regioni e delle P.A.) e finanche la Confindustria9, preoccupata per le ripercussioni sulle imprese del possibile abbandono di questo speciale dispositivo forma tivo. La fortuna della IeFP è data in parallelo al declino dell’Istruzione professionale. Quest’ultima, nel tentativo di ripensarsi come “altra” dalle tipologie 11 esistenti, presidia oramai dal 2010 la parte più cospicua della IeFP (oggi al 59% sul totale nazionale) nonostante il regime di sussidiarietà dovrebbe, per definizione, limitarsi a un aiuto complementare nei casi territoriali di “cedevolezza”. L’apporto “sussidiario” della scuola al sistema si è, dunque, dimostrato più sostitutivo che integrativo, fino a modificare, di fatto, le caratteristiche iniziali del modello: meno professionalizzante e più scolastico. Intanto, nel legittimo tentativo di puntellare un grosso canale di istruzione (definitivamente abolito in alcune più flessibili realtà a statuto speciale10) si continua da tempo a perseguire per l’Istruzione professionale la strada dei piccoli miglioramenti con ulteriori costi per la collettività che sbilanciano ancora, a favore delle scuole, i finanziamenti di percorsi che portano alle stesse qualifiche. Un esempio ne sono i fondi aggiuntivi alle scuole per le cosiddette “azioni di accompagnamento”, quasi sempre finalizzati alla costruzione stessa dei percorsi. Il declino dell’IP e la sua debole presenza nel contesto appare non tanto dalla costante emorragia degli iscritti (33.000 in meno in 10 anni) quanto dal numero strutturalmente scarso di diplomati finali dei percorsi professionalizzanti dell’Istruzione. Figura 1 - Studenti e diplomati di 2° ciclo professionale in alcuni Paesi nell’a.s. 2013-14 10 Le Provincie Autonome di Trento e di Bolzano (lingua tedesca e ladina) hanno optato per una gestione pluralistica e integrata dell’offerta educativa: hanno posto particolare enfasi sul loro ruolo di controllo nel loro sistema pubblico allargato abolendo l’offerta tradizionale degli Istituti professionali di Stato e attuando, di fatto, le istanze prefigurate nel Titolo V. Oggi mantengono solo licei, Istituti tecnici e IeFP provinciale (di cui, in Provincia di Trento, i due terzi appartengono al no profit). QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 Fonte: ISFOL 12 Nel nostro Paese ne contiamo metà di quelli della Francia, un quinto di quelli della Germania e tanti quanti ne presenta la Finlandia, che pure ha una popolazione dieci volte inferiore alla nostra. Peraltro, a fronte di un percorso concepito con caratteristiche spiccatamente professionalizzanti per venire incontro alla domanda, negli ultimi decenni si è forse troppo accentuata una tendenza alla licealizzazione. L’Istruzione professionale, così com’è oggi (avremo tempo per giudicare i risultati della recentissima riforma riguardo alternanza e apprendistato), sconta a monte l’impostazione data dalla scuola media unica, costruita come in Francia11 sull’immagine dell’antico ginnasio elitario e, dunque, orientata alla gerarchia dei saperi scolastici più che al sapere applicato. Negli ultimi anni, poi, ogni governo ha contribuito ad aumentare l’overdose curricolare di elementi teorici a scapito di contenuti e metodologie professionalizzanti, tanto che anche il CENSIS ha definito tali percorsi “troppo pesanti, teorici e impegnativi”12 dal punto di vista di un’utenza a rischio di abbandono. Un così grande impegno per aumentare i contenuti teorici si scontra, questa volta a valle, con le difficoltà persistenti nell’inserimento nel percorso universitario, al termine del quale si laurea solo il 3% delle matricole provenienti dagli IP, e in quello degli IFTS, con appena il 15% di diplomati superiori provenienti dai percorsi dell’Istruzione professionale. Ma la difficoltà più evidente è la piaga della dispersione che assume spesso la forma di un insuccesso scolastico non sempre riconducibile all’ambiente socio-economico (ragazzi con scarsi riferimenti familiari, sottratti allo studio e ingoiati dallo sfruttamento lavorativo) o al disagio (per patologie comportamentali). In realtà, una fetta non indifferente della dispersione si verifica in studenti normali, con situazioni economiche non problematiche. In moltissimi casi il loro distacco dalla scuola si consuma con la disaffezione, il disinteresse, la demotivazione e la noia di chi non riesce a dispiegare pienamente il proprio potenziale d’apprendimento e a soddisfare i propri bisogni formativi nei modi che gli sono propri e più congeniali. Alla base di questa devianza è la difficoltà d’apprendimento nelle forme tradizionali dell’insegnamento teorico e una carriera scolastica vissuta come obbligo. Abbandonare la scuola per questi ragazzi non significa tanto intraprendere la strada della devianza minorile ma comporta un abbandono precoce degli studi che il più delle volte va ad ingrossare le fila dei NEET. Che gli Istituti professionali, così come concepiti oggi, siano una fonte primaria di abbandoni (Tuttoscuola li definisce “il buco nero della disper - sione”)13 lo affermano le statistiche: in media, infatti, lasciano il percorso scolastico due ragazzi su cinque (il 38,4%) dispersi tra il primo e il quinto anno, con picchi in Sardegna (49%), Sicilia (47%), Calabria (41%), Puglia (44%) e 11 TROGER V., L’enseignement professionnel victime de l’académisme à la française, Inegalites, 18 janvier 2013. http://www.inegalites.fr/spip.php?article1701. 12 CENSIS, Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2013, FrancoAngeli, Roma, Novembre 2013, p. 119. 13 http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=34695. 13 Campania (47%). Tale fenomeno è addirittura accentuato, secondo l’ISFOL, nei primi tre anni a qualifica nella IeFP sussidiaria della scuola (42,9%) e assai meno devastante nelle Istituzioni formative accreditate (33,8%), nonostante lo svantaggio di queste ultime nei termini di una maggiore inclusione di ragazzi a rischio, in particolare, stranieri e diversamente abili. Esponendo nei territori un elevato tasso di abbandono (se va bene) pari a quello dei corsi professionalizzanti più tradizionali, la IeFP nelle scuole sconta un’impostazione per competenze in chiave scarsamente operativa. In buona parte del Paese il passaggio dall’IP alla IeFP appare spesso come un fatto più formale che di novità di contenuti, mentre la programmazione di IeFP fa fatica a distinguersi rispetto al percorso di Istruzione tradizionale. Ciò deriva, in parte, dalle contraddizioni interne al sistema, che da un lato sottolinea l’importanza della didattica laboratoriale, dall’altra sottrae risorse in termini di strumentazione, di riduzioni di orario e di personale addetto. Ancora carente è stata finora la pratica dell’alternanza nelle Istituzioni scolastiche. In tal senso, la principale criticità nella scuola sembra riguardare “la difficoltà a realizzare un’effettiva integrazione dell’esperienza di alternanza nel curricolo scolastico”14, ma almeno su questo punto, attendiamo l’esito pratico dei cambiamenti annunciati nella legge di riforma 107/2015, anche se su questi argomenti siamo ormai sospettosi nella potenziale presenza della “morfologia della fiaba” dove, di solito, la soluzione al problema si trova in un altro reame. Nonostante l’esistenza delle dinamiche sopra esposte è, dunque, innegabile che la crisi abbia paradossalmente contribuito ad accelerare un processo di scolasticizzazione della IeFP, soprattutto al Centro-Sud senza, peraltro, migliorare qualità ed esiti. Alcune Regioni lo stanno comprendendo e cercano in itinere di variare il loro modello (oggi sono Campania, Toscana, Sardegna), cominciando a introdurre gradualmente elementi di maggiore equilibrio nella loro offerta. Se non si vuole intraprendere la più economica strada della territorializzazione degli IPS, attuata nelle Provincie Autonome di Trento e di Bolzano, si avverte, comunque, la necessità di una rifondazione dell’Istruzione professionale verso una scuola più professionalizzante e inserita in un’azione utilmente sussidiaria (senza privilegi che la facciano apparire in una nicchia protetta, ossia senza esporre finanziamenti più alti per lo stesso servizio) e complementare alle Istituzioni formative accreditate, tanto da assicurare in ogni territorio una presenza adeguata dell’offerta di IeFP. Scegliendo il laboratorio come modalità per stimolare l’intelligenza delle mani, le istituzioni scolastiche della IeFP dovrebbero rivedere l’impianto didattico, ancora troppo orientato alla separazione tra “teoria” e “applicazione pratica”. Infine, sul ruolo di orientamento che giocano le istituzioni formative della società civile (o, come si potrebbe dire in questo caso, del “pubblico sociale”) poco traspare dalle statistiche. Scrive il responsabile per la IeFP di QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 14 CENSIS, Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2014, FrancoAngeli, Roma, Novembre 2014. Tabella 1 Modalità attuative dei percorsi di IFP segnalate dalle Regioni. Tabella di transizione Tipologie Percorsi con riferimento al repertorio nazionale dell’offerta IFP Percorsi extra repertorio A B C D E F Modalità attuative 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 3 anni in FP integrale 1 o 2 anni in FP integrale 3 anni in FP mista 1 o 2 anni in FP mista 3 anni integrati (CFP tra 20% e 50%) 3 anni integrati (flessibilità/aut.) 1 o 2 anni integrati (flessibilità/aut.) 3 anni in IeFP (FP integrale sussidiarietà complementare) 3 anni in IFP (sussidiarietà integrativa) 4° anno con diploma 5° anno integrativo Percorsi di FP per ottenere la licenza media 1 o 2 anni FP pura pre-riforma 3° o 4° anno di specializzazione e perfezionamento Larsa esterni con finanziamento ad hoc e messa a livello 1-2 anni personalizzati, destrutturati o di orientamento Percorsi di FP per utenze in svantaggio Arricchimento cur. (primi anni di secondaria sup) Arricchimento cur. (ultimi anni di secondaria sup.) Piemonte 2011/12 2008/9 2011/12 2011/12 2004/5 2011/12 2011/12 2005/6 2004/5 2013/14 2010/11 2010/11 Valle d’Aosta 2005/6 2011/12 2007/8 2010/11 2007/8 2010/11 2010/11 2010/11 2003/4 2008/9 Lombardia 2004/5 2006/7 2004/5 2005/6 2005/6 2006/7 2008/9 ante ‘03 ante ‘03 2008/9 2008/9 Liguria 2003/4 2007/8 2010/11 2011/12 2014/15 2010/11 2007/8 2012/13 2006/7 2009/10 2009/10 2009/10 P. A. Bolzano ante ‘03 ante ‘03 2014/15 ante ‘03 ante ‘03 ante ‘03 P. A. Trento ante ‘03 2002/3 2014/15 ante ‘03 2012/13 2008/9 ante ‘03 Veneto 2011/12 2011/12 2013/14 2002/3 2005/6 ante ‘03 Friuli Venezia Giulia 2011/12 2010/11 2010/11 2011/12 2011/12 2012/13 2007/8 2005/6 2005/6 2010/11 2012/13 ante ‘03 ante ‘03 2011/12 Emilia-Romagna 2005/6 2010/11 2010/11 2011/12 2011/12 2005/6 2005/6 2005/6 Toscana 2009/10 2007/08 2007/8 2007/8 2012/13 2011/12 2009/10 2009/10 2004/5 Umbria 2011/12 2013/14 2008/9 2014/15 2011/12 2008/9 Marche 2010/11 2010/11 2010/11 2010/11 2010/11 2009/10 Lazio 2002/3 2011/12 2015/16 Abruzzo 2003/4 2010/11 2008/09 2008/9 2011/12 2006/7 Molise 2006/7 2004/5 2007/8 2011/12 2007/8 Campania 2015/16 2015/16 2004/5 2008/9 2016/17 2011/12 2005/6 2009/10 2010/11 2005/6 2008/9 2009/10 Puglia 2011/12 2006/7 2010/11 2011/12 2012/13 Basilicata 2011/12 2011/12 2012/13 Calabria 2005/6 2011/12 2014/15 2010/11 Sicilia 2003/4 2008/9 2012/13 2011/12 2011/12 2009/10 2014/15 Sardegna 2016/17 2014/15 2010/11 2011/12 2011/12 2007/8 2008/9 Tabella n. 1 - Modalità attuative dei percorsi di IeFP segnalate dalle Regioni. Tabella di transizione Fonte: Elaborazione Isfol su dati delle Amministrazioni regionali Legenda: Nelle caselle grigie si riporta l’anno nel quale la tipologia è stata estinta (1° anno nel quale i percorsi non sono più attivati al 1° anno), in quelle bianche è contenuta l’indicazione del 1°anno di avvio della tipologia. 14 QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 una Regione: “I Centri che svolgono questi percorsi triennali, sono da anni presidi di educazione, formazione, cultura e cittadinanza attiva, anche in aree territoriali considerate difficili e rappresentano punti di riferimento per le comunità di appartenenza. Vi è, infatti, una costante relazione operativa con il contesto locale e i suoi attori”. Vanno, poi, sottolineate le molteplici relazioni dei Centri con le famiglie dei giovani beneficiari dell’offerta formativa, con l’obiettivo di agevolarne il successo formativo. I laboratori (di ceramica, teatro, sport ecc.) diventano spesso anche attività di tempo libero, favorendo forme costruttive di incontro e collaborazione. Negli anni più delicati e decisivi della loro vita, i ragazzi trascorrono in questi luoghi molte ore dell’intera giornata. Incontrando coetanei, formatori, contenuti culturali, orizzonti ideali ed esperienze professionali, elaborano un proprio modo di pensare, iniziano a rendersi progressivamente responsabili delle proprie scelte e assimilano il patrimonio culturale e tecnico necessari per la vita. Questo sistema indica ai ragazzi la personalizzazione degli apprendimenti e propone la comunità educativa come elemento aggregante cui far riferimento per formarsi a una cittadinanza responsabile. È, senza dubbio, questo il valore aggiunto del “pubblico sociale” che richiede pari condizioni di partenza rispetto al “pubblico statale”. 15 2. Panoramica delle Regioni Introduzione alle schede Di seguito sono contenute alcune schede che disegnano i singoli modelli regionali di IeFP, così come si costruiscono nel tempo dal loro avvio sperimentale, nell’a.f. 2002/03, all’ultimo Monitoraggio ISFOL relativo all’a.f. 2013/14 (per i costi, invece, si fa riferimento all’a.f. 2012/13). Le descrizioni sintetiche dell’offerta di Istruzione e Formazione Professionale realizzata nelle singole Regioni e Province Autonome si compongono delle seguenti voci: • Struttura • Normative • Dati • Modello • Sede di svolgimento • Docenti • Articolazione oraria • Elementi • Esiti e certificazioni • Crediti • Governo del sistema • Destinatari • Costi • IV/V anno • Apprendistato per qualifica e diploma 17 18 Glossario 1. Formazione Professionale integrale (o FP pura): percorsi a titolarità delle Istituzioni Formative accreditate (in tale categoria vengono compresi anche le scuole dipendenti dalle Province Autonome), con docenti e formatori provenienti in prevalenza dalle stesse istituzioni anche per le competenze di base; si rilascia un attestato di qualifica e crediti per il rientro alla scuola; le eventuali azioni integrate riguarderebbero solo le azioni di sistema. 2. Formazione Professionale mista: percorsi a titolarità in prevalenza delle Istituzioni Formative accreditate; con docenti delle competenze di base provenienti dalle Istituzioni Scolastiche in base a precisi accordi territoriali; si rilascia un attestato di qualifica e crediti per il rientro alla scuola; le azioni integrate riguardano azioni di sistema, progettazione e docenza. 3. Formazione Professionale integrata (con FP tra il 50% e il 20% del monte ore): percorsi, in genere, a titolarità delle Istituzioni Scolastiche statali, con docenti provenienti dalle Istituzioni Scolastiche per le competenze di base; si rilascia un attestato di qualifica e crediti per il rientro alla scuola; le azioni integrate riguardano le azioni di sistema; l’impianto progettuale, la metodologia e le figure professionali sono quelli richiesti alle Istituzioni Formative. 4. Formazione Professionale integrata (con FP entro il 20% del monte ore): percorsi a titolarità delle Istituzioni Scolastiche statali, con docenti provenienti dalle stesse Istituzioni Scolastiche per le competenze di base; prosecuzione automatica del percorso scolastico di stato e, in teoria, attestato di qualifica; le azioni integrate riguardano le azioni di sistema, i moduli di FP, la docenza/codocenza. 5. Percorsi di IeFP (modello complementare): fanno parte dei percorsi di IeFP del “modello complementare” i corsi svolti nelle Agenzie formative accreditate e quelli in sussidiarietà complementare realizzati nelle Istituzioni Scolastiche; docenti della scuola (per le istituzioni scolastiche) o docenti della FP (per le istituzioni formative) per tutte le competenze; si rilascia un attestato di qualifica e crediti per il rientro alla scuola, ma questo non avviene in modo automatico; le azioni integrate riguardano le azioni di sistema; l’impianto progettuale, la metodologia e le figure professionali sono quelli richiesti alle Istituzioni Formative. 6. Percorsi di sussidiarietà integrativa: percorsi a titolarità delle Istituzioni Scolastiche statali, con docenti provenienti, di norma, dalle stesse Isti19 tuzioni Scolastiche; prosecuzione automatica del percorso scolastico di stato al 4° anno e attestato di qualifica; non sono previste, di norma, azioni integrate. 7. Tasso di scolarizzazione: peso delle istituzioni scolastiche nella IeFP, qui stimato in termini di iscritti ai percorsi di primo anno delle Istituzioni Formative su iscritti delle Istituzioni Scolastiche. Si assume come speculare il “tasso di formazione”. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 20 2.1. Abruzzo 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo MIUR-Regione del 30.07.2003 (DGR n. 729 del 06.09.03) – Accordo territoriale del 19.01.2004 (IeFP) – Accordo territoriale del 30.07.2007 (IeFP) – Protocollo MPI-Regione del 16.12.2007 (schema in DGR n. 1284 del 12.12.2007) – Accordo territoriale 12.05.11 (sussidiarietà) – DGR n. 580 del 21.06.2005, Adeguamento dei corsi agli standard formativi minimi nazionali – DGR n. 119 del 12.02.2007, Avviso presentazione domande di assegna - zione di voucher – DGR n. 795 del 03.08.2007, Avviso per i percorsi integrati – DGR n. 765 del 12.08.2008, Recepimento accordi Stato Regioni – DGR n. 363/2009, Accreditamento sedi formative della Regione ex DM n. 166/01 (DL15/798/09, DL15/814/09 e DL15/12/10) – DGR n. 540 del 28.09.2009, Attuazione art.19 D.Lgs n. 226/05 Livelli essenziali requisiti docenti – DGR n. 766 del 12.08.2008, Percorsi finanziati dal MPI – DGR n. 391 del 27.07.2009, Avviso percorsi triennali IeFP Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. .2010/11)  IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 94% (a.f. 2011/12) IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 93% (a.f. 2012/13) IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 91% (a.f. 2013/14)  I S IF 3° anno  2° anno  1° anno  3 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  21 – DGR n. 700 del 13.09.2010, Avviso percorsi triennali IeFP (i 4 finanziabili sono stati attivati nel gennaio 2011) – DD n. 270/DL24 del 22.11.2011, Avviso percorsi triennali 2011 – DGR n. 854 del 10.12.2012, Recepimento figure – DGR n. 65 del 04.02.2013, Terze annualità – DD n. 35/DL32 del 14.03.13, Avviso per percorsi iniziati nell’a.f. 2013/14 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 10; n. allievi 144 A.s.f. 2004/05: n. corsi 54; n. allievi 841 A.s.f. 2005/06: n. corsi 86; n. allievi 1.443 A.s.f. 2006/07: n. corsi 65; n. allievi 988 A.s.f. 2007/08: n. corsi 46; n. allievi 73 A.s.f. 2008/09: n. corsi 73; n. allievi 1.128 A.s.f. 2009/10: n. corsi 40; n. allievi 562 A.s.f. 2010/11: n. corsi 29; n. allievi 380 A.s.f. 2011/12: n. corsi 126; n. allievi 2.483 A.s.f. 2012/13: n. corsi 245; n. allievi 5.244 A.s.f. 2013/14: n. corsi 277; n. allievi 5.429 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa e percorsi integrali di IeFP; ex percorsi misti, ex percorsi integrati con FP tra 20 % e 50%, ex voucher). Gli originari percorsi centrati sulla Formazione Professionale pura nati nell’a.s.f. 2003/04 erano stati trasformati nell’a.s.f. 2006/07 in “percorsi episodici” destinati temporaneamente a far fronte ai bisogni formativi dei fuoriusciti dalla scuola tramite voucher. I voucher sono estinti al primo anno dall’a.s.f. 2008/09. Altri percorsi di FP pura su progetto presentato al MPI sono estinti dall’a.s.f. 2009/10 per lasciare il posto ai nuovi triennali. Nell’a.s.f. 2009/10 si sono attuati al 1° anno percorsi di FP mista, integrati con la scuola mediante accordi per la docenza delle competenze di base. Tuttavia, dall’anno successivo questa esperienza non sarà rinnovata per difficoltà derivate dalla debole interazione tra gli attori e dallo scarso gradimento degli stessi studenti. Dall’a.s.f. 2008/09 cessano (non più rinnovati al primo anno) anche i percorsi integrati a titolarità scuola. Dall’a.s.f. 2011/12 si adotta il modello sussidiario in - tegrativo ma con la contemporanea presenza simbolica di percorsi di IeFP pura delle Istituzioni Formative (IF), finanziati solo con fondi del riparto MLPS e riferiti alle 22 figure degli Accordi in Conferenza Uni - ficata. Tale modello è stato confermato negli anni successivi. I Corsi affidati relativi all’avviso 35/13, sono 12, di cui 8 in prima battuta sono iniziati nell’a.f. 2013/14. Ciascun Organismo di formazione poteva candidarsi per un numero massimo di due percorsi per Provincia. Bando regionale. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 22 5) Sede di svolgimento Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso l’istituzione scolastica (IS) secondo il modello sussidiario integrativo e presso le Istituzioni formative (IF) nei residui percorsi. Non esistono percorsi in DD regionali/ provinciali/comunali. Non è previsto il coinvolgimento delle agenzie formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli IP. Scuole e Istituti professionali statali sono soggetti ad accreditamento per la IeFP con deroga sull’affidabilità economica e finanziaria. All’accreditamento non possono accedere persone fisiche e ditte individuali. 6) Docenti Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo i docenti sono della scuola. Nei percorsi “integrali” svolti dalle IF i docenti sono, di norma, sempre delle IF. 7) Articolazione oraria Dall’a.s.f. 2011/12 i percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità (1056 ore per 3 anni). Nei percorsi integrali delle IF si frequentano 990 ore per ciascuno dei tre anni previsti. Vengono realizzate attività didattiche nei 3 anni (630-538- 392 ore); attività di laboratorio (310-286-316 ore); orientamento (30-26- 22 ore); visite guidate (20-20-20 ore). Lo stage ha la durata di 120 ore in seconda annualità e di 240 ore in terza annualità. Gli allievi che possono partecipare devono aver compiuto il 16° anno di età. 8) Elementi Ciascuna annualità dovrà prevedere: – attività didattiche (con espressa esclusione della formazione a distanza), finalizzate alla cultura di base e alla Formazione Professionale, – attività di laboratorio, – visite guidate, – stage. Lo stage prevede l’accompagnamento da parte di un tutor dell’Organismo accreditato e di un tutor aziendale, i cui compiti e modalità di raccordo devono essere esplicitati nella proposta progettuale. Il progetto potrà prevedere apposite misure di accompagnamento atte a promuovere il successo formativo degli allievi, con particolare riguardo all’accoglienza, al riallineamento, al potenziamento, alla personalizzazione dei percorsi, all’orientamento e trasporto degli allievi. 9) Esiti e certificazioni L’Istituzione Formativa predispone il certificato di assolvimento dell’obbligo di istruzione (che viene rilasciato dalla Regione). Le certificazioni finali e intermedie sono redatte ai sensi dell’Accordo 28.10.04. La regi23 strazione delle competenze acquisite dovrà essere riportata sul libretto formativo ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs 276/03. La valutazione degli apprendimenti lungo tutto il percorso si attua attraverso interrogazioni e prove pratiche. 10) Crediti La valutazione dei crediti e il relativo riconoscimento da far valere nel - le Istituzioni Scolastiche avvengono secondo le modalità previste dall’art. 4, comma 6, del DPR 275/99. È stato recepito l’Accordo tra MIUR, Ministero del Lavoro e Regioni per la certificazione finale ed intermedia e il riconoscimento dei crediti formativi come da documento della Conferenza Unificata del 28.10.04. L’Ente di Formazione e le Istituzioni Scolastiche determinano, in accordo, i criteri e le modalità per la valutazione dei crediti formativi ed il loro riconoscimento ai fini del passaggio dall’uno all’altro Sistema formativo. 11) Governo del sistema Per la regia dei percorsi sperimentali triennali di Formazione Professionale è stato istituito, con atto della Giunta regionale, un tavolo tecnico interistituzionale. Esso è composto da un dirigente e un funzionario della Regione competenti in materia di istruzione, e da cinque dirigenti scolastici designati dall’USR. 12) Destinatari Giovani che hanno terminato la Scuola Secondaria di primo grado, di età inferiore ai 18 anni. Chi non è in possesso del diploma di scuola media, avendo superato lo specifico limite di età, può iscriversi al percorso di Istruzione-Formazione con il vincolo di conseguire la licenza media prima di sostenere l’esame di qualifica professionale, in applicazione delle disposizioni della Legge 30.07.02, n. 189. Al fine di assicurare l’effettiva garanzia della parità di genere nell’accesso ai momenti formativi, il soggetto attuatore deve garantire la presenza di un numero di allievi il più possibile paritario tra i due sessi. Il numero minimo di studenti destinatari di ciascun percorso triennale è di 15. Non è stata data alcuna indicazione del numero massimo. 13) Costi Nell’a.f. 2012/13, il costo annuale a percorso prevede per i percorsi triennali delle istituzioni formative un ammontare complessivo massimo ammissibile per la prima annualità di € 76.850,63. Il costo annuale per allievo iscritto è di € 3.901,04; il costo orario per allievo iscritto è di € 3,94; il costo ora/corso è di € 77,63. La stima dello scostamento percentuale tra il costo annuale per allievo del 1° anno nelle Istituzioni formative rispetto a quello delle Istituzioni scolastiche è -41,08% (dati MIUR/OCSE) e -43,58% (dati MEF). QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 24 14) Apprendistato In riferimento alla DGR 16.04.12, n. 235, si prevedono (ma non risultano attivi) percorsi per un monte ore non inferiore a 700 ore annue per gli apprendisti minorenni e per un monte ore non inferiore a 400 ore per gli apprendisti di età superiore ai 18 anni. 25 QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 2.2. Basilicata 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo 24 luglio 2003 – Accordo territoriale 12.12.03 – Legge Regionale n. 33 del 11.12.03 – Accordo Territoriale 14.03.11 (DGR n. 425/11 per la Sussidiarietà) – DGR n. 574/10, DGR n. 927/12, DD n. 878/12 Accreditamento sedi IeFP – DGR n. 1221/10 Recepimento accordo 1° anno di attuazione IeFP 2010/11 – DGR n. 1152/11 Intesa Regione-Province per Sistema IeFP – DGR n. 1158/11 Linee triennali offerta formativa – DGR 1207/11 Tavolo tecnico istruzione e formazione – DGP di Potenza n. 122 del 2.11.11. Approvazione Piano di IeFP 2011/ 2013 – DD Ufficio Cultura-Istruzione n. 547 del 07.03.12 Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2010/11)  IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2013/14) IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2012/13) IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2011/12) IS 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  26 3) Dati A.s.f. 2004/05: n. percorsi 11; n. allievi 118 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 27; n. allievi 332 A.s.f. 2006/07: n. percorsi (n.d.); n. allievi (n.d.) A.s.f. 2007/08: n. percorsi 46; n. allievi 601 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 23; n. allievi 526 A.s.f. 2009/10: n. corsi 54; n. allievi 411 A.s.f. 2010/11: n. corsi 54; n. allievi 226 A.s.f. 2011/12: n. corsi 124; n. allievi 1.348 A.s.f. 2012/13: n. corsi 117; n. allievi 1.834 A.s.f. 2013/14: n. corsi 116; n. allievi 2.095 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussi diarietà integrativa, ex percorsi misti). Dal 2004/05 fino al 2010/11 (ultimo avviso per primi anni) percorsi triennali (misti) di Formazione Professionale per coloro i quali abbiano manifestato la volontà di interrompere la prosecuzione del proprio itinerario formativo nel percorso scolastico o intendano proseguirlo nella Formazione Professionale. Affidamento diretto della Provincia di Potenza e della Provincia di Matera alle Agenzie provinciali per la Formazione, istituite ai sensi della Legge Regionale n. 12/1998 e accreditate dalla Regione. L’estinzione dei terzi anni dei vecchi percorsi triennali a titolarità delle Agenzie è avvenuta nel 2013/14. Dall’a.f. 2011/12 adozione della sola sussidiarietà integrativa, con apporto integrato delle Agenzie provinciali (Apofil e Ageforma) per un numero limitato di ore. La presenza delle due Agenzie interesserà anche i percorsi per 16-18enni extra Ac - cordo e con qualifiche regionali. 5) Sede di svolgimento Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione ai nuovi percorsi di IFP avviene presso la scuola secondo il modello sussidiario integrativo. I percorsi sono svolti nelle scuole con apporto integrato delle Agenzie provinciali per la formazione, istituite ai sensi della Legge Regionale n. 12/1998 ed accreditate dalla Regione Basilicata (all’accreditamento non possono accedere le ditte individuali). Le integrazioni si realizzano sulla base di convenzioni stipulate con le istituzioni scolastiche individuate dall’Ufficio scolastico regionale per la Basilicata quali Centri risorse obbligo formativo (reti di scuole della Regione Basilicata). Gli Istituti scolastici che svolgono le attività previste da piani regionali/provinciali sono esentati dall’accreditamento. 6) Docenti Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo, i docenti sono della scuola per le competenze di base e sono delle Agenzie provinciali per quelle di apporto integrato. 27 7) Articolazione oraria I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. Con la sussidiarietà integrativa, le due Agenzie provinciali forniscono ancora supporto alle attività tecnico professionali delle scuole operando in partenariato con gli Istituti professionali per il progetto specifico. Gestiscono la parte amministrativa e organizzativa e, inoltre, realizzano per un monte ore triennale di 198 ore: orientamento in ingresso per 20 ore al primo anno, formazione d’aula tecnico specialistica relativa al profilo e tirocinio al 2° e 3° anno. 8) Elementi Il curricolo dovrà prevedere: – informazione delle famiglie con azioni congiunte degli operatori CIL, dei docenti del Sistema dell’Istruzione e di personale specializzato; – azione di tutoring personalizzato, finalizzato al potenziamento delle abilità personali; – azione di tutoring specializzato per l’inserimento professionale; – azioni di ascolto e cura destinate ai disabili e a soggetti a rischio di esclusione sociale; – formazione orientativa rivolta a studenti dell’ultimo anno della Scuola secondaria di I grado e al biennio della Scuola secondaria di II grado. 9) Esiti e certificazioni Al termine del III anno è rilasciato un attestato di qualifica professio - nale regionale. Acquisizione di crediti ai fini dell’eventuale rientro nel Sistema di istruzione nella classe IV di un istituto tecnico o professionale o per l’ingresso in un IFTS coerente con la qualifica ottenuta. 10) Crediti La convenzione fra Scuola e Agenzie Provinciali di FP contiene la preventiva definizione fra le parti delle procedure per il riconoscimento dei crediti ai fini dei passaggi orizzontali tra i Sistemi e verticali all’interno degli stessi, ferma restando l’autonomia di Scuola e Agenzia di FP. Sui dispositivi di certificazione dei crediti il Gruppo Tecnico Integrato Regionale è riunito con regolarità per formalizzare, monitorare e documentare i percorsi già compiuti e quelli in itinere. Il Gruppo ha provveduto a mettere a punto un documento per le modalità ed i criteri per il riconoscimento dei crediti. Sono riconosciuti crediti anche a quanti partecipano esclusivamente alle specifiche azioni di orientamento, con adeguato inserimento nel portfolio personale. Ai fini dei passaggi orizzontali tra i Sistemi e verticali all’interno degli stessi, ferma restando l’au - tonomia delle Istituzioni Scolastiche e degli organismi di Formazione Professionale, vengono riconosciuti: a conclusione del primo anno, punteggi di credito che potranno permettere al soggetto di proseguire nella Formazione Professionale, di accedere ad un percorso di apprendistato QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 28 o di rientrare nel Sistema dell’istruzione (secondo anno della Scuola Secondaria superiore); a conclusione del secondo anno, crediti tali da permettere il passaggio al terzo anno di un Istituto tecnico o professionale. 11) Governo del sistema La Regione attraverso le Amministrazioni Provinciali ha costituito: un Gruppo Tecnico Integrato Regionale principalmente per funzioni di progettazione, monitoraggio quantitativo e qualitativo, verifica, valutazione e consulenza; un Comitato di Coordinamento regionale per il monitoraggio di sistema. Il Gruppo Tecnico Integrato supporta l’esecutività delle diverse azioni. 12) Destinatari Ragazzi che abbiano concluso il primo ciclo di studi (licenza di scuola media inferiore). 13) Costi Le Agenzie provinciali, in supporto alle scuole per i percorsi in sussidiarietà integrativa, ne gestiscono la parte amministrativa e organizzativa e, inoltre, realizzano per un monte ore triennale di 198 ore: orientamento in ingresso per 20 ore al primo anno (costo finanziato 12 € ora/allievo), formazione d’aula tecnico specialistica relativa al profilo (costo finanziato 11 € ora/allievo) e tirocinio (costo finanziato 3 € ora/allievo). 14) Apprendistato In riferimento alla DGR 485 del 24 aprile 2012 e alla DGR 8 agosto 2012, n. 1101, la durata dei percorsi formativi in apprendistato è di 990 ore: 510 di formazione interna e 480 di formazione esterna. Non sono segna - lati apprendisti per il 2013 e per il 2014. 29 2.3. Calabria 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo 23 settembre 2003 – Accordo territoriale 13.09.04 – Accordo territoriale 27.05.11 (per la sussidiarietà integrativa) – DD 14318 del 28.07.09, Avvio percorsi e destinatari – DGR 529 del 22.07.10, Attivazione percorsi IeFP per 21 figure – DD 13408 del 17.09.10, Accreditamento IP quali Enti di FP – DD 11258 del 02.10.10, Avviso a.f. 2010/11 – DD 872 del 29.12.10, Accreditamento IF – DGR 67 del 28.02.11, Linee guida IeFP – DD 11884/2011, Avviso a.f. 2011/12 – DGR 190 del 26.04.12, Apprendistato qualifica e diploma professionale – DD 12180 del 31.8.12, Avviso 2012/13 – LR 53/13 Disciplina IeFP – DGR 10727 del 10.09.14, Avviso IV anno 2014/15 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  3° anno 2° anno  1° anno  3 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 4° anno Tasso di scolarizzazione al I anno: 79% (a.f. 2010/11)  IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 80% (a.f. 2011/12) IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 82% (a.f. 2012/13) IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 95% (a.f. 2013/14) IF IS 30 3) Dati A.s.f. 2004/05: n. percorsi 27; n. allievi 405 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 15; n. allievi 270 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 23; n. allievi 405 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 55; n. allievi 960 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 84; n. allievi 1260 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 54; n. allievi 810 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 383; n. allievi 7.419 A.s.f. 2011/12: n. corsi 570; n. allievi 10.269 A.s.f. 2012/13: n. corsi 633; n. allievi 11.893 A.s.f. 2013/14: n. corsi 297; n. allievi 5.527 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussi diarietà integrativa e percorsi integrali di IeFP). Dal 2005/06 la realizzazione dei percorsi triennali integrali secondo l’Accordo in CU del 19.6.03 prevedeva l’interazione tra organismi di for - mazione (Agenzie accreditate per l’obbligo formativo), Istituzioni Scolastiche di scuola secondaria superiore e un’impresa o associazione di categoria o ente bilaterale per le ore di alternanza formazione/lavoro. La gestione didattico-organizzativa era affidata a un organismo parite - tico tra Agenzia e Scuola. La gestione amministrativo-contabile era a cura delle Agenzie. La collaborazione tra Agenzie e Scuola si realizza nella definizione delle metodologie da usare e nella produzione di materiali didattici. Nell’a.s.f. 2011/12 è stato adottata la sussidiarietà integrativa a titolarità di Istituzioni Scolastiche (IS), con la contemporanea presenza di percorsi integrali triennali delle Istituzioni Formative (IF) sia nelle IF del privato sociale che provinciali, anch’essi riferiti alle figure degli Accordi in CU. Bandi regionali. Si prevede un prolungamento del percorso delle IF al 4° anno per il diploma. 5) Sede di svolgimento I soggetti attuatori dei percorsi di IeFP integrale sono le Agenzie formative accreditate per l’obbligo formativo (in forma singola o in ATS). Il corpo docente è composto anche da esperti provenienti dal mondo della produzione, delle professioni e del lavoro, in possesso di una specifica esperienza professionale nel settore, di tutor e di eventuali altre figure. Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso la scuola secondo il modello sussidiario integrativo e presso le IF accreditate nei residui percorsi di IeFP integrale. Nei bandi regionali è posto il limite per la presentazione di non più di 4 progetti da attuare nella Provincia in cui l’Agenzia ha la sede legale. L’Agenzia formativa deve, comunque, stipulare una Convenzione con un Istituto Scolastico Professionale per le competenze di base. Non possono accedere all’accreditamento Enti a scopo di lucro. Le scuole 31 hanno obbligo di accreditamento con deroga alle parti compatibili con la natura giuridica, alle norme di sicurezza e prevenzione (moratoria) all’affidabilità economico-finanziaria, alla capacità gestionale e risorse finanziarie e alle interrelazioni con il territorio. 6) Docenti Nei percorsi integrali triennali le risorse professionali si riferiscono ai docenti dell’Agenzia formativa. Ai docenti-formatori è richiesta l’abilitazione all’insegnamento delle materie relativamente alle competenze di base e tecnico professionali. Inoltre sono previsti dei tutor dell’Agenzia formativa e docenti di sostegno in caso di handicap. Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo i docenti sono della Scuola. Non è previsto il coinvolgimento delle Agenzie formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli IP. 7) Articolazione oraria Dall’a.f. 2011/12 il percorso prevede 3.000 ore: I anno: 1000 ore: 440 ore competenze di base, 494 ore competenze tecnico-professionali, 50 ore Larsa e 16 ore esami; II anno: 1000 ore: 380 ore competenze di base, 394 competenze tecnico-professionali, 50 ore Larsa, 16 ore esami e 160 ore di stage; III anno: 1000 ore: 320 ore competenze di base, 374 competenze tecnico-professionali, 50 ore larsa, 16 ore esami e 240 ore di stage. I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nelle scuole nell’ambito dell’autonomia e flessibilità (3.168 ore): I anno: 1056 ore: da 440 a 561 ore massimo di istruzione generale, da 495 a 616 ore massimo per attività e insegnamenti di indirizzo; II anno: 1056 ore: da 430 a 530 ore massimo di istruzione generale, da 394 a, massimo, 470 ore per attività e insegnamenti di indirizzo e 160 ore di stage; III anno: 1056 ore: 320-440 ore massimo di istruzione generale, 374-447 ore massimo per attività e insegnamenti di indirizzo e da 240 a 288 ore massimo di stage. Esami di qualifica 16 ore-24 ore massimo. 8) Elementi Le misure previste nei percorsi triennali integrali comprendono: ac - coglienza, orientamento, personalizzazione, tutoraggio, Larsa, stage, accompagnamento, due incontri annuali con le famiglie e uno con attori economici e sociali. 9) Esiti e certificazioni La verifica/valutazione è: in itinere attraverso dei questionari; finale attraverso questionari; schede in cui si riporta l’intero percorso effettuato. Gli esami prevedono prove situazionali, prova multidisciplinare e colloquio individuale. All’allievo che interrompe la frequenza dei percorsi triennali, prima del conseguimento della qualifica, è rilasciato un “Attestato di competenze” (Allegato 7 dell’Accordo 27 luglio 2011). QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 32 A conclusione del 2° anno “Certificato di assolvimento dell’obbligo di istruzione”, di cui al D.M. n. 9 del 27 gennaio 2010. Al termine del percorso triennale sono previste prove finali di verifica ai fini del rilascio da parte della Regione dell’attestato di qualifica redatto in conformità allo schema di cui all’Allegato 5 dell’Accordo Stato Regioni del 27 luglio 2011. Per l’ammissione agli esami, l’obbligo di frequenza delle attività è di almeno il 75% del percorso. 10) Crediti I progetti formativi dovranno prevedere partenariati di rete con un Istituto Professionale di Stato in vista della valutazione dei crediti forma tivi e del loro riconoscimento nel passaggio tra Sistemi. 11) Governo del sistema Presso le Istituzioni formative sono Istituiti dei Comitati paritetici (CP) per il monitoraggio e la valutazione dei singoli percorsi, il riconoscimento e il rilascio dei crediti e il supporto al Gruppo tecnico regionale (GTR) che segue la realizzazione dei progetti. I “Comitati paritetici” sono costituiti dai rappresentanti di Regione, Istituto Professionale partner e Istituzione Formativa. Il processo di programmazione è sostenuto da un monitoraggio costante da parte della Regione. 12) Destinatari Gli interventi formativi sono rivolti a giovani in obbligo d’istruzione/ diritto-dovere i quali, nell’anno scolastico, hanno conseguito il diploma di Scuola Secondaria di primo grado o lo hanno conseguito negli anni precedenti e che, comunque, alla data del 31 dicembre, non abbiano compiuto 16 anni di età. 13) Costi Il parametro di unità di costo standard prevede per i percorsi delle istituzioni formative un costo ora/corso di € 105,00. Pertanto, il costo medio annuale per percorso è al primo anno di € 105.000,00, quella del costo medio annuale per allievo corrisponde a € 6.953,64 e quella del costo medio orario per allievo tocca € 6,95. 14) Apprendistato In riferimento alla DGR 18 aprile 2012 e alla DGR 190 del 26 aprile 2012, Allegato 1, i percorsi formativi in apprendistato avrebbero una durata di 400 ore annue, ma non risultano corsi attivi per il 2013 e per il 2014. Prevedono attività di formazione interna o esterna all’azienda. 33 2.4. Campania 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo del 31/07/2003 – Accordo MPI - Regione 8 novembre 2007 (Percorsi alternativi sperimentali) – Accordo territoriale 21.02.11 approvato con DGR 48/11 – DD n. 146 del 10.6.05, Linee guida per la progettazione esecutiva (OFI) – DGR n. 1531 (Percorsi integrati) – DGR 1871/06, Linee guida per i nuovi percorsi integrati – DD 538/06 (Avviso progetti OFI) – DD 215/09 (Avviso progetti PAS) – DGR n. 5 del 14.01.11 (Surroga 2010/11) 10 e Nota MIUR esami prot. AOODPIT254 – DGR n. 46 del 14.02.11 (Presa d’atto organici raccordi) – DGR n. 48 del 14.02.11 (Approvazione schema di accordo su percorsi IeFP 2011/12) – DGR n. 195 del 23.04.12 (Linee guida integrazione) e DGR n. 646 13.11.12 – DD n. 57/13, DD n. 23/14 e n. 58/14 (sussidiarietà, costi attività integrative IS per IeFP) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2012/13) IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2013/14) IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2011/12) IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2010/11)  IS 34 – DGR n. 211/13 e n. 83/13 Programmazione triennali – DGR n. 242/13 (DD n. 81/12, LR n. 14/09, DD n. 248/09, DGR n. 793/06) accreditamento Programmazione triennale e Poli – DD n. 18 del 21.01.14 e n. 134/14 esami – DD n. 23/14, DD n. 58/14, DGR n. 211/13 azioni di accompagnamento e offerta IS complementare e IF 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 181; n. allievi 3.080 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 286; n. allievi 4.447 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 285; n. allievi 4.552 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 230; n. allievi 4.400 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 295; n. allievi 3.724 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 0; n. allievi 0 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 0; n. allievi 0 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 472; n. allievi 11.090 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 465; n. allievi 11.528 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 1.079; n. allievi 23.515 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 1.200; n. allievi 26.245 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa ex percorsi integrati). Nel 2003 breve parentesi di percorsi integrati con FP al 50% (non più riproposti dall’a.f. 2004/05). Dall’a.s. 2007/08 percorsi alternativi sperimentali (PAS) biennali, ma non più rinnovati dal 2010/11. Si pensava che potessero essere riallineabili in relazione al repertorio nazionale dell’offerta IeFP. Erano organizzati congiuntamente (progettazione e realizzazione) da un Istituto statale professionale, tecnico o d’arte, da un ente di FP accreditato e da un’azienda (che ospita gli stages) o da associazioni rappresentative delle aziende di comparto (che organizzano gli stages presso le aziende loro iscritte). L’ultimo triennio dei percorsi integrati di durata triennale (OFI Offerta Formativa di IeFP integrati) iniziati nell’a.s. 2006/07 non è più stato rinnovato nell’a.s. 2008/09. Dall’a.s. 2011/12 la Regione adotta la sussidiarietà integrativa, con percorsi di IeFP triennali nelle Istituzioni Scolastiche (IS). Per l’a.f. 2013/14 la sussidiarietà integrativa è riservata alle IS dei soli Poli. Bando regionale con gestione delegata alle Province delle fasi attuative (intese, ecc.). 5) Sede di svolgimento Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso la scuola secondo il modello sussidiario integrativo. Tutti i soggetti possono accedere all’accreditamento, anche i privati (imprese). Sono esentate dall’accreditamento le scuole medie inferiori e superiori. In fase di messa a regime sono sospesi i requisiti strutturali, economici e relativi alle risorse professionali. 35 6) Docenti Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo i docenti sono della scuola sia per le competenze di base che per quelle tecnico professionali. 7) Articolazione oraria I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. L’orario annuale obbligatorio dei percorsi triennali di IeFP in Regione Campania può variare da un minimo di 990 ore a 1.056 ore annue (all. 1 DGR 211/13). Nei primi due anni le competenze di base vanno dal 41% al 53%, le competenze tecnico professionali dal 47% al 59%. Al terzo anno le competenze di base vanno dal 37% al 41%, le competenze tecnico professionali dal 59% al 63%. Le attività di stage riguardano gli allievi che frequentano i secondi ed i terzi anni realizzando almeno 80-160 ore curriculari nelle seconde ed almeno 140-240 ore nelle terze. 8) Elementi Il curricolo prevede: accoglienza, orientamento, bilancio di competenze, stage/tirocinio, laboratori, Larsa. 9) Esiti e certificazioni Viene attuato quanto previsto dall’Accordo stipulato tra la Regione Campania e l’Ufficio Scolastico Regionale ai sensi della DGR 48 del - l’11/02/2011, con particolare riferimento agli artt. 4 (esami finali e certificazione) e 6 (Misure di accompagnamento per i raccordi tra i sistemi). Con i DD 18/14 e 134/14 si dettano disposizioni per i “primi” esami dei percorsi IeFP in Regione Campania. 10) Crediti Sono previste azioni di sostegno ai processi di riconoscimento dei crediti formativi e di valorizzazione e certificazione delle competenze. 11) Governo del sistema La Regione Campania cura l’offerta dei corsi sperimentali, pubblica l’avviso per la selezione delle candidature e distribuisce le risorse alle Province. La Direzione scolastica regionale concorre attraverso il gruppo tecnico regionale alla realizzazione e cura gli aspetti relativi al personale degli Istituti. La Provincia seleziona le candidature sulla base dei criteri dell’avviso, forma la graduatoria degli istituti, esamina i progetti, attraverso il gruppo tecnico provinciale attiva i corsi sulla base delle risorse, con un atto di concessione all’istituto. L’Istituto è il soggetto responsabile del corso. La gestione dei percorsi sperimentali è affidata ad un Gruppo Tecnico Regionale di Valutazione costituito dalle 5 Commissioni Provinciali composte dai rappresentanti delle Amministrazioni Provinciali, Regionali e dall’Ufficio scolastico regionale. Tale organismo cura, in par- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 36 ticolare, la consulenza e il monitoraggio. A livello provinciale opera un Gruppo tecnico provinciale, di supporto agli Istituti che realizzano i corsi. Ha, inoltre, il compito di curare il raccordo con il gruppo tecnico regionale. A livello di istituto c’è un Gruppo di pilotaggio con il compito di curare la realizzazione del corso. Il Gruppo di progetto cura la progettazione esecutiva. Le competenze finali diventano, dal punto di vista della progettazione, gli obiettivi formativi del percorso. 12) Destinatari I percorsi di IeFP triennali negli IP secondo il modello sussidiario integrativo riguardano ragazzi 14-18enni in diritto-dovere. Destinatari dei percorsi PAS erano i giovani fuoriusciti dai percorsi di Istruzione e di Formazione non iscritti ad alcuna scuola o che avevano abbandonato la frequenza di un percorso curriculare. 13) Costi Nel Decreto Dirigenziale N: 57 del 29.05.2013 “Presa d’atto dei percorsi attivati, in sussidiarietà integrativa, per il triennio 2011-2013. Azioni di accompagnamento ai percorsi di Istruzione e Formazione Professionale”, al punto 2, sono previsti 350 euro ad allievo (in funzione degli allievi iscritti al secondo anno) per le attività integrative agli ambiti disciplinari dell’Istruzione Professionale, atte a garantire gli esiti di apprendimento previsti dagli standard nazionali. L’arricchimento dell’offerta dei percorsi tradizionali comprende, di fatto, lezioni in compresenza specialistica, laboratori e stage. Le azioni di accompagnamento. Allo stato non vi sono provvedimenti per il finanziamento dei percorsi avviati nel 2012/2013, mentre per i successivi, a partire dal 2013/2014, con la delibera 211 si è previsto che dette misure trovano accoglienza nel finanziamento dei Poli tecnico professionali. 14) Apprendistato In riferimento alla DGR n. 158 del 28.03.12, si prevedono (ma non risul - tano attivi) percorsi per un monte ore non inferiore a 400 ore annue per gli apprendisti minorenni, ridotto per gli apprendisti di età superiore ai 18 anni. 37 2.5. Emilia Romagna 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo 08.10.03 – Accordo territoriale 19.02.04 – Protocollo MPI-Regione 24.01.08 – Intesa USR-Regione del 28.07.09 – Accordo territoriale 08.03.11 Organici raccordi – DGR n. 1052 del 09.06.03, Linee guida 2003/04 – DGR n. 2049/03, Modalità di selezione soggetti attuatori – LR n. 12 del 30.06.03, Sistema integrato dell’Istruzione e della Forma - zione Professionale – DGR n. 936 del 17.05.04, Sistema qualifiche – DGR n. 265 del 14.02.05, Approvazione degli standard dell’offerta formativa a qualifica e revisione di alcune tipologie di azione di cui alla Delibera di GR n. 177/2003 – DGR n. 259 del 14.02.05, Linee guida percorsi integrati 3° anno  2° anno  2 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  Tasso di scolarizzazione al I anno: 37% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 67% (a.f. 2011/12)  IF IF IS IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 68% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 69% (a.f. 2013/14) IF  IS 38 – DGR n. 289 14.02.05, Alternanza nei percorsi integrati – DGR n. 735/05, Percorsi integrati nei licei – DGR n. 530/06, Sistema di certificazione delle competenze – DGR 830/2007, Percorsi 1-2 anni in D/D – DGR 140/08, Sistema qualifiche (SRQ) – DGR n. 897/08, Nuovo accreditamento – DGR 909/09, Adeguamento 21 figure e assi culturali – DGR 105/2010, Standard e costi – DGR 1119/10 e 1428/10, Costi – DGR n. 1776 del 22/11/2010, Figure – DGR n. 151 del 07.02.11, Soggetti selezionati per l’offerta – DGR n. 298 del 07.03.11, Percorsi IeFP – DA n. 38 del 29.03.11, Indirizzi per il sistema e risorse – DGR n. 533 del 18.04.11, Risorse spec. – DD n. 4819 del 28.04.11, Comitato tecnico – DGR n. 928 del 27.06.11, Offerta IP – LR n. 5 del 30.06.11, Sistema di IeFP – DGR n. 934/11, Organismi accreditati – DGR n. 1140 del 27.07.11 e DD n. 13052 del 24.10.11, IeFP per privi di licenza media – DGR n. 1287 del 02.09.11, Figure – DA 55/11 D.A. 30/10, Programmazione offerta IeFP – DGR n. 1654 del 14.11.11, Riparto per IP – DGR 1580/12, Costi – DD 5413/12 (DGR 645/11, DGR 2046/10, DD 162/10, DGR 897/08, DGR 266/05, DGR 483/03, DGR 177/03), Accreditamento – DGR n. 739 10.06.13, Esami e certificazione – DGR n. 740 del 10.06.13, Recepimento competenze di base – DGR n. 1550 del 04.11.13, Accompagnamento – DGR 70/14 e 65/14, Offerta IeFP 2014/15 – DGR 4/15, DGR 801/15, DD 8836/15 Offerta 2015/17 – DGR 78/15 e DD 3467 del 24.03.15 Risorse per IPS 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 124 (int.); n. allievi 1.932 (int.) A.s.f. 2004/05: n. percorsi 371 (int.); n. allievi 8.682 (int.) A.s.f. 2005/06: n. percorsi 258 (int.); n. allievi 5.355 (int.) A.s.f. 2006/07: n. percorsi 541; n. allievi 12.647 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 548; n. allievi 12.296 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 608; n. allievi 12.825 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 665; n. allievi 13.045 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 567; n. allievi 11.879 A.s.f. 2011/12: n. corsi 890; n. allievi 17.628 A.s.f. 2012/13: n. corsi 1.176; n. allievi 21.741 A.s.f. 2013/14: n. corsi 1254; n. allievi 28.831 39 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa e percorsi integrali di IeFP). Dal 2003/04 fino al 2010/11: biennio d’istruzione integrato con rientro nel percorso tradizionale; anno di istruzione integrato con successivo biennio di FP; biennio di istruzione integrato con un successivo anno di FP; triennio di istruzione integrato; biennio di formazione integrale. Dall’a.s.f. 2011/12 è adottato il modello sussidiario integrativo attivabile da tutti gli IP, con la contemporanea presenza dal 2° anno (il primo anno è in coprogettazione per i passaggi) di percorsi di istruzione da parte delle Istituzioni Formative (IF) accreditate. Tali percorsi si riferiscono anch’essi alle figure professionali nazionali di cui agli Accordi in Con ferenza Unificata, correlate alle qualifiche del Sistema regionale delle qualifiche (SRQ). Sono percorsi biennali per studenti dai 15 anni a forte rischio di abbandono per aver accumulato un ritardo scolastico precedente e percorsi triennali per studenti senza titolo di terza media, in particolare stranieri. La LR 5/11 prevede (ma non è ancora attuato) l’“accesso al IV anno del sistema” (art 4). Il DGR 298/11 cita un eventuale 5° anno integrativo. Bandi provinciali. 5) Sede di svolgimento Iscrizione a 14 anni a scuola. Prima del 2011, dopo il primo anno, la sede di svolgimento nei percorsi di istruzione integrati era la scuola (IS) anche se i soggetti coinvolti erano le scuole congiuntamente alle Agenzie. Nei percorsi di FP pura la sede era, ed è tuttora, l’Istituzione Formativa (IF). Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione al nuovo Sistema IeFP avviene presso le Istituzioni Scolastiche (IS) secondo il modello sussidiario integrativo; può avvenire presso le Istituzioni Formative (IF) solo per casi particolari (ad es.: studenti dai 15 anni senza titolo di terza media, in particolare stranieri, studenti a forte rischio di abbandono per aver accumulato un ritardo scolastico), previa verifica della situazione individuale svolta congiuntamente da IP ed Ente di FP. Tutti i soggetti giuridicamente auto - nomi possono accedere all’accreditamento. 6) Docenti Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo i docenti sono della scuola; i docenti degli Enti di Formazione Professionale accreditati collaborano per la progettazione unitaria e integrata del percorso formativo triennale, affinché – qualora lo studente, dopo il primo o secondo anno, scelga di completare il percorso triennale presso un’Istituzione Formativa – sia assicurata la fluidità del passaggio dall’IS all’IF. Nei percorsi di IeFP, a titolarità delle IF, i docenti sono degli stessi organismi accreditati che, a loro volta, collaborano con i docenti delle IF per le finalità di cui sopra. Come attività di formazione per formatori si segnala un master universitario interdisciplinare di primo livello in “Pedago- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 40 gia della complessità e gestione dell’emergenza educativa”, rivolto a formatori laureati del Sistema regionale di FP. 7) Articolazione oraria Dall’a.f. 2009/10 sono presenti percorsi biennali di 1.000 ore annuali. Nei percorsi di IeFP biennali il monte ore è a seconda della qualifica prevista e dei crediti già ottenuti. Le qualifiche sono accessibili anche a drop out dell’istruzione dopo il primo anno di frequenza. I corsi prevedono una quota di ore di stage che può oscillare dal 25% al 35% del monte ore complessivo. Non vi è una regolamentazione regionale relativa al numero ore. Nella prassi, il monte ore dedicato alle competenze di base (Assi culturali D.M. 139/07) oscilla mediamente tra le 150 e 300 ore annue; 250-350 ore sono dedicate allo stage e, pertanto, le competenze tecnico-professionali non sono mai inferiori alle 350 ore, ma in alcuni casi raggiungono o superano le 500 ore. I percorsi del modello sussidiario integrativo sono, invece, attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. Gli studenti a rischio di abbandono scolastico e formativo possono fruire di un progetto personalizzato per l’acquisizione della qualifica professionale, previa verifica della situazione individuale effettuata dai soggetti competenti dell’istruzione e dell’IeFP. Con Delibera di GR n. 1140 del 27.07.11 sono state specificate le disposizioni per la realizzazione di tale percorso personalizzato. 8) Elementi Il progetto esecutivo dei percorsi prevede: accoglienza; riallineamento; potenziamento; personalizzazione dei percorsi (di cui non esiste una durata predeterminata); orientamento e monitoraggio; sostegno (disabili, extracomunitari, soggetti a rischio, ecc.); tutoraggio; accompagnamento; visite guidate; simulimpresa; stage (2° e 3° anno); misure antidispersione. 9) Esiti e certificazioni La valutazione degli apprendimenti è definita da ciascun Ente gestore nell’ambito della progettazione formativa approvata dalle Province: ne fanno parte test e prove in ingresso; valutazione degli apprendimenti in itinere attraverso test, prove strutturate, valutazione in situazione e in laboratorio ecc.; valutazione dello stage. La DGR 739/2013 prevede modalità di procedure, esami e certificazioni unitarie per tutti i percorsi triennali di qualifica. Sono rilasciati: Certificato di qualifica, per le figure professionali previste dal Sistema regionale delle qualifiche (SRQ), Attestato di frequenza per tutte le altre attività. L’attestato di qualifica è acquisibile con un atto unico relativo all’insieme delle Unità di competenza oppure attraverso la somma di certificazioni parziali relative a singole Unità di competenza. Il Sistema Regionale di Formalizzazione e Certificazione della Regione (SRFC), secondo quanto previsto nella DGR 41 1434/05, “Orientamenti, metodologia e struttura per la definizione del SRFC” è il dispositivo attraverso cui è possibile formalizzare e certificare le competenze possedute da persone con esperienza maturata in contesti lavorativi e/o informali e/o con attestazioni conseguite in relazione a situazioni di apprendimento formali. 10) Crediti Passaggio dall’uno all’altro Sistema secondo i dispositivi e le modalità previste dall’Accordo del 28/10/04 e dall’Intesa USR - Regione del 28.07.09. Nell’a.s.f. 2009/10 è stata avviata una parziale applicazione della certificazione delle competenze di base acquisite nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione. Inoltre, è stato avviato con DGR n. 530/06 un Sistema regionale di formalizzazione e certificazione delle com - petenze (SRFC), il cui impianto definisce: 1) il processo: unico per persone provenienti da un percorso formativo o da esperienza lavorativa; consente un accertamento tramite evidenze e un accertamento tramite esame; 2) l’oggetto della certificazione: le competenze ‘comunque acquisite’ dalle persone, in relazione agli standard professionali presenti nel repertorio del Sistema regionale delle qualifiche; 3) i soggetti impegnati nell’attuazione: in prima applicazione, i ‘soggetti accreditati’ del Sistema formativo, titolati per legge (LR 12/03) a svolgere questa funzione e investiti istituzionalmente del compito di produrre saperi professio - nali. Così certificate, le competenze possono avere valore di credito in ingresso ai diversi percorsi formativi o di istruzione, in base alla normativa. Visto l’Accordo 27/07/2011 si sta procedendo alla ridefinizione del Sistema di certificazione nell’ambito della IeFP regionale, coinvolgendo i diversi organismi e soggetti previsti dalla LR 5/2011; in particolare, è allo studio la revisione del Sistema di formalizzazione e certificazione complessivo adottato in Emilia-Romagna e all’interno di questo sono in fase di analisi alcuni elementi che ne consentiranno la “compatibilizzazione” e la piena applicazione anche all’interno del sistema IeFP. 11) Governo del sistema La Direzione centrale Istruzione, Formazione e Cultura della Regione programma attività e manutenzione del Repertorio regionale con il contributo delle istituzioni formative incaricate. La Regione ha individuato un unico soggetto responsabile su tutto il territorio regionale dell’organizzazione e gestione didattica dei percorsi di formazione professionale rivolti ai giovani di età inferiore ai 18 anni (DGR 2653 del 05.11.07 e 2249 del 30.10.08). Tale soggetto si configura come un’Associazione Temporanea di scopo (EffePi) che raggruppa 12 Enti di Formazione Professionale accreditati dalla Regione nella macrotipo - logia A - obbligo di istruzione. All’interno della EffePi vi sono 6 direzioni di area: rapporti con il mercato del lavoro, progettazione, ammi- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 42 nistrazione e rendicontazione, promozione e orientamento, programmazione iniziative di sistema, controllo e monitoraggio. Queste coordinano le attività degli Enti rapportandosi univocamente alla Regione. Il primo capofila/soggetto responsabile è stato l’Enaip. Dal 2012/13, per il nuovo triennio, il nuovo capofila è lo IAL (Decreto direttoriale n. 233 del 26 gennaio 2012). La programmazione delle attività viene svolta dalla Direzione centrale Istruzione, Formazione e Cultura della Regione attraverso un documento di indirizzo denominato “Direttive per la predisposizione del Piano annuale di formazione”. Sulla base degli indirizzi e delle indicazioni delle Direttive regionali, il soggetto attuatore predispone un Piano annuale di formazione (dal punto di vista pedagogico/ didattico e organizzativo/gestionale) con attenzione alla pro - gettazione, monitoraggio, promozione e valutazione. Il Piano annuale di formazione riserva attenzione al fabbisogno formativo emerso dal territorio (famiglie e allievi, attraverso le richieste di iscrizione ai vari percorsi formativi, e mdl). Il Piano prevede flessibilità nell’organiz - zazione curricolare senza stringenti limiti nel numero di allievi, promozione di percorsi individuali e gruppi classe ad hoc per specifiche unità di apprendimento. Per quanto concerne i percorsi sussidiari, l’individuazione degli Istituti Professionali autorizzati all’avvio ed alla gestione delle attività per il triennio 2012-2014 è avvenuta con decreto direttoriale n. 305 del 30 gennaio 2012 a seguito di un processo di programmazione, avvenuto di concerto con l’USR regionale. L’Intesa 20.6.12 tra Regione e USR per misure di accompagnamento rivolte alle IS che attivano nel corso dell’anno scolastico 2012/2013 un’offerta sussidiaria prevede l’istituzione di un Tavolo regionale di coordinamento composto da tre rappresentati designati dalla Direzione centrale Lavoro, formazione, Commercio, Pari Opportunità e da tre rappresentanti designati dall’Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia. Un Comitato tecnico scientifico di progetto (CTS) per ciascun percorso formativo sovrintende, da un punto di vista pedagogico, all’effettiva realizzazione fornendo pareri vincolanti in merito all’ammissione degli allievi alle varie annualità e agli esami intermedi e finali. Il CTS, inoltre, è incaricato della declinazione operativa annuale, per ciascun percorso sussidiario, del prototipo formativo di riferimento unitamente alla predisposizione della prova situazionale di fine annualità progettata secondo gli standard di cui all’Allegato C del documento “Linee guida per la realizzazione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale”, all’individuazione di procedure finalizzate al passaggio degli allievi fra i sistemi formativi ed in particolare alla prosecuzione al quarto anno del sistema di istruzione, all’individuazione di un modello pedagogico, organizzativo ed orario funzionale al raggiungimento degli standard minimi nazionali e regionali di cui al documento “Linee guida per la realizzazione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale. 43 12) Destinatari I percorsi di IeFP triennali negli IP secondo il modello sussidiario integrativo riguardano ragazzi 14-18enni in diritto-dovere. L’accesso ai corsi biennali di IeFP è riservato ai ragazzi che hanno già frequentato un anno di Secondaria superiore. Per gli alunni ultrasedicenni non possessori di licenza media è possibile partecipare ad un progetto personalizzato a patto che il giovane sia iscritto a un CTP e si attivi una convenzione tra CTP, scuola media e Istituzione Formativa. Nei percorsi biennali gli alunni per classe devono essere almeno 15. 13) Costi Il parametro di unità di costo standard prevede per i percorsi biennali delle istituzioni formative un costo ora/corso di € 118,27. Pertanto, la stima del costo annuale per percorso è di € 118.277,90. Il costo annuale per allievo iscritto è di € 5.913,90, mentre il costo orario è di € 5,91. 14) Apprendistato In riferimento alla DGR 11.06.12, n. 775 e alla DGR 19.11.12, n. 1716, la Regione ha stabilito che i profili formativi del Testo unico dell’apprendistato corrispondano alle qualifiche conseguibili nel Sistema regionale della IeFP. Lo standard, secondo l’Accordo 15.03.12, prevede almeno 400 ore di formazione teorica all’anno. Il catalogo dell’offerta formativa dei percorsi per qualifica in apprendistato è nel DDG 181 del 19.06.2013. La Regione ha esteso l’offerta prevista per i percorsi ordinari di IeFP anche agli apprendisti minorenni assunti in base all’art. 3 del TUA. Le attività formative sono finanziate tramite voucher. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 44 2.6. Friuli Venezia Giulia 1) Struttura 2) Normativa – LR 29.12.11 n. 18, art. 10, comma 18 – Protocollo 18.09.03 – Accordo territoriale 10.12. 03 – Accordi territoriali USR-Regione 6.11.07, 17.08.09, 23.07.10 (+ note 15 e 18.3.11) – Accordo territoriale USR-Regione 14.01.11 (+ Intese 08.06.11 e 20.06.12) su sussidiarietà – Accordo 09.09.11 su alternanza in IeFP – Accordo 30 luglio 2012 su privi di licenza – Intesa 20.06.12 e 19.06.13, accompagnamento percorsi IeFP per la scuola media – Accordo territoriale USR-Regione 11.10.10 per azioni di arricchimento – DPR 07/Pres12.01.05 (DD/3608/Cult/09, DPR 0176/Pres 21.7.08, DD/948/Lavfor 06.03.08, DPR/065/Pres 19.01.08, DPR/0238/Pres 07.08.06, DPR/019/Pres 27.01.06) Accreditamento 3° anno  2° anno  1° anno  3° anno  2° anno  1° anno  4° anno  3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3 anni modello complementare Titolarità Istituzione fomativa o scolastica (IF o IS) Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2010/11)  IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 17% (a.f. 2011/12) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 13% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 15% (a.f. 2013/14) IF  IS – DGR 1284 del 30.06.10, Nuove linee guida percorsi sussidiari 2011/12 – DD 1020/Lavfor.Fp/2011 Piano 11/12 – DGR 2276 del 24.11.2011 Piano 12-14 – Nota region. 48471/P del 06.12.11 programmazione sussidiarietà 2012/14 Decreto n. 3183/ Lavfor.Fp /2011 Prototipi percorsi sussidiari – DD n. 233 del 26.01.12, AT – DGR n. 513 del 29.03.15, Linee guida IeFP – DD n. 1534/ Lavfor.Fp DD. 05.04. 12 Piano 2012/13 – DD n. 3166 del 25.06.12, Percorsi sussidiari – DD n. 862 del 25.02.13, Monitoraggio sussidiarietà – DD n. 305/ Lavfor.Fp /2012 – DD n. 7038/ Lavfor.Fp /2012 – DD n. 266/ Lavfor.Fp /2013 – DD n. 2452/ Lavfor.Fp /2013 – DD n. 2453/ Lavfor.Fp /2013 – DD n. 3058/ Lavfor.Fp /2013, Offerta IS 13/14 – DD n. 2778/ Lavfor.Fp /13, prototipi IF 13/14 – DGR n. 275 del 27 febbraio 2013, Finanziamento azioni di accompagnamento – DGR n. 1453/2013, Linee guida IeFP – DGR 8093/2013 – DGR 1691/2013 – DD 8093/ Lavfor.Fp /2013 – DD 1030/ Lavfor.Fp /13, 4127/ Lavfor.Fp /13 Piano 13/14 – DGR 1051/14 aggiornamento costi 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 4; n. allievi 75 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 70, n. allievi 1.192 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 140; n. allievi 2.187 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 234, n. allievi 3.669 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 264, n. allievi 4.292 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 301; n. allievi 5.065 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 315; n. allievi 5.244 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 309; n. allievi 4.147 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 294; n. allievi 4.329 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 269; n. allievi 4.263 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 269; n. allievi 4.263 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 281; n. allievi 4.964 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (percorsi di IeFP integrali, ex percorsi misti, ex percorsi integrati). Percorsi di IeFP integrali da Accordi in CU per le figure. Percorsi in interazione/ integrazione (misti): doppio percorso definito nelle singole 45 46 intese, per gli iscritti a scuola e per gli iscritti ai CFP, dai differenti gradi di integrazione/interazione ed esiti (in estinzione, con i primi anni non più finanziati dal 2010/11). Già dal 2009 non si attivavano più percorsi in interazione/integrazione a guida dell’Istituto scolastico (due primi anni a Gemona e Pordenone conclusi nel 2008/9). Avevano programmazione congiunta delle attività e delle ore curricolari. Tali corsi consentivano il proseguimento al quarto anno e l’acquisizione della qualifica di FP. Nell’ambito della flessibilità gli obiettivi di apprendimento erano nazionali per l’80% ma realizzati in coordinamento con i docenti di FP. Le lezioni avvenivano anche fuori dell’orario previsto. Il grande impiego di risorse economiche e umane (la Regione pagava anche i docenti della scuola), oltre al carico di lavoro più pesante in termini di maggior numero di ore per i ragazzi, ne hanno sconsigliato la riproposizione. Percorsi in integrazione in flessibilità curricolare (in estinzione, con primi anni non più finanziati dal 2010/11). Nell’a.s.f. 2011/12 c’è stata l’adozione da parte della Regione Friuli Vene - zia Giulia del modello sussidiario complementare. La Regione ha sfruttato già dall’a.s. 2011/12 la possibilità, concessa dal suo Accordo terri - toriale, di realizzare in via sperimentale anche il filone di sussidiarietà integrativa. Bando regionale. 5) Sede di svolgimento Iscrizione a 14 anni. Nei percorsi integrali le iscrizioni sono presso le Agenzie formative. Soggetti attuatori sono Enti di FP regionali accreditati. Nei percorsi di interazione/integrazione in estinzione l’iscrizione è presso le Agenzie. Realizzazione come da intese che possono prevedere come sede di svolgimento sia scuola che CFP. Nei percorsi integrati in estinzione la titolarità è sempre della scuola. L’integrazione che avviene nell’ambito dell’autonomia/flessibilità può essere svolta a scuola o nel CFP. Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso l’Istituzione Scolastica (IS) o presso l’Istituzione Formativa (IF), secondo il modello sussidiario complementare, presso la scuola per l’integrativo. Le scuole secondarie superiori sono tenute all’accreditamento, ma non per la tipologia obbligo formativo (per la quale hanno un’autorizzazione dalla Regione). Possono accreditarsi gli Enti privati ma solo senza scopo di lucro. 6) Docenti Nel 2003/04 i docenti delle competenze di base facevano parte della scuola e hanno insegnato nelle sue strutture. Dal 2004/05 al 2009/10 (ultimo terzo anno 2011/12) il “chi fa cosa” era stabilito dalle intese nei percorsi di interazione/integrazione a seconda delle vocazioni specifiche. L’eventuale interazione con la scuola avveniva soprattutto per le competenze di base. Nei percorsi integrati in estinzione (ultimo terzo anno nel 2011/12), le competenze di base sono essenzialmente insegna47 te dai docenti della scuola. I nuovi percorsi integrali di IeFP inaugurati nel 2010/11 prevedono che iscrizione e sede di svolgimento siano presso i CFP. Dal 2011/12 sono assunti nel modello sussidiario complementare. Nel modello integrativo sperimentale (4 classi) i docenti delle competenze di base provengono dalle Istituzioni Formative (IF) in base ad accordi. 7) Articolazione oraria Dall’a.f. 2012/13 i percorsi triennali durano 3.168 ore (1056 ore l’anno) per i tre anni: 1140 ore (440-380-320) di competenze di base; 1312 ore (516-416-380) di competenze professionali; 400 ore (160-240) di stage (2° e 3° anno); 300 ore (100-100-100) di Larsa; 48 ore (16-16-16) di esami finali. Lo stage riguarda l’intero gruppo classe. Negli a.f. 2010/11 e 2011/12 i percorsi duravano 1.000 ore l’anno al primo biennio e 1.200 al terzo anno. Il IV anno, attivato dall’a.f. 2012/13, dura 1.056 ore. Nell’integrazione/interazione (fino al 2009/10) il percorso era formato da 1.200 ore in ognuno dei tre anni. La percentuale del monte ore svolta a scuola veniva stabilita dalle singole intese. La personalizzazione (Larsa) era prevista per 150 ore all’anno. Le rimanenti 1.050 ore di componente standard erano composte da una parte di docenza frontale e da una parte di alternanza scuola/lavoro. Gli stages erano svolti tra la seconda e la terza classe da un minimo di 120 a un massimo di 320 ore. Nell’integrazione si utilizzava la flessibilità curricolare. I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati a scuola nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. 8) Elementi Il curricolo dovrà prevedere secondo l’allegato del Piano annuale: – accoglienza – orientamento sia individuale che di gruppo tanto in fase iniziale che in quella finale – articolazione in Unità formative e moduli di durata annuale – personalizzazione dei percorsi attraverso l’attivazione di eventuali Larsa interni – supporto (per extracomunitari, disabili e soggetti a rischio) – tutoraggio – visite didattiche – stage – accompagnamento al lavoro – predisposizione di materiali didattici specifici utilizzabili per successiva diffusione – Formalizzazione di un Comitato Tecnico Scientifico Possibilità di percorsi di arricchimento extracurricolari (100 ore) e finan - ziati a parte rivolti ad allievi frequentanti i percorsi triennali. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 48 9) Esiti e certificazioni Il giudizio di idoneità, da parte della commissione d’esame costituita ai sensi della LR 76/82, consente al termine della terza annualità il rilascio di un attestato di qualifica corrispondente al III livello della Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23/04/08, e alla fine della quarta annualità il rilascio di un diploma professionale corrispondente al IV livello della Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23/04/08. Gli esami di qualifica rappresentano il momento di verifica e certificazione delle competenze. (DGR n. 513 del 29 marzo 2012, Allegato C). Gli attestati di qualifica, di diploma e di competenze sono conformi agli Allegati 5, 6 e 7 dell’Accordo sancito in sede di Conferenza Stato Regioni del 27 luglio 2011. Per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione si utilizza il modello previsto dal Dm. 9 del 27 gennaio 2010. Il passaggio da un modulo formativo (annuale) a un altro di un medesimo corso avviene tramite prove intermedie organizzate dal soggetto gestore. Alle prove sono ammessi anche coloro che intendano, ad esempio, a seguito di frequenza di un percorso personalizzato, frequentare direttamente il modulo successivo. La possibilità di sostenere gli esami intermedi (prime e seconde annualità) è riservata ai soli allievi per i quali risulti un’effettiva presenza ad almeno il 75% della durata prevista dalle singole annualità. L’allievo frequentante un percorso personalizzato deve superare l’esame previsto per poi essere inserito nel percorso triennale di riferimento e sostenere l’esame finale. 10) Crediti I crediti formativi devono essere attestati utilizzando i modelli che secondo la normativa vigente disciplinano i passaggi tra sistemi (Conferenza Unificata Stato Regioni del 28/10/2004), su specifica domanda del candidato che ne faccia richiesta, e hanno valore ai fini dell’iscrizione alla classe per cui sono stati rilasciati presso tutte le istituzioni scolastiche dello stesso indirizzo. Le Istituzioni formative sono autorizzate a stipulare specifiche intese con Istituti scolastici per favorire il passaggio dell’allievo al termine di un’annualità IeFP verso l’annualità predefinita e/o successiva di un percorso scolastico coerente. La possibilità di un allievo di usufruire del passaggio da un sistema all’altro può essere agevolata facendo ricorso a specifici percorsi di integrazione extracurriculare. La valutazione dei crediti ed il relativo riconoscimento da far valere nelle istituzioni scolastiche, tiene conto del parere del Comitato tecnicoscientifico eventualmente integrato da esperti del mondo del lavoro. Per i passaggi da un percorso di IeFP in regime di sussidiarietà integrativa ad altro percorso statale, si applica quanto disposto dall’OM 21 maggio 2001 n. 90, che prevede esami integrativi agli ambiti disciplinari non comuni ai percorsi di provenienza e di ingresso. I passaggi reciproci tra i percorsi di Istruzione e quelli di IeFP, nonché quelli interni al sistema di IeFP anche a livello interregionale, avvengono invece nella modalità del 49 riconoscimento dei crediti, in coerenza con il diritto al riconoscimento delle acquisizioni in termini di competenze, indipendentemente dagli ambiti, dalle durate e dalle modalità della loro acquisizione. 11) Governo del sistema La Direzione centrale Istruzione, Formazione e Cultura della Regione programma attività e manutenzione del Repertorio regionale con il contributo delle istituzioni formative incaricate. La Regione ha individuato un unico soggetto responsabile su tutto il territorio regionale dell’organizzazione e gestione didattica dei percorsi di Formazione Professionale rivolti ai giovani di età inferiore ai 18 anni (DGR 2276 del 24/11/2011 e DD 233/LAVFOR.FP del 26/01/2012). Tale soggetto si configura come un’Associazione Temporanea di scopo (EffePi) che raggruppa 12 Enti di Formazione Professionale accreditati dalla Regione nella macrotipologia A - obbligo di istruzione. All’interno della EffePi vi sono 6 direzioni di area: rapporti con il mercato del lavoro, progettazione, amministrazione e rendicontazione, promozione e orientamento, programmazione iniziative di sistema, controllo e monitoraggio. Queste coordinano le attività degli Enti rapportandosi univocamente alla Regione. All’interno dell’ATS sono presenti i seguenti organi: a) comitato di pilotaggio (è composto da tutti i rappresentanti legali degli Enti formativi facenti parte l’Associazione Temporanea; sovrintende a tutte le questioni di carattere generale afferenti, la gestione e la valutazione delle attività formative; nomina tre rappresentanti (indicati nella proposta di candidatura) i quali intrattengono i rapporti con la Direzione centrale competente); b) direzione progettazione (cura e coordina tutti gli aspetti legati alla progettazione formativa e alla manutenzione e aggiornamento degli standard di competenza e standard formativi; cura la promozione e l’attuazione delle metodologie didattiche; garantisce il raccordo metodologico e organizzativo gestionale fra tutte le aree professionali previste dal presente Avviso; cura la programmazione e gestione didattica delle attività connesse ai programmi e alle iniziative comunitarie); c) direzione del controllo e del monitoraggio (si occupa della qualità dell’azione formativa verificandone periodicamente l’efficacia; elabora periodicamente rapporti di monitoraggio sulla base anche delle indicazioni fornite dalla Direzione centrale competente); d) direzione amministrativa e della rendicontazione (cura gli aspetti di gestione amministrativa e predispone sulla base delle indicazioni regionali i documenti rendicontali); e) direzione della promozione dell’offerta formativa e dei rapporti con l’utenza (allievi e famiglie). Il primo capofila /soggetto responsabile è stato l’ENAIP. Il nuovo capofila è lo IAL per gli a.f. 2012/2013, 2013/2014 e 2014/2015. La programmazione delle attività viene svolta dalla Direzione centrale attraverso un documento di indirizzo denominato “Direttive per la predisposizione del Piano annuale di formazione”. Sulla base delle indicazioni delle Direttive regionali, il soggetto attuatore predispone un Piano annuale di for- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 50 mazione (dal punto di vista pedagogico/didattico e organizzativo/gestionale) con attenzione alla progettazione, monitoraggio, promozione e valutazione. Il Piano riserva attenzione al fabbisogno formativo emerso dal territorio (famiglie e allievi, attraverso le richieste di iscrizione ai vari percorsi formativi, e mdl). Inoltre, prevede flessibilità nell’organizzazione curricolare senza stringenti limiti nel numero di allievi, promozione di percorsi individuali e gruppi classe ad hoc per specifiche unità di apprendimento. I percorsi sussidiari sono programmati di concerto con l’USR. Le Intese 20.06.12 e 19.06.13 tra Regione e USR per misure di accompagnamento rivolte alle IS che attivano nel corso dell’anno scolastico un’offerta sussidiaria, prevedono l’istituzione di un Tavolo regionale di coordinamento composto da tre rappresentati designati dalla Direzione centrale Lavoro, formazione, Commercio, Pari Opportunità e da tre rappresentanti designati dall’Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia. In ciascun percorso di IeFP si istituisce un Comitato Tecnico Scientifico di Progetto (CTS) composto dal Direttore dell’Istituzione formativa, o da un suo rappresentante, dal referente del percorso e da due docenti coinvolti nel percorso medesimo. Si può deliberare una partecipazione ai lavori del CTS estesa anche ad altri docenti. I CTS attivati nei percorsi sussidiari integrativi possono coincidere con gli organi collegiali previsti dalla normativa vigente fatta salva la presenza di ulteriori componenti prevista da eventuali Intese fra la Direzione centrale competente della Regione e l’Ufficio Scolastico regionale. I CTS sovraintendono da un punto di vista didattico l’andamento del percorso formativo ed esprimono indirizzi e suggerimenti in particolare in merito alle seguenti attività: definizione del Piano formativo; modello di valutazione delle competenze; criteri di monitoraggio del percorso formativo. Il CTS fornisce pareri vincolanti in merito all’ammissione degli allievi alle varie annualità e agli esami. Tra le “attività aggiuntive” dei CTS vi sono azioni di sistema contro l’abbandono scolastico e raccordo tra IS e IF: tra le azioni di accompagnamento c’è la formazione comune di docenti e formatori, la declinazione operativa di ciascun percorso, la prova di fine anno e i passaggi tra sistemi, sia in orizzontale che (sussidiarietà integrativa) per la continuazione. La stessa Intesa 19.06.13 definisce la composizione dei CTS e prevede il finanziamento delle attività aggiuntive. Le risorse per le attività aggiuntive 2013/14 (DGR 275 del 27 febbraio 2013) previste a carico di ciascun CTS di progetto ammontano a € 8.000,00 per ognuno dei 28 percorsi (13 di 1° anno). 12) Destinatari Cittadini rientranti nel diritto/dovere di Istruzione e Formazione che abbiano compiuto 14 anni. Dall’a.s.f. 2007/08 (Accordo 06.11.07) possono accedere anche allievi sprovvisti del titolo conclusivo del primo ciclo, anche se minori di 16 anni, che chiedano l’iscrizione a percorsi triennali di IeFP. 51 13) IV anno In Friuli Venezia Giulia dall’a.s. 2012/13 sono presenti i percorsi sperimentali di IV anno. Si riferiscono solo alle Istituzioni formative e hanno un monte ore di 1.056 ore annue: 240 di competenze di base, 550 di competenze professionali, 50 di Larsa, 200 di stage e 16 di esami. – A.f. 2012/13: percorsi 4; n. allievi 59 – A.f. 2013/14: percorsi 4; n. allievi 58 14) Costi Il parametro di unità di costo standard prevede per i percorsi triennali delle istituzioni formative al primo anno un costo medio orario per allievo di € 5,95. Il costo medio annuale per allievo (per 1000 ore) corrisponde a € 6.283,20. Il costo medio annuale per percorso è di € 104.929,44. Pertanto, il parametro ora/corso tocca € 99,37. 15) Apprendistato In riferimento alla DGR del 29.03.12, n. 513 e al Decreto del Presidente del 05.06.12, n. 123/Pres. si prevedono (ma non risultano attivi) percorsi per un monte ore non inferiore a 500 ore annue per gli apprendisti minorenni e per un monte ore non inferiore a 400 ore per gli apprendisti di età superiore ai 18 anni. La durata della formazione strutturata esterna all’azienda non può essere inferiore alle 40 ore annue. Nel 2014 sono segnalati nella Regione i primi 4 apprendisti inseriti nei percorsi formativi per la qualifica professionale, per la difficoltà a formare un gruppo classe omogeneo. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 52 2.7. Lazio 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo 24.07.03 – Intesa interistituzionale 21.10.03 – Accordo territoriale 09.02.11 – DGR n. 736 dell’01.08.03 (atto di indirizzo). Determinazione n. D2922 del 17.10.03 – DGR n. 510/07 (programmazione percorsi) – DGR n. 602/08, Modifica alla DGR 347. Sistema formativo regionale. Linee guida 08/09 – DGR 968/2007 e s.m.i. Approvazione Direttiva Accreditamento – DGR 968/2007, 842/08, 601/08, 229/08, 668/09, 223/10, 295/11, 289/12, 457/13 Accreditamento – DGR 525/2009, Sistema formativo regionale: Linee guida per le Province a.f. 2009/2010 – DGR 377/2011, Atto di indirizzo alle Province – DGR n. 343 del 22.07.11, Linee guida per Province – DGR n. 363 dell’08.08.11, Riparto risorse Province e parametro costo allievo – DGR n. 493 del 21.10.11, Offerta sussidiaria integrativa 3° anno  2° anno  1° anno  3 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno    1° anno  Titolarità istituzione scolastica (IS) Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 47% (a.f. 2011/12)  IF IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 51% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 47% (a.f. 2013/14) IF  IS 53 – DGR n. 531 dell’11.11.11, Offerta suss. complementare per IPS del Cairo e Alessandria – DGR 417/12 Linee guida per Province e costi 2012/13 – DGR n. 242 dell’01.08.13, Linee guida IeFP 13/14 – DD 3544/13 Attuazione Dgr 242 – DD 225/14 Esami 2013/14 3) Dati A.s.f. 2002/03: n. percorsi 30; n. allievi 325 A.s.f. 2003/04: n. percorsi 91; n. allievi 1.697 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 192; n. allievi 3.621 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 263; n. allievi 4.733 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 272; n. allievi 5.037 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 355; n. allievi 6.564 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 395; n. allievi 7.771 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 438; n. allievi 8.971 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 445; n. allievi 9.647 A.s.f. 2011/12: n. corsi 465; n. allievi 13.989 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 975; n. allievi 21.765 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 1.006; n. allievi 22.050 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (triennali integrali e sussidiarietà integrativa). Dall’anno 2002/03 (in via di prima sperimentazione) i percorsi di FP integrale si svolgono presso le sedi delle Agenzie formative. È possibile il coinvolgimento delle Istituzioni Scolastiche, ove richiesto per garantire la formazione culturale di base. Nell’a.f. 2007/08 si aprì una parentesi di percorsi biennali (oggi con qualifiche diverse da quelle del Repertorio nazionale). “In sede di prima applicazione”, secondo l’Accordo territoriale 09.02.11, si attua nell’a.s.f. 2011/12 il modello di sussidiarietà integrativa. Si mantiene la contemporanea presenza di percorsi delle Istituzioni formative (IF) accreditate. Offerta sussidiaria complementare per gli IPS italiani del Cairo e Alessandria, dipendenti dall’USR Lazio. Bandi provinciali a seguito della LR 14/1999. Delega alle Province per percorsi triennali, biennali o rivolti a giovani svantaggiati. Solo i triennali rientrano nell’ambito degli Accordi in CU per le figure professionali nazionali. 5) Sede di svolgimento Dall’anno 2002/03 la sede di svolgimento delle attività è stata il Centro di Formazione Professionale (CFP), anche per le competenze di base. L’iscrizione dei percorsi integrali avviene ancora oggi presso le sedi operative (Istituzioni formative - Enti - e Centri afferenti alle Amministrazioni provinciali) accreditate dalla Regione alla gestione di interventi di formazione e orientamento per la macrotipologia “Obbligo Formativo”. Dal- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 54 l’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso l’Istituzione scolastica (IS) nei percorsi che seguono il modello sussidiario integrativo e presso l’Istituzione formativa (IF) nei restanti percorsi di IFP integrale. Questi ultimi sono svolti in Provincia di Roma dalle Istituzioni comunali e da quelle formative private accreditate, mentre nelle altre Province della Regione dalle Istituzioni provinciali di IeFP. Possono accreditarsi soggetti pub - blici e privati che, indipendentemente dalla loro natura, abbiano scopi formativi. L’accreditamento è concesso anche alle scuole con deroga dei requisiti di ammissibilità (finalità formative e volume d affari). 6) Docenti Nei percorsi di formazione integrale, anche i docenti delle competenze di base provengono dagli Enti formativi e dal Sistema formativo pubblico provinciale. Possono essere altresì docenti incaricati a seguito di avviso ad evidenza pubblica. Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo i docenti sono della scuola per tutte le competenze. Non è previsto il coinvolgimento delle Istituzioni Formative (IF) all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli IP. 7) Articolazione oraria Percorso triennale integrale della durata complessiva di 3.168 ore (1.056 ore al 1°, al 2° e al 3° anno), così distinte: competenze di base e/o comuni: 786/1.260; competenze tecnico-professionali: 945/1.159; personalizzazione: 240/630 ore; stage: 416/628 ore; valutazione e validazione: 140/240 ore. I percorsi del modello integrativo sono attuati nell’autonomia e flessibilità (DPR 87/10). 8) Elementi Il curricolo dovrà prevedere tutto ciò che concerne le attività didattiche: accoglienza; orientamento; ri-orientamento; valutazione crediti in entrata e coprogettazione passaggi tra Istruzione e IeFP gestione dei crediti, valutazione degli apprendimenti e certificazione degli apprendimenti. Sono possibili attività di tirocinio orientativo o di supporto e di validazione del percorso. È invece obbligatoria l’attività di tirocinio formativo, con tutor aziendali. Sono previste attività individualizzate fino al 15% del monte ore: approfondimento, recupero o sostegno ad allievi, anche stranieri, in difficoltà sociali, culturali o personali, o per attività culturale e sportiva, o finalizzata a passaggi. Per gli allievi disabili sono previste figure di sostegno e piani individualizzati. 9) Esiti e certificazioni Oltre alla valutazione degli apprendimenti lungo tutto il percorso, sono realizzate attività di valutazione che riflettono l’approccio dalla “valu - tazione autentica”. Al termine del biennio gli studenti acquisiscono i saperi e le competenze di cui al D.M. 139/2007 nell’assolvimento del55 l’obbligo di istruzione, sulla base del modello di certificazione adottato con il D.M. n. 9 del 27.01.10. Al termine del percorso triennale, lo studente consegue la qualifica di Operatore professionale con riferimento alla relativa figura professionale. Essa è riconosciuta a livello nazionale e corrispondente al III livello EQF. Sono rilasciati crediti per il proseguimento degli studi o nel Sistema dell’Istruzione o in quello della Formazione Professionale. È necessaria la frequenza di almeno tre quarti della durata del percorso. 10) Crediti I ragazzi possono scegliere di transitare dal sistema di IeFP a quello statale degli Istituti Professionali, e viceversa, anche in itinere ed eventualmente proseguire fino al conseguimento del diploma quinquennale. Sulla base di metodologie congiuntamente definite, gli allievi con competenze/ crediti certificati, reciprocamente riconosciuti, sono ammessi a frequentare anni di corso scolastico/formativo successivi al primo, in rapporto al valore delle competenze e crediti accertati ai sensi dell’art. 4, comma 6 del DPR n. 275/99 e art. 6, comma 4, del DPR n. 257/00. L’accreditamento delle competenze in ingresso degli allievi e la certificazione delle competenze intermedie e finali avvengono facendo riferimento all’Accordo della Conferenza Unificata del 28.10.04 e al decreto Ministeriale 22.08.07 e ai suoi allegati. I crediti riconosciuti in ingresso e le competenze acquisite nel percorso sono registrate sul libretto formativo personale dell’allievo. 11) Governo del sistema A livello locale e regionale sono istituiti specifici tavoli di condivisione dei contenuti dei percorsi, delle modalità di certificazione dei crediti e delle competenze, delle condizioni per i reciproci passaggi dai sistemi istruzione e IeFP, in applicazione dell’Accordo in sede di Conferenza Unificata, rep. atti n. 190/CU del 28.10.04 e nel rispetto delle norme vigenti in materia di istruzione, nonché di monitoraggio, controllo e valutazione. Inoltre, a livello regionale, sono attivati specifici tavoli per la individuazione di metodologie per la determinazione dei costi dei percorsi di IeFP, per la definizione di indicatori atti a misurare l’efficacia degli interventi e di fornire informazioni utili anche a migliorare gli standard professionali e formativi in un contesto di innalzamento della qualità della formazione impartita nonché per la declinazione di classi di abilitazione all’insegnamento specifiche per i percorsi di IeFP. A livello regionale, i tavoli sono convocati dalla Direzione regionale istruzione e politiche giovanili e vedono la presenza di rappresentanti degli organismi di diretta emanazione delle Province, delle Istituzioni Formative, di rappresentanti designati dal competente Ufficio scolastico provinciale, delle strutture provinciali competenti in materia di Formazione Professionale e di istruzione e delle OO.SS. A livello provinciale i tavoli sono QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 56 convocati dalla Amministrazione provinciale. Gli elaborati dei tavoli confluiscono in documenti unitari che, acquisito il parere della Commissione di concertazione prevista dalla LR 38/1998, sono assunti a riferimento per la provvisoria disciplina delle reciproche certificazioni (crediti, competenze, valutazioni in itinere e finali, ecc..). 12) Destinatari I destinatari dei percorsi triennali sperimentali di Istruzione e Formazione Professionale sono tutti i minori di età compresa tra i 14 e i 18 anni, che abbiano titolo ad iscriversi al 1° anno della scuola secondaria superiore ed, in particolare, gli allievi che hanno terminato il 1° ciclo di istruzione e ne facciano richiesta in ottemperanza all’assolvimento dell’obbligo di istruzione. Le Provincie valuteranno l’ammissibilità dell’inserimento di studenti che trovandosi in condizioni di continuità scolastica abbiano superato i limiti di età. 13) Costi Il costo annuale per allievo al primo anno per i percorsi triennali nelle istituzioni formative corrisponde a € 4.600,00. È questo il parametro guida stabilito dalla Regione. Il costo ora/corso sarebbe di € 104,11, il costo medio annuale per percorso di € 109.940 e il costo medio orario per allievo (1056 ore) di € 4,38. 14) Apprendistato Gli aspetti formativi del contratto di apprendistato, attivati e attivi prima dell’entrata in vigore del Testo Unico dell’Apprendistato, nella Regione Lazio sono disciplinati dalla Legge Regionale n. 9/2006 recante “Disposizioni in materia di formazione nell’apprendistato”. Nelle more dell’intesa, che ha lo scopo di rendere compatibili gli obiettivi formativi di questo tipo di Apprendistato con quelli del canale istruzione-formazione, gli apprendisti di età inferiore a 18 anni sono tenuti a frequentare corsi di 240 ore all’anno, secondo i criteri definiti sulla base della Legge 196/97. 57 2.8. Liguria 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo d’intesa MIUR - Regione del 29.07.03 – Accordo territoriale Regione - USR dell’01.08.03 – Nuovo Accordo DGR 559 del 17.05.13 – DGR n. 906 del 31.07.03 (nuova sperimentazione e nuove scadenze) – DGR n. 1630 del 16.12.03 – DGR n. 1661 del 23.12.04 – DGR n. 1161 del 23.12.04 per il triennio 2005/2008 – DGR n. 15 del 13.01.06 – DGR n. 16 del 13.01.06 – DGR n. 956 del 15.09.06 – DGR n. 7 del 12.01.07 – DGR n. 57 del 24.01.07 – DGR n. 612 del 08.06.07 – DGR n. 1581 del 18.12.07 – LR 18/09 Programmazione qualifiche degli Istituti Tasso di scolarizzazione al I anno: 68% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 72% (a.f. 2011/12)  IF IF IS IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 72% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 74% (a.f. 2013/14) IF  IS 3° anno  2° anno  3 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  1° anno  4° an  no  58 – DGR n. 2 del 02.02.10 – DGR 28/2010 (DGR n. 1673/10, DGR n. 1319/11) Accreditamento – DGR n. 1581/10 Triennali – DGR n. 1110/11 IV anno – DGR n. 1623 del 20.12.11 – DGR n. 1190 del 05.10.12 – DGR 145/13 sussidiarietà – DGR n. 192 del 22.02.13 Linee guida IeFP – LR 43/2013 Istituzione ARSEL – DD n. 2403 del 03.06.13 e Allegato Disposizioni attuative 13/14 – DGR n. 1689/2013 Disabili 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 27; n. allievi 490 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 67; n. allievi 1.201 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 107; n. allievi 1.860 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 111; n. allievi 1.968 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 132; n. allievi 2.490 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 139; n. allievi 2.282 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 139; n. allievi 2.507 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 182; n. allievi 3.511 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 112; n. allievi 3.888 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 267; n. allievi 5.576 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 341; n. allievi 7.118 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa, percorsi integrali, ex percorsi integrati nella flessibilità, ex percorsi integrati con FP tra 20 e 50%). Dall’a.f. 2003/04 percorsi triennali di Formazione Professionale integrale (pura). Dall’a.f. 2007/8 fino al 2010/11 percorsi integrati attuati nell’ambito della flessibilità curricolare. Dall’a.f. 2011/12 la Regione adotta il modello sussidiario integrativo ad opera degli IP, con la contemporanea presenza di nuovi primi anni dei percorsi triennali integrali delle Istituzioni Formative (IF). Tale modello è confermato anche nel successivo a.f. 2012/13. Bando regionale. 5) Sede di svolgimento Nei percorsi integrali l’iscrizione avviene presso gli organismi di formazione accreditati per l’obbligo formativo. Per gli altri percorsi, l’iscrizione avviene presso le scuole secondo il modello sussidiario integrativo. Sono accreditabili organismi pubblici e privati che erogano servizi formativi Gli Istituti scolastici hanno la deroga sull’associazione del rendiconto alla relazione del revisore dei conti. 59 6) Docenti Nei percorsi di IeFP integrale le competenze di base sono insegnate da formatori delle IF. Nei percorsi di IeFP integrale, il personale direttivo e docente/formatore dovrà possedere laurea, abilitazione, eventuali specializzazioni, corsi, esperienze o consulenze. Inoltre, si potrà ricorrere ad esperti del settore lavorativo con almeno 5 anni di esperienza professionale documentata nello specifico settore. Dal 2011/12 nei percorsi del modello sussidiario integrativo le competenze di base e tecnico-professionali sono insegnate da personale della scuola. Non è previsto il coinvolgimento delle agenzie formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli IP. 7) Articolazione oraria I percorsi di IeFP integrale prevedevano fino al 2012/13 3.150 ore (1.050 ore all’anno), con un percorso comune al gruppo-classe era di circa 900 ore annue. A partire dall’a.f. 2013/14 le ore diventano 2970 (990 all’anno): 340 ore per l’asse dei linguaggi (110+120+110); 430 ore per l’asse scientifico-tecnologico (140+150+140); 220 ore per l’asse matematico (80+70+70); 230 ore per l’asse storico-sociale (80+70+70) 1072 ore l’area professionale (430+326+316); 360 ore per lo stage (160+200); 318 ore di Larsa. Solo per l’af. 2012-13 al percorso ordinario sono stati affiancati moduli di rafforzamento per l’occupabilità con FSE. Si trattava di moduli di 120 ore di integrazione tra formazione e istruzione. I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. Prevedono 3.168 ore (1.056 ore all’anno). 8) Elementi Il curricolo prevede: accoglienza, orientamento, personalizzazione dei percorsi (Larsa), supporto per l’inserimento lavorativo, materiali didattici di consumo, libri di testo agli allievi, viaggi degli allievi per stage, alternanza, fiere, musei, convegni ecc. inerenti gli obiettivi formativi. Il costo è comprensivo di docenza (1050 ore) codocenza (massimo 300 ore), coordinamento/tutor (massimo 800 ore). Non sono incluse le spese del diritto allo studio. 9) Esiti e certificazioni Gli Organismi formativi, accreditati dalla Regione Liguria per attività di IeFP rivolte ai giovani in età inferiore a 18 anni (ai sensi della DGR 1608/07) sono tenuti all’emissione del certificato di competenze in assolvimento dell’obbligo di istruzione, secondo il modello previsto dall’articolo 1 comma 1 del Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 9 del 27.01.10, e più in generale alla funzione di certificazione così come prevista dalle Linee guida regionali. Per la certificazione finale si utilizzerà il format di Qualifica di IeFP o di Diploma professionale di IeFP, con relativo allegato, adottato dalla Con- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 60 ferenza Stato Regioni con Accordo del 27.07.12 - (Allegato 8 o Allegato 8.1 a seconda che si tratti di qualifica o di diploma). Per gli studenti che interrompono il percorso formativo prima del conseguimento della qualifica/diploma, al termine del II anno, è rilasciabile un certificato di assolvimento dell’obbligo di istruzione (DGR 19.04.11 n. 480) che recepisce il modello nazionale (D.M. 27.01.10 n. 9). Per i non ammessi all’esame finale o non giudicati idonei alla fine dell’esame, è previsto un attestato di certificazione delle competenze acquisite, secondo il modello dell’Accordo del 27.07.11 (Modello 1B). È adottato il portfolio delle competenze individuali (integrato con il libretto formativo del cittadino). 10) Crediti L’IF/IS dà informazioni sull’offerta formativa presente e sulle attività da svolgere ai fini del riconoscimento dei crediti formativi e confronta il bagaglio personale/requisiti richiesti. Conclusa questa fase preliminare, occorre stipulare la “Convenzione tra organismi”. La commissione opera un confronto tra i requisiti richiesti dal percorso di ammissione e il bagaglio personale. Al termine, certifica le competenze e i relativi crediti in ingresso secondo le modalità previste. Nell’ambito di un Sistema di offerta formativa coerente con l’EQF, la Regione intende costruire un Sistema di qualifiche articolate nei diversi livelli del Framework. L’Istituzione Scolastica e Formativa orienta gli allievi dei percorsi triennali di qualifica verso il quarto anno di Diploma professionale di Tecnico, prevedendo iniziative di continuità formativa. In generale, qualora l’allievo intenda proseguire verso l’istruzione tecnico-professionale o liceale, si applicano le norme dell’Ordinanza 87/04. A tal fine, si suggerisce di orga - nizzare iniziative nell’ambito di accordi di rete tra Organismi Formativi e Istituzioni Scolastiche Autonome. 11) Governo del sistema Opera un organismo regionale di monitoraggio e valutazione (Tavolo permanente), con rappresentanti di Regione, EELL, Comuni, organismi formativi, USR, Università, OO.SS. e da eventuali altri soggetti. La Regione ha attivato un’azione di monitoraggio e accompagnamento lungo il percorso formativo, realizzata attraverso un Gruppo di lavoro, di esperti del settore. Esso supervisiona l’intero percorso; monitora le attività formative; facilita la revisione del Repertorio delle comunità/figure professionali previste per i diversi livelli del Sistema di Istruzione e Formazione Professionale; promuove un modello di portfolio delle competenze individuali e una metodologia per la gestione dei crediti, dei passaggi e dei Larsa; accompagna lo svolgimento delle attività formative con azioni di sensibilizzazione ed elaborazione di rapporti e strumenti. Nell’ambito della Delivery Unit Regionale - settore Istituti Professionali, le iniziative di accompagnamento e formazione sono rea61 lizzate in modo congiunto tra Ufficio Scolastico Regionale e Regione Liguria, con il supporto del gruppo di Assistenza Tecnica per i percorsi IeFP attivato da quest’ultima (e costituito da esperti in campo pedagogico, metodologico, organizzativo), al fine di sostenere le Istituzioni Scolastiche nella costruzione dei curricoli per l’offerta sussidiaria e validarne i progetti, con attenzione alle problematiche organizzative e metodologico-didattiche. Dal 2013/14 un applicativo collegato all’anagrafe degli studenti gestisce informaticamente le pratiche di ammissione all’esame e di rilascio degli attestati di qualifica. La ricerca dei presidenti di commissione avviene mediante un applicativo ad hoc. Con l’approvazione della legge regionale 43/2013 l’ARSEL Liguria ha assunto il ruolo di gestore del sistema, precedentemente affidato alle Province. Azioni di sistema, monitoraggio e controllo a titolarità regionale, con l’ausilio di uno specifico servizio di A.T.. La Cabina di regia e monitoraggio della Regione, istituita a supporto della sperimentazione in apprendistato ha elaborato nel corso del 2014 un documento contenente la “Correlazione tra qualifiche dei CCNL e figure professionali di IeFP - Metodologie ed esemplificazioni”. 12) Destinatari Possono frequentare i percorsi di qualifica triennale i giovani in obbligo di istruzione che hanno superato l’esame di Stato della Scuola Secondaria di primo grado e che, in via prioritaria, alla data del 31 dicembre dell’anno in cui iniziano il percorso formativo triennale non hanno compiuto sedici anni di età. Il numero di allievi per ciascun corso, non inferiore a 15 e superiore a 18, è elevabile a 22. 13) IV anno Il IV anno di IeFP rappresenta un grado più elevato di acquisizione di competenze. Obiettivo del percorso è il raggiungimento di competenza tecnica di consapevolezza e di padronanza dell’area professionale che permetta con l’anno integrativo la prosecuzione degli studi superiori e l’ingresso nel mondo del lavoro. In Liguria dall’a.s. 2009/10 sono presenti alcuni percorsi sperimentali di IV anno. Nell’anno 2010/11, 7 percorsi (per 14 figure ex Accordo) rientrano tra quelli finanziati dalla Regione con il FSE (PO.Ob Cro 2007/13 asse 4 ob spec. H1) che, invece, non può più finanziare i terzi anni dei trienni di IeFP come aveva fatto fino al 2009/12 compreso. Il diploma, conseguibile sia presso Istituzioni scolastiche che presso Istituzioni formative, può essere articolato (1.100 ore + 450, con 2 figure in uscita) o non articolato (1.100 ore). I corsi di diploma di IeFP sono sempre finanziati da FSE e sono attuati da partenariati dove è obbligatoria la presenza di almeno un’azienda. Sono stati favoriti protocolli di intesa fra organismi e scuole per il passaggio fra i sistemi. Nel successivo a.s.f 2014/15 la Regione, per carenza di finanziamenti, non ha dato seguito ai percorsi di IV anno. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 8; n. allievi 126 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 7; n. allievi 112 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 7; n. allievi 124 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 7; n. allievi 118 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 7; n. allievi 128 14) Costi Il costo annuale per percorso prevede per i percorsi triennali delle Istituzioni formative un ammontare complessivo massimo ammissibile per la prima annualità di 115.000 euro/anno (DGR n. 1623 del 20.12.11), comprensivo di docenza (1056 ore) codocenza (massimo 300 ore), coordinamento/ tutor (massimo 800 ore) e materiale didattico. Nei costi non sono incluse le spese del diritto allo studio. Ne deriva che il costo annuale per allievo iscritto è di € 5.476,19; il costo orario per allievo iscritto è € 5,21; il parametro ora/corso è di € 109,52. 15) Apprendistato In riferimento alla DGR del 18.05.12, n. 553 e alla LR 05.04.12, n. 13, si prevedono (non risultano attivi anche se è in programmazione l’assunzione di 50 apprendisti) percorsi per un impegno formativo non inferiore alle 400 ore per gli apprendisti di età inferiore ai 18 anni. La Regione ha scelto l’emanazione di bandi provinciali. Le attività formative vengono finanziate attraverso l’erogazione di voucher. 62 63 QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 2.9. Lombardia 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo del 03.06.02 – Protocollo del 29.09.03 – Intesa MIUR - Regione Lombardia 16.03.09 – Accordo territoriale 08.02.11 – LR n. 19 del 06.08.07 Norme sul Sistema di IeFP (mod. art. 8, 1, a LR n. 7 del 18.04.12) – DGR n. 403 del 26.07.05, Inizio 4° anno – DDG n. 3616 del 10.04.07, Certificazione e passaggi – DDG n. 3618 del 10.04.07, OSA – DGR n. 8/6563 del 13.02.08, Indicazioni regionali offerta Province (art. 22 c. 4 LR 19/07) – DCR n. VIII/528 del 19.02.08, Indirizzi (art. 7) 3° anno  2° anno  1° anno  3 anni modello complementare Titolarità IF o IS 5° anno  4° anno  Tasso di scolarizzazione al I anno: 26% (a.f. 2010/11)  IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 27% (a.f. 2011/12) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 22% (a.f. 2013/14) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 27% (a.f. 2012/13) IF  IS 64 – DDUO n. 8486 del 30.07.08, Standard professionali – DDUO 9837/08, Procedure IeFP – DGR n. 8/11030 del 20.01.10, Programmazione dote 2010/11 (ex DGR VIII/6111 12.12.07) – DDG n. 1146 del 11.02.10, Repertorio offerta 2010/11 – DDUO n. 3104 del 31.03.09, Alternanza in IeFP – DDG n. 1544/22.02.10 e 9136/28.09.10, Standard IeFP – DDUO n. 6072 del 17.06.10, Certificazione competenze dell’obbligo in IeFP – DDUO n. 7420 del 27.07.10, Attestato quadriennale – DDG n. 9136 del 28.09.10, Standard formativi – DDUO n. 1190 del 12.02.10, Avviso – DDUO n. 3174 del 30.03.10, Modifiche – DDUO n. 10962 del 28.10.10, V anno – DDUO n. 12564 del 2.12.10, Repertorio 2011/12 – DGR n. IX/1230 del 19.01.11, Dote a.s.f. 2011/12 – DDUO n. 341 del 20.01.11, Avvisi triennali e personalizzati disabili 2011/12 – DDUO n. 3608 del 21.04.11, Avviso IeFP apprendisti – DDS n. 5432 del 15.06.11, Avviso percorsi IeFP 2011/12 – DDUO n. 5992 del 30.06.11, Dote V anno a.s. 2011/12 – DDG n. 9798 del 24.10.11, Recepimento Accordo 27 luglio 2011 (figure, standard, modelli) – DGR n. IX/2412 del 26.10.11 (DGR 9749/12, DDG.10187, DDG 12471) Accreditamento – DGR n. IX/2412 del 26.10.11, Accreditamento operatori pubblici e privati IeFP – DDG n. 12896 del 29.12.11, Piano regionale dei servizi IeFP a.s.f. 2012/2013 – DGR n. 2980 del 08.02.12, Dote a.f. 2012/13 – DDS 877/12, 5111/12, 2130/12, 6421/12 Avvisi IeFP 2012/13 – LR n. 7 del 18.04.12, Aggiornamento offerta – DDG n. 7317 del 10.08.12, Nuovo repertorio – DDG n. 10187 del 13.11.12, Accreditamento – DDG 12049/12 e 12049/12, Aggiornamento Repertorio – DGR 2491 del 19.03.2013, All. 1 Integrazione normativa esami – DDS 6801 del 17.07.13, V anno – DDUO 4572/2013, Avviso IV anno a.f. 2013/14 – DDG 1507/2013, 1-3° anno (all A) e disabili (B) a.f. 2013/14 3) Dati A.s.f. 2002/03: n. percorsi 35; n. allievi 624 A.s.f. 2003/04: n. percorsi 430; n. allievi 6.649 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 1.114; n. allievi 21.313 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 1.249; n. allievi 23.402 65 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 1.534; n. allievi 30.123 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 1.780; n. allievi 34.973 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 1.919; n. allievi 38.399 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 2.036; n. allievi 41.995 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 2.203; n. allievi 44.591 A.s.f. 2011/12: n. corsi 2.333; n. allievi 47.928 A.s.f. 2012/13: n. corsi 2.499; n. allievi 52.069 A.s.f. 2012/13: n. corsi 2.566; n. allievi 54.396 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà complementare, ex IeFP integrale). Fanno parte dei percorsi di IeFP del “modello complementare” i corsi svolti nelle Agenzie formative accreditate e quelli in sussidiarietà complementare realizzati nelle Istituzioni Scolastiche. I percorsi di IeFP sono realizzati nelle Agenzie oppure negli Istituti tecnici e professionali (senza integrazione strutturale) e sono finalizzati a un attestato di qualifica regionale. Stesso impianto progettuale secondo le Indicazioni regionali relativamente alle aree, alle figure professionali, agli aspetti di carattere didattico metodologico e agli obiettivi (standard). La sperimentazione iniziata nell’a.f.s. 2003/04 è stata anticipata dal Protocollo del 03.06.02 che ha istituito, nel 2002/03, 35 corsi (in seguito riallineati alla sperimentazione post-accordo). Il modello del Protocollo del 29.09.03 è stato applicato pienamente solo nell’a.f. 2004/05, quando sono stati autorizzati anche corsi finalizzati a qualifiche da parte di Istituti tecnici e professionali. Tale modello è stato perfezionato dall’Accordo territoriale del 27.05.05 per l’attivazione di nuovi percorsi quadriennali finalizzati al conseguimento di un titolo di diploma di Istruzione e Formazione Professionale. Il sistema della Dote è stato avviato in fase di prima applicazione nell’anno formativo 2008-2009. Il modello della sussidiarietà complementare, a regime dall’a.s.f. 2010/11, si pone in continuità con il modello precedentemente adottato dalla Regione, prevedendo gli stessi percorsi regionali presso le Istituzioni Formative (IF) e Scolastiche (IS). Bandi provinciali dall’a.f. 2004/05 con percorsi programmati sulla base delle Indicazioni regionali. 5) Sede di svolgimento – Titolarità delle istituzioni formative nei percorsi di IeFP (non è richiesta l’integrazione con le scuole). È possibile, in via sussidiaria, un’integrazione funzionale (non strutturale) con scuole e/o singoli docenti di scuola, i quali, salvo casi particolari, prestano la loro opera presso le IF. – Titolarità delle istituzioni scolastiche (ITI e IP) nei percorsi di IeFP; non c’è integrazione con le Istituzioni Formative; finanziati con fondi regionali e impegnati nella progettazione di percorsi coerenti con le in- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 66 dicazioni e gli obiettivi (standard) individuati dalla Regione, nel rispetto degli ordinamenti nazionali vigenti. Le discipline ordinamentali possono permanere, ma sono ridefinite in raccordo con le figure professionali regionali e con un approccio transdisciplinare. Possono accedere all’accreditamento operatori pubblici e privati senza fini di lucro e con fini formativi. Le scuole sono esentate dall’accreditamento in quanto istituzioni formative. 6) Docenti IF e IS dovranno assicurare per ogni classe/corso attivato almeno un docente- formatore abilitato per l’area “linguistico-espressiva e delle scienze umane”, un docente-formatore abilitato per l’area “matematico-scientifica” e un docente-formatore professionista e/o maestro dello specifico settore professionale. Permanenza dei docenti nella sede di titolarità per almeno il corrispondente periodo didattico triennale. Insegnamento delle competenze, conoscenze e abilità previste nel PECUP del 2° ciclo e nelle Indicazioni regionali, in una prospettiva di staff piuttosto che per line e disciplinari. Le competenze di base sono insegnate, di norma dai formatori delle IF nelle IF, e dai docenti di scuola nelle Istituzioni sco - lastiche. L’assegnazione degli organici è a titolarità del MIUR - USR. La loro determinazione quantitativa e qualitativa, in coerenza con quanto previsto dal D.M. 4/2011 è definita direttamente dalle Istituzioni Scolastiche, in rapporto al proprio piano formativo e agli OSA regionali. Non si adotta quindi il quadro orario dell’ordinamento di IP. 7) Articolazione oraria Percorso triennale di IeFP della durata complessiva minima di 2.970 ore (990 ore all’anno). Esso è ripartito in una quota comune di 842 ore annue ed in un’offerta formativa specifica di flessibilità calcolata nella misura minima di 148 ore annue, individuata dalle Istituzioni Formative con riguardo alle peculiarità territoriali e della propria utenza (DGR 8/6563 del 2008). Il totale minimo delle ore dei tre anni riserva una quota del 35% - 45% (1.040-1.337 ore) alle aree dei linguaggi, storico-socioeconomica, matematico-scientifica e tecnologica; una quota del 40% - 50% (1.188-1.485 ore) all’area tecnico-professionale e dell’alternanza; una quota del 15% (445 ore) alla flessibilità. Nei percorsi di 990 ore, lo stage si attua indicativamente al II anno per il 20% del monte ore e al III anno per il 30% (200 al 2° anno e 300 al 3° anno). Nei percorsi in sussidiarietà complementare il monte ore è di 1.056 ore all’anno: 627 ore (59%) aree dei linguaggi, storico-socio-economica, matematico-scientifica e tecnologica; 364 ore (34%) area tecnico-professionale; 66 ore (6%) area della flessibilità (capacità personali, educazione fisica). Per gli allievi disabili l’orario minimo annuale di ogni percorso triennale è fissato convenzionalmente in 990 ore ed è eventualmente rideterminato in 600 ore a fronte di specifiche personalizzazioni. 67 8) Elementi Il curricolo per tutti i percorsi di IeFP dovrà prevedere: accoglienza; orientamento; accompagnamento nei passaggi; personalizzazione dei percorsi; supporto (per extracomunitari, disabili e soggetti a rischio); tutoraggio; accompagnamento all’inserimento lavorativo. La personalizzazione è progettata (all’inizio dei percorsi o in itinere) da Istituti e Centri anche secondo istanze e bisogni delle famiglie e dai ragazzi, per approfondire, recuperare o sviluppare segmenti e dimensioni del PECUP e delle Indicazioni regionali, o per favorire i passaggi tra i percorsi di studio liceali o di istruzione e FP in corso d’anno. Si possono attivare laboratori, anche espressivi, al fine di valorizzare le capacità dei ragazzi. In una prospettiva di rete i laboratori vengono organizzati in collaborazione o convenzione con Enti e privati, con conservatori, licei musicali e coreutici, scuole secondarie di 2° grado, scuole non statali accreditate, associazioni, ecc. Le Istituzione formative devono garantire all’interno del percorso: la predisposizione del piano formativo con il rispetto degli elementi minimi, l’alternanza scuola-lavoro, le attività di orientamento, le attività delle commissioni per il riconoscimento dei crediti e dei passaggi e le attività relative agli esami finali, le misure di personalizzazione dell’offerta. La personalizzazione è progettata (all’inizio dei percorsi o in itinere) per approfondire, recuperare o sviluppare o per favorire i passaggi in corso d’anno. Si possono attivare laboratori in collaborazione con Enti e privati, con conservatori, licei musicali e coreutici, scuole secondarie di 2° grado, scuole non statali accreditate, associazioni, ecc. 9) Esiti e certificazioni Con DDUO n. 6072 del 17.06.10 e DR 4883 del 04.06.12, sono state approvate le modalità di certificazione delle competenze di base acquisite nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione. Il certificato relativo all’assolvimento dell’obbligo di istruzione è rilasciato agli alunni che hanno concluso la seconda annualità o comunque fruito per almeno 10 anni dell’istruzione obbligatoria, che ne fanno espressa domanda in forma scritta, dall’Istituzione Formativa di frequenza del percorso sperimentale di IeFP. Con DDG n. 3616 del 10.04.07, la Regione ha approvato il documento “Certificazione delle competenze e riconoscimento dei crediti formativi - attuazione dell’Accordo in CU del 28710/04” e le linee guida per il passaggio tra i Sistemi di Istruzione e di Istruzione e Formazione Professionale in attuazione dell’Accordo 28.10.04. Questo atto regola le modalità di utilizzo della certificazione intermedia delle competenze acquisite e le modalità di riconoscimento dei crediti formativi. Le prove di esame sono tre: prova centralizzata per valutare gli standard formativi di base (4 ore), prova professionale per valutare le competenze tecnico professionali (6 ore) e colloquio per verificare il raggiungimento del PECUP (30 minuti). La regolamentazione di riferimento per gli esami è data dalle “Indicazioni regionali per l’offerta for- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 68 mativa in materia di Istruzione e Formazione Professionale” di cui al DGR n. 8/6563/2008 e dalle “Procedure” per l’avvio e lo svolgimento delle attività formative dei Soggetti accreditati al Sistema di IeFP, allegato A) del DDUO n. 9837/08. Il DDUO n. 2491 del 19/03/2013 è di riferimento per le sessioni d’esame. 10) Crediti È prevista una Commissione regionale di supporto alle Commissioni di Istituto previste dal DPR 257/00, per la definizione di ambiti di equivalenza ai fini dei passaggi tra IF e IS, in attuazione a quanto previsto dall’Accordo in CU del 28.10.04. Le certificazioni rilasciate hanno valore di credito, ai fini dei passaggi, ai sensi dell’Accordo in CU del 28.10.05 e secondo i format da esso previsti. In caso di passaggi, sia all’interno del Sistema di IeFP integrale sia dal o verso il Sistema scolastico, vengono attivati Larsa con le ore previste nel curricolo (vedi DDG 3616 10.4.07). 11) Governo del sistema In relazione ai percorsi triennali, è costituito un Comitato Paritetico regionale, previsto per il loro monitoraggio e valutazione. È composto da 2 rappresentanti della Regione; 2 del MIUR, 2 del MLPS, 4 delle OO.SS, 4 delle OO datoriali e 2 delle Province. Si avvale delle strutture di ricerca ed elaborazione della Regione, dell’USR e degli operatori coinvolti ed opera in raccordo con gli organismi istituzionali e tecnici regionali e nazionali. Si sta definendo una nuova governance regionale di programmazione dell’offerta annuale con il maggior coinvolgimento di Province, USR/UST, Istituzioni Scolastiche e Formative e parti economiche e sociali. Attualmente, il processo di programmazione dell’offerta formativa prevede, ai sensi della LR 1/1999 e del DCR n. VIII/528/08, due organismi: il Comitato Istituzionale di Coordinamento, composto dai rappresentanti delle 11 Province, dei Comuni e delle Comunità Montane, attraverso le proprie associazioni, e di Unioncamere Lombardia in rappresentanza delle CCIAA; e la Commissione Regionale per le Politiche del Lavoro, composta dai rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, delle Associazioni delle categorie protette e dalla Consigliera di Parità. In Lombardia è stata introdotta l’applicazione del criterio della quota capitaria (risorse economiche per singolo allievo) per il finanziamento dei percorsi, nel caso di allievo disabile il valore della quota capitaria è accresciuto. L’offerta formativa della dote formazione è stata avviata in fase di prima applicazione per l’anno formativo 2008-2009. Il 2007 è stato l’anno dell’approvazione della Legge regionale n. 19 del 06.08.07 che delinea il sistema unitario di IeFP della Regione secondo un asse di sviluppo verticale. Con il DGR n. VIII/6111 del 24.12.07, per l’anno formativo 2008-09, è stata introdotta la dote formazione passando da un sistema di offerta rigido e accentrato sul territorio perché rimesso alla sola programmazio69 ne delle Province, ad un sistema di offerta flessibile perché agganciato alla dinamica della domanda (scelta degli allievi) e alla vocazione dei territori (priorità provinciali). Valorizzando il ruolo della programmazione territoriale delle Province, si è definito a quale livello di crescita attestare il filone d’offerta, in considerazione del fatto che esso è stato finanziato non con un canale strutturale, ma attraverso limitati trasferimenti statali e da dotazioni proprie del bilancio regionale. È stato, poi, creato un catalogo dell’offerta formativa sulla base delle proposte progettuali degli operatori. Questo per agevolare la possibilità di scelta da parte degli allievi e la successiva ammissibilità al finanziamento delle proposte formative in funzione dell’effettiva iscrizione da parte degli allievi (metodo della quota capitaria). Il processo, così, prevede che le Province definiscano le priorità territoriali dell’offerta mentre le Istituzioni Formative mettano a punto la propria offerta formativa completa di area professionale, qualifica e indirizzo, tenuto conto di dette priorità. La Direzione Generale Istruzione Formazione e Lavoro pubblica l’offerta formativa territoriale avviando la fase di iscrizione e di richiesta delle doti da parte degli allievi. Le doti vengono assegnate in ordine cronologico di arrivo della richiesta di iscrizione da parte degli allievi, fino all’esaurimento delle risorse per fascia di priorità. È stato predisposto un software per il monitoraggio in tempo reale delle scelte dei giovani. È stata avviata un’azione di valutazione regionale di sistema e degli apprendimenti. In particolare sono stati approntati strumenti di misurazione quanti-qualitativa dei risultati in esito ai percorsi triennali. A livello di percorsi di norma si attiva un comitato tecnico scientifico che si occupa della promozione e viene adottato un sistema di rating, finalizzato al monitoraggio e alla valutazione per valorizzare la qualità dei servizi, l’efficacia dei risultati e l’efficacia della spesa. In tal modo, si aiutano gli utenti ad ottenere le informazioni necessarie per scegliere gli operatori migliori e si promuovono comportamenti virtuosi negli operatori. 12) Destinatari Sono destinatari dei percorsi gli allievi in età di DDIF, provenienti dall’ultimo anno delle scuole secondarie di I grado (anche da fuori Regione) e non in possesso del diploma di primo ciclo (comunque da acquisire prima della qualifica). 13) Costi Il costo medio annuale per allievo al primo anno per i percorsi triennali nelle Istituzioni formative corrisponde a € 4.500,00. Considerando che la media stimata per classe è di 21,6 allievi a percorso (e, di norma, non superiore a 25 allievi per classe), il costo ora/corso è di € 98,18, il costo medio annuale per percorso di € 97.200 e il costo medio orario per allievo (990 ore) di € 4,55. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 70 14) IV/V anno Previsto dall’Accordo territoriale del 27.04.05, il IV anno di IeFP rappresenta un grado più elevato di acquisizione di competenze. Obiettivo del percorso è il raggiungimento di competenza tecnica (IV Livello europeo) di consapevolezza e di padronanza dell’area professionale che permette la prosecuzione degli studi superiori e l’ingresso nel mondo del lavoro. Il percorso è accessibile dai triennali sia delle IF che delle IS. Al termine del percorso, sulla base di un esame finale, la Regione rilascia un certificato delle competenze acquisite secondo le modalità e in coerenza con gli standard definiti nella DGR n. 6563 del 13 febbraio 2008. Complessivamente il percorso è di 990 ore. Alle aree dei linguaggi, storico-socioeconomica, matematico-scientifica e tecnologica sono assegnati un 45%- 55% di monte ore (445-545 ore) allo stesso modo dell’area tecnico-professionale e alternanza. All’interno, lo stage si estende per un 25%-40%. A.s.f. 2005/06: n. percorsi n.d.; n. allievi n.d. A.s.f. 2006/07: n. percorsi 51; n. allievi 815 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 78; n. allievi 1.390 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 100; n. allievi 1.876 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 199; n. allievi 2.807 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 235; n. allievi 3.441 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 284; n. allievi 4.295 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 351; n. allievi 5.438 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 472; n. allievi 8.157 Il cosiddetto 5° anno, realizzato a partire dall’a.f. 2010/11, prevede 990 ore. L’area delle competenze di base va da un minimo di 70% a un massimo di 80%. L’area delle competenze tecnico-professionali va da minimo 20% a massimo 30%. I diplomi per il conseguimento della maturità. I diplomi più richiesti sono stati “tecnico della gestione aziendale”, “tecnico delle industrie meccaniche” e “tecnico dei servizi della ristorazione”. I corsi, finanziati dal FSE, sono stati attivati presso le Istituzioni Formative in raccordo con le Istituzioni Scolastiche. A.s.f. 2010/11: n. percorsi 10; n. allievi 139; maturati 80 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 25; n. allievi 404; maturati 245 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 34; n. allievi 554; maturati 417 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 37; n. allievi 672; diplomati 477 15) Apprendistato In riferimento al Decreto 3 agosto 2012, n. 7111 e alla DGR. 6 giugno 2012, n. IX/3576, sono attivati percorsi per un monte ore non inferiore a 400 ore annue per gli apprendisti minorenni, con un massimo di 52 ore per azioni di supporto al percorso formativo. Nel 2013 sono segnalate nella Regione 110 unità di apprendisti (19 minori) in formazione per la qualifica. Nel 2014, sono 633 i giovani avviati con il contratto di appren71 distato di I livello, di cui 168 partecipanti ad attività di formazione. Nel successivo avviso la Regione prevede di attribuire un ruolo centrale ai Poli Tecnico professionali. La Regione ha parallelamente concluso nel 2015 una sperimentazione sull’art. 48 del D.Lgs 276/2003 con 37 qualificati. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 72 2.10. Marche 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo del 03.09.03 – Accordo Territoriale del 19.10.04 – Accordo Territoriale del 09.02.11 – DGR n. 238 del 09.02.10 Attuazione percorsi IP e FP 2010/11 – DGR n. 1038 del 28.06.10 Linee guida per i percorsi 2010/11 – DGR n. 1035/2010 (DGR 62/01, 2164/01, 1449/03, 721/05, 1071/05, 868/06, 1401/06, 974/08) Accreditamento – DDPF 184/IDS 06 del 21.07.10, Avviso percorsi 2010/11 – DGR 1029/11, Linee guida 2007/13 – DGR n. 12 del 17.01.11, Percorsi biennali – DDPF n. 134/IFD del 03.05.11, Avviso 11/12 – DGR n. 1230 del 19.09.11, Percorsi biennali – DGR n. 322/12, Recepimento Repertorio e attuazione percorsi 2012/13 – DA n. 40 del 24.01.12, Offerta IS – DGR n. 802/12 e 1555/12, Linee guida IF – DGR n. 836 del 11.06.12, Linee guida IS – DGR n. 1070 del 11.07.12 – DDPF n. 26/IFD del 30.03.12, Avviso IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 99% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 99% (a.f. 2011/12)  IF IS IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 99% (a.f. 2012/13)  IS IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 98% (a.f. 2013/14)  IS IF 3° anno  2° anno  2 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) dal 2010/11 3° anno  2° anno  1° anno  1° anno  73 – DGR n. 1478 del 23.10.12, DDPF 439/IFD/12, 496/IFD/12 Azioni di sistema – DGR 485/13, 657/13 e 499/14 Esami – DA n. 63 del 15.01.13 e DGR n. 942/13 percorsi IS e IF e Azioni di accompagnamento – DGPF 158 del 27.06.13 Avviso IF 2013/14 3) Dati A.s.f. 2004/05: n. percorsi 3; n. allievi 60 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 22; n. allievi 417 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 18; n. allievi 338 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 38; n. allievi 746 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 44; n. allievi 888 A.s.f. 2009/10: n. corsi 55; n. allievi 982 A.s.f. 2010/11: n. corsi 142; n. allievi 3.731 A.s.f. 2011/12: n. corsi 296; n. allievi 6.439 A.s.f. 2012/13: n. corsi 443; n. allievi 9.012 A.s.f. 2013/14: n. corsi 471; n. allievi 9.733 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa e percorsi integrali di IeFP, ex percorsi integrati). La sperimentazione è iniziata nell’a.s. 2004/05 attivando alcuni percorsi triennali integrati nelle Province di Macerata e di Ascoli Piceno. La Regione ha adottato, tra le prime, dal 2010/11, il modello sussidiario integrativo con la contemporanea presenza residuale (2 corsi su 140 degli IP) di percorsi triennali di IeFP a titolarità delle Istituzioni Formative (IF) per le figure nazionali degli Accordi in CU. Sono, inoltre, promossi percorsi triennali ma anche percorsi biennali (questi ultimi non per l’a.f. 2013/14) per ultrasedicenni sempre nell’ambito delle figure dell’Accordo in CU. I percorsi a titolarità delle Istituzioni formative, attuati “in numero limitato e compatibile con le risorse statali” (DGR 238/10), sono percorsi di IeFP integrale. C’è la possibilità (non concretizzata) di un’integrazione fra Istituzioni Formative (IF) e Istituzioni Scolastiche (IS), da attuarsi sotto forma obbligatoria di Associazione Temporanea di Impresa e/o Associazione Temporanea di Scopo. Bandi provinciali per percorsi delle IF. Bandi regionali per altri percorsi (DDPF n. 445/IFD del 27.11.12, Riparto e assegnazione alle Province marchigiane). 5) Sede di svolgimento Nel modello sussidiario integrativo l’iscrizione è a 14 anni a scuola, che rimane anche la sede di svolgimento delle attività. Soggetti attuatori dei percorsi di IeFP integrale a titolarità IF sono Istituzioni formative (degli Enti storici come Artigianelli ed Endefop o delle Province, ossia CIOF) accreditate nell’obbligo formativo, in accordo con Istituzioni QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 74 Scolastiche per i passaggi. Per i percorsi IeFP l’accreditamento costituisce requisito obbligatorio non solo per la struttura formativa, ma anche per la candidatura delle scuole (in ATI con IF). Lo stage, è definito in termini di luoghi, contenuti, tempi e modalità, inclusa l’individuazione dell’Ente gestore e delle aziende pubbliche e/o private coinvolte in regime di convenzione. Le IS devono essere accreditate o aver presentato domanda di accreditamento presso la Regione per la macrotipologia formativa Obbligo formativo per i percorsi di IeFP, ai sensi delle DGR n. 62, del 17/01/2001, n. 2164 del 18/09/2001 e s. m. e n. 1035 del 28/06/2010. Le Istituzioni scolastiche devono presentare domanda obbligatoriamente in ATI e/o ATS con una o più strutture formative accreditate, a pena di esclusione dalla successiva fase di valutazione. Le scuole hanno deroga sulla presenza di standard minimi di competenze certificate. Possono essere accreditati soggetti pubblici e privati con finalità formative. 6) Docenti Nei percorsi del modello sussidiario integrativo le competenze di base e tecnico-professionali sono insegnate dal personale della scuola. C’è la possibilità (non concretizzata per il 2011/12) di un’integrazione fra IF e IS, da attuarsi sotto forma obbligatoria di ATI o ATS. Nei percorsi di IeFP integrale a titolarità IF anche i docenti delle competenze di base provengono dalle stese IF. 7) Articolazione oraria Il percorso triennale a titolarità delle IF accreditate prevede 3.168 ore per tre anni (1.056 all’anno). Le competenze di base vanno da 1.226 a 1.191 ore; quelle tecnico-professionali da 889 a 1.220. Lo stage è tra le 80 e le 256 ore. Le ore destinate all’accoglienza vanno da 16 a 256 ore; quelle per la personalizzazione da 192 a 270 ore; quelle dedicate alla valutazione da 384 a 540 ore. I progetti devono essere strutturati in Unità Formative capitalizzabili. I percorsi biennali durano 2.100 ore (DGR 12/11). I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. 8) Elementi Il curricolo dovrà prevedere: accoglienza, tutoring, orientamento e accompagnamento al lavoro, misure di accompagnamento (Larsa) a supporto della frequenza per eventuali debiti formativi sia in ingresso che in itinere, stage obbligatorio, interventi specifici nelle azioni di accompagnamento per soggetti con disabilità e per bisogni educativi speciali, viaggi per stage, alternanza, fiere, musei, convegni inerenti gli obiettivi formativi, attività extra-curricolari in ambito formativo, culturale, sportivo inerenti gli obiettivi formativi. Il percorso presuppone attrezzature e laboratori, corpo docente composto anche da esperti provenienti dal 75 mondo della produzione, tutor, didattica specifica, monitoraggio del progetto e valutazione dei risultati. 9) Esiti e certificazioni Al termine del secondo anno di corso la Struttura formativa è obbligata a compilare e rilasciare il modello di certificazione dei saperi e delle competenze acquisite dagli studenti nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione, approvato con Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 9 del 27 gennaio 2010 e recepito nei contenuti con DGR n. 1038/2010 anche per le strutture formative. Al termine del terzo anno è previsto il rilascio del diploma di qualifica e l’attestato di qualifica professionale. Le Linee guida esplicitano il recepimento dell’Accordo stipulato il 28.10.04 in sede di Conferenza unificata per la certificazione finale e intermedia delle competenze, e l’adozione dei relativi strumenti contenuti nell’Allegato A (Attestato di qualifica professionale) e nel Modello B (Certificato di competenze). Ai fini dell’accesso alla valutazione annuale e dell’ammissione agli esami, l’obbligo di frequenza delle attività è indicato in almeno il 75% delle ore di durata del percorso. La valutazione degli apprendimenti si basa generalmente su un’articolata gamma di modalità, le quali spaziano dal tradizionale colloquio, accompagnato da prove scritte (strutturate e non) ed esercitazioni pratiche di laboratorio, alla simulazione o prova pratica in situazione. In riferimento all’area delle competenze tecnicoprofessionalizzanti, è previsto l’utilizzo di schede di valutazione delle Unità Formative capitalizzabili, in cui sono esplicitati gli oggetti osservati, i relativi indicatori, il risultato atteso e le modalità di valutazione consistenti per lo più in prove pratiche in situazione. Nei percorsi a titolarità IF, a garanzia dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione, l’Istituzione Formativa è tenuta a compilare e rilasciare, al termine del secondo anno di corso, il relativo modello di certificazione dei saperi e delle competenze acquisite dagli studenti durante il biennio, di cui al Decreto MIUR n. 9/2010. Il DGR 485/13, 657/13 e 499/14 regolano la materia degli esami. 10) Crediti In itinere è previsto il riconoscimento dei crediti per eventuali passaggi. Per i percorsi biennali, i crediti vengono riconosciuti sulla base di livelli di saperi e di competenze ulteriori (intermedi o avanzati) rispetto a quelli minimi di base validi per il riconoscimento della prima annualità. Non devono eccedere, comunque, il 30% del monte ore corso totale biennale. Il credito attribuito non è spendibile sulle discipline professionalizzanti del relativo percorso. I crediti possono riguardare anche saperi e competenze acquisiti in contesti lavorativi formalmente documentati. Tali crediti debbono essere validati da un soggetto pubblico. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 76 11) Governo del sistema Il coordinamento delle attività concernenti il diritto-dovere alla Formazione e all’Istruzione nelle Marche è gestito dal Servizio Attività produttive e Lavoro. Come organo di governo della IeFP è stato costituito il Comitato regionale di Coordinamento, con funzioni di indirizzo, monitoraggio e valutazione, oltre che di supporto tecnico e di raccordo per l’integrazione tra i percorsi e le altre filiere formative. Esso è composto da rappresentanti della Regione, dell’Ufficio Scolastico Regionale e delle Province, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Il potenziamento della governance del Sistema regionale di IeFP avviene anche attraverso tavoli di lavoro a carattere territoriale e settoriale (DGR 322 del 19.03.12) tra Istituzioni scolastiche e Agenzie formative accreditate. Per la gestione dell’offerta operano Reti (DDPF n. 439/IFD/2012) di Istituzioni Scolastiche e Formative, strutturate per settori e con una scuola capofila. I loro compiti sono: individuazione di modalità didattiche innovative e di valutazione degli apprendimenti, condivisione delle tipologie di prove di esame, realizzazione di progetti di IeFP, informazione, formazione-azione a carattere laboratoriale, confronto delle criticità, diffusione delle buone pratiche e strumentazioni. Monitoraggio dei percorsi e valutazione di efficienza/efficacia sono garantiti dal sistema di Anagrafe regionale degli studenti (DGR 1038/10 e DDPF n. 238/IFD del 19.07.12). 12) Destinatari Giovani tra i 14 e i 18 anni che abbiano concluso il primo ciclo di studi e che intendano proseguire in percorsi a carattere professionalizzante. Il numero degli allievi per ciascun corso non dovrà essere inferiore a 15 e superiore a 20. Può essere autorizzato un numero di allievi fino a 24 solo in presenza di adeguate strutture. 13) Costi Il parametro di unità di costo standard prevede per i percorsi triennali delle Istituzioni formative al primo anno un costo medio orario per allievo di € 5. Il costo medio annuale per allievo (per 1056 ore) corrisponde a € 5.280,00. Il costo medio annuale per percorso è di € 116.160. Pertanto, il parametro ora/corso tocca € 110,00. 14) Apprendistato In riferimento alla LR. 17 maggio 2012, n. 14 e all’Accordo del 24 settembre del 2012 si realizzano percorsi per gli apprendisti minorenni. L’offerta è demandata alle singole Provincie (attualmente Ascoli Piceno e Pesaro). Le Linee Guida approvate nel mese di ottobre 2012, definiscono il quadro regolamentare, con la tipologia dei soggetti attuatori, i profili professionali per qualifica e diploma, la durata e la modalità di erogazione della formazione. Possibilità di aule virtuali e metodologie innovative da concentrare in learning weeks. Nel 2014 sono segnalati nella Regione 4 apprendisti inseriti nei percorsi formativi per la qualifica professionale. 77 2.11. Molise 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo di intesa del 29.07.03 tra MIUR e Regione Molise – Accordo territoriale Regione - USR del 14.02.11 per sussidiarietà – DGR n. 132 del 10.02.03, Obbligo formativo e sperimentazione di nuovi modelli nel Sistema dell’Istruzione e della Formazione Professionale – Deliberazione n. 1096 del 30.07.04, Bando per la sperimentazione – DDG n. 48 del 12.09.05 – DGR n. 1829 del 02.11.06 – DGR n. 231 del 10.03.08 Avviso a.f. 2008/9 (fino a.f. 2011/12) – DGR n. 480/10 (+ DD 429/11) Avviso percorsi IeFP – DGR n. 598/10, Regime surrogatorio 2010/11 – DGR n. 83 del 14.02.11 (+ DGR 431 del 14.6.11) recepimento Accordo 27.04.10 e Intesa 16.12.10, avvio sussidiarietà integrativa, proposta di legge regionale – DGR n. 533/12 (DGR n. 718/12, DGR n. 4/13, DD n. 2/13, DGR n. 305/13) Accreditamento – DGR n. 311/12 Linee di indirizzo – DGR n. 312/12 Recepimento figure Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f.2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 70% (a.f.2011/12)  IF IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 85% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 76% (a.f. 2013/14) IF  IS 3° anno  2° anno  1° anno  3 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  78 – DGR n. 352/12 Avviso per avvio a novembre 12/13 – DD 114 del 23.01.13 Vademecum linee guida organizzazione e misure di accompagnamento – DD n.35/2013 accompagnamento IF 2013/14 – DGR n. 259/2013 e DGR n. 360/2013 (Avviso 2013/14) 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 1; n. allievi 20 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 1; n. allievi 9 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 1; n. allievi 12 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 13; n. allievi 207 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 15; n. allievi 230 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 12; n. allievi 173 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 9; n. allievi 130 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 6; n. allievi 83 A.s.f. 2011/12: n. corsi 9; n. allievi 253 A.s.f. 2012/13: n. corsi 37; n. allievi 795 A.s.f. 2013/14: n. corsi 73; n. allievi 1.386 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (IeFP integrale e sussidiarietà integrativa, ex integrazione al 50%). Dal 2003/04 offerta di 3 anni integrati con FP al 50% (cessati al primo anno nel 2004/05). Dall’a.s.f. 2006/07 percorsi triennali di Formazione Professionale integrale, finalizzati al conseguimento di un attestato di qualifica professionale. Se ne attivarono alcuni al 1° anno nel marzo 2012 ma ricaddero formalmente nell’a.f. 2011/12. La breve esperienza dei percorsi integrati a titolarità scuola, attivata nell’a.f. 2006/07, non è stata più rinnovata dall’a.s.f. 2007/08 (1° anno di non rinnovo). Nell’a.s.f. 2011/12 è stata adottata la sussidiarietà integrativa a titolarità delle Istituzioni scolastiche (IS). Contemporanea presenza di percorsi triennali delle Istituzioni Formative (IF) accreditate (percorsi integrali riferiti alle figure degli Accordi in CU, la cui articolazione viene emanata con DGR). Bando regionale. 5) Sede di svolgimento Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso la scuola per i percorsi del modello sussidiario integrativo. Per i percorsi di IeFP integrale l’iscrizione avviene presso le Istituzioni Formative (IF), che sono anche sede di svolgimento delle attività. Le scuole sono esentate dall’accreditamento con deroga all’applicazione del CCNL Formazione. Possono essere destinatari dell’accreditamento Enti pubblici e privati ma non possono accedervi le ditte individuali, con riferimento a un solo titolare, unico responsabile e unico promotore della sua iniziativa imprenditoriale. 79 6) Docenti I docenti provengono dalle Istituzioni Formative (IF) per i percorsi di IeFP integrale. Nel modello sussidiario integrativo i docenti provengono dalle Istituzioni Scolastiche per tutte le competenze. 7) Articolazione oraria Il percorso triennale di IeFP integrale conta 3.000 ore (1.000 per anno). Negli anni precedenti erano 1.000-1.100-1.100). Tali percorsi prevedono: – competenze di base e trasversali: da 700 a 1059 ore (23-35%); – competenze tecnico-professionali: da 390 a 870 ore (13-29%); – laboratori di pratica professionale: da 180 a 507 ore (6-17%); – accoglienza/orientamento/sostegno: da 30 a 300 ore (1-10%); – stage/tirocini/visite guidate: 900 ore (30%). I percorsi del modello sussidiario integrativo hanno una durata in ciascuna annualità degli IP di 1.056 ore, ai sensi dell’art. 5 comma 1, lett. b, del D.P.R. 15 marzo 2010 n. 87. Sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. 8) Elementi Il curricolo prevede: accoglienza, tutoraggio, orientamento, sostegno specifico per giovani disabili, stage e alternanza. 9) Esiti e certificazioni La verifica del grado di apprendimento viene effettuata dal docente per mezzo di prove (compiti in classe, interrogazioni, prove pratiche, etc.). Possono essere ammessi alla prova d’esame allievi che abbiano riportato un giudizio globale positivo e che abbiano effettuato un numero di presenze, espresso in ore, non inferiore all’80%. La convenzione stipulata tra la Regione e le Agenzie formative assegnatarie dei percorsi pone alle agenzie l’obbligo di consegnare agli allievi che abbandonano il percorso formativo la certificazione delle competenze acquisite durante la frequenza del percorso formativo. Agli allievi che ultimano il percorso viene rilasciato l’attestato di qualifica compilato sul format approvato in Conferenza unificata il 28.10.04. È prevista l’adozione di un libretto formativo. 10) Crediti Passaggi tra gli Istituti professionali e le Agenzie formative attraverso interventi condivisi in grado di agevolare i passaggi tra i sistemi ed il reciproco riconoscimento dei crediti. Ogni annualità dovrà stabilire legami, interazioni, sinergie finalizzate a massimizzare l’efficacia del percorso scolastico-formativo. La collaborazione operativa e progettuale tra Istituti professionali ed Agenzie Formative consentirà, attraverso protocolli d’intesa, la messa in campo e l’integrazione delle specifiche QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 80 competenze, esperienze e risorse dei diversi soggetti coinvolti, promuovendo l’apporto di altri soggetti del territorio. A riguardo, il Servizio Istruzione della Regione Molise, svolgerà le necessarie azioni di raccordo e supporto operativo. La verifica del grado di apprendimento viene effettuata dal docente per mezzo di prove (compiti in classe, interrogazioni, prove pratiche etc.). Possono essere ammessi alla prova d’esame allievi che abbiano riportato un giudizio globale positivo e che abbiano effettuato un numero di presenze, espresso in ore, non inferiore all’80%. La convenzione stipulata tra la Regione e le Agenzie formative assegnatarie dei percorsi pone alle agenzie l’obbligo di consegnare agli allievi che abbandonano il percorso formativo la certificazione delle competenze acquisite durante la frequenza del percorso formativo. Agli allievi che ultimano il percorso viene rilasciato l’attestato di qualifica compilato sul format approvato in Conferenza unificata il 28 ottobre 2004. È prevista l’adozione di un libretto formativo. 11) Governo del sistema Nella fase di predisposizione del Piano triennale, viene chiesto alle parti sociali, alle associazioni datoriali e ai Centri per l’impiego di fornire un’indicazione dei settori e delle qualifiche con migliore possibilità di collocazione nel mercato del lavoro. Per la gestione progettuale e operativa del Sistema di IeFP viene istituito dall’a.f. 2012/13 il Comitato tecnico regionale (DGR 311 del 16.05.12). Esso è composto da funzionari regionali, rappresentanti dell’USR, rappresentanti di Istituzioni Scolastiche e Formative e di Centri per l’impiego. Il Comitato tecnico collabora alla progettazione dei progetti esecutivi, monitora l’andamento dell’offerta, analizza problematiche e fornisce orientamenti. Inoltre, diffonde esperienze, strumentazioni, buone pratiche per la realizzazione dei percorsi triennali e definisce le condizioni di integrazione tra i percorsi di IeFP e le altre filiere. Sul piano operativo vengono promossi incontri tra Istituzioni Formative e Scolastiche per informazione e consulenza nella realizzazione dei progetti. Il Servizio Istruzione della Regione Molise, svolge le necessarie azioni di raccordo e supporto operativo per agevolare i passaggi tra i sistemi. 12) Destinatari Giovani che abbiano conseguito il diploma di scuola secondaria di I grado e che non abbiano superato il 16° anno di età. Possono accedere alla IeFP gli allievi che conseguono in ritardo il titolo di scuola media. Vengono favoriti accordi tra le scuole secondarie di I grado e le Istituzioni Formative. 13) Costi Il costo annuale per percorso prevede per i percorsi triennali delle Istituzioni formative un ammontare complessivo massimo ammissibile per 81 la prima annualità di € 70.000 all’anno. Ne deriva che il costo annuale per allievo iscritto è di € 5.185,19; il costo orario per allievo iscritto è € 5,19; il parametro ora/corso è di € 70,00. 14) Apprendistato In riferimento alla DGR 08.08.12 n. 537 e alla DGR 23.10.12 n. 644, nonché al DD 2/13 e DGR 305/13, si prevedono (ma non risultano attivi) percorsi per gli apprendisti minorenni con un monte ore non inferiore alle 400 ore annue. Nel caso di apprendisti di età superiore ai 18 anni, si tiene conto di crediti formativi in ingresso. 82 2.12. Piemonte 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo MIUR-Regione del 01.09.03 – Accordo territoriale Reg. USR del 22.10.03 – Accordo territoriale Reg. USR del 18.02.11 – DGR 85-8991 del 07.04.03 Atto di indirizzo – DD 278 del 09.04.03 Bando 2003/04 – DGR 31-5319 del 19.02.07, Atto di indirizzo periodo 2007/09 – DGR 23-13166 del 01.02.10, Direttiva 2010/12 – DGR n. 88 del 30.11.10, Assunzione 21 figure Accordo – DD 151/11 Stage – DGR 19-1738 del 21.03.11, Atto di indirizzo periodo 2011/14 – DD 255 del 03.05.11, Linee guida per bandi provinciali 2011/12 – DD 267/11 Modelli per valutazione ex ante del sistema – DD 325 del 15.06.12, Calcolo unità costo standard – DD 356 del 15.06.11, Bando IV anni – DGR 33-4189 del 23.07.12, Programmazione 12/13 – DD 428 del 24.07.12, Bando IV anni 4° anno  2 anni integrati +1 anno integrale Titolarità IT, Licei + IF 3° anno  2° anno  1° anno  3° anno  2° anno  2 o 3 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  1° anno  Tasso di scolarizzazione al I anno: 23% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 42% (a.f. 2011/12)  IF IF IS IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 45% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 53% (a.f. 2013/14) IF  IS 83 3) Dati A.s.f. 2002/03: n. percorsi 8; n. allievi 163 A.s.f. 2003/04: n. percorsi 23; n. allievi 473 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 163; n. allievi 4.364 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 643; n. allievi 11.870 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 769; n. allievi 14.683 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 897; n. allievi 17.156 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 994, n. allievi 19.364 A.s.f. 2009/10: n. corsi 1.108, n. allievi 19.536 A.s.f. 2010/11: n. corsi 1.066; n. allievi 19.565 A.s.f. 2011/12: n. corsi 1.135; n. allievi 22.664 A.s.f. 2012/13: n. corsi 1.216; n. allievi 25.827 A.s.f. 2013/14: n. corsi 1.475; n. allievi 29.649 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (percorsi in sussidiarietà integrativa e percorsi triennali integrali, ex percorsi triennali misti, ex percorsi biennali integrati). Dall’a.f. 2002/03 percorsi misti di Formazione Professionale-Scuola realizzati presso le sedi delle Agenzie formative. Ai docenti delle scuole veniva attribuito un preciso ruolo dall’accordo territoriale (in estinzione). Dall’a.f. 2004/05 percorsi integrati con crediti in ingresso per drop out, realizzati nell’ambito della flessibilità curricolare non portavano, di norma, a qualifiche. Dall’a.s.f. 2011/12 adozione del modello sussidiario integrativo con la contemporanea presenza di percorsi triennali di qualifica nelle IF (Istituzioni Formative) accreditate, di percorsi di qualifica biennali in IF con crediti in ingresso per drop-out e di percorsi in cui i primi due anni in integrazione con IT e Licei confluiscono in un terzo anno a tempo pieno nella Formazione Professionale (nel 2013/14 e 2014/15 sono stati attivati tali percorsi per coloro che abbandonano il percorso scolastico). Inoltre, sono stati attivati percorsi annuali flessibili e laboratori scuola/formazione per l’inserimento ai 1° o al 2° anno di IeFP (circa 100-150 ore). Tutti questi percorsi sono considerati dalla Regione come riferibili alle figure professionali dell’Accordo. Dall’a.s.f. 2004/05 l’atto di indirizzo è stato rivolto alle Province che emanano bandi nel loro territorio. 5) Sede di svolgimento Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso la scuola per i percorsi del modello sussidiario integrativo. Per i percorsi triennali integrali le iscrizioni sono richieste presso le Istituzioni Formative, dove si svolgono le lezioni. L’accreditamento riguarda organismi pubblici e privati; è prevista una tipologia che richiede un numero minore di parametri per gli istituti scolastici che erogano formazione nei progetti integrati istruzio- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 84 ne-formazione. Non sono presenti percorsi gestiti direttamente da Regione, Provincie o Comuni. 6) Docenti Nella precedente FP mista, le attività comprese nelle competenze di base e nelle competenze trasversali erano svolte dai docenti dell’Istituzione Scolastica, mentre quelle comprese nelle competenze professionali e di personalizzazione erano svolte dai docenti dell’agenzia in base a con - venzioni stipulate prima dell’inizio delle attività tra i CFP e le Istituzioni scolastiche interessate. Per le competenze di base, ai sensi dell’art 10 dell’accordo quadro del 19.06.03 e dell’art. 7 dell’accordo territoriale del 22.10.03, l’eventuale utilizzo di docenti della scuola doveva avvenire senza oneri per Regione e Province. I docenti, individuati dal Dirigente scolastico, erano retribuiti per le attività di insegnamento e progettazione dall’Agenzia formativa e prestavano la loro opera al di fuori dell’orario del servizio scolastico. Dall’a.s.f. 2011/12, nei percorsi del modello sussidiario integrativo le competenze di base e tecnico-professionali sono insegnate da personale della scuola. Non è previsto il coinvolgimento delle Istituzioni Formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli Istituti Professionali. Nei percorsi triennali a titolarità delle IF tutte le competenze sono insegnate dai formatori delle medesime. Nei percorsi biennali integrati i docenti delle IF insegnano fino ad un massimo di 400 ore (200 annuali) comprensivi di stage simulato orientativo. 7) Articolazione oraria Il percorso triennale, a carattere modulare di IeFP integrale, prevede 3.150 ore (1.050 ore all’anno). Le professionalizzanti sono 1.807, comprensive di uno stage formativo di 320 ore. Nel triennio le competenze di base (assi) ammontano a 995 ore, mentre la personalizzazione (cittadinanza, accoglienza, orientamento, recuperi e approfondimenti) tocca 320 ore. L’esame finale comporta 28 ore. Il biennio di IeFP integrale conta al primo anno 1.050 ore e al secondo 1.200. Le ore professionalizzanti sono 1.572 di cui 320 sono quelle di stage. I bienni integrati negli IT e Licei (200 + 200 ore di Formazione Professionale) iniziano a 14 anni e possono proseguire con un terzo anno di IeFP (di 1.200 ore) presso un IF, con 535-625 ore professionalizzanti più 240-260 ore di stage. L’offerta prevede anche percorsi annuali flessibili (di 800-1.000 ore con stage al 50%) propedeutici all’ingresso di drop out nella FP (percorsi destrutturati). I percorsi triennali delle IS del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. Non prevedono un monte ore prestabilito del percorso triennale di qualifica, ma contengono una standardizzazione dei contenuti, ricavati dalle figure nazionali. Unici vincoli: 200 ore di stage e un incremento di 66 ore, da incrementare nel I e II anno nell’area professionalizzante, e le ore della prova di qualifica. 85 8) Elementi Il curricolo prevede: Accoglienza; Orientamento; accompagnamento nei passaggi; personalizzazione dei percorsi; tutoraggio; stage; accompagnamento all’inserimento lavorativo. Parallelamente ai percorsi formativi sono previsti laboratori di recupero e miglioramento degli apprendimenti di base mirati al riallineamento dei giovani pluriripetenti della Scuola Secondaria di I grado. Il periodo di stage è previsto nella DD n. 151 del 16.03.11 e s.m.i. Sono finanziate codocenza, azioni mirate al recupero di eventuali abbandoni in itinere e al raccordo con attività extracurricolari. 9) Esiti e certificazioni Al termine dell’ultimo anno è rilasciato un attestato di qualifica professionale. Certificazione delle competenze acquisite durante i percorsi, anche ai fini dell’eventuale rientro nel Sistema di Istruzione. È prevista l’adozione del libretto formativo al fine di documentare la progressione dell’allievo in ogni fase del percorso. Si rimanda a: DD 67 del 06.02.09 su Commissione di certificazione e concessione crediti; DD 588 del 21.10.11 su Attestazione delle competenze in ingresso; DD 172 del 28.03.11 su Approvazione del manuale per la certificazione delle competenze e riconoscimento dei crediti. 10) Crediti Al termine dell’attività formativa, la valutazione e il riconoscimento dei crediti formativi da far valere nella Formazione Professionale avverrà secondo i criteri che l’IF avrà stabilito. La valutazione dei crediti ed il relativo riconoscimento da far valere nelle Istituzioni scolastiche avverrà, secondo le modalità previste dall’art. 4, comma 6, del DPR 275/99, ad opera della Commissione tecnico-scientifica interistituzionale eventualmente integrata da esperti del mondo del lavoro e a richiesta dell’interessato. L’Ente di Formazione e le Istituzioni Scolastiche determinano, di comune accordo, i criteri e le modalità per la valutazione dei crediti formativi e il loro riconoscimento ai fini del passaggio dall’uno all’altro Sistema formativo, ai sensi dell’art. 6, comma 4, del DPR 257/2000. La progettazione deve consentire, durante il percorso o alla fine dell’ultimo anno, agli allievi interessati, il passaggio nel Sistema scolastico, come previsto dall’art. 6 del DPR n. 257/00. Il riconoscimento dei crediti acquisiti, avviene secondo i dispositivi e le modalità previste dall’Accordo del 28.10.04. È stato predisposto un accordo tra la Regione, l’USR e le Province sulle linee guida per la progettazione e la gestione assistita dei passaggi tra i Sistemi di Istruzione e di Istruzione e Formazione Professionale, attraverso l’attivazione dei Larsa. Essi sono realizzati essenzialmente in integrazione con le secondarie superiori, a partire dal 2004/05. Possono essere interni al percorso formativo (personalizzazione) per consentire ai soggetti in difficoltà di mantenere i livelli di apprendimento QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 86 della classe, oppure esterni al percorso (transizione) per i passaggi tra Sistemi, sia in entrata (ma con riconoscimento dei crediti acquisiti per la prosecuzione dei percorsi) che in uscita. 11) Governo del sistema Composto da rappresentanti delle Agenzie Formative, delle Istituzioni Scolastiche, del Settore Standard Formativi della Direzione Formazione Professionale - Lavoro della Regione e dell’Ufficio Scolastico Regionale, al fine di realizzare una progettazione uniforme e congiunta tra le Agenzie Formative e le Istituzioni Scolastiche, nonché verificare costantemente l’andamento delle iniziative poste in essere, mantenere i contatti con le diverse realtà territoriali operando quale animatore del complesso della macchina. Per la gestione di ogni singolo progetto, opera la Commissione tecnico-scientifica interistituzionale, complessivamente composta da non più di cinque membri: il Direttore dell’Ente di Formazione, il Dirigente Scolastico dell’Istituzione Scolastica, due docenti designati dall’Ente di Formazione e dall’Istituzione Scolastica e un funzionario della Direzione Formazione Professionale - Lavoro della Regione in qualità di presidente. 12) Destinatari Destinatari finali degli interventi sono i giovani 14enni che hanno terminato il I ciclo di Istruzione e consentono l’assolvimento dell’obbligo di istruzione. A questi corsi, non può essere impedita la partecipazione di giovani in età superiore, ma a condizione che venga stipulato un patto formativo con le famiglie che motivi l’impegno richiesto anche in ter - mini di durata. Si possono iscrivere ai percorsi di IeFP gli adolescenti nella fascia di età 15-18 anni senza i requisiti scolastici precedentemente citati, a condizione che il progetto formativo preveda il recupero del titolo di studio tramite attività integrate con un CPIA (Centro Provinciale d’Istruzione per gli Adulti). In ogni caso non potranno essere rilasciate certificazioni di qualifica o crediti spendibili nel Sistema del - l’Istruzione di II grado se non in presenza del requisito minimo della licenza di scuola secondaria di I grado. Non potranno essere avviati corsi con un numero di allievi iscritti inferiori a 15, fatte salve indicazioni diverse da parte delle singole Province conseguenti a particolari esigenze di programmazione territoriale. 13) Costi Il parametro di unità di costo standard prevede per i percorsi triennali e biennali delle Istituzioni formative in classi con più di 17 allievi un costo ora/corso di € 94,00. Pertanto, moltiplicando tale parametro per le 1050 ore di frequenza previste nell’anno, il costo medio annuale per percorso sarebbe al primo anno € 94.500,00, il costo medio annuale per allievo € 4.108,70 e il costo medio orario per allievo € 3,91. 87 14) IV anno In Piemonte dall’a.s. 2011/12 sono presenti i IV anni con percorsi che consentono l’acquisizione dell’attestato di Diploma professionale di tecnico. I percorsi sono istituiti per allievi qualificati provenienti dai corsi triennali sperimentali realizzati in anni formativi precedenti. Le figure professionali di riferimento per tali percorsi sono le figure di tecnico del Sistema di IeFP per percorsi quadriennali, definite negli Accordi in CU e riconosciute dalla Regione. Si tratta in ogni caso di figure che si dovranno integrare con l’offerta tradizionale dell’Istruzione Tecnica e Professionale. Le ore di formazione sono 1.050, di cui 250-300 di stage. Soggetti gestori sono ATS tra Agenzie formative accreditate. A.f. 2011/12: n. percorsi 12; n. allievi 251 A.f. 2012/13: n. percorsi 18; n. allievi 362. A.f. 2013/14: n. percorsi 18; n. allievi 386 15) Apprendistato In riferimento alla DGR 27 aprile 2012 n. 70-3780, al DD 8 ottobre 2012, n. 571, alla DD 30 agosto 2012 n. 480 (bando per la sperimentazione di percorsi formativi in apprendistato per la qualifica professionale di cui all’art. 3 del D.Lgs n. 167/2011 per il periodo 2012-2014) e al DD 25 settembre 2012, n. 541, sono stati avviati per gli apprendisti 15-17enni circa 10 percorsi per un monte di 990 ore annue (500 in modalità strutturata e 490 non). Di queste 320 sono erogate presso il soggetto attuatore e 670 presso l’impresa. Per gli apprendisti di età superiore ai 18 anni il percorso è di 790 ore di cui 140 presso il soggetto attuatore e 650 in impresa. La Regione ha previsto un incentivo alla partecipazione di € 1.500, per annualità, da erogarsi all’apprendista ai ¾ della frequenza. Nel 2013 sono segnalate 77 unità (57 minori) di apprendisti in formazione per la qualifica. L’anno successivo ne verranno segnalati 39. 88 2.13. Puglia 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo MIUR-Regione del 24.07.03 – Accordo territoriale. Regione - USR del 30.07.03 – Accordo territoriale. Regione - USR del 18.04.07 – Accordo territoriale. Regione - USR del 19.01.11 – Accordo territoriale. Regione - USR del 16.01.12 – DGR 32/2011 Percorsi in sussidiarietà – DD n. 1396/2008 e n. 2318/08 attivazione IeFP e Avviso OF/2009 per l’anno 2009/10 – DD n. 2547 del 22.11.10 Avviso OF/2010 per l’a.f. 2010/11 e 2011/12 – DGR 1815/10 Regime surrogatorio – DGR 2227/10 Regime sussidiario – DD 1155 - 02.07.12 e DD 1805 - 20.11.12 Avviso OF/2011 per IF per l’a.f. 2012/13 – DGR 195/12 (DGR 598/12, DD 102/12, DGR 1105/12, DD 1191/12, DGR 1560/12, DGR 795/13) accreditamento – DD 281/Segr. DG 2012 del 05.11.12 Linee guida monitoraggio IeFP 3° anno  2° anno  1° anno  3 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 91% (a.f. 2011/12)  IF IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 94% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 98% (a.f. 2013/14) IF  IS 89 3) Dati A.s.f. 2002/03: n. percorsi 15; n. allievi 275 A.s.f. 2003/04: n. percorsi 20; n. allievi 366 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 103; n. allievi 4.447 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 172; n. allievi 3.218 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 173; n. allievi 3.120 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 159; n. allievi 2.664 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 129; n. allievi 2.334 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 173; n. allievi 3.126 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 100 (*); n. allievi 14.051 A.s.f. 2011/12: n. corsi 1.326; n. allievi 28.652 A.s.f. 2012/13: n. corsi 1.146; n. allievi 24.403 A.s.f. 2013/14: n. corsi 1.085; n. allievi 23.922 Nota (*): nell’a.s.f. 2010/11 non sono partiti i primi anni delle IF, iniziati alla fine del 2011. 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa e IeFP integrale, ex FP triennale mista; ex integrati triennali con FP più del 20%, ex biennali integrali). Dall’a.f. 2004/05 FP triennale mista, conclusasi nel 2006/07 (anno di non rinnovo al 1° anno). Dall’a.f. 2006/07 triennali di 3.600 ore integrati (con FP al 40% e Scuola al 60%), conclusasi nel 2010/11. Qui la gestione didattico- organizzativa era delle scuole, quella contabile-amministrativa relativa alle risorse era dei CFP. Dall’a.s.f. 2011/12 adozione della sussidiarietà integrativa (anno precedente in surroga) in 374 gruppi classe presso le Istituzioni Scolastiche (IS), ossia gli Istituti Professionali, con la contemporanea presenza di 42 percorsi integrali a titolarità dell’Istituzione Formativa (IF). Sono relativi all’Avviso OF/2010 non partito nell’a. f. 2010/11 e anch’essi riferiti alle figure degli Accordi in CU. Non si rileva un avvio contemporaneo dei percorsi di IeFP delle IF rispetto ai corsi realizzati a scuola. Bando regionale. 5) Sede di svolgimento La Regione attribuiva alle Agenzie di FP la titolarità dei percorsi integrati al 40% di FP e 60% di scuola (esistenti al primo anno fino al 2010/11). Gli interventi di base e quelli di contenuto tecnico-culturale dovevano essere svolti dalla scuola; quelli tecnico-professionale e di stage presso il CFP. Dall’a.f. 2011/12 sono presenti circa 40 percorsi triennali di IeFP integrale a titolarità IF (ma relativi all’Avviso OF/2010 non partito nell’a.f. 2010/11). Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso l’Istituzione Scolastica (IS) secondo il modello sussidiario integrativo e presso gli organismi accreditati nei restanti percorsi di IeFP integrale. Accreditamento per Enti pubblici e privati che svolgono attività di formazione. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 90 6) Docenti Dall’a.f. 2011/12 nei percorsi triennali integrali i docenti provengono dalle Istituzioni Formative per tutte le competenze. Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo i docenti provengono dalle Istituzione Scolastiche per tutte le competenze. Non è previsto il coinvolgimento delle Agenzie formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli IP. 7) Articolazione oraria I percorsi sono articolati in un biennio orientativo con contenuti di base e trasversali, e un “monoennio” professionalizzante. La durata complessiva è di 3.200 ore (1.100 ore il 1° anno, 1.100 il 2° anno, 1.000 il 3° anno). Nel triennio, le ore dei contenuti di base e trasversali sono 1.500, quelle dei contenuti di base e trasversali tecnici sono 500, quelle dei contenuti professionali 600 e quelle di stage 600 (nei 3 anni 100-200-300 ore). Al primo anno sono previste visite in azienda. Nel triennio, le ore dei contenuti di base e trasversali sono il 47%, quelle dei contenuti di base e trasversali tecnici sono il 15%, quelle dei contenuti professionali il 19% e quelle di stage il 19%. I percorsi del modello sussidiario integrativo negli IS sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità curricolare. 8) Elementi I progetti prevedono oltre l’architettura per obiettivi formativi e i moduli, l’indicazione delle attività, delle attività di laboratorio, delle visite guidate; dello stage, un’attività di accoglienza all’inizio dell’attività didattica; un’unità formativa di apprendimento di sicurezza sul lavoro, un’attività di accompagnamento al lavoro (o al rientro nella istruzione), realizzata nella fase conclusiva del ciclo formativo. È previsto l’inserimento di tre moduli di orientamento agli allievi e alle famiglie in forma congiunta, di 20 ore per singola annualità da erogarsi ex ante, in itinere e nella fase finale dell’attività. Sono previste attività extracurricolari non comprese nelle 3.200 ore (laboratori, cucina, teatro ecc) che hanno la funzione di aumentare l’attrattività dei percorsi specialmente per gli studenti a rischio. 9) Esiti e certificazioni Il sistema di valutazione prevede nei percorsi dalle Istituzioni Formative una valutazione degli apprendimenti lungo tutto il percorso che riflette l’approccio proprio della FP, costituito dalla “valutazione autentica”. Per la certificazione finale e intermedia si applica l’Accordo sancito in sede di Conferenza unificata il 28.10.04, con la conseguente adozione dei modelli appositamente previsti. A conclusione del terzo anno, dopo un esame finale, si rilascia, a cura degli Enti di Formazione/Regione Puglia, l’attestato di qualifica professionale e l’attestato di competenze – in esito a segmenti di percorso – (allegati 5, 6 e 7 all’Accordo Stato-Regioni del 27.07.11); per l’avvenuto adempimento dell’obbligo di istruzione si 91 utilizza l’apposito modello previsto dal MIUR (art.1, comma 622 della Legge 296/06 e D.M. n. 9 del 27.01.10). 10) Crediti Per il riconoscimento dei crediti formativi, si applica l’Accordo sancito in sede di Conferenza Unificata il 28.10.04, con la conseguente adozione dei modelli appositamente previsti. Al termine del percorso triennale, se i crediti sono adeguati possono avere luogo passaggi per la continuazione del percorso di istruzione. Sono definite, in fase di erogazione del progetto, “tabelle di correlazione” relative alle competenze acquisite dagli allievi, al fine di consentire il passaggio al Sistema di Istruzione (in itinere o a termine dei tre anni). I docenti delle Istituzioni Scolastiche coinvolti nelle attività garantiranno il legame con i vari istituti e saranno determinanti durante l’azione di orientamento e accompagnamento. 11) Governo del sistema Costituzione di un Comitato Paritetico di indirizzo, monitoraggio e valutazione composto dai rappresentanti della Regione Puglia, dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e dalla Direzione regionale del lavoro. Per garantire l’efficacia degli interventi e assicurare una reale integrazione tra i Sistemi, con ampia informazione e condivisione dei risultati raggiunti, il Servizio Formazione Professionale della Regione Puglia è impegnato a predisporre un sistema di monitoraggio semestrale e valutazione in itinere e finale del Sistema scolastico integrato con la Formazione Professionale. I risultati del monitoraggio e della valutazione costituiscono oggetto di analisi da parte del Comitato Paritetico, che potrà suggerire eventuali osservazioni e proposte migliorative. 12) Destinatari Allievi che nell’anno scolastico di riferimento hanno concluso il primo ciclo di istruzione con il superamento del relativo Esame di Stato e comunque non abbiano compiuto il 18° anno di età. Gli interventi formativi delle Istituzioni Formative sono diretti a un numero minimo di 12 e massimo di 18 allievi per corso. 13) Costi Il costo annuale per percorso prevede per i percorsi triennali delle Istituzioni formative un ammontare complessivo massimo ammissibile per la prima annualità di € 128.700,00 all’anno, un costo annuale per allievo iscritto di € 6.919,35, un costo orario per allievo iscritto di € 6,29 e un parametro ora/corso di € 117,00. 14) Apprendistato In riferimento alla LR 22.10.12 n. 31, si prevedono (ma non risultano attivi) percorsi per un monte ore di formazione, da impartire all’interno QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 92 e all’esterno dell’azienda, congruo al conseguimento della qualifica o del diploma professionale. 93 2.14. Sardegna 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo MIUR-Regione del 01.08.03 – Intesa con MPI e Atto indirizzo del 19.03.08 per percorsi integrali per licenza media – Protocollo con MPI del 24.10.08 Azioni sperimentali per OF – Accordo territoriale del 09.06.11 Sussidiarietà – DGR n. 5/20 del 08.02.06 Attivazione di interventi formativi per giovani superiori a 16 anni – DD n. 28113/2766/F.P. del 27.07.2009 (Avviso presentazione progetti) – DD n. 43/32/2010 (DGR n. 7/10/2005, DA n. 10/05, DD n. 114/05, DA n. 2/80/09,Cir. n. 17727/10) Accreditamento – DD 11163/1008/F.P. del 09.04.10 Avviso di chiamata costituzione catalogo – DD 24077/2072/F.P. del 26.04.12 di approvazione dell’Avviso “Nuovi apprendimenti” – DD 23292/2702/F.P. del 22.05.13, DD 44244/6707/F.P del 01.10.13, DD 6687/465.F.P. del 18.02.14 Percorsi Ardisco – DD 25611/3076/F.P. del 5.6.13, Nuovi apprendimenti Tasso di scolarizzazione al I anno: 34% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2011/12)  IF IS IS Tasso di scolarizzazione al I anno: - (a.f. 2012/13) IS Tasso di scolarizzazione al I anno: - (a.f. 2013/14) IS 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  94 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 22; n. allievi n.d. A.s.f. 2004/05: n. percorsi 309, n. allievi 3.953 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 358; n. allievi 4.512 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 95; n. allievi 1.116 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 0; n. allievi 0 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 0; n. allievi 0 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 0; n. allievi 0 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 0; n. allievi 0 A.s.f. 2011/12: n. corsi 145; n. allievi 3.219 (*) A.s.f. 2012/13: n. corsi 122 (seconde); n. allievi n.d. A.s.f. 2013/14: n. corsi n.d; n. allievi n.d. Note: nel 2007/08 sono stati attivati solo percorsi extra-accordo. Dal 2007/08 al 2013/14 non sono stati avviati percorsi triennali delle IF per il Diritto/dovere. Nel 2011/12 sono segnalati primi anni nelle IS che sono proseguiti al secondo anno. Nuovi trienni nelle IS non sono segnalati nell’anno successivo. (*) stima. 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa, ex percorsi per 16enni per ottenere la qualifica in 1 anno, ex 3 anni integrati con FP 50%, ex FP integrale). Dall’a.f. 2003/04 percorsi di Formazione Professionale integrale, cessati al primo anno dall’a.s. 2006/07. Nell’a.f. 2013/14 sono ancora segnalati percorsi: – “SIS” (Scuola e Integrazione in Sardegna) percorsi triennali integrati (Azione 2), di durata pari a 2.970 ore, gestite dagli Enti di formazione riconosciuti dalla Regione. Sono invece estinti i percorsi SIS di 1 anno (990 ore e 1200 ore) e rivolti a giovani drop out con oltre 16 anni in possesso della licenza media (Azione 1). Entrambi questi percorsi sono solo di II livello EQF – “Nuovi apprendimenti” percorsi di 1 anno di 1.200 ore di III livello EQF. Nell’a.s.f. 2011/12, si è optato per l’avvio solo di percorsi triennali presso gli IP in base al modello “integrativo” dell’Intesa 16.12.2010 e all’Accordo territoriale 9.6.11 tra MPI e Assessorato al lavoro e Assessorato alla PI della Regione Sardegna. In tali percorsi, che corrispondono alla maggior parte dei normali corsi di 1° anno degli IPS, la Regione finanzierebbe azioni di sistema (spese per esami ecc). Negli anni successivi si è assistito ad una sanatoria dei percorsi delle IS, riallineati di fatto ai fini della qualifica. 5) Sede di svolgimento Iscrizione e sede dei percorsi di FP (Azione 1) presso le Agenzie formative. Iscrizione e sede dei percorsi integrati (Azione 2) presso le Scuole Secondarie superiori. ATS con scuole e Agenzie formative. Iscrizione e sede dei percorsi integrati (Azione 3) presso le scuole medie per il consegui95 mento della licenza. Soggetti attuatori sono organismi di Formazione e gli Istituti Professionali di stato accreditati (DGR n. 6/26, del 25.02.03). Le scuole accreditate sono operative a partire dall’a.f. 2004/05. Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso l’Istituzione Scolastica (IS) secondo il modello sussidiario integrativo. Sono accreditati Enti senza fini di lucro, consorzi e imprese. Le scuole hanno un accreditamento semplificato. 6) Docenti Nei percorsi di Formazione Professionale a titolarità delle Agenzie (Azione 1) i docenti delle competenze tecnico-professionali provengono dalle sedi accreditate, quelli delle competenze di base possono essere reclutati nelle scuole. Nelle Azioni 2 e 3 le competenze di base sono insegnate da docenti di scuola, le professionali da formatori. La titolarità è della scuola. Dal 2011/12 nei percorsi del modello sussidiario integrativo le competenze di base e tecnico-professionali sono insegnate da personale della scuola. In carenza di organici c’è possibilità di accordo con le Agenzie formative accreditate nel rispetto dei vincoli finanziari. 7) Articolazione oraria Il percorso annuale della durata complessiva di 990 ore, deve assicu rare che almeno il 70% delle ore abbia contenuti di natura pratica per l’acquisizione di competenze tecnico professionali. All’interno di tale percorso professionalizzante è vincolante l’attuazione di un tirocinio di 120 ore presso aziende di riferimento della figura professionale. I percorsi triennali sono di 990 ore all’anno per un totale di 2.970 ore (1.485 ore di formazione di base e 1.885 di attività pratiche). Il percorso si svolge per il 50% nell’ambito della FP e per il 50% nell’ambito della scuola. Nei percorsi integrati per giovani sprovvisti della licenza media, gli allievi frequentavano presso le scuole e i CPIA convenzionati con gli organismi di FP, 450 ore di attività laboratoriali incentrate sui saperi di base e 50 ore di integrazione con la Formazione Professionale. Dal 2011/12 i percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati dalle Istituzioni Scolastiche nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. I primi due anni non presentano diversità rispetto ai percorsi tradizionali, ma al terzo (a.f. 2013/14) si realizza una curvatura stabilita da linee guida. Le modifiche riguardano contenuti ed esami (commissioni e prove). 8) Elementi Il curricolo dovrà prevedere: personalizzazione; orientamento in ingresso ed in itinere; accompagnamento; moduli di sostegno e di approfondimento; attività motorie. 9) Esiti e certificazioni Nei diversi percorsi sono previste verifiche in itinere e valutazioni delle singole competenze acquisite. Per le Azioni 1 e 2 è previsto un attestato QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 96 di qualifica professionale regionale di II livello europeo. Vengono inoltre individuati crediti per un eventuale passaggio al Sistema di Istruzione. Nei percorsi per il recupero della licenza media, gli allievi ottenevano la licenza e crediti per una qualifica regionale. 10) Crediti Nell’Azione 2 il passaggio dal terzo anno al quarto di un percorso tradizionale non è automatico ma avviene con le procedure di accreditamento stabilite dalla normativa. Esiste un’intesa tra le Istituzioni formative e scolastiche per determinare i criteri e le concrete modalità operative per la valutazione dei crediti formativi e il loro riconoscimento ai fini del passaggio dall’uno all’altro Sistema formativo, ai sensi dell’art. 6, comma 4, del DPR 257/2000. Inoltre è previsto il riconoscimento di crediti in ingresso, con moduli di accoglienza comprensivi di un servizio per l’accertamento di conoscenze, capacità e competenze acquisite. Agli allievi dei percorsi per il conseguimento della licenza media viene consegnata una certificazione sul percorso e sulle competenze acquisite. I frequentanti devono ottenere la licenza media per poter conseguire una qualifica di Formazione Professionale. 11) Governo del sistema È in funzione una Commissione paritetica Regione-Ufficio scolastico regionale per l’approvazione dei percorsi di IeFP. In precedenza era stato istituito un tavolo di lavoro con i rappresentanti dell’Assessorato al lavoro, Formazione Professionale, cooperazione e sicurezza sociale al fine di definire le norme di riferimento per lo sviluppo di tutte le fasi degli esami di qualifica. In via preliminare, un questionario indirizzato alle scuole ha chiesto di indicare, sulla base dei nuovi ordinamenti e dell’esperienza pregressa, quali prove (numero, tipologie e modalità) le scuole ritenevano coerenti e adeguate per l’esame di qualifica (Allegato alla Nota Prot. AOODRSA.REG.UFF. n. 17605 del 26.11.2013). Una Commissione di valutazione è, invece, preposta all’inserimento dei percorsi nel catalogo regionale. 12) Destinatari Soggetti all’obbligo d’istruzione, che hanno concluso nell’anno scolastico il primo ciclo di istruzione. 13) Costi Nel territorio della Regione Sardegna non sono previsti percorsi triennali se non per i secondi anni delle Istituzioni scolastiche. 14) Apprendistato In riferimento alla Determinazione n. 934/42/F.P. del 13/01/2014, le “Linee Guida per la sperimentazione dei percorsi formativi nell’apprendi97 stato per la qualifica ed il diploma professionale” prevedono (ma non risultano attivi) percorsi per un monte di 990 ore annue (500 in modalità strutturata e 490 non). Di queste 320 sono erogate presso il soggetto attuatore e 670 presso l’impresa. Per gli apprendisti di età superiore ai 18 anni il percorso è di 990 ore di cui 150 presso il soggetto attuatore e 840 in impresa. È segnalata l’emanazione di un successivo Avviso pubblico per la costituzione del Catalogo regionale dei fornitori di servizi di formatore per l’apprendistato di I livello. È prevista la figura del formazione formale tecnico professionale interno all’azienda (Maestro). In fase di prima attuazione si prevede, per le imprese che parte della formazione formale tecnico-professionale specifica, pari ad almeno 80 ore (erogata di norma dall’impresa), venga realizzata presso il soggetto attuatore. 98 2.15. Sicilia 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo del 19.09.03 – Accordo territoriale del 22.10.03 IeFP – Accordo territoriale del 26.01.11 Sussidiarietà – Atto integrativo dell’Accordo per qualifiche negli IS – Circolare n. 10 del 28.05.09 (indicazioni procedurali) – DDG n. 1469/X del 31.07.09 (assegnazione) – DDG n. 341/10 Offerta formativa sussidiaria – DDG n. 342/10 Recepimento Accordo del 29.04.10 – DDG 231 del 13.09.11 Linee guida IeFP e standard regionali – DDG n. 1532/11 Tavolo tecnico – DDG n. 3697 e n. 3808 del 15.09.11 Avviso n. 19/2011 e rettifica (II e III anni in estinzione) – DDG n. 4522 del 14.11.11 Percorsi integrali 1° anno a.f. 2011/12 – DDG n. 2 del 22.10.12 Piano dell’offerta a.f. 2012/13 Tasso di scolarizzazione al I anno: 52% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 69% (a.f. 2011/12)  IF IF IS IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 69% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 66% (a.f. 2013/14) IF  IS 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  3° anno  2° anno  1° anno  3 anni modello complementare Titolarità IF o IS 4° anno  99 – DDG n. 38 del 15.11.12 e n. 60 del 16.11.12 Percorsi IF 1° anno a.f. 2012/13 – DDG 4227/12 e DDG 5347 del 21.12.12, IeFP 2° 3° e 4° anno – DDG 5242 Costi 1°anno 2012/13 – DA 28/2013 Accreditamento – DDG 1797/14 e DDG 4146 del 30.9.13 Piano dell’offerta a.f. 2012/13 – DDG 4658 e 4669 del 24/25.10.13Costi 2013/14 – DDG 1070/14 terzo anno a.f. 2013/14 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi n.d.; n. allievi n.d. A.s.f. 2004/05: n. percorsi n.d.; n. allievi n.d. A.s.f. 2005/06: n. percorsi 335; n. allievi 4.940 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 380; n. allievi 6.295 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 605; n. allievi 11.235 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 608; n. allievi 13.901 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 696; n. allievi 11.674 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 749; n. allievi 14.741 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 697; n. allievi 23.869 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 1.243; n. allievi 28.778 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 1.725; n. allievi 37.775 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (modello complementare e sussidiarietà integrativa, ex percorsi integrali e integrati). Dall’a.f. 2003/04 percorsi di Formazione Professionale integrale. I percorsi integrati sono partiti per un solo triennio nell’a.s. 2003/04, concludendosi nel 2005/06. Il 2006/07 non ha visto studenti partecipanti ai percorsi integrati. Nuovi trienni integrati sono stati programmati a partire dall’a.s. 2007/08 e si sono conclusi nell’anno 2009/10. L’accordo territoriale permette sia la sussidiarietà integrativa, realizzata negli Istituti professionali a partire dall’a.f. 2011/12, che quella complementare (avviata nell’a.s.f. 2012/13 con 3 percorsi). Quest’ultima si riferisce al modello complementare di IeFP nel quale IF e IS adottano gli stessi obiettivi formativi regionali. Bando regionale. 5) Sede di svolgimento Fino al 2010/11, accoglievano le iscrizioni le strutture formative accreditate (percorsi di FP integrale) o gli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado (percorsi integrati). Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso l’Istituzione Scolastica secondo il modello sussidiario integrativo e presso l’Istituzione Formativa nei percorsi di IeFP integrale. Sono accreditati i soggetti formativi pubblici e privati giuridicamente autonomi. Sono esentati dall’accreditamento le istituzioni scolastiche pubbliche. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 100 6) Docenti Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo i docenti sono della scuola per tutte le competenze. Non è previsto il coinvolgimento delle Agenzie formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli IP. Nei percorsi di IeFP a titolarità Istituzioni Formative (IF) i docenti delle competenze di base provengono dalle stesse IF. 7) Articolazione oraria Nell’a.f. 2011/12 e 2012/13 sono previste 1.050 ore per i primi due anni e 1.050 + 100 ore di potenziamento per il terzo anno (DDG 4522/11 e DDG 38/12). Tuttavia, a regime, secondo le Linee guida 2011 (DDG 231/11) i percorsi triennali delle Istituzioni Formative accreditate (e anche quelli delle Istituzioni Scolastiche in sussidiarietà complementare) durano 3.168 ore (1.056 ore l’anno). Le competenze di base interessano 1.320 ore nel triennio (495-462-363). Le ore tecnico-professionali sono 1.452 (561-462-429). Le ore di stage sono 396 (165 al 1° anno e 231 al 2° anno). La Regione riconosce, nell’ambito dell’autonomia delle IF e IS, una flessibilità tra le Aree Formative pari al 10% e una flessibilità all’interno delle singole Aree Formative pari al 20%. In presenza delle risorse finanziarie necessarie si prevedono Larsa di 50-100 ore in ciascuno dei 3 anni. I percorsi triennali del modello sussidiario integrativo realizzati nelle Istituzioni scolastiche hanno, secondo il DPR 87/10 (art. 5 1.b.), un numero di ore annue pari a 1.056. Le Istituzioni Scolastiche utilizzano di norma le quote di autonomia (art. 5, comma 3, lettera a., del DPR 87/2010) per il potenziamento delle attività e degli insegnamenti di indirizzo e professionalizzanti, e quelle di flessibilità (di cui al comma 3, lettera c, dello stesso art. 5) per le attività e agli insegnamenti di indirizzo. La soglia minima per gli insegnamenti e le attività di indirizzo richiesta dalla Regione prevede al 1° anno 396 ore, al 2° anno 396 ore e al 3° anno 561 ore. Si prevede, inoltre, la possibilità di un’offerta integrativa di alternanza scuola-lavoro al di fuori delle 1.056 ore annuali, utilizzando i fondi MIUR e/o FSE. 8) Elementi Il curricolo dovrà prevedere: accoglienza, orientamento, personalizzazione, tutor, sostegno a fasce deboli (Larsa). Il finanziamento comprende i costi di docenti formatori, tutor, coordinatori, orientatore, valutatore, tutor e personale amministrativo, le spese di gestione (materiale di facile consumo, spese generali, materiale didattico), l’assicurazione allievi, il rimborso spese trasporto allievi e l’eventuale presenza di disabili (massimo 2). I Larsa hanno la finalità di recuperare le conoscenze di base e riequilibrare i livelli degli apprendimenti, appro - fondire le conoscenze acquisite, implementare e valorizzare le eccellenze. 101 9) Esiti e certificazioni Viene rilasciato alla fine del biennio il certificato di assolvimento dell’obbligo di istruzione. Al termine del III anno dei percorsi di IeFP è previsto un attestato di qualifica professionale. Per la valutazione in itinere l’Istituzione Formativa (IF) registra, durante l’anno, gli esiti delle verifiche sulla scheda allievo. Inoltre, a metà anno, dopo il superamento delle verifiche con esito positivo, certifica le competenze acquisite sul “Libretto Formativo dell’allievo”, che riporta, aggiornati, i crediti formativi dell’alunno. Essi possono essere certificati in caso di richiesta di passaggio da un percorso ad un altro o da un Sistema ad un altro. 10) Crediti Le Istituzioni scolastiche sono tenute a certificare il riconoscimento dei crediti formativi per il passaggio dal Sistema di Istruzione al Sistema di Istruzione e Formazione Professionale. Esso è definito sulla base della normativa nazionale vigente. La Commissione esaminatrice dell’Istituzione formativa utilizza il modello C di cui all’Accordo in Conferenza Unificata del 28 ottobre 2004. In ottemperanza a quanto previsto al punto 11 del citato Accordo, il riconoscimento degli apprendimenti e delle competenze acquisiti anche in contesti non formali ed informali deve essere effettuato, secondo il Modello C, anche per le persone che intendono accedere ai percorsi di Istruzione e Formazione Professionale non più soggette all’obbligo di istruzione e che abbiano compiuto i 18 anni; in tale caso, la Commissione deve prevedere il coinvolgimento di operatori o rappresentanti dei diversi sistemi interessati (istruzione, formazione, lavoro) e deve attribuire peso anche alle autodichiarazioni, ai titoli ed alle attestazioni rilasciate dai sistemi di provenienza. 11) Governo del sistema È previsto un Organismo regionale di indirizzo, monitoraggio e valutazione composto dai rappresentanti dell’Assessorato regionale istruzione, Assessorato regionale al lavoro, USR, Unione province regionali, Anci Sicilia, Parti sociali. All’aggiornamento e alla revisione del quadro degli standard regionali provvede periodicamente il Dipartimento regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale, sentito il Tavolo Tecnico di Lavoro di cui al D.D.G. n. 1532 del 14 aprile 2011. Tale Tavolo ha redatto le Linee guida approvate con delibera di Giunta regionale per i percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale di cui al DGR 231 del 13.9.11. e perviene alla stesura del Piano dell’Offerta Formativa, sulla base delle prescrizioni delle stesse Linee guida regionali. 12) Destinatari Dal 2011/12 giovani che hanno: frequentato con successo il primo anno dei percorsi Istruzione e Formazione Professionale e devono frequentare QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 102 il secondo anno degli stessi percorsi; frequentato con successo i primi due anni dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale e vogliono frequentare un terzo anno per conseguire la qualifica di operatore all’interno delle 22 figure nazionali; frequentato con successo i tre anni dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (sia di tipologia A che B), ottenuta la qualifica di operatore, e vogliono frequentare un quarto anno per conseguire la qualifica di tecnico all’interno delle 21 figure nazionali; acquisito la qualifica al terzo anno di un Istituto Professionale e vogliano frequentare il quarto anno di un percorso di Istruzione e Formazione Professionale, al fine del conseguimento della qualifica di tecnico all’interno delle figure nazionali, corrispondente alla figura professionale già conseguita; frequentato i primi due anni nel Sistema dell’Istruzione con successo e non intendono proseguire nel canale dell’istruzione e vogliono conseguire, accedendo al terzo anno dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, la qualifica di operatore all’interno delle 21 figure nazionali. Il numero minimo degli iscritti alla prima annualità dei percorsi di IeFP è di norma non inferiore a 22 unità e a 20 unità in presenza di alunni diversamente abili o di comunità montane e piccole isole. Per le classi articolate il numero minimo degli iscritti è pari a 12 unità. I percorsi devono avere un massimo di 25 allievi. 13) Costi Il costo annuale per percorso prevede per i percorsi triennali delle istituzioni formative un ammontare complessivo massimo ammissibile per la prima annualità di € 95.000,00 all’anno. Ne deriva che il costo annuale per allievo iscritto è di € 3.974,90; il costo orario per allievo iscritto è € 3,79; il parametro ora/corso è di € 90,98. 14) IV anno Dal 2005/06 è stato istituito un IV anno di 990 ore massimo 20 allievi (1 corso nel settore turistico), riproposto nel 2006/07 (8 corsi nel settore turistico e servizi d’impresa) e nel 2007/08 (7 corsi nel settore turistico e servizi d’impresa). Nel 2008/09 sono proseguiti 3 percorsi come post-qualifica triennale ma non come IV anno. Dall’a.s.f. 2011/12 i corsi di IV anno sono nuovamente finanziati e ora accessibili sia dai percorsi triennali delle IF che dai percorsi triennali delle IS. La durata è di 1.056 ore, articolate come il terzo anno dei percorsi integrali e di sussidiarietà complementare (competenze di base 363 ore, tecnico-professionali 429 ore, stage 231 ore), con un’eventuale integrazione di Larsa per 50-100 ore. A.s.f. 2005/06: n. percorsi 1; n. allievi 12 (IF) A.s.f. 2006/07: n. percorsi 8; n. allievi 125 (IF) A.s.f. 2007/08: n. percorsi 7; n. allievi 119 (IF) A.s.f. 2011/12: n. percorsi 92; n. allievi 1.757 (IF) A.s.f. 2012/13: n. percorsi 110; n. allievi 2.228 (1.079 IF, 1.149 IS) A.s.f. 2013/14: n. percorsi 92; n. allievi 3.582 (1.752 IF, 1.830 IS) 103 15) Apprendistato In riferimento all’Accordo Regione USR del 15 giugno 2012 la Regione recepisce quanto previsto dal D.Lgs 167/11. La pubblicazione dell’avviso pubblico è del febbraio 2014 mentre il catalogo regionale delle candi - dature per la sperimentazione dei percorsi formativi in apprendistato per la qualifica professionale è di dicembre 2014. Si prevedono percorsi per gli apprendisti minorenni. La formazione è affidata a partenariati locali, costituiti almeno da un organismo di formazione accreditato, una istituzione scolastica accreditata ed un Centro provinciale per l’istruzione degli adulti. La forma di finanziamento utilizzata è il voucher. 104 2.16. Toscana 1) Struttura 2) Normativa – LR 32/2002 TU Istruzione e FP – Protocollo MIUR-Regione del 24.07.03 – Accordo territoriale del 24.02.2011 – Accordo territoriale IS in DGR 217/12 e modifica in DGR 53/13 – DGR 347 del 19.04.04 Sistema regionale delle competenze in standard nazionali – DGR 72/04 per a.s. 04/05 – DGR 6299/04 per a.s. 05/06 – DGR 749/06 per a.s. 06/07 – DGR 615/07 e DGR 5053/07 Linee guida a.s. 07/08 – DGR 968/07 (DGR 401/08, 1013/08,910/09, DD 1168/08, 5580/08, 3816/09) Accreditamenti – DD 4568/08 e DD 6591/08 per a.s. 08/09 Dispersione per IP – DGR 979/08 Linee guida obbligo 09/10 – DGR 6307/08 3° anno 09/10 – LR 63/2009 Modifiche TU 32/02 – DD 2441/09 a.s. 9-10 Linee guida DD 3610/09 Repertorio figure – DGR 2923/10 Avviso percorsi 2010/11 Tasso di scolarizzazione al I anno: 83% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 82% (a.f. 2011/12)  IF IF IS IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 83% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 82% (a.f. 2013/14) IF  IS 3° anno  2° anno  2° e 3° anno IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  3° anno  2° anno  1° anno  3 anni modello complementare Titolarità IF o IS 105 – DD 3917 del 04.08.10 LG 10/11 terzo anno FP – DGR 1033/10 su sentenza Corte Cost. 309 del 02.11.10 per illegittimità art 13, c.2,3 TU modif. – DGR 1103 del 28.12.10 Piano regionale dell’offerta 2011/12 – DGR 40 del 31.01.11 Offerta regionale ed elenco istituti per l’IeFP – DGR 69 del 14.02.11 Sussidiarietà – DD 1672 del 05.05.11 e DD 2621 del 26.6.11 Elenco figure – DGR 549 del 04.07.11 Approvazione indirizzi per l’offerta IeFP – DGR 591 del 11.07.11 Sistema delle competenze – DGR 549/11 Nuovi indirizzi per 2011-12 – DD 3254/11 e DD 4581/11 Assegnazione risorse – DD 2519 del 06.06.12 Liquidazione saldo – DGR 1.111 del 12.12.11 LG alternanza – DGR 41 del 30.01.12 IeFP delle IS 2012/13 – DGR 609/2012 Indirizzi apprendistato – DGR 259 del 02.04.12 Indirizzi 2012/13 – DD 1512/12 e DGR 259/12 Format IS – DGR 1207/2012 Piano regionale offerta – DD 810 del 07.03.2013 Linee guida esami – DGR 294/2013 Accompagnamento – DD 4485/2013 Piano IS 2013/14 – DD 4316/2013 Linee guida IeFP – DD 4301/2013 e DD 1656/2013 Format certificazioni, accompagnamento, portfolio 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 188; n. allievi 4.001 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 282; n. allievi 4.991 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 327; n. allievi 6.049 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 579; n. allievi 11.797 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 434; n. allievi 9.430 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 769; n. allievi 16.980 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 1.319; n. allievi 29.356 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 688; n. allievi 17.266 A.s.f. 2011/12: n. corsi 699; n. allievi 13.936 A.s.f. 2012/13: n. corsi 879; n. allievi 18.399 A.s.f. 2013/14: n. corsi 899; n. allievi 18.851 Note: il mutamento del quadro normativo nell’a.f. 2010/11, avvenuto in seguito alla sentenza della Corte Cost. n. 309 del 05.11.10, ha reso necessaria la rimodulazione delle modalità di attuazione del diritto dovere all’Istruzione e alla Formazione, con un conseguente ritardo nella realizzazione dell’offerta. 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa e complementare, 2 anni professionalizzanti, ex percorsi integrati). QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 106 In precedenza la Regione aveva istituito percorsi in integrazione al 20% e percorsi di FP mista: 1-2 anni in istruzione integrata di orientamento a scuola (IF-LIF Istruzione/Formazione) ai quali seguivano 2 anni di istruzione integrata a scuola (IP-LIP Integrazione professionalizzante) oppure 2 anni di Formazione Professionale (PF - Percorsi formativi con titolarità Scuola o Agenzie). Gli IF partirono nell’ottobre del 2003. Un anno dopo gli IP e i PF. I LIF e i LIP furono istituiti nell’a.s. 2005/06. Tali percorsi integrati si estinsero al primo anno nel 2007/08. Dall’a.f. 2009/10 erano operativi, a partire dal 3° anno dopo le medie, percorsi integrali della durata di un anno per l’acquisizione di una qualifica. Dal 2011/12 la durata di questi percorsi è di 2 annualità a partire dai 16 anni. Nel biennio dopo le medie sono previsti eventuali progetti a titolarità scuola per la prevenzione dell’abbandono scolastico e la messa a livello. Altri percorsi biennali (2.100 ore) organizzati dalle Province nelle Agenzie formative accreditate portano a una qualifica riconosciuta solo nell’ambito del Sistema regionale di FP. Nell’a.s. 2011/12 la Regione ha adottato il modello sussidiario integrativo a titolarità delle istituzioni scolastiche (IS). Al termine dell’a.f. 2012/13 anche i percorsi triennali in surroga iniziati a scuola nel 2010/11, che erano stati riallineati in itinere alle figure del Repertorio nazionale, hanno rilasciato le prime qualifiche del nuovo ordinamento (non più statali ma regionali). Dall’a.f. 2012/13 l’offerta della Regione si è arricchita con la possibilità di alcuni percorsi in sussidiarietà complementare (operatore del benessere). All’offerta in sussidiarietà si affiancano percorsi di secondo e terzo anno delle Istituzioni Formative (IF) accreditate, correlati alle figure professionali del Repertorio nazionale. Bando regionale. Approvazione progetti e gestione da parte delle Province. 5) Sede di svolgimento Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso le Istituzioni Scolastiche secondo il modello sussidiario integrativo e (dopo il secondo anno) presso le Istituzioni Formative nei restanti percorsi di IeFP integrale. Non è previsto il coinvolgimento delle Agenzie formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli IP. Possono realizzare percorsi di IeFP Istituti inseriti in un apposito elenco (DGR 40/11), anche diversi dagli IPS. I soggetti attuatori del biennio professionalizzante delle Istituzioni Formative sono accreditati per la FP secondo il sistema di accreditamento toscano. Anche per i percorsi integrati l’iscrizione avveniva a 14 anni a scuola (1°anno IF e LIF), a 15 anni IP (2° e 3° anno) e a 16 anni LIP (3° e 4° anno), sempre a scuola per IP e LIP e come da bando per PF. La sede di svolgimento era, di norma, la scuola per tutti i percorsi formativi. Le attività di formazione potevano essere svolte nelle Agenzie in tempi di flessibilità, in ore di approfondimento e in orario extracurricolare. Sovente anche la sede dei PF era la scuola, con iscrizione stabilita dal bando a 107 scuola o presso le agenzie; i docenti PF appartenevano generalmente alle agenzie formative. Soggetti attuatori dei percorsi integrati erano: un istituto scolastico accreditato, un CFP e un soggetto accreditato per l’orientamento. Gli Istituti scolastici secondari superiori possono presentare domanda di accreditamento, oltre a organismi formativi privati, incluso le ditte individuali. 6) Docenti In tutti i percorsi in estinzione, i docenti delle competenze di base provengono di norma dalla scuola (nei corsi PF i docenti possono essere retribuiti come prestatori d’opera). Dall’a.s.f. 2011/12, nel modello sussidiario integrativo, i docenti sono della scuola per tutte le competenze. È previsto il coinvolgimento delle Agenzie formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa realizzata dagli IP. Nei percorsi del biennio professionalizzante a titolarità delle IF, la formazione alle competenze di base è a cura dei soggetti eroganti. 7) Articolazione oraria I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. La durata del percorso per anno varia da un minimo di 990 ad un massimo di 1.056 ore. Le ore di formazione per la curvatura professionalizzante del percorso sono 1.800 (su un numero massimo 3.168 ore dell’intero ciclo del percorso composto di tre anni), comprese le ore di copresenza dei docenti delle discipline teoriche. Le competenze di base, nel triennio, vanno da un minimo del 15% ad un massimo del 25% delle 1.800 ore di curvatura/minimo 270 ore massimo 450 ore. Laboratori di pratica professionale, nel triennio, vanno da un minimo del 30% delle 1.800 ore di curvatura/minimo 540 ore. Stage o alternanza scuola-lavoro, nel triennio, vanno da un minimo 20% delle 1.800 ore di curvatura/minimo 360 ore. Competenze tecnico-professionali nel triennio: minimo 15%, massimo 25% delle 1.800 ore di curvatura. Le qualifiche biennali dei percorsi integrali hanno uno standard minimo di 2.100 ore: 35% attività di lezioni teoriche (di cui il 50% propedeutiche al percorso professionalizzante e il 50% propedeutiche all’a - cquisizione/recupero delle competenze di base); 35% di attività laboratoriale coerente con la figura professionale di riferimento del Progetto; 30% tirocinio formativo/stage aziendale. La durata del percorso di sussidiarietà complementare (solo per Operatore del Benessere, indirizzo Acconciatura ed Estetica) parte da un minimo di 2.970 ad un massimo di 3.168 ore totali (DGR 259/2012 e profilo regionale di riferimento). Le competenze tecnico-professionali per la qualifica regionale toccano le 1.800 ore; i laboratori di pratica professionale durano minimo 540 ore (30%); lo stage nel triennio comporta minimo 540 ore (30%). La percentuale di ore dedicate alle competenze di base viene calcolata rispetto alle percentuali previste per i laboratori e gli stage. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 108 8) Elementi Sono previste alcune misure nel biennio di IeFP a titolarità delle istituzioni formative: presa in carico educativa con tutor personali; orientamento; valutazione formativa delle competenze per la definizione di percorsi individualizzati; bilancio di competenze; attività di mentoring nei percorsi di formazione/lavoro; documentazione sugli sbocchi occupazionali. La frequenza degli allievi con handicap è assicurata con ulteriori finanziamenti (15% in più del costo totale). Nei percorsi biennali, la durata della formazione per la messa a livello è massimo 80 ore a ragazzo su un asse, 150 su due assi, 220 per tre assi, 300 per quattro assi. I partecipanti per ogni asse non sono superiori a 15. Il percorso di messa a livello è svolto anche a latere delle attività previste nell’anno professionalizzante e deve terminare entro la fine del percorso biennale. 9) Esiti e certificazioni Le IS effettuano l’articolazione e la struttura delle prove di verifica descrivendo il dettaglio delle prove per la verifica degli apprendimenti per l’anno di riferimento per ogni Unità Formativa e la progettazione di massima delle prove finali. La verifica in itinere e la valutazione finale viene effettuata anche in esito al percorso, utilizzando strumenti oggettivi di valutazione quali test strutturati o semi strutturati, prove pratiche e simulazioni. Rilascio di qualifiche e certificazioni e costituzione di commissioni d’esame a norma della disciplina regionale prevista dal Sistema Regionale delle Competenze ai sensi DGR 532/09. Sono previsti interventi per i “prosciolti” per il conseguimento della licenza media (anche in CPIA) e di crediti per i percorsi di Formazione Professionale. Il certificato di competenze dell’obbligo di istruzione viene rilasciato dalle strutture scolastiche al termine dell’obbligo di istruzione (frequenza di 10 anni), con l’acquisizione completa o parziale delle competenze previste dai 4 assi culturali. Nel caso in cui il ragazzo non sia più in carico all’Istituto scolastico, è prevista la possibilità (cfr. All. 1 del Decreto della Regione Toscana n. 3814 del 03.08.09 punto 1) di rilascio attraverso l’utilizzo di strutture inserite in apposito elenco provinciale. La certificazione delle competenze di base può essere effettuata, anche in modalità integrata, da istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, da CPIA, da ATS formate da una o più scuole ed agenzie formative accreditate che, a seguito di avviso emesso dalle amministrazioni locali, manifestino la loro volontà di assolvere a tale funzione. 10) Crediti Gli indirizzi regionali (DGR 259/2012) e le linee guida per gli esami (DD 810 del 07.03.13) fanno riferimento alle attestazioni dell’Accordo del 27.07.11 quali unici modelli per la certificazione finale e l’attestazione intermedia. L’esito positivo delle valutazioni di fine UF porta al riconoscimento di un credito potenziale da spendersi: all’interno di percorsi di 109 Formazione Professionale volti all’acquisizione di qualifiche di II, III e IV livello EQF (inclusi i percorsi afferenti alla filiera IFTS) oppure all’interno di percorsi di Istruzione. I percorsi di IeFP possono essere realizzati anche nell’ambito dell’offerta regionale di formazione programmata dalle Province per percorsi formativi biennali, finalizzati al conseguimento di una qualifica professionale. In tal caso vengono riconosciuti al giovane, in forza del percorso di dieci anni effettuato nell’istruzione, crediti formativi nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni nazionali. Gli esami finali di qualifica verificano l’effettivo conseguimento delle competenze riconosciute come crediti in ingresso. 11) Governo del sistema Il Settore Formazione e Orientamento della Regione Toscana si confronta con l’Ufficio Scolastico Regionale, il Consorzio Istituti Professionali Associati Toscani (CIPAT) e le Amministrazioni Provinciali al fine di condividere le modalità di progettazione, di gestione e di valutazione della IeFP regionale. Per la realizzazione, negli anni 2012-2015, di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale di durata triennale in regime di sussidiarietà, è stato sottoscritto un Accordo tra la Regione Toscana e l’USR per la Toscana. A tal fine è stato costituito un Comitato di coordinamento presieduto dall’Assessore regionale e composto da rappresentanti dell’Ufficio scolastico regionale, della Regione e delle Province. Le Province e il Circondario valutano i progetti delle Istituzioni scolastiche sulla base di una scheda di valutazione predisposta dal settore regionale competente e pubblicano l’elenco dei progetti approvati. La Regione, sulla base dei dati a preventivo approvati dalle Province/ Circondario assegna e liquida alle Province/Circondario il 50% delle risorse richieste. In seguito le Province/Circondario assegnano e liquidano agli IPS provvisoriamente il 50% delle risorse richieste nel Piano finanziario presentato da ciascun IPS entro 30 giorni dalla data di approvazione del primo decreto regionale. Gli IPS trasmettono comunicazione alle Province/Circondario dei dati quantitativi relativi agli iscritti al 15 ottobre ai percorsi IeFP in I, II e III classe nell’anno scolastico e formativo. Inoltre, gli IPS forniscono il preventivo rimodulato delle risorse richieste mantenendo fermo il riferimento al massimale per allievo previsto. Le Province/Circondario approvano i nuovi preventivi riformulati e comunicano alla Regione il fabbisogno definitivo di risorse. La Regione assegna le risorse definitive tra le Province/Circondario sulla base del nuovo preventivo tenendo conto del valore già erogato. Le Province/ Circondario provvedono ad assegnare le risorse definitive agli IPS sulla base della rimodulazione dei piani finanziari, ed erogano un ulteriore acconto agli IPS entro 30 giorni dalla data di approvazione del suddetto decreto regionale di assegnazione definitiva delle risorse, trattenendo per il saldo una quota del 20% del valore complessivo finale del preventivo di progetto. Il Comitato di Progetto (CP), composto dai rap- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 110 presentanti dei soggetti partner, ha il compito di verificare l’andamento in itinere del progetto. Il CP dovrà fornire – su richiesta – alla Provincia, ogni elemento utile al corretto svolgimento dei progetti e alla valutazione dei risultati. 12) Destinatari I destinatari dei percorsi triennali integrali sono studenti diplomati della scuola secondaria di 1° grado e giovani che hanno abbandonato gli studi o che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. I percorsi sono composti da almeno 15 allievi. Qualora il numero dei richiedenti la formazione professionalizzante non consenta l’attivazione del percorso potranno essere introdotte, dal soggetto accreditato, modalità formative e-learning. I destinatari dei percorsi scolastici di IeFP sono gli allievi iscritti al I, II e III anno dei percorsi quinquennali degli Istituti Professionali di Stato che hanno optato per la realizzazione dei percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale. 13) Costi Il parametro di unità di costo standard prevede per i percorsi biennali delle istituzioni formative un costo ora/corso di € 63,33. Pertanto, il costo medio annuale per percorso è al primo anno di € 66.500,00, quella del costo medio annuale per allievo corrisponde a € 3.866,28 e quella del costo medio orario per allievo (per 1050 ore) tocca € 3,68. 14) Apprendistato La Regione Toscana ha dato attuazione alla riforma dell’apprendistato di cui al Testo Unico (Decreto legislativo n. 167 del 14.09.2011) attraverso la modifica della LR 32/2002 (tramite LR n.16 del 07.05.2012), del Regolamento di esecuzione della LR 32/02 - DPGR 8 agosto 2003 n. 47/R (tramite DPGR 18 giugno 2012 n. 28/R) e l’adozione degli indirizzi per la regolamentazione dell’Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale e dell’Apprendistato professionalizzante o di mestiere (DGR 609 del 10.07.2012). Si prevedono percorsi per un monte ore non inferiore a 990 ore annue (600 in modalità strutturata e 390 non). Delle ore strutturate, 400 sono erogate presso il soggetto attuatore e 200 presso l’impresa. Altre 390 ore non strutturate sono erogate dall’impresa. Secondo l’allegato A del DGR 294/13, il valore massimo dei progetti potrà essere aumentato del 15% qualora nei percorsi siano inseriti apprendisti che realizzano percorsi di apprendistato per la qualifica, in coerenza con quanto definito nel DGR 609/2012. 111 QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 2.17. Umbria 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo MIUR - Regione del 01.08.03 – Protocollo MIUR - Regione del 16.01.08 – Intesa interistituzionale del 17.12.07 DGR 2259 – Accordo territoriale del 16.02.11 Sussidiarietà integrativa (in allegato elenco IS) – DGR n. 211 del 10.02.05 Documento su certificazione e riconoscimento crediti – DGR n. 95/08 (DGR n. 656/07, DGR n. 397/05 e DGR n. 1948/04) Accreditamento – DGR n. 277 del 17.03.08 Triennali per giovani che abbiano assolto all’obbligo di istruzione – LR n. 7/09 Sistema formativo integrato – DGR n. 822 del 10.06.09 Attuazione percorsi – DGR n. 51/2010 Standard, certificazione e attestazione – DGR n. 181 del 08.02.10 Modalità attuative sussidiarietà – DGR n. 168/10 Recepimento Repertorio – DGR n. 579 del 07.06.11 Modalità attuative per i progetti delle IS e finanziamenti Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2011/12)  IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2012/13) IS IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 98% (a.f. 2013/14)  IS IF 3° anno  2° anno  2 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  112 – DGR n. 56 del 24.01.11 Iscrizioni a scuola in sussidiarietà integrativa – DGR n. 284 del 28.03.11 Indirizzi attuativi IeFP e finanziamenti integrazione con Agenzie – DGR n. 109/12 Triennali IeFP – DGR n. 515/12 IeFP a.f. 2012/13 – LR n. 30 del 23.12.13 Sistema di IeFP – DGR n. 200 del 03/03/2014 LG esami 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi 7; n. allievi 26 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 10; n. allievi 109 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 24; n. allievi 279 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 31; n. allievi 392 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 59; n. allievi 706 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 46; n. allievi 658 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 53; n. allievi 646 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 44; n. allievi 563 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 105; n. allievi 2.009 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 165; n. allievi 3.124 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 230; n. allievi 4.301 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa, ex percorsi triennali integrali, ex percorsi integrati). Dal 2003/04, percorsi triennali integrati a titolarità delle istituzioni scolastiche (estinti nell’a.f. 2008/09). Dal 2008/09 percorsi integrali di tre anni sia per giovani che non avessero compiuto 16 anni (14/16enni) sia per giovani oltre i 16 anni (16/18enni). Nell’a.f. 2011/12 erano attivi percorsi per 16/18enni ma non per 14/16enni. Nel 2011/12 la Regione adotta il modello sussidiario integrativo a titolarità delle Istituzioni Scolastiche (IS) con la contemporanea presenza di possibili nuovi primi anni dei percorsi triennali integrali delle Istituzioni Formative (IF) accreditate. Dopo alcuni anni, nell’a.f. 2013/14, è stata segnalata la nuova attivazione di 4 percorsi per 36 iscritti nelle IF. Si tratta di percorsi integrali biennali che presuppongono un precedente anno a scuola dopo le medie, come nella vicina Emilia-Romagna. Le risorse destinate a tali percorsi provengono dal riparto dei finanziamenti statali. La LR 30/13 cita per il sistema regionale eventuali percorsi di durata quadriennale che si concluderebbero con il conseguimento di un diploma professionale. 5) Sede di svolgimento Dall’a.s.f. 2011/12 l’iscrizione avviene presso le istituzioni scolastiche secondo il modello sussidiario integrativo. Nei percorsi triennali integrali, l’iscrizione si fa presso gli IF accreditati. La sede di svolgimento è quel113 la degli IF. Soggetti attuatori dei percorsi sono istituzioni formative che hanno esperienza almeno triennale nella gestione di interventi per giovani fino a 18 anni. Possono accreditarsi per l’Obbligo formativo organismi pubblici e privati compresi consorzi. 6) Docenti Dall’a.s.f. 2011/12, nei percorsi del modello sussidiario integrativo le competenze di base sono insegnate da personale delle istituzioni scolastiche. Le ore delle competenze tecnico-professionali possono essere erogate entro la quota di flessibilità del 25% (264 ore) dai docenti ed esperti delle Agenzie formative accreditate per l’obbligo di istruzione ai sensi del DM 239/2007. Nell’ambito della quota del 25% possono essere erogati anche interventi mirati al sostegno motivazionale, all’orientamento, al riorientamento, al tutoraggio (DGR n. 284/11). Nei percorsi biennali le competenze di base sono insegnate dai docenti dei CFP. 7) Articolazione oraria I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità. I percorsi delle IF (1+2), sono articolati in un biennio professionalizzante che prevede una durata complessiva di 1.980 ore: 1° annualità durata 990 ore; 2° annualità durata 990 ore. L’offerta formativa segue il modello di cui alla LR 30/2013, regolamentata dalle Modalità attuative di cui alla DGR n. 415 del 15/4/2014. I percorsi formativi dovranno garantire: – saperi e competenze di base, così come descritti nel documento tecnico allegato al D.M. 139/2007 e nell’allegato 4 dell’Accordo del 27 luglio 2011 e le competenze chiave di cittadinanza come previsto nell’Allegato 2 del D.M. 139/2007. Si tratta in totale di 380 ore al 1° anno e 320 al 2° anno; – competenze tecnico-professionali specifiche e comuni così come definite nel Repertorio nazionale dell’offerta di Istruzione e Formazione Professionale di cui all’allegato 2 dell’Accordo del 27 luglio 2011 e nell’allegato 3 (competenze tecnico-professionali comuni a tutti i percorsi) e nell’Accordo del 29 aprile 2010, integrato e ampliato dall’Accordo Stato-Regioni del 19 gennaio 2012. Si tratta di 394 ore al 1° anno e 374 al 2° anno); – stage per 160 al 1° anno e 240 al 2° anno; – personalizzazione per 56 ore al 1° anno e 56 al 2° anno. 8) Elementi Tutti i percorsi dovranno prevedere: accoglienza e orientamento, recupero e approfondimento, accompagnamento al lavoro, attività didattiche e formative teorico-pratiche, attività di laboratorio, stage, visite guidate presso unità produttive o in occasione di eventi, manifestazioni, fiere, etc. per massimo 40 ore annuali. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 114 9) Esiti e certificazioni Agli allievi deve essere garantita in ogni fase del percorso la possibilità di passaggio tra i sistemi di Istruzione e Formazione, pertanto al termine di ogni annualità, gli IPS e gli organismi di Formazione Professionale dovranno prevedere un’apposita valutazione/scrutinio finalizzata alla certificazione delle competenze acquisite, a seguito della verifica dei requisiti educativi, culturali e professionali acquisiti dall’alunno. In caso di interruzione del percorso e in esito a qualsiasi segmento, ogni allievo ha diritto ad una certificazione delle competenze acquisite. In questo caso dovrà essere rilasciato un “Attestato di competenze” redatto in conformità allo schema di cui all’Allegato 7 dell’Accordo Stato Regioni e Province Autonome del 27 luglio 2011, spendibile per il riconoscimento dei crediti in ingresso nel passaggio ad altro percorso di istruzione-formazione o all’istruzione comprovante le competenze acquisite, in riferimento al profilo formativo e professionale del percorso di riferimento ed al raggiungimento degli standard formativi minimi, relativi alle competenze di base ed alle competenze tecnico-professionali. I Consigli di classe, a conclusione del secondo anno del percorso triennale e al termine delle operazioni di scrutinio finale, dovranno compilare per ogni studente il “Certificato di assol - vimento dell’obbligo di istruzione” di cui al Decreto del Ministro del - l’Istruzione, dell’università e della Ricerca n. 9 del 27 gennaio 2010 che resterà agli atti e che verrà rilasciato d’ufficio a conclusione del percorso triennale ovvero su richiesta dell’allievo interessato che abbia maturato almeno 10 anni di frequenza scolastica. Gli esami conclusi dei percorsi di IeFP per il conseguimento dei titoli di qualifica professionali, si svolgeranno sulla base della disciplina definita dalla Regione Umbria con DGR n. 200 del 3/3/2014, nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 17, con particolare riferimento al comma 2 e all’art. 20 del Capo III del D.Lgs. n. 226/2005 e in recepimento dell’Accordo fra le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano in tema di esami a conclusione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale approvato dalla Conferenza delle Regioni il 20 febbraio 2014. 10) Crediti Nei progetti dovranno essere specificate le Unità Formative per le quali potrà essere effettuato il riconoscimento di crediti di frequenza rivolti alla personalizzazione dei percorsi, fermo restando che detti crediti non possono essere intesi come diminuzione della frequenza effettiva del percorso formativo. Per la messa in valore degli apprendimenti maturati nei precedenti percorsi vige la DGR 1429/2007. Questa regola riguarda anche i percorsi in diritto-dovere extra Accordo, finanziati con il FSE e rivolti ai giovani che hanno già assolto all’obbligo scolastico. 115 11) Governo del sistema La Regione, secondo la L.R. n.30 del 23.12.13, esercita le funzioni: a) programmazione, indirizzo, coordinamento delle politiche di intervento del Sistema regionale e dell’offerta formativa assicurando l’unitarietà del Sistema su base regionale; b) adozione di un sistema di valutazione e controllo al fine di verificare l’efficacia, l’efficienza e la qualità del sistema regionale, nel rispetto delle linee guida statali in materia; c) monitoraggio del Sistema regionale. Le Province partecipano alla programmazione dell’offerta formativa e ne definiscono la programmazione territoriale tramite l’emanazione di avvisi pubblici. 12) Destinatari I destinatari dei progetti sono le ragazze e i ragazzi, in obbligo d’istruzione, che hanno frequentato un primo anno di Scuola secondaria di secondo grado. Sono ammessi, prioritariamente, alla frequenza i giovani, che sono stati comunicati formalmente dalle Scuole secondarie di secondo grado. In precedenza questi percorsi erano riservati a coloro che non avevano compiuto 16 anni. Gli allievi senza licenza media potranno essere inseriti nei corsi a condizione che si preveda un percorso parallelo in un CPIA per il recupero del titolo. 13) Costi La Regione Umbria non ha attivato percorsi triennali se non per le Istituzioni scolastiche. Nel 2012/13, nell’ambito della sussidiarietà integrativa, le ore di competenze tecnico-professionali possono essere erogate entro la quota di flessibilità del 25% (264 ore) dai docenti ed esperti delle Agenzie formative accreditate per l’obbligo di istruzione ai sensi del DM 239/2007. 14) Apprendistato In riferimento alla DGR del 24.04.12 n. 441 (Allegato A), si prevedono (ma non risultano attivi) percorsi per un monte ore non inferiore a 400 ore annue, tenuto conto della possibilità, nel caso di apprendisti di età superiore ai 18 anni, di riconoscere crediti formativi in ingresso alla luce delle competenze possedute. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 116 2.18. Valle D’Aosta 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo 30.10.03 tra Ag. regionale Lavoro e Sovraintendenza studi (DGR n. 3906/03) – Protocollo tra Regione Autonoma - MIUR - MPLS del 19.11.03 (DGR n. 3906/03) – Protocollo d’intesa Inserimento dei privi di licenza (DGR n. 3077 del 23.12.11) – Deliberazione 1280 del 26.09.07 Procedura per il triennio 2007/10 – DGR n. 1281 del 18.05.07 Gruppo di monitoraggio – DGR n. 2426/2009 e DGR n. 3373/2009 Percorsi integrati – DGR n. 519/10 Recepimento rifor. II ciclo – DGR n. 2370/10 Recepimento figure del repertorio nazionale – DGR n. 2026 del 23.07.10 Repertorio regionale – DGR n. 2316/10 e 2317/10 2e 3e annualità percorsi integrati 2010/11 – DGR n. 302/11 e DGR n. 2955/09 Accreditamento – DGR n. 1736/11 e PD 4490/11 Invito per percorsi per post 16enni 2011/12 – DGR n. 1691 del 15.07.11 Inserimento di 7 profili nel repertorio regio - nale e standard Tasso di scolarizzazione al I anno: 100% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 68% (a.f. 2011/12)  IS IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 62% (a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 62% (a.f. 2013/14) IF  IS 3° anno  2° anno  1° anno  3 anni modello complementare Titolarità (IF o IS) 3 anni modello integrativo Titolarità istituzione scolastica (IS) 3° anno  2° anno  1° anno  3° anno  2° anno  2 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 117 – Provvedimento Dirigenziale n. 4490 del 10.10.11 Approvazione corsi post16enni – DGR n. 3052 del 16.12.11 Integrazione repertorio – DGR n. 813 del 13.04.12 Istituzione gruppo di monitoraggio – DGR 1941/12 Corsi biennali per post 16enni 2012/13 – DGR 8 del 10.01.14 invito corsi biennali 2013/14 e 2014/15 3) Dati A.s.f. 2004/05: n. percorsi 5; n. allievi 81 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 11; n. allievi 143 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 17; n. allievi 214 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 18; n. allievi 200 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 23; n. allievi 276 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 21; n. allievi 263 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 12; n. allievi 154 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 32; n. allievi 588 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 30; n. allievi 643 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 46; n. allievi 728 Note: In Valle d’Aosta le scuole sono regionali, con organici pagati dalla Regione, ma hanno obiettivi e titoli statali in esito ai quinquenni. Tutti gli IP e IT sono anche accreditati automaticamente alla Formazione per un Accordo del 2003 Regione-Sovrintendenza. 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà integrativa e complementare e percorsi integrali di IeFP, ex percorsi triennali integrali, ex percorsi misti ed ex percorsi integrati con CFP più del 20%) Nell’a.f. 2004/05 percorsi di Formazione pura (non più rinnovati al 1° an - no nel 2005/06). Dall’a.s. 2005/06 percorsi triennali integrati a titolarità CFP con 20% di presenza di docenti di scuola (estinti al 1° anno nel 2007/08). Dall’a.s. 2007/08 percorsi integrati a titolarità scuola con presenza al 50% di docenti di scuola statale (estinti al 1° anno nell’a.s. 2010/11). Dall’a.s.f. 2010/11 (DGR n. 519 del 26.02.10) il filone principale del modello regionale si avvicina (ma potrebbe discostarsene e non è richiesto uno specifico accordo territoriale essendo la Regione a statuto speciale) a quello sussidiario integrativo, con la contemporanea presenza di percorsi delle Istituzioni Formative accreditate. Dall’a.s. 2010/11 sono partiti 2 percorsi nell’ambito degli Accordi in CU sulle figure professionali, uno in un IT (per Operatore Agricolo) e l’altro in un IP (per Operatore Riparatore Autoveicoli) con obiettivi regionali. Sono attuati nelle scuole secondo un modello “complementare” con passaggio in quarta mediante corsi di allineamento o esami. Nel 2012/13 sono attivate le terze (e le nuove annualità) di questi percorsi. A partire dall’a.f. 2014/15 è prevista l’attivazione di un unico corso in sussidiarietà complementare: Operatore Agricolo. Operatore Riparatore Autoveicoli passerà alle IF ac- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 118 creditate. Dall’a.f. 2011/12 (DGR 1736/11), i percorsi delle IF (percorsi integrali biennali, “assimilabili” ma con denominazione diversa rispetto alle figure nazionali degli Accordi in CU) sono solo per post-sedicenni che possono vantare crediti acquisiti nel biennio dopo le medie. Sono rivolti a ragazzi che non intendono proseguire a scuola e desiderano conseguire un diploma di livello nazionale ed europeo. A gestirli sono 3 Enti accreditati per l’IeFP (CNOS-FAP, Fondazione per la Formazione Professionale turistica, Progetto formazione). Bando a regia regionale. 5) Sede di svolgimento Nell’a.s.f. 2011/12 per i trienni IP e IT l’iscrizione avviene presso le scuole mentre per i bienni dei 16-18enni avviene presso i CFP e presso le scuole. Pertanto, riguardo ai bienni, è prevista un’iscrizione contestuale per i 16enni entro l’anno solare che abbiano frequentato la scuola per 10 anni (al fine del rilascio della certificazione dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione) e per i giovani che abbiano già compiuto 16 anni ma non abbiano 10 anni di scolarizzazione (al fine dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione). Per i giovani che hanno assolto l’obbligo di istruzione senza ottenere il diploma di Stato del primo ciclo si prevedono apposite convenzioni tra i CTP e gli Enti di Formazione Professionale per il conseguimento del diploma di Stato del primo ciclo. Gli Enti di Formazione Professionale hanno sede operativa accreditata per la tipologia “Obbligo formativo” (DGR 745/03). A loro è richiesto di aver gestito nell’ultimo triennio almeno un corso di FP per giovani nella fascia dell’obbligo formativo. Possono essere accreditati per l’Obbligo formativo soggetti pubblici e privati, comprese le scuole. Queste ultime, con deroga su diversi requisiti. 6) Docenti Nell’a.s.f. 2011/12 nei percorsi delle IF le risorse professionali coinvolte includono i docenti dell’Agenzia formativa ed eventualmente i docenti dell’istruzione scolastica, ma la titolarità rimane all’Agenzia formativa. Ai docenti-formatori è richiesta l’abilitazione all’insegnamento delle materie relativamente alle competenze di base e tecnico professionali. Inoltre sono previsti dei tutor dell’Agenzia formativa e docenti di sostegno in caso di handicap. Nell’a.s.f. 2011/12 i docenti sono della scuola per i percorsi triennali IP e IT. Non è previsto il coinvolgimento delle Agenzie formative all’interno dell’offerta sussidiaria integrativa. 7) Articolazione oraria I percorsi del modello sussidiario integrativo sono attuati nell’ambito dell’autonomia e flessibilità su un monte ore di 1.056 ore annuali. Il percorso che si avvicina al modello complementare ha obiettivi regionali ed è articolato in tre anni con 3.300 ore suddivise in 1.100 ore per ciascun anno formativo + un massimo di 100 ore individuali di personalizzazione. Il monte ore prevede: accoglienza, orientamento (100 ore); sa119 peri di base (1.340 ore); area professionale (1.420 ore); project work/stage (440 ore); la personalizzazione è di 300 ore (massimo 100 all’anno) con moduli integrativi in ingresso (per debiti in entrata), di recupero (per debiti in itinere), di raccordo in uscita (per apprendimenti necessari allo sviluppo di altri percorsi). Anche per l’a.f. 2012/13 i percorsi biennali delle IF per ultrasedicenni hanno la durata di 2.000 ore (1.000 + 1.000) con: 1.000-1.200 ore dedicate all’attività pratica e teorica in laboratorio; 400-600 ore di stage; 80-100 ore dedicate alla realizzazione del capolavoro; monte ore definito in fase di progettazione per i momenti di teoria e supporto alla ricerca attiva del lavoro; 100-200 ore per attività motivazionale e accompagnamento. Nei singoli progetti sono formalizzate, per il sostegno/recupero di soggetti a rischio, 200 ore di didattica eccedenti le 1.000 ore previste. 8) Elementi Oltre al monte ore annuo “curvato” dei professionali vengono svolte attività di potenziamento (432 ore), attività aggiuntive obbligatorie di orientamento professionale in prima (33 ore), di stage osservativo in seconda (66 ore) e di alternanza scuola-lavoro in terza (132 ore). I percorsi biennali sono progettati con forte caratterizzazione alla professionalità e alle attività teorico-pratiche, con la presenza di significative esperienze in azienda, di attività di motivazione, presa di coscienza dei processi di apprendimento e ricerca attiva del lavoro. Si richiede, inoltre, alle IF: collaborazione ai monitoraggi del Gruppo istituito dalla Regione; coinvolgimento delle associazioni di categoria (protocollo scritto) per la progettazione e la realizzazione dei percorsi; riserva di almeno n. 1 posto a percorso per disabili; attività pratica e teorica svolta in laboratorio e in azienda per almeno il 70% del monte ore; moduli antidispersione di sostegno/recupero per 200 ore aggiuntivi alle 1000 ore; convenzioni con i CPIA per privi del diploma di scuola media; verifiche semestrali per la valutazione degli apprendimenti; formazione e remunerazione dei tutor aziendali; attività promozionali su spot radio, giornali locali, depliant; modalità e strumenti per la valorizzazione delle competenze base e trasversali; contributo spese viaggio per tutti gli allievi frequentanti, residenti o domiciliati ad almeno 6 Km dalla sede del corso o degli stage in azienda; costi di realizzazione dell’esame di qualifica e costi per la predisposizione delle attestazioni/certificazioni finali. 9) Esiti e certificazioni Attestati di qualifica professionale, corrispondenti almeno al III livello europeo e valevoli per l’inserimento diretto nel mondo del lavoro. Sono previsti 2 step selettivi, da collocarsi durante lo svolgimento del percorso (indicativamente non prima di 5 mesi dall’avvio del corso e non oltre 5 mesi dalla fine dello stesso), con possibilità di apportare modifiche al progetto di valutazione. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 120 10) Crediti Crediti formativi in ingresso, nel rispetto della normativa vigente; acquisizione/capitalizzazione di conoscenze/competenze in itinere attestate, al fine di favorire la spendibilità quali crediti formativi in uscita per l’eventuale accesso ad altri percorsi di Istruzione e Formazione. 11) Governo del sistema Il modello è stato definito con incontri con le parti sociali per la raccolta dei fabbisogni professionali del mondo del lavoro analizzando il bacino e le caratteristiche dei potenziali utenti delle iniziative formative. La proposta di percorsi è definita dal sottogruppo “Formazione Pro - fessionale e orientamento”, istituito nell’ambito del “Consiglio politiche del lavoro” della Regione, composto da parti sociali, Consiglio regionale e Sovrintendenza agli studi. La proposta è stata validata dal Consiglio politiche del lavoro prima dell’approvazione con DGR. La deliberazione della Giunta regionale n. 813 del 13/04/2012 istituisce un Gruppo di monitoraggio, composto da rappresentanti della Regione e delle parti sociali, che ha il compito di monitorare i corsi di formazione attraverso la definizione di un impianto di monitoraggio quantitativo e qualitativo. È previsto un “Nucleo tecnico in fase di valutazione” dei progetti per eventuali modifiche e/o integrazioni ai Protocolli di collaborazione ove non sufficientemente dettagliati o incompleti. 12) Destinatari Giovani nella fascia 16-20 anni, con priorità di inserimento dei giovani minorenni, che hanno assolto l’obbligo di istruzione e non sono in possesso di qualifica professionale e/o titoli di studio superiori. È istituita una riserva di almeno n. 1 posto, per ogni percorso, per inserimento di soggetti con handicap/disabilità o che dimostrino di essere in carico ai servizi sociali. Sono inoltre ammissibili i giovani con le caratteristiche individuate nel Protocollo di intesa fra la S.O. politiche della formazione e dell’occupazione e la Sovraintendenza regionale agli studi, approvato con DGR n. 1552 in data 27/09/2013. I percorsi non possono superare i 25 ragazzi. 13) Costi Un anno nei percorsi integrali delle Istituzioni formative viene finanziato in media con € 131.555,60. Il costo comprende specifiche azioni di sistema, attivazione di moduli di sostegno/recupero di 200 ore (aggiuntivi rispetto alle 1000 ore del monte ore), attività di formazione dei tutor aziendali, partecipazione remunerata dei tutor aziendali alla programmazione; riserva di almeno n. 1 posto, per ogni percorso, per l’inserimento di disabili; 15 giorni di spot radio; inserzioni su giornali locali; depliant di orientamento; obbligo di coinvolgimento nella realizzazione dei percorsi delle associazioni di categoria. Il costo ora/corso ammonta 121 a € 131,56, il costo annuale per allievo è € 8.070,90 e il costo orario per allievo si attesta su € 8,07. 14) Apprendistato La Regione ha definito, in accordo con le parti sociali, che saranno regolamentati i profili formativi per permettere l’accesso al lavoro dei minorenni che abbiano assolto l’obbligo di istruzione. 122 2.19. Veneto 1) Struttura 2) Normativa – Protocollo del 11.12.02 Prima sperimentazione IeFP – Protocollo del 03.10.03 – Accordo territoriale del 11.12.03 – Accordo territoriale del 25.06.08 – Accordo territoriale del 13.01.11 Offerta sussidiaria – DGR n. 2813 del 10.09.04 Commissioni per passaggi tra sistemi – DD n. 656 del 26.09.05 Passaggi verso FP – DGR n.1598 del 28.06.05 Recepimento Accordo certificazione del 28.10.2004 – DGR n. 1142 del 18.04.06 Valutazione apprendimenti – DD n. 153/2007 Recepimento Accordo 05.10.06 su standard di competenze tecnico-professionali. Il recepimento dell’Accordo 05.02.09 è avvenuto nelle direttive dei bandi – DGR n. 1407 del 06.06.08 e n. 1699 del 24.06.08 Bandi per percorsi triennali a.f. 2008/09 – DGR n. 916 e n. 917 Bandi per percorsi triennali riferiti all’a.f. 2009/10 – DGR n. 2736 del 16.11.10 Direttiva disabili Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 9% (a.f. 2011/12)  IF IF IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 11% ( a.f. 2012/13) IF  IS Tasso di scolarizzazione al I anno: 11% ( a.f. 2013/14) IF  IS 3° anno  2° anno  1° anno  3 anni modello complementare Titolarità IF o IS 123 – DGR n. 3289/10 (DGR 419/09, DGR 359/04, LR 19/02) Accreditamento – DGR n. 1485 del 25.05.10 Bandi per percorsi triennali riferiti all’a.f. 2010/11 – DGR n. 205 del 01.03.11 Offerta sussidiaria triennale – DGR n. 119 del 31.01.12 Recepimento accordo 27 luglio 2011 – DGR n. 698 del 24.05.11 Modalità costo standard (studio approvato dalla Giunta regionale) – DGR n. 887 del 21.06.11 Piano annuale e direttive a.f. 2011/12 (1° e 2° anno) – DGR n. 888 del 21.06.11 Piano annuale e direttive a.f. 2011/12 (3° anno) – DGR n. 1013 del 05.06.12 Piano annuale 12/13 – DGR n. 1014 del 05.06.12 Avviso 12/13 – DGR n.1558 del 31.07.12 Linee guida 12/13 – DGR n. 2646 del 18.12.12 linee guida esami – DGR n. 1004 del 18.06.13 Costi – DGR n. 123 del 18.02.14 Esami 3) Dati A.s.f. 2002/03: n. percorsi 20; n. allievi 432 A.s.f. 2003/04: n. percorsi 230; n. allievi 3.563 A.s.f. 2004/05: n. percorsi 520; n. allievi 9.242 A.s.f. 2005/06: n. percorsi 837; n. allievi 14.332 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 905; n. allievi 15.873 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 921; n. allievi 16.161 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 941; n. allievi 16.203 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 965; n. allievi 17.723 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 972; n. allievi 18.630 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 994; n. allievi 19.908 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 1.025; n. allievi 21.593 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 1.057; n. allievi 23.311 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (sussidiarietà complementare e percorsi integrali di IeFP). Dall’a.f. 2002/03 i percorsi di Formazione Professionale integrale sono per il conseguimento di un attestato di qualifica regionale, da ottenere frequentando un’Istituzione Formativa (IF) accreditata. Dall’a.f. 2011/12 è stato adottato il modello sussidiario complementare, a titolarità delle Istituzioni Formative (IF) o Scolastiche (IS). L’adozione sperimentale anche del modello integrativo sarebbe teoricamente possibile ma non realizzata nell’a.f 2012/13 né nell’a.f. 2013/14. Il passaggio alle quarte classi degli IPS non è automatico e il percorso di qualifica non si realizza necessariamente nell’ambito dell’autonomia e flessibilità curricolare. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 124 Dal 2013/14 sono presenti i quarti anni. Vi sono pochi percorsi di IeFP presso Centri di Formazione ex regionali trasferiti alle Province e da queste autonomamente finanziati nell’ambito delle risorse trasferite. Vi è anche un CFP provinciale, a cui vengono applicate le stesse Unità di Costo applicate agli organismi di formazione accreditati privati. Bandi regionali. 5) Sede di svolgimento Iscrizione a 14 anni alle IF o alle IS secondo la sussidiarietà complementare. La sede di svolgimento è il Centro di Formazione Professionale o la Scuola. possono presentare progetti formativi, come IF, Istituzioni Formative accreditate presso la Regione Veneto e iscritte nell’Elenco regionale degli Enti accreditati; come scuole, in via sussidiaria, gli Istituti Professionali di Stato. 6) Docenti Nei percorsi delle IF sia i docenti delle competenze tecnico-professionali che quelli delle competenze di base provengono dai CFP. Per il supporto alle attività degli allievi sono contemplate attività di tutoring e tutoring orientativo per ogni gruppo classe. Nei percorsi delle scuole sia i docenti delle competenze tecnico-professionali che quelli delle competenze di base provengono dalle scuole. 7) Articolazione oraria Fino al 2011/12 percorso triennale integrale della durata di 3.100 ore (1.000 ore al 1° e 2° anno e 1.100 ore al 3° anno). Dall’a.f. 2012/13 le ore per anno dei percorsi integrali sono minimo 990, con una percentuale variabile nel triennio: di competenze di base (dal 39% al 46%), di competenze tecnico-professionali (dal 43% al 49% e incrementabile in assenza dello stage al secondo anno) e di stage/tirocinio (dall’8% al 15% ma ridotta al 5-10% in assenza dello stage al secondo anno). Pertanto, si prevedono al I anno 450-550 ore massimo di competenze di base e 440- 540 ore massimo di competenze tecnico-professionali. Al II anno 410- 460 ore massimo di competenze di base, 420-450 ore massimo di competenze tecnico-professionali e 80-160 ore massimo (facoltativo e sostituibile da Formazione Professionale) di stage/tirocinio. Al III anno 290- 370 ore massimo di competenze di base, 420-460 ore massimo di competenze tecnico-professionali e 160-280 ore massimo di stage/tirocinio. Il percorso di sussidiarietà complementare ha 1.056 ore per anno (art.5 comma 1 lettera b del DPR 87/2010). Nel biennio la Formazione di base va da 429 a 561 ore, mentre la Formazione Professionale va da 495 a 627 ore. Al III° anno la Formazione culturale va da 396 a 429 ore, mentre la Formazione professionalizzante da 627 a 660 ore. 165 ore di stage curricolare sono effettuate nell’ambito degli insegnamenti sia culturali che tecnico-professionali. 125 8) Elementi Il percorso è a carattere modulare. Potranno essere proposti dal primo anno percorsi polivalenti a carattere orientativo riferiti a diverse qualifiche professionali. Il percorso formativo è arricchito dalle seguenti misure di accompagnamento: orientamento; accompagnamento; accoglienza; accompagnamento al lavoro; moduli per favorire un adeguato inserimento di giovani provenienti dal Sistema scolastico o dal mondo del lavoro; moduli destinati a soggetti portatori di handicap o in condizione di disagio; moduli di approfondimento destinati a rispondere a particolari esigenze di professionalità del territorio. 9) Esiti e certificazioni È adottato un sistema di valutazione con una prova complessa, che intende verificare competenze sia culturali (con riferimento agli standard minimi nazionali delle competenze di base) sia professionali (relative a ciascun profilo professionale). Le fasi della prova valide per tutte le qualifiche sono: progettazione/pianificazione, realizzazione, collaudo con eventuale recupero di anomalie, colloquio. Le modalità di valutazione degli apprendimenti nei percorsi triennali sono definite dalla DGR n. 1142 del 18.04.2006. Al termine del III anno è rilasciato un attestato di qualifica professionale regionale. Acquisizione di crediti ai fini del - l’eventuale rientro nel Sistema di Istruzione. Per sostenere gli esami è necessaria la frequenza di almeno il 75% delle ore di durata del per - corso, escluse le ore di esame. Sull’argomento si può consultare il sito www. regione.veneto.it/web/formazione/esami. 10) Crediti La frequenza del percorso comporta l’acquisizione di crediti ai fini dell’eventuale rientro nel Sistema di Istruzione. È previsto inoltre il riconoscimento di crediti in ingresso per l’inserimento di allievi provenienti dalla scuola o dal mondo del lavoro che richiedono di essere ammessi direttamente al secondo o al terzo anno del percorso triennale o al primo anno dopo la scadenza del termine per l’iscrizione (coincidente con il primo quarto di monte ore). In particolare la collaborazione tra Regione e USR ha permesso di mettere a punto uno speciale dispositivo per l’accertamento dei crediti formativi degli allievi che intendono avvalersi della possibilità di passare da un Sistema all’altro. In virtù di questo dispositivo, si prevede che ogni passaggio tra Sistemi richieda un preventivo contatto tra IF e IS, finalizzato ad acquisire la documentazione amministrativa sul curriculum dell’allievo. Nel caso di passaggi dalla Formazione all’Istruzione la documentazione amministrativa che l’Istituto formativo rilascia all’Istituto scolastico che accoglie allievo comprende anche il certificato di competenze modello B previsto dall’Accordo del 28.10.2004 siglato in Conferenza Stato Regioni Città e autonomie locali. Il modello C viene, invece, utilizzato nei passaggi in in- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 126 gresso alla Formazione Professionale, nel caso dei passaggi verso la Formazione, per l’inserimento in IF di allievi provenienti da Istituti di scuola superiore, apprendistato/mondo del lavoro e per i dispersi. In questo caso, è convocata una commissione di esperti. Sulla scorta delle informazioni ricevute dall’istituto scolastico di provenienza e in base ai risultati delle prove di accertamento, i docenti del Centro formulano una proposta di inserimento dove vengono evidenziate anche le eventuali azioni di recupero e/o rinforzo finalizzate ad agevolare l’integrazione nella nuova realtà formativa. La Regione ha disciplinato la costituzione delle commissioni interistituzionali per il riconoscimento dei crediti formativi nel passaggio tra Sistemi, previste dal DPR 257/200, istituendo con la DGR n. 2873 del 10.09.2004 e con i successivi decreti dirigenziali n. 232 del 18.04.05, n. 603 del 07.09.05 e n. 905 del 09.12.05, un apposito albo regionale degli esperti dell’istruzione, del mondo del lavoro e della Formazione Professionale chiamati a costituire dette commissioni. La regolamentazione per i passaggi è disponibile sul sito della Regione: www.regione.veneto.it/Servizi+alla+Persona /Formazione+e+Lavoro/ Formazione+Iniziale.htm Per l’ammissione al secondo e al terzo anno dei percorsi si richiede che abbiano ottenuto l’idoneità, ovvero il riconoscimento di crediti formativi adeguati. Il rilascio del certificato di assolvimento dell’obbligo di istruzione è attivato dall’a.f. 2010-2011. 11) Governo del sistema La programmazione delle attività di IeFP è affidata al Dipartimento Formazione, Istruzione e Lavoro della Regione Veneto. Essa regola mediante bandi e circolari le attività delle Istituzioni formative, dei Centri di formazione professionale trasferiti alle Province e in via sussidiaria delle Istituzioni scolastiche. Il Dipartimento gestisce la banca dati dell’Ana - grafe Regionale degli Studenti (ARS) attraverso l’ente strumentale Veneto Lavoro. A partire dall’a.f. 2004/2005 la banca dati informatizzata sugli utenti della Formazione Professionale è finalizzata a monitorare, con modalità informatiche, le iscrizioni, i ritiri degli allievi e i dati di follow up. Le Direttive richiedono che ciascun progetto sia frutto di un’analisi dei fabbisogni attraverso l’indispensabile coinvolgimento dei soggetti istituzionali attivi sul territorio con i giovani in età di obbligo di istruzione. A tal fine sono attivabili partenariati (operativi o di rete) con altri organismi formativi accreditati sul territorio provinciale. Possono, inoltre, essere attivati partenariati di rete con servizi sociali competenti per territorio, servizi di orientamento della provincia, istituti scolastici e uffici scolastici provinciali, con l’obiettivo di instaurare una sinergia tra strutture istituzionali chiamate a diversi livelli a prevenire e contrastare la dispersione scolastica ed il disagio giovanile. La Regione mantiene un rapporto di collaborazione con gli organismi formativi che realizzano il Piano regionale: Forma Veneto, FedForm, (scuole per estetisti) e Ance Veneto (scuole edili). 127 12) Destinatari Allievi quattordicenni soggetti all’obbligo di istruzione che abbiano conseguito la licenza media o allievi disabili con attestato di credito formativo previsto dall’art. 9 del D.P.R 122 del 22 giugno 2009. I giovani che frequentanti un percorso scolastico o di istruzione e formazione che abbiano compiuto la maggiore età senza un titolo in assolvimento del diritto- dovere all’istruzione - formazione, possono proseguire il percorso triennale fino al raggiungimento della qualifica. Le classi di primo anno devono essere, di norma, composte da un numero non inferiore a 20 allievi a inizio anno per servizi del benessere e comparti vari e 15 per edilizia. Il numero minimo di allievi frequentanti il 75% del monte ore e deve essere di 15 per servizi del benessere e comparti vari e 12 per l’edilizia. 13) IV anno In Veneto dall’a.s. 2013/14 sono presenti alcuni percorsi di IV anno: a.s.f 2013/14: n. percorsi 10; n. allievi 157. 14) Costi Il parametro di unità di costo standard prevede per i percorsi triennali delle istituzioni formative un costo ora/corso di € 90,36. Pertanto, il costo medio annuale per percorso sarebbe al primo anno di € 89.456,40, il costo medio annuale per allievo corrisponde a € 3.958,25 e il costo medio orario per allievo (per 1000 ore) tocca € 4,00. 15) Apprendistato In riferimento al DGR n. 7 agosto 2012, n. 736, allegato A, risultano percorsi per un monte ore non inferiore a 440 ore annue (320 di formazione esterna e 120 di formazione interna all’azienda) per gli apprendisti minorenni e per un monte ore non inferiore a 440 ore (320 di formazione interna e 120 di formazione esterna all’azienda con modalità learning week) per gli apprendisti di età superiore ai 18 anni. I percorsi sono stabiliti mediante Avviso Pubblico approvato con DGR n. 1284 del 03/07/2012 e dal Decreto n. 530 del 13/07/2012 (allegati). La gestione dell’offerta è stata affidata ad un unico partenariato regionale. Le attività formative sono finanziate attraverso voucher. Nel 2013 sono segnalate nella Regione 59 unità di apprendisti minori in formazione per la qualifica. Nel 2014 sono segnalati 183 apprendisti inseriti nei percorsi formativi per la qualifica ed il diploma professionale. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 128 2.20. Provincia Autonoma di Bolzano 1) Struttura 2) Normativa – Legge provinciale n. 40 del 12.11.92, Ordinamento della Formazione Professionale – DGP n. 1779/09, Approvazione dei programmi di esame dei corsi di qualifica professionale – DGP n. 25-12129 del 14.09.09, Accreditamento – DGP n. 334 del 01.03.10, Corsi a tempo pieno della FP tedesca e ladina – DGP n. 1256 del 26.07.10 Apprendisti presso le scuole professionali provinciali – Legge provinciale n. 11/2010 Secondo ciclo di istruzione e formazione della Provincia – DGP n. 363 del 14.03.11, Norme sull’esame finale – DGP n. 824 del 23.05.11, Recepimento Accordo figure professionali – DGP n. 1095 del 16.07.12, definizione dei curricoli dell’IeFP – DGP. n. 1939 del 27.12.12, Ordinamento percorsi triennali – DGP n. 122 del 28.01.13, Intesa per corsi annuali per l’esame di Stato nella FP Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2011/12)  IF IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2012/13) IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2013/14) IF 4° anno  3° anno  2° anno  1° anno  3 anni IeFP integrale Titolarità istituzione formativa (IF) 3) Dati A.s.f. 2004/05(*): n. corsi 124; n. allievi 2.904 A.s.f. 2005/06: n. corsi 151; n. allievi 3.327 A.s.f. 2006/07: n. corsi 178; n. allievi 3.750 A.s.f. 2007/08: n. corsi 192; n. allievi 4.131 A.s.f. 2008/09: n. corsi 170; n. allievi 4.580 A.s.f. 2009/10: n. corsi 130; n. allievi 4.078 A.s.f. 2010/11: n. corsi 205; n. allievi 4.724 A.s.f. 2011/12: n. corsi 135; n. allievi 4.995 A.s.f. 2012/13: n. corsi 295; n. allievi 5.276 A.s.f. 2013/14: n. corsi 315; n. allievi 5.648 (*) stima 4) Modello PERCORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE (percorsi triennali e IV anno). Da quasi vent’anni, nell’ambito della sua autonomia in materia di Formazione Professionale (competenza primaria), la Provincia di Bolzano avvia dei corsi triennali (ad eccezione degli Operatori Socio-Sanitari di 4 anni) composti da un anno di formazione di base e due anni di formazione specifica. La Provincia dispone di 30 Centri, o meglio di “Scuole provinciali”, le “Landesberufsschulen”, ossia Scuole Professionali del territorio. Queste sono diverse dalle Staatlichen Berufsfachschulen: Fachlehranstalten o Berufsbildenden Schulen (Istituti Professionali) e Fachoberschulen (Istituti Tecnici); queste ultime, infatti, danno titoli di Stato e non hanno obiettivi specifici di apprendimento determinati dalla Provincia. Per la parte ladina e tedesca non esistono più IP (ultimo l’Alberghiero “Keiserhof” di Brunico) ma solo IeFP provinciale, IT e Licei. All’interno delle Landesberufsschulen, dopo il primo anno orientativo è possibile continuare la Formazione Professionale con una Landesfachshule o accedere all’apprendistato (formazione duale con 1 giorno di formazione d’aula e 5 sul posto di lavoro). L’Accordo 16.12.10 sugli “organici raccordi” non è stato recepito dalla Provincia Autonoma di Bolzano ma vi sono intese per varare un 5° anno, allo studio per il 2014. 5) Sede di svolgimento L’iscrizione avviene presso i Centri provinciali di FP dipendenti dall’amministrazione provinciale. I percorsi formativi sono svolti dagli organismi formativi. Eventuali scuole (parte italiana) sono soggette ad accreditamento con deroga relativa all’affidabilità economico-finanziaria a motivo delle specifiche normative già dettate dalla propria natura giuridica. 6) Docenti Docenti dei Centri provinciali di Formazione Professionale insegnano sia le competenze di base che quelle tecnico-professionali. 129 130 7) Articolazione oraria Dal 2010/11 il percorso è strutturato in tre anni e prevede da 1.085 a 1.394 ore per ciascun anno formativo (circa 36 ore a settimana) con frequenza a tempo pieno dell’insegnamento delle discipline sia mattina che pomeriggio. Nella Formazione Professionale tedesca (1.224-1.292 ore all’anno) al primo anno sono previste 612 ore professionalizzanti e altrettante (50%) di base. Il secondo e il terzo anno le ore professionalizzanti sono 748 (61%) inclusive di 12 ore di laboratorio e 10 di teoria applicata alla settimana e di circa 180 ore (dalle 4 alle 6 settimane) di stage sia al 2° che al 3° anno. Nella Formazione Professionale agricola, forestale e di economia domestica (1.085 ore l’anno) nel triennio sono previste in media 1.823 ore professionalizzanti e 1.292 ore di competenze di base e trasversali. Lo stage conta tra le 93 e le 186 ore. Nella Formazione Professionale italiana (1.224-1.394 ore l’anno) i primi due anni si frequentano 700 ore professionalizzanti e 680 di base, il terzo anno 880 ore professionalizzanti e 500 di base. Lo stage è mediamente di 160-240 ore incluso nel monte ore degli ultimi due anni. 8) Elementi Il curricolo dovrà prevedere: orientamento; personalizzazione; accompagnamento al percorso. Per ogni anno formativo è previsto uno stage di circa 180 ore in azienda realizzato in 4/6 settimane. 9) Esiti e certificazioni Dopo il 1°anno gli studenti scelgono se continuare nell’apprendistato o nella Formazione Professionale. Al termine del III anno di Formazione Professionale è rilasciato un attestato di qualifica professionale provinciale. 10) Crediti Nella Provincia di Bolzano un ragazzo che abbia frequentato un corso triennale di Formazione Professionale e abbia intenzione di passare al quarto anno di un istituto scolastico diverso deve fare domanda per un esame obbligatorio sulle conoscenze e discipline mancanti in base al programma. Per gli allievi intenzionati a proseguire gli studi può essere attivato durante l’ultimo anno di Formazione Professionale un corso integrativo gratuito. Tra i Centri di Formazione Professionale e gli istituti scolastici si è instaurata una stretta collaborazione che prevede la comunicazione dei programmi, in modo che possa essere garantita una preparazione specifica agli allievi interessati e il riconoscimento delle attività pratiche. Al momento la collaborazione tra i due canali formativi non è stata strutturata in convenzioni dato l’esiguo numero dei casi. 11) Governo del sistema Tre Intendenze (quelle tedesca, italiana e ladina) si occupano degli Istituti statali, i quali non rientrano nell’ambito della IeFP, tre sono i settori nell’ambito del territorio della Provincia (quello tedesco-ladino, italiano e 131 settore specifico della FP agricola-domestica) che si occupano di gestire la Formazione Professionale, ossia le Scuole provinciali. Le ripartizioni provinciali competenti in materia di Formazione Professionale predispongono annualmente i programmi operativi con i corsi e indicano il profilo professionale, le modalità di iscrizione, di gestione e di realizzazione, la durata e i contenuti. La Commissione provinciale per la Formazione Professionale (ossia, una sottocommissione della Commissione provinciale per l’impiego) adempie alle funzioni attribuitele da leggi e regolamenti ed esprime parere in merito: 1) al coordinamento delle azioni in materia di Formazione Professionale realizzate nell’ambito della Provincia; 2) ai piani pluriennali ed ai programmi operativi delle attività di formazione; 3) alle questioni inerenti alla Formazione Professionale, che la Giunta provinciale sottopone al suo esame; 4) alla concessione di provvidenze di assistenza professionale. 12) Destinatari Giovani in possesso della Licenza media tenuti all’assolvimento del diritto- dovere all’Istruzione ed alla Formazione. Giovani con 9 anni di frequenza scolastica ed iscrizione a percorso integrativo con scuole secondarie di 1° grado. I destinatari minori di 18 anni sono distinguibili in apprendisti e alunni dei corsi. 13) Costi La Provincia Autonoma di Bolzano non utilizza un sistema di finanziamento basato su parametri di unità di costo standard. In ogni caso, poiché le “Scuole provinciali” che rilasciano le qualifiche di FP sono pubbliche e appartengono alla Provincia, non sono assimilabili alle istituzioni accreditate del privato sociale. 14) IV anno I corsi quadriennali sono stati istituiti nei primi anni del 2000. Dal 2010/11 i percorsi sono di 1.200 ore. A.s.f. 2005/06: n. percorsi 12; n. allievi 114 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 13; n. allievi 155 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 15; n. allievi 175 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 17; n. allievi 215 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 20; n. allievi 236 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 21; n. allievi 530 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 18; n. allievi 452 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 35; n. allievi 585 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 43; n. allievi 694 15) V Anno Un Protocollo d’Intesa (7.02.13) tra Provincia e Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca realizza corsi annuali di Formazione Professionale QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 132 per coloro che intendono sostenere l’esame di Stato per consentire la prosecuzione ai più alti livelli di studio universitario e di alta formazione. Il Protocollo stabilisce i criteri generali per la realizzazione dei corsi per gli studenti che hanno conseguito il diploma professionale al termine del percorso di Formazione di Istruzione e Formazione Professionale quadriennale così come stabilito dal D.Lgs 226 articolo 20. L’offerta riguarda i settori dell’Agricultura ed ambiente, Industria ed artigianato, Servizi amministrativi, commerciali, turistico-alberghieri, socio-sanitari e le aree tematiche riguardano quella linguistica, matematica, scienti fica e tecnologica, storico socio-economica e tecnico-professionale. Il monte ore è almeno di 990 ore. L’anno integrativo è iniziato per la parte tedescoladina nell’a.f. 2014/15. 16) Apprendistato Il consolidato sistema dell’apprendistato tradizionale si è trasformato in apprendistato per la qualifica e il diploma professionale. In riferimento alla LP 138 del 28 giugno 2012, alla LP 12 del 4 luglio 2012 e al DGP del 16.07.2012 n. 1095, l’attività formativa in apprendistato si articola: – per l’apprendistato triennale 400 ore annue presso la scuola professionale, – per l’apprendistato quadriennale 400 ore all’anno, nei primi 3 anni presso la scuola professionale e ulteriori 400 ore per il IV anno, articolate in 160 ore presso la scuola professionale provinciale e 240 ore di formazione extrascolastica. La formazione nelle scuole professionali si svolge secondo due modalità: in un percorso a blocchi da 9 a 11 settimane o in 1-2 giorni a settimana. Sono previste 108 figure professionali articolate in 59 figure di operatore (percorsi triennali) e 49 figure di tecnico (percorsi quadriennali). Gli esami di apprendistato sono regolati dalla DGP n. 704 del 13.05.2013: “Regolamento degli esami di fine apprendistato. La DGP 23.07.2012, n. 1135 riguarda la lista delle professioni oggetto di apprendistato e gli standard richiesti. Dopo il conseguimento della qualifica è possibile formarsi per ottenere il titolo di maestro artigiano. Nel 2014 sono stati elaborati gli ordinamenti formativi per le varie professioni in collaborazione con rappresentanti del mondo economico e insegnanti delle scuole professionali. A giugno sono stati approvati gli ordinamenti formativi di nove figure professionali. A fine 2013 sono state segnalate nella Provincia 1.304 unità di apprendisti (496 minori) in formazione per la qualifica e 1.725 (916 minori) per il diploma, per un totale di 3029 certificati. L’anno successivo ne saranno segnalati 3788. 133 QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 2.21. Provincia Autonoma di Trento 1) Struttura 2) Normativa – Percorsi a regime dal 1994 – Protocollo per 4° anno: 12.06.02 (successiva integrazione del 29.07.03) – Protocollo d’Intesa 07.02.13 per 5° anno – LP n. 5 del 15.03.05, Disposizioni urgenti in materia di istruzione e formazione – LP n. 5 del 07.08.06, Sistema educativo di istruzione e del Trentino (art. 58-59) Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2010/11)  Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2011/12)  IF IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2012/13) IF Tasso di scolarizzazione al I anno: 0% (a.f. 2013/14) IF 4° anno  3° anno  2° anno  1° anno  3-4-7 anni IeFP integrale Titolarità Istituzione formativa (IF) 5° anno  6° anno  7° anno  134 – DGP 2548 18.10.02, Modalità per la sperimentazione – DGP 2087 del 30.09.05, Azioni formative integrate – LP 5/05 (art. 11), DGP 2245/05, 2315/05 e 898/06, LP 5/06 (art. 67), DGP 724/07 Percorsi di alta formazione professionale – DGP 1820/08 e DGP 778/09 Accreditamento – DGP 139/07 Modello di quarto anno – DGP 2220/09 Cessazione IP – DGP 2003/10 e 138/12 Recepimento accordi per percorsi a regime – DGP n. 1822 del 26.08.11 Programma annuale attività formazione professionale. – DGP n. 1823 del 26.08.11 Criteri 2011/12 – DPPA del 05.08.11, n. 11-69/Leg Apprendistato e percorsi IeFP – DGP n. 138 del 03.02.12, Recepimento dell’Accordo 27.07.11 – DGP 317/11, 2171/12, 1681/12 e 1682/12 Figure armonizzate e struttura IV anni – DGP 2762/12, Valutazione apprendimenti – DGP 1051/13, Diploma quarto anno – DGP 1837 del 31.08.12, Criteri per azioni a finanziamento provinciale 2012/13 – DGP 54/13 V anno – DGP 352/13 Calendario 2013/14 – DGP 457/13, 46/13 e 49/13 V anno, esami – DGP 1051/13 IV anno – DGP 1466/13 Alta formazione – Legge provinciale n. 10 del 01.07.13 Apprendimento permanente – DGP 1803/13 e 1811/13 Programma 2013/14 Nota: Le istituzioni formative della IeFP sono in maggioranza istituzioni paritarie ma comprendono anche due Istituti di formazione provinciale. Nella Provincia Autonoma di Trento non operano più dall’a.f. 2010/11 gli Istituti profes - sionali quinquennali (vi sono solo: IeFP provinciale, IT e Licei) ad eccezione del Don Milani di Rovereto (settore sanitario) che non ha, tuttavia, percorsi in sussidiarietà. Le 2 “Scuole provinciali” (21 gruppi-classe) sono assimilabili alle 8 agenzie accreditate (60 percorsi) e sono dotate di budget autogestito. 3) Dati A.s.f. 2003/04: n. percorsi n.d.; n. allievi 3.345 A.s.f. 2004/05: n. percorsi n.d.; n. allievi 3.378 A.s.f. 2005/06: n. percorsi n.d.; n. allievi 3.646 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 182; n. allievi 3.514 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 198; n. allievi 3.845 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 210; n. allievi 4.099 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 213; n. allievi 4.156 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 240; n. allievi 4.138 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 137; n. allievi 5.057 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 239; n. allievi 4.864 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 251; n. allievi 5.059 135 4) Modello PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (percorsi triennali e IV anno). Percorso triennale di Formazione Professionale già dal 1994. Adesione alla sperimentazione nazionale nell’a.f. 2002/3 e a regime dall’a.f. 2004/5. A partire dall’anno formativo 2012/13 è stato modificato l’impianto dell’IeFP trentina secondo il nuovo Pecup dello studente a conclusione del terzo e del quarto anno e con un primo biennio suddiviso in settori. Il modello prevede la configurazione dei percorsi in 3 settori (agricoltura e ambiente, industria, artigianato e servizi), 12 indirizzi, 9 articolazioni e 15 opzioni. Nell’a.f. 2013/14, al primo anno, sono attivi 19 sedi di istituti paritari (Centri di Formazione Professionale) di 7 Istituzioni formative paritarie parificate (accreditate), con 57 gruppi-classe e 3 sedi di istituti di formazione provinciale con 20 gruppi-classe. Non è compresa la Fondazione Mach, anche parificata, ma finanziata con criteri diversi da un altro Servizio della Provincia di Trento. Ha 1 sede e 4 gruppi-classe al 1° anno. Le IF della Provincia offrono anche corsi serali. 4° anno con conseguimento del titolo di diploma professionale. A partire dal settembre 2006 per gli allievi con diploma professionale è possibile accedere all’Alta Formazione Professionale, istituita dalla Legge Provinciale n. 5 del 15 marzo 2005, art. 11 e disciplinata dalla Legge Provinciale n. 5 del 7 agosto 2006. 5) Sede di svolgimento La sede di svolgimento delle attività è l’Istituzione Formativa, anche per le competenze di base. L’iscrizione avviene presso l’Istituzione Formativa. Dal 2010 sono state parificate ENAIP Trentino, Opera Armida Barelli, Istituto Pavoniano Artigianelli, Centro di Formazione Professionale Centromoda Canossa, Centro di Formazione Professionale dell’Università Popolare Trentina, Centro di Formazione Professionale G. Veronesi, Ivo de Carneri, Centro di Formazione Professionale “Fondazione Edmund Mach”. Accanto ad essi operano le due Istituzioni provinciali di Formazione Professionale: l’Istituto di Formazione Professionale Servizi alla persona e del legno a Trento ed Istituto di Formazione Professionale Alberghiero e della Ristorazione a Rovereto. Sono accreditati tutti i soggetti pubblici e privati finalizzati alla formazione. 6) Docenti I docenti delle Istituzioni provinciali di Formazione Professionale hanno dipendenti provinciali. Le Istituzioni Formative paritarie dispongono di docenti privati a cui applicano il contratto collettivo provinciale. 7) Articolazione oraria I percorsi sono articolati in 3 annualità di 1.066 ore ciascuno. Le ore dedicate alla Formazione professionalizzante sono 543 al primo anno, 640 QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 136 al secondo e 698 al terzo (comprensive di 100 ore di stage). Al terzo anno, il monte ore dedicato all’area culturale è di 368 ore in totale (nel primo anno il peso dell’area culturale è di 523 ore, nel secondo anno di 426 ore). Al 4° anno l’alternanza tra i contesti formativi di CFP e aziende ha visto mediamente l’impegno degli allievi in attività di formazione presso le imprese per il 40%-45% della durata totale del percorso che è di 1.066 ore. 8) Elementi Il curricolo dovrà prevedere: accoglienza; orientamento; sostegno ai passaggi; stage, tirocini e alternanza formativa; personalizzazione/individualizzazione del percorso; tutoraggio. Il contributo alle Istituzioni formative comprende: diritto alla formazione (libri e mensa degli alberghieri), trattamento di fine rapporto (liquidazioni e accantonamenti), quote aggiuntive INPDAP, canoni di locazione immobili, quote per costi di funzionamento delle IF, codocenza, pubblicizzazione con spot radio, inserzioni sui giornali e depliant, materiali didattici di consumo, viaggi degli allievi per stage, alternanza, fiere, musei, convegni ecc inerenti agli obiettivi formativi, attività extra-curricolari in ambito formativo, culturale, sportivo inerenti agli obiettivi formativi, patentini europei di informatica, conduzione impianti termici, lingua straniera o altro, formazione degli operatori della formazione professionale. Un finanziamento a parte è stato assegnato dalla Provincia Autonoma. per studenti con Bisogni educativi speciali e per assistenti educatori ai disabili. La personalizzazione per stranieri (Allegato 5 della DGP 661 del 30.03.2007 e art. 10 del DPP, 27 marzo 2008, n.8-115/Leg “Regolamento per l’inserimento e l’integrazione degli studenti stranieri nel sistema educativo provinciale”) consente di sostituire la lingua straniera con l’apprendimento della L1 e di riconoscerne l’attività presso i laboratori linguistici come curricolare (art 11 del DPP 27 marzo 2008, n.8-115/Leg); le nuove linee guida per stranieri sono presenti nel DGP 747/12. Si indica, inoltre, la figura del referente per le iniziative interculturali (art. 6 del DPP 8-115/Leg/2008) e del docente referente per gli studenti con bisogni educativi speciali (art. 10 del DPP 17-124/Leg/2008 “Regolamento per favorire l’integrazione e l’inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali”). Le attività extracurriculari sono delineate nelle Linee di indirizzo per l’attuazione dei piani di studio provinciali e nel Programma di attività delle istituzioni formative (programma di Centro fino alla definizione delle nuove linee di indirizzo). Queste attività possono riguardare l’ambito culturale, sportivo, musicale, artistico, teatrale o altri che comunque risultino coerenti al raggiungimento degli obiettivi indicati nel profilo educativo, culturale e professionale. In ogni Istituzione formativa devono essere realizzate almeno due ore settimanali di attività extracurriculari con priorità alle iniziative di carattere sportivo. Nelle attività extracurricolari rientrano anche i corsi della durata di 12 ore per il certificato di idoneità alla guida del ciclo - motore. Per la realizzazione dei progetti di internazionalizzazione ci si avvale, tra l’altro, delle risorse destinate al diritto allo studio per consentire 137 agli studenti provenienti dai paesi coinvolti nei progetti di partecipare ai percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (triennio e quarto anno). 9) Esiti e certificazioni Il DPP 7 ottobre 2010 n. 22-54/Leg disciplina la valutazione periodica e annuale degli apprendimenti nonché i passaggi tra i percorsi del secondo ciclo (Capo VI agli articoli 17 e 18). A conclusione del percorso triennale di Formazione Professionale c’è un “Passaggio assistito” al quarto anno dell’istruzione secondaria superiore o iscrizione al 4° anno di FP. La DGP 2087/05 e la LP del 07.08.06 n. 5, art 58 disciplinano i percorsi integrati tra scuole medie e Formazione Professionale per il conseguimento della licenza media. Il modello di certificato della Provincia di Trento è unico per tutte le istituzioni scolastiche e formative del territorio. Per l’ammissione all’esame lo studente deve aver frequentato almeno il 75% delle ore complessive. 10) Crediti È attuata anche per l’a.f. 2013/14 l’attivazione da parte delle Istituzioni formative delle seguenti certificazioni: patente europea ECDL, Fit tedesco, Ket inglese, particolari patentini/ abilitazioni di mestiere correlati al percorso formativo frequentato, che si realizzano durante la frequenza del percorso di Istruzione e Formazione Professionale (triennio/quadriennio e quarto anno). 11) Governo del sistema Il Programma annuale di attività per la Formazione Professionale prende come linee strategiche di riferimento gli obiettivi definiti nel Programma di Sviluppo Provinciale e le finalità della riforma indicata nella Legge Provinciale del 7 agosto 2006 n. 5 sul sistema educativo di Istruzione e Formazione Professionale del Trentino. Sono realizzate attività di raffronto e di verifica con le associazioni imprenditoriali e di categoria e con le imprese per la definizione delle figure di riferimento per le qualifiche e per i diplomi professionali dei percorsi di istruzione e formazione professionale, che fanno parte del Repertorio provinciale. Inoltre, trovano una specifica valorizzazione anche gli esiti dell’attività del gruppo di lavoro promosso dal Servizio Europa per la ricostruzione e la calibratura del quadro dei fabbisogni formativi e della conseguente clusterizzazione delle possibili azioni e interventi di risposta. La domanda formativa definita in ogni area occupazionale costituisce il riferimento per la progettazione ulteriore degli interventi da parte dei soggetti attuatori. 12) Destinatari Possono accedere alla IeFP gli allievi che abbiano conseguito la licenza media. Soggetti in situazione di disagio certificato o a rischio di abbandono e di dispersione scolastica per il conseguimento del titolo conclu- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 138 sivo del primo ciclo di istruzione (art. 4 comma II del D.Lgs. 76/05). Possono accedere all’alta Formazione Professionale gli studenti in possesso di diploma professionale di durata quadriennale o che hanno superato l’esame di Stato al termine di un percorso del secondo ciclo. 13) IV anno Percorso sperimentale nel 2002/3 e a regime dal 2004/5. La prosecuzione al quarto anno per il conseguimento del diploma professionale è garantita da un’assegnazione di 1066 ore annue la cui articolazione e quadro orario sono definiti nella deliberazione della Giunta provinciale n. 2171 di data 15 ottobre 2012. A.s.f. 2005/06: n. percorsi 30; n. allievi 392; diplomati 342 A.s.f. 2006/07: n. percorsi 28; n. allievi 454; diplomati 378 A.s.f. 2007/08: n. percorsi 28; n. allievi 451; diplomati 378 A.s.f. 2008/09: n. percorsi 27; n. allievi 415; diplomati 360. A.s.f. 2009/10: n. percorsi 31; n. allievi 550; diplomati 435 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 36; n. allievi 369; diplomati 495 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 37; n. allievi 587; diplomati 529 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 42; n. allievi 681; diplomati 588 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 49; n. allievi 824; diplomati n.d. 14) V - VII anno I percorsi di alta Formazione Professionale hanno durata massima triennale e si realizzano nell’ambito di: automazione industriale, grafica, programmazione e controllo dei processi amministrativi, contabili e finanziari, servizi ricettivi, turistici e ristorazione. Inoltre, sono stati avviati percorsi di secondo anno nell’ambito di energia e ambiente, edilizia sostenibile e progettazione del verde. Possono accedere all’alta Formazione Professionale gli studenti in possesso di diploma professionale di durata quadriennale o che hanno superato l’esame di Stato al termine di un percorso del secondo ciclo. A.s.f. 2008/09: n. percorsi 4; n. allievi 71 A.s.f. 2009/10: n. percorsi 9; n. allievi 49 A.s.f. 2010/11: n. percorsi 9; n. allievi 59 A.s.f. 2011/12: n. percorsi 8; n. allievi 48 A.s.f. 2012/13: n. percorsi 8; n. allievi 64 A.s.f. 2013/14: n. percorsi 8; n. allievi 78 15) Costi Il parametro di unità di costo standard prevede per i percorsi triennali e biennali delle Istituzioni formative un costo ora/corso di € 135,53. Pertanto, il costo medio annuale per percorso sarebbe al primo anno di € 144.474,98, il costo medio annuale per allievo corrisponde a € 6.478,70 e il costo medio orario per allievo (per 1066 ore) tocca € 6,08. 139 16) Apprendistato In riferimento all’art. 3 del D.Lgs. 14 settembre 2011 n. 167 e al Protocollo d’intesa in materia di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale tra la Provincia Autonoma di Trento e le parti sociali, la durata della formazione biennale è pari a 460 ore annue (200 ore per le competenze di base e 260 ore per quelle tecnico-professionali, con 100 ore all’interno dell’azienda per 3 anni) per il conseguimento della qualifica e per 4 anni per il conseguimento del diploma professionale. Eventuali crediti culturali e professionali possono ridurre il monte ore annuo di formazione esterna all’azienda ferma restando la sua durata complessiva. Per i giovani già in possesso del titolo di qualifica professionale che vogliono accedere al diploma la durata della formazione è pari a 460 ore. Nel maggio 2014 è stato emanato l’“Atto di indirizzo stralcio per lo sviluppo della filiera scuola-formazione-lavoro” per definire il ruolo delle Istituzioni formative provinciali e paritarie rispetto all’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale. Ad esse si attribuisce un ruolo centrale nella gestione di tutto il percorso formativo. Anche il D.G.P. del 27/10/2014 n. 1808 - Avviso Percorso C individua i requisiti di accesso, il numero di ore di formazione annue e gli strumenti di verifica/ certificazione/validazione delle competenze. Nel 2013 sono segnalati nella Provincia 27 apprendisti per la qualifica e il diploma (di cui 19 minorenni). L’anno successivo gli apprendisti segnalati sono 12. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 141 3.1. Premessa Perché la formazione professionalizzante ha tante difficoltà nell’affermarsi compiutamente in Italia? Cosa è necessario per raggiungere un sistema della Istruzione e Formazione Professionale che possa considerarsi effettivamente ispirato ai canoni della “buona formazione”? In questa sede si proverà a rispondere a queste domande così impegnative affrontando il tema dal punto di vista ordinamentale, cioè da quello normativo ed istituzionale. Infatti, non vi è dubbio che non può esservi “buona formazione” in assenza di un apparato giuridico – cioè di regole di comportamento e di istituzioni pubbliche che le applichino e se ne rendano garanti – capace di far funzionare appieno la Istruzione e Formazione Professionale sull’intero territorio nazionale. Da questo punto di vista, le questioni ancora aperte sono molteplici. Qui se ne esamineranno alcune, presumibilmente le principali, senza la cui risoluzione, cioè, il destino della IeFP può risultare in varia guisa compromesso. Non si tratta, dunque, di essere pessimisti o ottimisti, quanto di osservare con realismo i dati di fatto. Essi ci dicono che, a dispetto dell’iniziativa e della passione di tanti operatori e formatori, la IeFP corre il rischio di perdere quanto sinora raggiunto se, sotto il profilo del sistema giuridico, non si affrontano risolutamente alcune questioni ancora aperte. Tali questioni possono essere così riassunte: dare pieno ed effettivo valore “legale” all’Istruzione e Formazione Professionale nell’ambito del sistema nazionale di Istruzione e Formazione; assicurare una governance unitaria del sistema della IeFP sull’intero territorio nazionale; prevedere i livelli essenziali delle prestazioni da garantire in ogni ambito regionale; giungere alla definizione di un testo unico della normativa vigente nella IeFP; rispettare correttamente il principio di sussidiarietà con particolare riguardo all’intervento degli Istituti professionali di Stato; assicurare un grado effettivo di certezza alle risorse finanziarie destinate al sistema della IeFP anche mediante l’impiego dei costi standard; collegare la IeFP al momento dell’inserimento nel 1 Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università di Macerata. Per una nuova governance della IeFP Giulio Maria Salerno1 3. 142 mondo del lavoro, rendendo i Centri di Formazione Professionale soggetti capaci di agire anche nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro. Nel presente contributo, quindi, le predette questioni saranno analizzate soprattutto al fine di fornire proposte di carattere operativo, da sottoporre quindi alla discussione pubblica perché si proceda con rapidità ed efficacia. Deve, infatti, riconoscersi che sono ormai trascorsi quasi quindici anni dalla riforma costituzionale del 2001 che ha ufficialmente riconosciuto la IeFP come un settore ordinamentale dotato di esplicito e diretto rilievo costituzionale: tanti sforzi sono stati compiuti, ma ancora alcuni passi indispensabili devono essere compiuti affinché la IeFP possa raggiungere quella effettività e compiutezza che appaiono indispensabili. Come vedremo, è attualmente all’esame delle Assemblee parlamentari una riforma costituzionale che riguarda anche la IeFP; è allora necessario inquadrare le problematiche sopra indicate anche alla luce delle novità che sembrano prospettarsi nel prossimo futuro a livello costituzionale. 3.2. La piena “legalizzazione” della IeFP È necessario assicurare che la Formazione Professionale sia pienamente riconosciuta nell’ordinamento, evitando quelle forme di oscuramento istituzionale che nella prassi sono spesso presenti. La IeFP è un settore dell’ordinamento direttamente previsto e garantito dalla Costituzione all’interno della materia dell’istruzione, e che per legge dello Stato rappresenta uno dei due ambiti in cu si articola il sistema nazionale dell’Istruzione e della Formazione. Ma ciò viene spesso e volentieri trascurato dai legislatori – nazionali e regionali – e dagli amministratori pubblici, sia a livello nazionale che regionale e locale. Bastano solo pochi esempi per avere consapevolezza della frequente collocazione della IeFP in una posizione di “ombra” istituzionale. Quando lo Stato interviene con provvedimenti sull’edilizia scolastica, per dirne una, la IeFP non viene considerata dalle relative norme di legge e dai conseguenti provvedimenti amministrativi, quasi che gli allievi dei percorsi formativi professionalizzanti non abbiano il medesimo diritto di fruire di strutture sicure ed efficienti. Perché il loro diritto-dovere all’istruzione in ambienti idonei viene meno garantito dallo Stato rispetto al pari diritto degli studenti delle scuole? Ed ancora, la IeFP è tuttora ampiamente trascurata dalle procedure ministeriali che concernono l’orientamento dei ragazzi al termine dell’Istruzione secondaria di primo grado, come se il diritto-dovere all’Istruzione e Formazione si esaurisse nel solo ambito scolastico, e non comprenda – come da anni è a chiare lettere previsto dalla legge – anche il proseguimento dell’attività formativa nell’ambito dei percorsi della IeFP. Certo, finalmente e dopo tanti sforzi, si è riusciti ad inserire anche i CFP nelle procedure di iscrizioni on-line predisposte dal MIUR, ma perché il meccanismo concretamente funzioni è necessario che le singole Regioni aderi143 scano all’accordo con il Ministero. E ben poche si sono apprestate a farlo. Tutto questo fa sì, in concreto, che il MIUR continui a fornire i dati relativi alle iscrizioni effettuate on-line sempre con il solo riferimento alle strutture scolastiche, ignorando quindi i migliaia di giovani che chiedono di iscriversi ai percorsi dei CFP, quasi si trattasse di allievi-fantasma. Similmente, nell’ambito della “garanzia giovani”, tra i titoli formativi che si possono indicare al momento della registrazione non viene esplicitato il possesso della qualifica triennale, così dimenticando che la legge prevede espressamente questo titolo per l’assolvimento del diritto-dovere all’Istruzione e Formazione! Così, chi ha concluso i percorsi triennali della IeFP scoprirà – se avrà buona volontà e non si è ancora scoraggiato – che potrà accedere egualmente alle forme di intervento previste da “garanzia giovani”, ma digitando alla voce “diploma”, perché così viene spiegato in una risposta fornita nel sito ministeriale tra le FAQ! Ma, oltre alla necessità di contrastare i predetti atteggiamenti delle pubbliche istituzioni, forse dovuti a ragioni culturali o ideologiche, di trascuratezza – se non di concreto ostruzionismo – nei confronti della IeFP, vi è anche la necessità di assicurare il pieno riconoscimento legale sull’intero territorio nazionale dei titoli acquisiti nel corso dell’intera filiera formativa professionalizzante, con particolare riferimento, tra l’altro, al diploma. Tutto ciò deve essere assicurato, non solo per dare piena effettività alla IeFP costituzionalmente garantita, ma anche in ossequio alla normativa europea che impone il riconoscimento e la promozione della formazione professionalizzante. A tal proposito, tra l’altro, una questione dirimente è quella della sostanziale continuità procedimentale tra i percorsi della IeFP iniziale (triennale e quadriennale) e i percorsi della Istruzione e Formazione tecnica superiore (IFTS) e degli Istituti tecnici superiori (ITS); in particolare, sono cruciali le questioni rappresentate dal quarto anno (che è scarsamente finanziato a livello regionale) e dal quinto anno, l’anno di passaggio al livello post-secondario in cui cooperano attualmente in modo ancora alquanto scoordinato e poco proficuo istituzioni educative che fanno parte di diverse filiere formative (scuole, IeFP e Università). Senza la configurazione di un solido processo di formazione professionalizzante, complessivamente ricostruibile in termini unitari, e non – come è avvenuto sino ad oggi – sostanzialmente spezzettato fra offerte differenziate messe a disposizione da soggetti e istituzioni di diverse impostazione e caratteristica, l’Istruzione e Formazione Professionale rischia di restare la gamba debole del sistema. A questo proposito, occorre considerare quanto previsto dalla legge sulla cosiddetta “Buona scuola”, la Legge n. 107/2015 che prevede alcune disposizioni espressamente dedicate alla IeFP ovvero, più in generale, all’istruzione professionalizzante. In primo luogo, circa la ricomposizione unitaria della filiera educativa professionalizzante, nel comma 46 dell’art. 1 si è finalmente prescritto che l’accesso nei percorsi degli Istituti tecnici superiori (ITS) avviene o sulla base del diploma di Istruzione secondaria di secondo grado (quelli cioè rila- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 144 sciati dagli istituti scolastici), o sulla base del diploma professionale conseguito al termine dei percorsi quadriennali della IeFP (compresi nel Repertorio nazionale), integrati da una annualità di un percorso di Istruzione e Formazione tecnica superiore (IFTS), ma “la cui struttura e i cui contenuti sono definiti con accordo in sede di Conferenza” Stato-Regioni. Dunque, perché si realizzi quest’importante innovazione – che comunque lascia ancora spazio a quell’incertezza dovuta al “pluralismo” delle strutture educative coinvolte al quale si faceva cenno sopra – occorre attendere il raggiungimento di un prossimo accordo tra Stato e Regioni, che si spera possa intervenire nel più breve tempo possibile. Tra l’altro, va anche ricordata quella disposizione che prevede un apposito procedimento (con decreto del MIUR, sentiti i ministeri interessati) per la determinazione dei criteri di riconoscimento dei crediti acquisiti dagli studenti che hanno concluso i percorsi degli Istituti tecnici superiori, con la garanzia del riconoscimento di un numero minimo – piuttosto elevato – di crediti formativi universitari (cento o centocinquanta, a seconda che si tratti di percorsi di ITS biennali o triennali; vedi art. 51). In secondo luogo, nell’art. 1, comma 44, della Legge n. 107 del 2015 si dispone che, sempre nel rispetto delle competenze delle Regioni, anche le istituzioni formative accreditate per la realizzazione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, concorrono “al potenziamento e alla valorizzazione delle conoscenze e delle competenze degli studenti del secondo ciclo, nonché alla trasparenza e alla qualità dei relativi servizi”. Per consentire il perseguimento di tale obiettivo – ossia la pari partecipazione delle istituzioni formative accreditate – l’offerta formativa dei percorsi della IeFP “è definita, entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, dal Mi - nistro” dell’istruzione di concerto con il Ministro del Lavoro, previa intesa in Conferenza Stato-Regioni. Tale definizione dei percorsi della IeFP deve tendere “al fine di garantire agli allievi iscritti ai percorsi” della IeFP “pari opportunità rispetto agli studenti delle scuole statali di istruzione secondaria di secondo grado”, sempre nel rispetto delle competenze regionali, ma dovendosi tener conto “delle disposizioni di cui alla presente legge”. Seppure tutto ciò dovrà avvenire senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, quanto appena ricordato significa che l’offerta formativa della IeFP sarà soggetta ad un provvedimento interministeriale che, sulla base di una previa intesa con le Regioni e dunque nel pieno rispetto del principio di leale collaborazione (in quanto la IeFP costituisce materia di competenza regionale), potrà da un lato garantire alle istituzioni formative accreditate la possibilità di contribuire ai molteplici processi di potenziamento, valorizzazione, trasparenza e qualità dei servizi educativi che la Legge n. 107 del 2015 prevede in numerose disposizioni per le istituzioni scolastiche (a partire dall’art. 1, comma 1) – e che dunque andrebbero correttamente estese anche alle istituzioni formative accreditate dalle Regioni –, e dall’altro lato assicurare in concreto agli allievi dell’istruzione professionalizzante la “pari opportunità” rispetto agli studenti delle scuole. Si tratta di un’importante chance che, anche ai fini del pieno rispetto del dettato costituzionale relativo all’unitarietà del 145 sistema educativo repubblicano e alla parità di trattamento nel godimento del diritto allo studio, non va persa e anzi attentamente monitorata. In terzo luogo, nell’articolo 1, comma 181, lett. d), si prevede un’apposita delega al Governo per la “revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonché (per il) raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale”. Tale delega, a nostro avviso, va inserita in un approccio complessivo e sistemico nel contesto delle altre deleghe previste allo stesso comma 181 della Legge n. 107 per il sistema nazionale di Istruzione e Formazione. In specie, va ricordato che nella lettera f) del medesimo comma si prevede l’emanazione di un apposito decreto legislativo per assicurare “la garanzia dell’effettività del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle competenze delle regioni in tale materia, attraverso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, sia in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio, sia in relazione ai servizi strumentali; potenziamento della Carta dello studente, tenuto conto del sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale, al fine di attestare attraverso la stessa lo status di studente e rendere possibile l’accesso a programmi relativi a beni e servizi di natura culturale, a servizi per la mobilità nazionale e internazionale, ed ausili di natura tecnologica per lo studio e per l’acquisto di materiale scolastico, nonché possibilità di associare funzionalità aggiuntive per strumenti di pagamento attraverso borsellino elettronico”. Poiché la Legge n. 107 del 2015 detta norme per la “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione”, dunque, la garanzia dell’effettività del diritto allo studio riguarda necessariamente anche gli allievi che, a conclusione del primo ciclo di Istruzione, intendono iscriversi ai percorsi di qualifica e diploma professionale. Pertanto, anche tali percorsi devono essere opportunamente ed adeguatamente considerati – a partire dall’attuazione delle predette deleghe ai sensi del comma d) e f) del comma 181 – nel senso della necessità di non escludere il sistema della IeFP dalla garanzia dei pari diritti che, proprio ai sensi delle predette normative – vanno garantiti agli allievi dell’Istruzione e Formazione Professionale, al pari degli studenti della scuola. E ciò, ovvero l’obiettivo essenziale e cruciale dell’eguale considerazione dei sistemi educativi – quello scolastico e quello della IeFP – ai fini della pari garanzia dei diritti dei rispettivi studenti ed allievi, deve essere tenuto in considerazione anche ad altri rilevanti fini previsti nella stessa legge, a pena di determinare un’inammissibile discriminazione costituzionalmente rilevante ai fini della garanzia del diritto allo studio in entrambi gli ambiti nei quali può essere esercitato il diritto-dovere all’Istruzione e Formazione. In particolare, il principio in questione non può essere negletto dal legislatore delegato nell’attuazione delle seguenti altre deleghe previste nel comma 181: la delega riguardante l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione degli studenti (vedi la delega prevista nella lettera i, del comma 181), normativa che rileva anche ai fini dell’ammissione agli esami di Stato degli allievo in possesso del diploma professionale della IeFP nonché QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 146 del raccordo con la normativa vigente in materia di certificazione delle competenze; la delega relativa alla promozione dell’inclusione scolastica – e quindi anche formativa – degli studenti con disabilità e al riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione (vedi la delega prevista nella lettera c, del comma 181), anche tenuto conto del particolare impegno che la IeFP tradizionalmente profonde nel campo dell’inserimento ed integrazione degli allievi con disabilità; la delega relativa alla formazione iniziale dei docenti (vedi la delega prevista nella lettera b, del comma 181), considerato il fatto che, in base ai livelli essenziali delle prestazioni prescritti nel Capo III del D.Lgs. n. 226 del 2005, anche i docenti dei percorsi della IeFP devono essere in possesso dell’abilitazione all’insegnamento; la delega relativa al riordino complessivo del sistema nazionale di Istruzione e Formazione (vedi la delega prevista nella lettera a, del comma 181), dato che anche l’IeFP fa parte del predetto sistema; la delega relativa alla promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali, musicali, teatrali, coreutiche e cinematografiche, e sostegno della creatività connessa alla sfera estetica, anche ai fini dell’accesso, nelle sue varie espressioni amatoriali e professionali, alla formazione artistica nei predetti campi, consistente nell’acquisizione di conoscenze e nel contestuale esercizio di pratiche connesse (vedi la delega prevista nella lettera g, del comma 181), dato il carattere proprio della IeFP, nella quale la formazione educativa si struttura in stretta collegamento con l’esercizio delle pratica per la concreta acquisizione delle abilità professionali; e, per finire, la delega relativa alla realizzazione del coordinamento tra il Ministero degli affari esteri e il MIUR nella gestione della rete scolastica anche all’estero (vedi la delega prevista nella lettera h, del comma 181), considerata l’esperienza acquisita dalle istituzioni formative che operano da molti anni in altri paesi per la realizzazione di percorsi professionalizzanti che possono essere considerati rilevanti nell’ambito della complessiva offerta formativa del sistema educativo. 3.3. La governance unitaria del sistema della IeFP alla prova della riforma costituzionale e della Legge Delrio Il caso della IeFP è eccezionale nel panorama italiano: si tratta di una competenza legislativa – e conseguentemente amministrativa e regolamen - tare – attribuita in via esclusiva alle Regioni, le quali agiscono, tuttavia, nei limiti dei principi generali sull’istruzione e nel rispetto di livelli essenziali delle prestazioni (LEP), che sono invece competenza esclusiva della legge dello Stato. Alla prova dei fatti, questo meccanismo previsto dalla Costituzione ha funzionato soltanto in parte e con evidenti lacune. Come vedremo tra poco, in particolare, il sistema dei LEP appare ancora privo di un cruciale tassello normativo, il regolamento che deve essere approvato dal Governo previa una 147 necessaria intesa con le Regioni. Soprattutto, alla prova dei fatti appare evidente la disomogeneità delle condizioni in cui i soggetti della IeFP si trovano ad operare. Nel centro-sud del territorio nazionale, vi sono Regioni in cui non esistono praticamente percorsi di IeFP erogati da CFP (Umbria, Campania, Basilicata e Sardegna) o si tratta comunque di cifre assolutamente irrisorie (Marche, Abruzzo, Molise), ovvero inferiori a quelle presenti in Regioni assimilabili per livello economico (Lazio e Toscana). Insomma, ciò che manca all’ordinamento della IeFP è un assetto istituzionale dotato di meccanismi e strutture idonee a dare unitarietà di indirizzo, controllo e vigilanza ai singoli sistemi regionali di IeFP. Si sono create tante piccole “Repubbliche” autonome, con il problema aggiuntivo che l’autonomia conquistata spesso non viene neppure esercitata, oppure viene esercitata per consentire l’intervento formativo degli Istituti professionali di Stato in cosiddetto regime di sussidiarietà, così tradendo in sostanza la stessa attribuzione costituzionale di competenza a favore dell’autonomia regionale. La riforma costituzionale in corso di approvazione si avvia a modificare alcuni aspetti non secondari del meccanismo oggi vigente. Come possono essere interpretate queste innovazioni in modo da assicurare una governance ordinamentale compiutamente unitaria ed efficiente della Istruzione e Formazione Professionale? Lo scorso 27 gennaio la Camera dei deputati – che sta esaminando in prima lettura il disegno di legge di revisione costituzionale n. 2613-A – ha approvato un importante emendamento proposto della I Commissione (n. 30.900). Questo emendamento comporta una nuova distribuzione delle competenze (legislative, e quindi regolamentari e amministrative) tra Stato e Regioni in materia di “Istruzione e Formazione Professionale”, materia che viene da un lato distinta dalla “Formazione Professionale”, e dall’altro lato inserita nel possibile “regionalismo differenziato”. Tale testo è stato poi confermato nella successiva approvazione – sempre in prima lettura – da parte del Senato (conclusasi il 13 ottobre 2015). Dunque, poiché nelle seguenti due letture da parte delle Assemblee parlamentari – che si presume avverranno entro la prossima primavera del 2016 – non sono ammissibili emendamenti, questo testo può considerarsi definitivo. In particolare, in quello che dovrebbe diventare l’art. 117, co. 2, lett. o), Cost., tra le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato, sono state inserite “le disposizioni generali e comuni sull’istruzione e formazione professionale”. Ne consegue che il testo della Costituzione vigente sarebbe così modificato: “o) previdenza sociale, ivi compresa la previdenza complementare e integrativa; tutela e sicurezza del lavoro; politiche attive del lavoro; disposizioni generali e comuni sull’istruzione e formazione professionale”. Può notarsi che in tal modo, dal punto di vista sistematico, la IeFP verrebbe così distinta dall’area in cui sono comprese le attività di “istruzione e della ricerca” (che è infatti disciplinata in un’altra lettera dell’art. 117, co. 2: “n) disposizioni generali e comuni sull’istruzione; ordinamento scolastico, istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica”), mentre risulterebbe affiancata alle materie della previdenza e lavoro. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 148 Inoltre, nell’art. 117, co. 3 – che disciplina le materie in cui le Regioni avranno la competenza legislativa espressamente riservata – dopo i “servizi alle imprese” è stato aggiunto “e della formazione professionale”, e sono state soppresse le parole “di istruzione e formazione professionale”. Ad una prima lettura, tutto questo implicherebbe quanto segue. La materia della IeFP non sarebbe più indicata come materia di competenza legislativa espressamente riservata alle Regioni; quindi in materia di IeFP le Regioni avrebbero soltanto la competenza residuale ai sensi dell’art. 117, co. 3, ultimo capoverso: “in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato”. Inoltre, circa la IeFP sarebbe introdotta una nuova materia di competenza esclusiva espressamente riservata allo Stato, ma limitatamente alle “disposizioni generali e comuni”, in modo analogo alla tutela della salute, all’istruzione, alle attività culturali e turismo, e al governo del territorio. In sostanza, si avrebbe un effetto di concentrazione delle competenze a livello centrale, in quanto ne conseguirebbe che sulla IeFP lo Stato potrebbe esercitare – a differenza di quanto avviene oggi – sia le competenze regolamentari (salvo delega dello Stato alle Regioni), sia le funzioni amministrative, o comunque potrà disporre la distribuzione delle funzioni amministrative tra i livelli di governo substatali, cioè attribuendole anche alle Regioni o agli Enti locali (cfr. art. 117, co. 5, e art. 118, co. 1). Come detto sopra, poi, nella riforma costituzionale in corso di approvazione è stata introdotta una nuova materia di competenza esclusiva espressamente riservata alle Regioni e diversa dalla IeFP: la “formazione professionale”. La materia della “formazione professionale” (FP) sarà dunque distinta dalla “istruzione e formazione professionale” (IeFP), e su di essa, dunque, non varranno le “disposizioni generali e comuni” che lo Stato detterà soltanto con riferimento all’“istruzione e formazione professionale”. La competenza regionale sulla “formazione professionale” non concernerà quindi gli ambiti propri dell’Istruzione e Formazione Professionale, da intendersi, a nostro avviso, non solo come IeFP iniziale relativa all’assolvimento del diritto-dovere al - l’Istruzione e Formazione, ma anche come intera filiera dell’Istruzione Professionalizzante (ad esempio, IFTS e ITS). Questa nuova materia “Formazione Professionale” – che riprende in parte la formulazione dell’art. 35 Cost. (La Repubblica) cura la formazione e l’elevazione dei lavoratori”) – dovrebbe avere per oggetto le attività formative diverse dall’Istruzione professionalizzante, quelle cioè della formazione continua, a distanza, rivolta agli adulti. Alcuni problemi, tuttavia, potrebbero determinarsi nella precisa distinzione tra le competenze statali sulla “IeFP” e quelle regionali sulla “FP” in relazione a istituti trasversali, quali l’apprendistato. Le Regioni in materia di “Formazione Professionale” eserciteranno, inoltre, le competenze regolamentari e amministrative, ovvero potranno disporre la distribuzione delle funzioni amministrative tra i livelli di governo subregionali, cioè tra gli Enti locali. La competenza legislativa regionale in materia di “Formazione Professionale” – come avviene oggi per la competenza regionale sulla “IeFP” – incontrerà i soli limiti posti dalle leggi dello Stato nelle materie attribuite alla competenza 149 legislativa esclusiva dello Stato stesso. In particolare, le leggi regionali sulla FP dovranno rispettare i livelli essenziali delle prestazioni prescritti dalle leggi dello Stato ai sensi dell’art. 117, co. 2, lett. m. Infine, come sopra accennato in relazione al cosiddetto “regionalismo differenziato”, nella riforma costituzionale in corso la IeFP è stata inserita tra le materie nelle quali le singole Regioni potranno ottenere ulteriori competenze legislative, regolamentari e amministrative, anche su loro richiesta e con un’apposita legge dello Stato (approvata previa intesa con le Regioni interessate, sentiti gli Enti locali, e purché la Regione sia in condizioni di equilibrio di bilancio). Infatti nell’art. 116, co. 1 è stata inserita la seguente dizione: “o), limitatamente alle politiche attive del lavoro e all’istruzione e formazione professionale”. Pertanto, singole Regioni potranno esercitare competenze proprie dello Stato anche in relazione alle politiche attive del lavoro e alla IeFP (ma ovviamente non sulla “Formazione Professionale”, su cui avranno già competenza esclusiva), cioè dettare norme di legge in deroga alle “disposizioni generali e comuni”, ovvero esercitare ulteriori funzioni regolamentari e amministrative. In definitiva, il sistema che si intende prefigurare con la riforma in corso di approvazione dovrebbe condurre ad una distinzione tra le attività formative, quelle della IeFP e quelle della FP. Le prime saranno soggette ad un assetto ordinamentale in cui si accentuerà la guida unitaria da parte dello Stato, mentre le seconde saranno mantenute in capo alla sostanziale autonomia delle Regioni. A ciò si potrà fare eccezione per quelle Regioni che vorranno far valere, anche per la IeFP, la possibilità di innescare il meccanismo del “regionalismo differenziato”. In questo senso, quindi, l’eventuale richiesta di maggiore autonomia da parte delle Regioni si tradurrebbe non, come accade oggi, anche nella totale o parziale omissione nell’attivazione della IeFP, ma nella maggiore volontà di azione e di intervento in questo specifico settore formativo. A quanto appena detto, va aggiunto che nella riforma costituzionale in corso di approvazione è prevista la defnitiva soppressione delle Province, ovvero dell’ente territoriale cui molte vigenti leggi regionali attribuiscono competenze di amministrazione in materia di IeFP. Come noto, la Legge cd. Delrio (Legge n. 56 del 2014) ha modificato l’assetto funzionale delle Province ed ha istituito le Città metropolitane. In particolare, tra le funzioni fondamentali delle Province non è stata inserita la materia della Istruzione e Formazione Professionale (cfr. art. 85), sicché spetta discrezionalmente alle Regioni, come sta attualmente verificandosi, rideterminare l’ente titolare delle funzioni amministrative in questione. Tra l’altro, la forte contrazione delle risorse finanziarie – e di personale – delle Province induce le Regioni a riacquistare le competenze sulla IeFP nell’ambito di un’impostazione “neo-regionale”, anche istituendo agenzie regionali, ovvero, qualora sussista al loro interno la Città metropolitana, differenziando le competenze sulla IeFP tra la Città metropolitana e le altre Province. È dunque in corso un ampio e profondo processo di redistribuzione delle funzioni amministrative relative alla IeFP, che potrebbe QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 150 determinare non solo incertezza sull’esatta individuazione dell’Ente territoriale responsabile, ma anche ulteriori oneri per gli Enti accreditati, oltre che per gli stessi utenti del servizio formativo. La riforma costituzionale che dovrebbe essere definitivamente approvata il prossimo anno, da un lato, potrebbe dare ulteriore base di legittimazione alla predetta redistribuzione delle competenze a favore delle Regioni, dato che sancirebbe la definitiva scomparsa delle Province (seppure sostitute da forme associative dei Comuni) dal testo costituzionale; dall’altro lato, però, l’accentuazione della governance unitaria della IeFP a favore dello Stato potrebbe determinare ulteriori, e al momento imprevedibili, esiti nel definitivo assetto delle competenze amministrative relative all’istruzione professionalizzante. 3.4. Un regolamento condiviso per i LEP da rispettare in ogni ambito regionale La mancata determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) nella IeFP è stato un elemento che ha aiutato la frammentazione dell’offerta formativa professionalizzante nel territorio nazionale, e ha consentito ad alcune Regioni di trascurare in tutto o in buona parte l’obbligo legislativo di istituire percorsi di IeFP coerenti con il modello stabilito in sede nazionale. Anzi l’azione dei CFP da un lato è assente proprio nel Mezzogiorno, dove invece la loro funzione educativa professionalizzante appare per tante ragioni indispensabile; dall’altro lato non è valorizzata complessivamente in un Paese come il nostro dove è diffusa quella piccola e media impresa che avrebbe invece necessità di lavoratori adeguatamente formati, ma che da sola non può “creare” formazione. È dunque necessario che Stato e Regioni, come richiesto dalla normativa vigente, arrivino all’intesa necessaria per giungere all’approvazione del regolamento governativo che deve disciplinare i LEP. Si possono qui fornire alcune indicazioni propositive per consentire di pervenire ad un testo condiviso, base indispensabile per consentire una governance unitaria della IeFP, anche mediante la previsione di “percorsi di rientro” delle Regioni omissive e poteri sostitutivi. In particolare, va ricordato che l’art. 15, comma 4, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 prevede l’adozione di un regolamento governativo per definire le “modalità di accertamento del rispetto dei livelli essenziali” indicati nel Capo III del decreto legislativo medesimo in materia di IeFP, cioè dei livelli essenziali delle prestazioni che le Regioni devono assicurare “nell’esercizio delle loro competenze legislative esclusive in materia di istruzione e formazione professionale e nell’organizzazione del relativo servizio” (ai sensi dell’art. 15, comma 2). Tale regolamento governativo, come richiesto dal predetto comma 4 dell’art. 15, corrisponde a quello già “previsto dall’articolo 7, comma1, lettera c), della legge 28 marzo 2003, n. 53” (cd. Legge Moratti). Quest’ultimo fa riferimento al regolamento governativo da adottare, “sentite le Commissioni parlamentari competenti” per “la definizione degli standard minimi 151 formativi, richiesti per la spendibilità nazionale dei titoli professionali conseguiti all’esito dei percorsi formativi, nonché per i passaggi dai percorsi formativi ai percorsi scolastici” secondo la procedura di cui all’art. 17, comma 2, della Legge n. 400 del 1988, cioè quel regolamento detto di “delegificazione”, che consente – a certe condizioni – di innovare rispetto a preesistenti norme di legge. Inoltre, nel comma 2 dell’art. 7 della Legge 53/2003 si prevede che questo regolamento debba adottarsi previa intesa in Conferenza Stato- Regioni. Va precisato che le modalità di accertamento del rispetto dei LEP nella IeFP sono distinte dalla specifica attività di valutazione che riguarda la verifica del rispetto dei livelli essenziali nei percorsi formativi, valutazione che spetta al “Sistema nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione” ai sensi dell’art. 22 del D.Lgs. 226/2005. Infine va sottolineato che il regolamento, disciplinando funzioni già spettanti in via istituzionale alle autorità pubbliche coinvolte a livello nazionale e territoriale, non prevede alcun maggiore o ulteriore onere a carico della finanza pubblica. La titolarità dell’accertamento del rispetto dei livelli essenziali nella IeFP andrebbe attribuita ai due Ministeri competenti, cioè MIUR e Ministero del Lavoro, assicurando alle Regioni, sulla base del principio di leale collaborazione e trattandosi di materia di competenza esclusiva regionale, la partecipazione al procedimento di accertamento sia a livello nazionale che a livello territoriale. I Ministeri statali dovrebbe dare luogo ad una “Commissione nazionale per l’accertamento del rispetto dei livelli essenziali nella IeFP”, in cui andrebbero collocati sia i rappresentanti dei due Ministeri (a livello di Direttore Generale), che un rappresentante delle Regioni, designato dalla Conferenza Unificata. Alla Commissione nazionale, coadiuvata anche dal supporto tecnico di INVALSI e ISFOL, potrebbero spettare i seguenti compiti: determinazione e aggiornamento delle linee guida dell’attività di accertamento; nomina delle Commissioni regionali; indirizzo, vigilanza e controllo delle attività svolte dalle Commissioni regionali; deliberazioni inerenti all’accertamento del rispetto dei livelli essenziali; deliberazioni inerenti alla procedura di “rientro formativo”. L’attività di accertamento dovrebbe essere svolta a livello regionale da “Commissioni regionali per l’accertamento dei livelli essenziali nella IeFP”, con tre componenti (aventi competenze tecniche) nominati dalla Commissione nazionale, e di cui due designati dai Ministeri competenti nell’ambito delle rispettive strutture decentrate, e uno designato dalla Regione. L’attività di accertamento del rispetto dei LEP nella IeFP, come detto sopra, ha per oggetto i livelli essenziali indicati nel Capo III del decreto legisla tivo n. 226 del 2005, così come risultano definiti in base ai successivi atti applica - tivi, e in particolare negli accordi e nelle intese raggiunte tra Stato e Regioni. Si tratta dei seguenti LEP relativi a sei categorie di indicatori: i livelli essenziali dell’offerta formativa (come indicati nell’art. 16 del D.Lgs. 226/2005); i livelli essenziali dell’orario minimo annuale e dell’articolazione dei percorsi formativi (come indicati nell’art. 17 del D.Lgs. 226/2005); i livelli essenziali dei percorsi (come indicati nell’art. 18 del D.Lgs. 226/2005); i livelli essenziali dei requisiti QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 152 dei docenti (come indicati nell’art. 19 del D.Lgs. 226/2005); i livelli essenziali della valutazione e certificazione delle competenze (come indicati nell’art. 20 del D.Lgs. 226/2005); e i livelli essenziali delle strutture e dei relativi servizi (come indicati nell’art. 21 del D.Lgs. 226/2005). La predetta Commissione regionale dovrebbe allora accertare il rispetto dei LEP in relazione alle sei predette categorie di indicatori con cadenza omogenea per tutti gli indicatori (annuale, oppure triennale collegata, ad esempio, all’avvio a regime dei percorsi formativi della IeFP), oppure con cadenza differenziata a seconda delle categorie di indicatori. La stessa Commissione regionale, al termine delle attività di accertamento da svolgersi entro un determinato periodo di tempo, dovrebbe poi approvare specifiche relazioni da trasmettere alla Commissione nazionale per la valutazione definitiva. Alla Commissione nazionale spetterebbe invece deliberare in via definitiva sull’accertamento del rispetto dei LEP in ciascuna Regione in relazione alle singole categorie di indicatori, dichiarando rispettivamente l’avvenuto rispetto o, in caso contrario, indicando le correzioni da apportare all’assetto organizzativo e il termine entro il quale adottare i provvedimenti correttivi, anche mediante la predisposizione di un apposito “piano formativo di rientro” nel rispetto dei LEP. E qualora una Regione non dovesse adempiere alle indicazioni della Commissione nazionale, quest’ultima potrebbe avere la facoltà di proporre al Governo l’adozione dei provvedimenti correttivi mediante l’esercizio dei poteri sostitutivi ai sensi dell’art. 120, comma 2, Cost. e dell’art. 8 della Legge n. 131 del 2003. 3.5. Un testo unico per la normativa nazionale relativa alla IeFP e Leggi di sistema a livello regionale La disciplina normativa relativa all’Istruzione e Formazione Professionale è fortemente frazionata in senso verticale, particolarmente differenziata in senso orizzontale, e intensamente interconnessa in senso trasversale. In verticale, esistono norme collocate a diversi livelli di Governo (Stato, Regioni, Enti locali), e con diversa efficacia vincolante: leggi statali che dettano principi generali, leggi regionali, regolamenti statali e regionali, atti di vario tipo posti con accordi e intese in sede di Conferenza Stato-Regione, discipline applicative di carattere tecnico-operativo. In orizzontale, la competenza statale è distribuita tra una pluralità di disposizioni presenti in leggi, atti legislativi e regolamentari, così come la competenza regionale comporta la presenza contemporanea di una pluralità di discipline in ciascuna Regione, ciascuna organizzata con proprie leggi, regolamenti ed atti attuativi di diversa tipologia ed efficacia (indirizzo, controllo, gestione, regolazione, etc.). A ciò si aggiunga, in senso “trasversale” – come si detto all’inizio – la molteplicità di atti giuridici che esprimono la volontà congiunta di più diver153 si livelli di Governo (essenzialmente Stato, Regioni e Enti locali, quando agiscono unitariamente all’interno della Conferenza Stato-Regioni ovvero della Conferenza Unificata), ovvero di più soggetti dello stesso livello di Governo (ovvero la totalità delle Regioni nella Conferenza delle Regioni). Tali atti sono adottati per lo più in quanto previsti da norme di legge statale, a valle o a monte dei procedimenti di attuazione delle norme medesime. In sostanza, la concreta applicazione della prescrizione legislativa viene condizionata al verificarsi di intese, accordi, pareri che richiedono la non facile convergenza tra una pluralità di soggetti appartenenti ad istituzioni differenziate. Questo, in definitiva, è il risultato del fatto che la competenza in materia di IeFP è attribuita in via esclusiva alle Regione, nei predetti limiti unitari sopra indicati. In tale contesto normativo, non solo la legittimità delle modalità di erogazione del servizio formativo di IeFP è messa costantemente a rischio, in ragione di errori dovuti all’insufficiente o incompleta conoscenza delle norme applicabili, ma soprattutto la stessa sistematicità e coerenza dell’intero assetto prescrittivo ne vengono inevitabilmente a soffrire. Con tutto ciò che ne consegue sul rispetto dei principi di certezza del diritto, e di affidamento dei privati nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Insomma, è l’intera IeFP – e dunque lo stesso servizio formativo erogato agli allievi – che finisce per manifestarsi ed apparire secondo modalità incerte ed ambigue. Per ridurre – e non certo per eliminare – incertezze ed ambiguità due potrebbero essere le strade da percorrere, una a livello centrale e l’altra a livello regionale. A livello statale, in primo luogo, appare di estrema utilità giungere alla definizione di un testo unico – che potrebbe redigersi anche sulla base della sopra richiamata delega legislativa conferita dalla Legge n. 107 del 2015 in materia di “riordino” del sistema nazionale di Istruzione e Formazione (comma 181, lettera a) – che consenta la ricostruzione, in termini chiari, del sistema della molteplice normativa applicabile sull’intero territorio nazionale in ordine all’Istruzione e Formazione Professionale, al fine di facilitarne la conoscenza, la comprensione e l’applicazione in modo univoco da parte di tutti gli operatori e i destinatari della normativa medesima, ovvero, in primo luogo, gli allievi, le famiglie, le istituzioni formative, le imprese e le stesse pubbliche amministrazioni. Tale testo unico, dunque, dovrebbe abbracciare non solo le norme di rango legislativo di provenienza dello Stato, ma anche gli atti che ne costituiscono necessaria premessa ovvero conseguenza applicativa, quali le intese, gli accordi e i pareri delle sopra citate Conferenze, ovvero anche gli atti di provenienza europea. A livello regionale, invece, appare indispensabile che si proceda all’approvazione di leggi “di sistema”, che mettano ordine, con un impianto unitario e dedicato, all’intera disciplina regionale sulla IeFP, ed aggiornando quindi la previgente normativa, rendendola coerente con il quadro nazionale ed europeo. Alcune Regioni si sono mosse in tal senso, e altre sono in procinto di farlo, come ad esempio il Veneto. Appare allora necessario riprendere l’ini - ziativa per l’approvazione delle leggi sul sistema regionale di IeFP, affinché la QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 154 tematica dell’Istruzione e Formazione Professionale sia nuovamente e con decisione posta all’ordine del giorno dei legislatori e degli amministratori regionali. 3.6. Dalla sussidiarietà “invertita” alla piena valorizzazione del “pubblico sociale” I dati confermano che l’Istruzione e Formazione Professionale è richiesta da una consistente fascia di giovani, ma questi non trovano risposte sufficienti, e proprio là dove se ne avrebbe maggior bisogno. Tra l’altro, la IeFP non solo è assente in alcune Regioni, ma in altre Regioni è anche impropriamente sostituita dagli Istituti professionali di Stato che erogano i percorsi formativi sulla base di un meccanismo che richiama formalmente la sussidiarietà, ma in un modo a nostro avviso, erroneo, ovvero, come vedremo meglio adesso, “invertito”. Gli Istituti professionali di Stato non erogano vera e propria Istruzione e Formazione Professionale, ispirandosi la loro attività formativa ad altre e diverse logiche e metodologie. Questa sussidiarietà “invertita” è, in vero, un modo per favorire la presenza degli istituti scolastici e conservare il loro personale, ma non soddisfa i veri interessi formativi degli allievi che richiedono un’istruzione professionalizzante. Va invece garantita e valorizzata la presenza dei CFP che sono effettiva espressione non tanto del “privato sociale” – come comunemente si afferma – ma del “pubblico sociale”, ossia di quei soggetti che, come diretta espressione di formazioni sociali liberamente istituite, esercitano attività di rilievo e interesse pubblici. D’altro canto, è vero che esiste nell’attuale sistema ordinamentale l’autonomia attribuita alle Regioni di disciplinare tale sottosistema con proprie leggi e di esercitare su tali basi le relative competenze amministrative, e soprattutto di individuare le risorse da destinare a tale fine, ovviamente integrando le predette risorse di provenienza statale con disponibilità tratte dallo specifico bilancio. Proprio tale autonomia, in assenza di vincoli giuridicamente cogenti posti dalla legislazione nazionale, ha fatto sì che le Regioni si siano trovate in una condizione di pressoché totale discrezionalità, se non addirittura di arbitrio. Talune, dando effettiva attuazione al principio di sussidiarietà orizzontale posto dall’art. 118, ultimo comma, della Costituzione, hanno individuato le risorse finanziarie in qualche misura sufficienti per consentire le attività in questione nel territorio regionale, riconoscendo così alle Istituzioni formative del “pubblico sociale” la possibilità effettiva di erogare un congruo numero di percorsi della IeFP iniziale in regime di accreditamento. Altre hanno operato secondo logiche assai diverse, o negando del tutto tale facoltà, o prevedendo risorse finanziarie molto limitate e quindi riconducendo la IeFP ad un ruolo del tutto secondario se non meramente ancillare rispetto alla cosiddetta “sussidiarietà” degli Istituti professionali di Stato, ovvero ancora attribuendo alle Istituzioni formative accreditate soltanto compiti di carattere socio-assistenziale per lo più attinenti al recupero 155 della dispersione scolastica. La stessa presenza degli Istituti professionali di Stato nell’erogazione dei percorsi di IeFP, in ogni caso, rappresenta un tema assai delicato: mediante l’impiego delle risorse statali destinate istituzionalmente all’erogazione di percorsi scolastici – e che, in fatto, sono integrate da cofinanziamenti che, a vario titolo, giungono appositamente dalle Regioni – queste scuole si trovano di fatto a svolgere un ruolo di integrazione e talora di vera e propria supplenza nei confronti delle Istituzioni formative accreditate dalle Regioni. A ben vedere, questa forma di intervento delle scuole statali rappresenta una vera e propria inversione del principio di sussidiarietà. Quest’ultimo, inteso come sussidiarietà verticale, significa, innanzitutto, che le funzioni pubbliche vanno esercitate dal livello istituzionale più vicino al cittadino, e soltanto in caso di accertata incapacità o inefficienza, consente che possa subentrare temporaneamente e transitoriamente il livello istituzionale più lontano. Dal punto di vista orizzontale, poi, la sussidiarietà implica che le attività di rilievo pubblico possono essere svolte dagli stessi cittadini, sia individualmente che anche in forma associata. Tali principi, espressamente accolti nella nostra Costituzione a partire dalla predetta riforma del 2001 e spesso applicati nella giurisprudenza della Corte costituzionale (si veda, in particolare, la sentenza n. 303 del 2003), impediscono allo Stato di subentrare nello svolgimento di funzioni spettanti per Costituzione alle autonomie territoriali in assenza di una normativa di legge statale che sia giustificata da un interesse unitario, preveda l’intesa o il parere dell’ente territoriali e rispetti il principio di leale collaborazione. Nel caso della IeFP l’intervento degli Istituti professionali di Stato, nel senso “sussidiario” come appena detto, è stato previsto da un mero atto di natura regolamentare (il regolamento sul riordino degli Istituti professionali di Stato adottato il 15 marzo 2010, in attuazione dell’art. 64, comma 4, del D.L. n. 112/2008 convertito dalla Legge n. 133/2008) e senza alcun riferimento ad un qualsivoglia interesse di carattere unitario che lo giustifichi. Si è trattato di un improprio utilizzo del principio di sussidiarietà che, presumibilmente collegato ad uno scopo politico del tutto contingente, determina in sostanza la sostituzione dello Stato alle Regioni nello svolgimento di un compito a queste costituzionalmente spettante, contrariamente a quanto previsto dall’art. 120, comma 2, Cost. che, invece, prevede l’intervento sostitutivo dello Stato subordinandolo a precise condizioni e a una determinata procedura disciplinata dalla legge statale, ed esattamente quella poi dettata con la Legge n. 131/2003. Con questa peculiare forma di sussidiarietà “invertita” dagli Istituti professionali di Stato, in sostanza, lo Stato provvede esso stesso a fornire i percorsi formativi della IeFP iniziale, secondo le due modalità indicate nel predetto regolamento del 2010, quella “complementare”, ove i percorsi di IeFP sono svolti separatamente dai percorsi scolastici e dunque sono svolti in classi che seguono gli stessi canoni della IeFP, e quella “integrativa”, ove i percorsi della IeFP – essenzialmente quelli triennali – sono svolti all’interno dei percorsi quinquennali scolastici, potendosi così l’allievo conseguire, alla fine QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 156 del terzo anno del professionale di Stato, anche il titolo della qualifica professionale. E ciò, se è concretamente e giuridicamente considerato realizzabile in quanto gli Istituti professionali di Stato si avvalgono delle quote del 20% di autonomia e del 25% di flessibilità loro riconosciute, pone dubbi in ordine alla coerenza tra il progetto educativo offerto che è proprio della formazione professionalizzante offerta dalle Istituzioni scolastiche, che nella loro evoluzione si sono in buona misura avvicinate ai percorsi liceali, e quello che è invece che è ormai consolidato nella formazione per competenze che è patrimonio tipico delle Istituzioni formative della IeFP. Dunque, appare discutibile il rilascio di un titolo di qualifica e di diploma professionale da parte di strutture scolastiche a ben altro predisposte, e che talvolta non dispongono delle condizioni operative, soprattutto in termini di risorse umane e strumentali, necessarie per fornire la formazione richiesta dalla IeFP. Ci si può domandare se ciò risponda al principio di affidamento che deve guidare l’azione dell’autorità pubblica cui si rivolgono i cittadini, e soprattutto le famiglie degli allievi che intendono essere educati e formati secondo le finalità proprie della IeFP. In ogni modo, attraverso le due predette modalità, i percorsi della IeFP, sia per la qualifica che per il diploma professionale, possono essere direttamente erogati da Istituti scolastici dello Stato; in sostanza, si tratta di percorsi di competenza regionale che sono posti in essere da Istituzioni scolastiche che, a ben vedere, traggono il loro sostentamento dal finanziamento cui lo Stato provvede per ben altre attività educative, ovvero per lo svolgimento delle attività propriamente scolastiche. Ma a tal proposito, va ricordato che, sulla base delle intese raggiunte tra le singole Regioni e i rispettivi Uffici scolastici regionali, le Regioni compartecipano di regola, talora anche ricorrendo alle risorse disponibili mediante il Fondo Sociale Europeo, ad una parte delle attività sostenute dagli Istituti professionali di Stato in relazione ai percorsi formativi della IeFP, in specie per le cosiddette “misure di accompagnamento per i raccordi tra i sistemi” (sono, ad esempio, le attività collegate alla “curvatura professionalizzante” dei percorsi scolastici, alla prevenzione delle dispersione scolastica, ai tirocini, ai laboratori, al riconoscimento dei crediti o alla certificazione delle competenze), oltre che per le cosiddette “azioni di sistema” che, a ben vedere, non riguardano i singoli percorsi formativi, ma l’intero processo di partecipazione degli Istituti scolastici allo svolgimento di attività connesse alla IeFP (sono, ad esempio, le attività connesse alla formazione dei dirigenti o dei referenti scolastici, al “supporto di rete”, al “chiarimento dei nodi problematici”, o alla “valutazione delle esperienze”). Insomma, se è vero che nelle richiamate intese si prevede che l’intervento cosiddetto “sussidiario” degli Istituti professionali di Stato nel campo della IeFP non deve comportare “oneri aggiuntivi” per lo Stato e per le Regioni, è altrettanto vero che lo svolgimento di tali attività formative comporta un’entrata aggiuntiva per questi Istituti statali. Così si produce un effetto paradossale: in un settore educativo come quello della IeFP già penalizzato dalla scarsità delle risorse (umane, struttu157 rali e finanziarie), per un verso lo Stato finisce per impiegare una parte delle sue disponibilità finanziarie e delle sue strutture scolastiche per erogare un servizio formativo che non sarebbe in via primaria di sua competenza; per altro verso, le Regioni finiscono per concorrere finanziariamente ai percorsi di IeFP che sono erogati all’interno degli Istituti di Stato. In definitiva, siamo di fronte ad una situazione definibile come un vero controsenso istituzionale, formativo e finanziario cui va posto rimedio. Occorre riportare lo Stato all’esercizio delle competenze istituzionali attribuitegli dalla vigente Costituzione e dalle leggi dello stesso Stato, evitando così improprie sostituzioni rispetto alle funzioni spettanti invece alle Regioni, mantenendo gli Istituti professionali di Stato nell’ambito delle competenze educative che sono proprie delle strutture formative scolastiche statali, e responsabilizzando le Regioni nel procedere concretamente all’espletamento di una funzione pubblica – quella concernente la disciplina e la gestione della istruzione professionalizzante – sin troppo variamente esercitata, ed anzi in alcune parti dell’Italia gravemente trascurata. Può dirsi che questo compito sia stato negletto principalmente in quelle Regioni dell’Italia centrale e meridionale ove maggiore è il bisogno di apprestare percorsi formativi per i profili professionali richiesti dalle imprese – soprattutto della manifattura e dell’artigianato, ma non solo – e dove particolarmente intensa è la dispersione scolastica. In questo quadro, gli aspetti finanziari costituiscono un aspetto non secondario, anche dal punto di vista della conformità ai principi costituzionali che sorreggono l’autonomia finanziaria degli enti territoriali ai sensi dell’art. 119 Cost. La Corte costituzionale ha più volte ribadito, dopo la riforma costituzionale del 2001 ricordata all’inizio, che lo Stato non può provvedere ad erogare finanziamenti pubblici negli ambiti spettanti alla competenza legislativa – e dunque amministrativa – regionale. L’intervento finanziario dello Stato, quando non sia giustificato da interessi unitari e da esigenze di riequilibrio, si traduce in un’inammissibile alterazione dell’assetto delle competenze costituzionali, in una vera e propria invasione di campo, alterando il quadro delle responsabilità politiche dei singoli livelli di governo. L’intervento della sussidiarietà “invertita” posto in atto mediante gli Istituti professionali di Stato nei percorsi formativi della IeFP, può essere allora inteso come una forma di controverso finanziamento statale in una materia di competenza regionale, giacché consente alle Regioni – nella misura in cui sia concretamente ammessa e operante la presenza degli Istituti professionali di Stato – di ridurre consistentemente il loro intervento finanziario nei riguardi delle Istituzioni formative. Restituire a ciascun livello di governo – statale e regionale – le proprie responsabilità istituzionali e finanziarie relative alla IeFP, dunque, è un obiettivo ormai irrinunciabile se si intende giungere ad un sistema nazionale dell’Istruzione e Formazione davvero equilibrato e correttamente funzionante. Alla tematica qui sollevata, in vero, potrebbe fornire risposta proprio uno dei decreti legislativi che saranno adottati in applicazione della Legge QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 158 n. 107 del 2015, ove si prevede, per l’appunto, la possibilità che il Governo detti norme per assicurare il “raccordo” tra l’Istruzione e Formazione Professionale – di competenza regionale – e l’istruzione professionale, di competenza statale (vedi art. 1, comma 181, lettera d). 3.7. La certezza delle risorse finanziarie alla IeFP anche mediante il ricorso ai costi standard per allievo Come noto, i CFP operano non sulla base del pagamento di corrispettivi da parte dei soggetti che usufruiscono dei percorsi formativi – come fanno invece le scuole paritarie – ma sulla base del diretto finanziamento pubblico dell’offerta formativa effettuata e proprio in ragione del diretto operare come istituzioni formative che erogano un servizio pubblico. Se si vuole tenere ferma questa soluzione, che risponde al carattere pubblico del servizio erogato dalle istituzioni formative, deve essere garantito uno stabile ed adeguato finanziamento che assicuri certezza ed efficienza nell’erogazione del servizio formativo. In estrema sintesi, i percorsi formativi della IeFP potranno essere erogati in concreto soltanto a condizione che i finanziamenti provenienti dallo Stato e dalle Regioni almeno si stabilizzino (ovvero tornino ai livelli di non molti anni fa, ripristinando, ad esempio, il finanziamento del capitolo di bilancio presente nel MIUR ed eliminando l’avvenuta riduzione della quota di finanziamento in capo al Ministero del Lavoro), e soprattutto se si procederà alla corretta applicazione del meccanismo dei costi standard. Viceversa, i dati dimostrano che i finanziamenti tendono complessivamente a ridursi e che l’applicazione dei costi standard è talora una giustificazione per una corsa al ribasso che conduce inevitabilmente a ridurre la qualità dei servizi formativi, con grave danno per i giovani che frequentano i percorsi della IeFP, per le relative famiglie e per la società tutta. Infatti, proprio l’appello ai costi standard sta dissimulando – come dimostrato dalle più recenti ricerche sulle spese relative alla IeFP, ivi compresa quella qui presentata – un tentativo di eccessiva e immotivata contrazione delle risorse erogate che potrebbe condurre dapprima al depauperamento dell’offerta formativa – sia in termini quantitativi che qualitativi – e successivamente alla stessa estinzione dei percorsi di IeFP da parte delle istituzioni formative. Il risultato sarebbe non soltanto un gravissimo danno inferto a quell’esperienza di istruzione professionalizzante che, pur tra tante difficoltà, è riuscita ad affermarsi nel panorama nazionale, tra l’altro anticipando con vera lungimiranza quella positiva commistione educativa tra formazione e lavoro che tanti adesso considerano indispensabile per il rilancio dell’Italia tutta. Ma l’esito conclusivo sarebbe anche la dispersione probabilmente irrecuperabile di un prezioso patrimonio fatto di persone in larghissima misura sinceramente appassionate, di competenze educative forgiate secondo canoni adatti a costruire percorsi formativi assai distanti da quelli tradizionalmente applicati nel settore scolastico e di strutture, laboratori, 159 impianti di addestramento che sarebbe costosissimo, se non forse impossibile, ricostituire. Per procedere al calcolo di ciò che si può definire come il “Costo Annuale Standard per Allievo” (CASA), allora, si dovrà tendere a realizzare una funzione di costo ottimale che sia rivolta a determinare il costo giustificato, date le caratteristiche proprie del contesto in cui si opera e degli allievi cui ci si rivolge, per fornire il servizio educativo relativo al percorso formativo secondo parametri almeno coerenti con i LEP che abbiamo sopra richiamato (con riferimento, quindi, ai criteri di accreditamento e ai relativi obblighi di qualità, adeguatezza e funzionalità che gravano sulle Istituzioni formative per l’accreditamento dell’Istituzione formativa e per la legittima partecipazione ai bandi regionali di erogazione dei percorsi formativi), cioè per garantire l’erogazione annuale del servizio stesso a ciascun allievo che si iscriva al percorso in questione e che intenda così acquisire una determinata qualifica o un determinato diploma professionale secondo modalità di sufficiente adeguatezza e funzionalità. Il costo unitario annuale di erogazione del servizio educativo, dunque, dovrà considerare il prezzo degli input – cioè dei costi dei fattori della produzione dell’intero servizio formativo, così come essi sono effettivamente e concretamente determinabili in relazione ai canoni di adeguatezza, qualità e funzionalità che sono richiesti dai LEP propri della IeFP –, in relazione allo specifico output formativo perseguito, ovvero a quel particolare risultato professionalizzante cui tende il percorso erogato, e tenuto conto del contesto economico, di alcune particolari tipologie di destinatari del percorso stesso e dell’incidenza delle condizioni di disagio educativo nel quale si opera, cioè delle principali varianti che possono obiettivamente incidere sui fattori di costo presi in considerazione Ne discende che l’attribuzione di risorse finanziarie all’Istituzione formativa da parte delle Regioni non dovrebbe essere determinata in modo arbitrario, ma dovrebbe, più correttamente, corrispondere al fabbisogno complessivo standard collegato al costo annuale per ciascun allievo iscritto ai percorsi di IeFP attivati in relazione ai corrispondenti obiettivi formativi delle prestazioni erogate e tenuto conto delle variabili proprie del contesto in cui si opera. Pertanto, oltre ad una quota dei costi imputabili alle spese per così dire “strutturali” che sono sostenute dall’Istituzione formativa, cioè quelle relative alla dotazione infrastrutturale e alla predisposizione e al funzionamento dell’assetto organizzativo minimo necessario, potrebbero essere considerate le spese “funzionali”, quelle cioè direttamente imputabili all’erogazione del singolo percorso formativo e sempre in coerenza con i parametri considerati, come già detto, ai fini del rispetto dei LEP (ovvero, attualmente, dei requisiti di accreditamento) vigenti nella IeFP. Tali spese funzionali si riferiscono, in particolare, ai costi annuali per il personale dedicato (dirigenziale, docente e amministrativo), per i servizi “strumentali” – quelli cioè finalizzati ad assicurare adeguati servizi di supporto al percorso formativo (in materia di progettazione dei percorsi formativi, gestione delle attività formative, atti- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 160 vità laboratoriali, supporto dei soggetti con disabilità) –, e, infine, per i servizi “complementari”, quelli cioè rivolti ad assicurare adeguatezza, efficacia e qualità dei percorsi formativi, in entrata, durante e al termine dei percorsi stessi, e con specifico riferimento, quindi, alle attività di orientamento, monitoraggio, valutazione, certificazione, qualità. L’ammontare così determinato, poi, dovrebbe essere parametrato in relazione a fattori di contesto collegati alle specifiche condizioni regionali in cui l’Istituzione si trova ad operare, sia dal punto di vista economico (quali, ad esempio, il reddito familiare medio nella Regione), sia dal punto di vista dei destinatari del percorso formativo (come, ad esempio, la presenza di disabili), ovvero delle condizioni di disagio educativo in cui si agisce, con riferimento, in particolare, al tasso di dispersione formativa nella Regione. Questa proposta metodologica per il calcolo del predetto “Costo Annuale Standard per Allievo” (CASA) e del corrispondente fabbisogno standard per l’erogazione dei percorsi formativi nella IeFP, potrebbe consentire di assicurare, mediante parametri obiettivi, un’equilibrata e dunque corretta assegnazione delle risorse finanziarie alle Istituzioni formative accreditate, nel rispetto del principio dell’efficiente allocazione delle risorse pubbliche disponibili e in coerenza con la necessaria garanzia di un fondamentale diritto di cittadinanza, quello di Istruzione e Formazione nell’ambito dei percorsi della IeFP. Certo, l’applicazione di tale metodologia richiede consistenti requisiti informativi, ma questi ultimi appaiono senz’altro rintracciabili sulla base dell’ampia mole di dati di cui si può attualmente disporre. Nulla esclude, infine, che nella funzione di determinazione dei costi standard si possano introdurre correttivi volti ad incentivare le esperienze educative già positivamente realizzate dalle Istituzioni formative, ad esempio mediante forme premiali qualora si raggiungano risultati particolarmente apprezzabili sulla base delle attività di valutazione poste in essere dalle autorità competenti ovvero in relazione agli esiti occupazionali degli allievi che hanno già concluso i percorsi formativi, o ancora in relazione a risultati positivi nel processo di integrazione sociale di allievi stranieri o italiani seconda generazione. In questo modo il costo annuale standard per allievo, da strumento di efficiente allocazione delle risorse disponibili, concorrerebbe al miglioramento complessivo della qualità del sistema formativo della IeFP nel perseguimento di obiettivi di rilevante impatto sociale. Insomma, il risultato sarebbe il contemporaneo perseguimento non solo dell’efficienza in senso economico-finanziario nell’ambito di un corretto rapporto tra le Amministrazioni regionali e le Istituzioni che operano nella IeFP, ma anche di un obiettivo di cruciale rilievo costituzionale, vale a dire la garanzia del diritto fondamentale all’Istruzione e Formazione sull’intero territorio nazionale in condizioni di effettiva eguaglianza. Insomma, l’esigenza di un attento impiego delle finanze pubbliche sarebbe positivamente coniugata con il rispetto della libertà individuale alla scelta educativa allorché quest’ultima si rivolga all’Istruzione professionalizzante offerta dalle Istituzioni formative del “pubblico sociale”. 161 Un meccanismo parzialmente simile – connesso alle esigenze di efficienza e qualità che sono alla base del concetto di costo standard per allievo quale base di riferimento per la distribuzione delle risorse finanziarie – è prefigurato in una proposta di Legge adesso all’attenzione del Consiglio regionale del Veneto (vedi la proposta di Legge n. 19 del 2015, presentata su iniziativa, tra l’altro, del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia). Oltre alla possibilità di “concedere buoni e contributi agli allievi frequentanti le istituzioni scolastiche e formative al fine di coprire, in tutto o in parte, le spese effettivamente sostenute per la frequenza dei percorsi educativi scelti” (vedi art. 7), si prescrive che il riparto delle risorse finanziarie disponibili per i percorsi della IeFP debba avvenire “sulla base del criterio principale della quota capitaria, con riferimento al numero effettivo dei fruitori delle attività e dei servizi, adottando coefficienti e criteri correttivi, anche in relazione alla collocazione territoriale, alle caratteristiche dell’utenza e alla tipologia e qualità dell’offerta formativa” (vedi art. 20, comma 2). Poi, si consente di “riconoscere i comportamenti eccellenti sul piano dei risultati raggiunti”, e di “valorizzare le capacità progettuali”, evidentemente, potremmo aggiungere, anche dal punto di vista della distribuzione delle risorse finanziarie (vedi sempre art. 20, ultimo comma). Insomma, la tendenza ad utilizzare criteri oggettivi, collegati a parametri qualitativi, nella distribuzione delle risorse tra i soggetti che erogano i percorsi della IeFP in regime di accreditamento, sembra affermarsi e va dunque sostenuta con ulteriore attività di studio ed analisi affinché possa tradursi in strumenti concretamente e correttamente utilizzati. 3.8. Il ruolo dei CFP nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro per i giovani e gli adulti: verso i CFPL? Il nuovo assetto dei servizi per il lavoro e lo stretto collegamento tra il mondo del lavoro – più flessibile soprattutto in uscita – e il procedimento di apprendimento professionalizzante, impone di riconsiderare la funzione dei CFP, rendendoli strutture capaci di agire anche nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, utilizzando, in particolare, quella flessibilità che è propria dell’esperienza consolidata in tema di percorsi formativi personalizzati, orientati all’acquisizione di competenze e alla certificazione formale e informale. Tale funzione risulta adesso valorizzata anche da alcune prescrizioni legislative del cd. Jobs Act, cioè della Legge n. 183 del 10 dicembre 2014. In particolare, nell’art. 1, comma 4, lett. n) si parla della “valorizzazione delle sinergie tra servizi pubblici e privati nonché operatori del terzo settore, dell’istruzione secondaria, professionale e universitaria, anche mediante lo scambio di informazioni sul profilo curriculare dei soggetti inoccupati o disoccupati, al fine di rafforzare le capacità d’incontro tra domanda e offerta di la- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 162 voro, prevedendo, a tal fine, la definizione dei criteri per l’accreditamento e l’autorizzazione dei soggetti che operano sul mercato del lavoro e la definizione livelli essenziali delle prestazioni nei servizi pubblici per l’impiego”. Inoltre, nella successiva lettera v) si parla della “attivazione del soggetto che cerca lavoro, in quanto mai occupato, espulso dal mercato del lavoro o beneficiario di ammortizzatori sociali, al fine di incentivarne la ricerca attiva di una nuova occupazione, secondo percorsi personalizzati di istruzione, formazione professionale e lavoro, anche mediante l’adozione di strumenti di segmentazione dell’utenza basati sull’osservazione statistica”. Ed ancora nella lettera z), si fa riferimento alla “valorizzazione del sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro e il monitoraggio delle prestazioni erogate, anche attraverso l’istituzione del fascicolo elettronico unico contenente le informazioni relative ai percorsi educativi e formativi (etc.)”. Ancora nella successiva lettera bb) si parla dello “scopo di rafforzare l’azione dei servizi pubblici nella gestione delle politiche attive e favorire la cooperazione con i servizi privati, anche mediante la previsione di strumenti atti a favorire il conferimento al sistema nazionale per l’impiego delle informazioni relative ai posti di lavoro vacanti”. Certo, molto dipenderà dai decreti legislativi in corso di approvazione e dalla relativa attuazione. Si pensi, in particolare, alla disciplina dell’accreditamento per servizi per il lavoro, che è contenuta nell’art. 12 del D.Lgs. n. 150 del 14 settembre 2015, ove si prevedono apposite competenze delle Regioni che dovranno definire i “propri regimi di accreditamento” secondo criteri definiti con decreto del Ministro del Lavoro, previa intesa in Conferenza Stato- Regioni. Tra l’altro, si istituisce un Albo nazionale degli Enti accreditati a svolgere attività di Formazione Professionale, che sarà gestito dalla nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) (vedi art. 15). Inoltre, i servizi offerti dai centri regionali per l’impiego potranno essere erogati “anche mediante il coinvolgimento dei soggetti privati accreditati sulla base dei costi standard definiti dall’ANPAL e garantendo in ogni caso all’utente facoltà di scelta” (vedi art. 18, comma 2). Infine si prevedono incentivi finanziari per il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e il certificato di specializzazione tecnica superiore (vedi art. 32). Altra novità è rappresentata dalla disciplina dell’apprendistato come ridefinita dal Capo V del D.Lgs. n. 80 del 15 giugno 2015, che prevede un “sistema duale” in cui tutte le forme di apprendistato collegate all’acquisizione di titoli successivi alla scuola secondaria di primo grado – e dunque non solo l’apprendistato direttamente collegato ai percorsi della IeFP volti alla qualifica e al diploma professionale, e quello rivolto al certificato di specializzazione tecnica superiore, ma anche l’apprendistato per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore, così come quello di alta formazione e ricerca – “integrano organicamente (...) formazione e lavoro” con riferimento ai titoli di Istruzione e Formazione Professionale e alle qualificazioni professionali contenuti nel Repertorio nazionale (vedi art. 41, comma 3). Occorrerà valutare con attenzione questa nuova disciplina dell’apprendi163 stato, che tuttavia, almeno a prima vista, non sembra fornire la svolta tanto attesa per rivitalizzare questo istituto nel senso di un vero e proprio “sistema duale” che faccia perno sulla IeFP. Viceversa, si prosegue nella ricerca di meccanismi misti e a più voci, e dunque di difficile riconduzione a modelli solidi e chiaramente percepibili nella propria identità. In ogni caso, occorrerà avere una visione aperta, in quanto una futura trasformazione dei CFP fino a farli divenire Centri di Formazione Professionale e per il Lavoro – ovvero “Scuole della formazione professionale”, come ipotizza, forse con qualche anticipo, la sopra richiamata proposta di Legge regionale del Veneto –, potrebbe essere l’occasione per mettere a frutto e a sistema i numerosi rapporti che la IeFP ha da lungo tempo sperimentato con il mondo delle imprese e del lavoro. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 165 Contributi per la “Buona Formazione Professionale” per i giovani: una scuola popolare per il lavoro dei giovani Dario Nicoli1 4. 1 Docente Università degli studi di Brescia. 4.1. Il popolo esiste ancora e crede nel lavoro L’assordante narrazione sulla postmodernità e la globalizzazione ha prodotto la convinzione che ormai non esiste più il “popolo”, ma solo una massa indistinta di individui che esprimono uno stile di vita omologo: la pensano come i media suggeriscono loro, vivono nei “non luoghi”, sono ossessionati dalla stima altrui che cercano di conquistare esibendo consumi considerati “in”. Si tratta della nota tesi di Bauman secondo il quale, mentre si è oscurata l’etica del lavoro, nel processo di formazione dell’identità individuale ha acquisito sempre maggiore rilevanza l’estetica dei consumi. Il lavoro è stato ridotto ad un ruolo meramente strumentale il cui valore non sta nell’agire, ma è rintracciabile esclusivamente nelle possibilità di spesa del reddito prodotto. Si tratta della narrazione centrata sul “mutamento antropologico”, sostenuta da riferimenti letterari, primo fra tutti la tesi apocalittica di Pier Paolo Pasolini che aveva profetizzato la fine del popolo inteso come sottoproletariato, irretito dalla televisione, dalle lotterie e dai rotocalchi che gli avevano innestato bisogni fasulli, cancellando tutto d’un colpo l’allegria popolare senza tempo, sostituita dalle nuove passioni per elettrodomestici ed automobili. Siccome gli insegnanti sono intellettuali, questi si sono lasciati impressionare dalla teoria della “grande omologazione” ed hanno sinceramente creduto di trovarsi di fronte ad esseri semiselvatici, ragazzi instupiditi dalla vacuità del mondo dei consumi. Ma quella della scomparsa del popolo risulta alla prova dei fatti una tesi decisamente esagerata. Il punto di partenza di un discorso culturale è dato dalla presa d’atto di un’appartenenza cui ciascuno degli allievi pone affidamento; piuttosto che partire da uno schema ideologico (concepire lo studente come un individuo isolato dal contesto di riferimento) o meramente intellettualistico (considerare come mera “subcultura” il mondo di appartenenza dei 166 giovani), l’identità del singolo essere umano e la sua disposizione alla conoscenza prende avvio da un’appartenenza reale ad un gruppo, un popolo, una storia. Di conseguenza, il primo lavoro di un insegnante consiste nella comprensione del mondo dei significati dei propri allievi; ciò rappresenta un’opera spesso feconda, poiché consente di risalire dalle manifestazioni esteriori di un’identità ai valori profondi che li costituiscono. Inoltre, per formare giovani dotati di capacità critica, in grado di esprimere un punto di vista personale fondato, occorre entrare in dialogo con le loro credenze e nel contempo sfruttare i criteri morali e le disposizioni buone che questi anche impropriamente manifestano. Il viaggio culturale non è un allontanamento, ma un percorso che conduce inevitabilmente al ritorno alle proprie radici, arricchito dall’esperienza e dalle conoscenze rese possibili dall’itinerario percorso. Il posizionamento originario dell’uomo “curioso del mondo” non avviene in un non spazio neutro e spaesato che cancella ogni identità, magari ammantato dalla retorica ufficiale della “mitezza”, ma in una dimora piena di significati, in grado di dare senso al movimento ed alla trasformazione continua della nostra società, fornendo alle persone punti di riferimento saldi cui ancorare la propria esistenza. Una delle prove che testimoniano dell’esistenza della cultura popolare è la crescente domanda di Formazione Professionale espressa dai giovani, spesso frenata dalla ingiustificabile ristrettezza di finanziamenti riferiti a tale ambito. Nel contempo, costituisce controprova di ciò l’alto tasso di insuccesso ed in generale di dispersione proprio degli Istituti professionali, vista la discrepanza tra il nome esibito da queste scuole e la pochezza delle ore dedicate all’area di natura strettamente professionale. Ma su questo torneremo più avanti. 4.2. La cultura popolare La cultura popolare consiste in uno specifico orientamento del pensiero, il cui fattore cruciale è dato dalla centralità del contributo attivo del singolo al vivere comune; lo sviluppo risulta dalla continua dinamica di attivazione delle capacità dei suoi membri, nell’ambito di un’interazione (anche competitiva) con tutti gli altri. Per questo le culture popolari tendono ad enfatizzare il lavoro, i cui valori guida sono l’operosità (contro l’accidia, il parassitismo e l’indole intellettualistica di chi ritiene di poter risolvere i problemi con le parole, senza “sporcarsi le mani”), la concretezza, la responsabilità individuale che consiste nell’obbligo morale di mobilitare i propri talenti, la competenza, la giustizia in tema di riconoscimenti reddituali e simbolici, la lealtà, e soprattutto l’onore che riposa sulla coscienza del valore del proprio contributo al bene comune. Tutte risorse di grande rilevanza per chi operi con intenti educativi. Per questo, il motivo per cui i figli di immigrati frequentano maggiormente scuole professionali non dipende esclusivamente dalle ristrettezze economiche, ma anche dalla preveggente saggezza popolare che vede 167 nel lavoro la via per condurre da sé la propria vita e fornire un contributo personale, riconoscibile, all’avanzamento della società. Il popolarismo, un fenomeno poco studiato, ma non per questo meno rilevante specie nella nostra epoca di forte colonizzazione dei linguaggi, si esprime oggi preferenzialmente nella forma della resistenza. Non appare in pubblico, ma trova modi efficaci di trasmissione e diffusione. L’antipolitica ne è l’espressione più rilevante e più influente nella società, segnale di una generale diffidenza nei confronti dei messaggi pubblici e degli intellettualismi e politicismi in genere. Al caos mediatico proteso ad esibire la bruttezza del mondo, la cultura popolare reagisce facendo appello alla morale elementare: l’importanza dell’impegno personale, il legame con la terra che si esprime anche nel ritorno alla concretezza dello spirito contadino, il senso della festa, della comunità, del mangiare assieme. La stretta di mano, il saluto. La cura della casa, il senso della pulizia. Il valore della parola data. I simboli ed i gesti (gli auguri come “benedizione”). La solidarietà (ad esempio l’istituzione del vicinato). È più facile che l’intesa tra culture etniche differenti si realizzi sul principio di responsabilità individuale e sul buon senso comune che sull’idea astratta di uno spazio neutro realizzato mediante decolorazione di ogni differenza, qualcosa che in realtà ogni persona viva avverte come una minaccia molto prossima alla morte civile. Il senso comune non è opinione né camuffamento degli interessi di un gruppo, anche se per divenire fecondo e sostenibile necessita, come ogni altra espressione dell’intelligenza, di un quadro di riferimento, di una regola e di uno stile. Per questo, per fare buona formazione è necessaria un’alleanza tra culture intellettuali “alte”, cultura popolare, cultura dell’innovazione feconda e costruttiva, etica civile con particolare riferimento alla virtù del dialogo interetnico nel quadro di un’integrazione arricchente. Il principio dell’appartenenza porta con sé una formazione implicita, un apprendimento simpatetico che si accorda con le caratteristiche di una cultura vivente, indica una sintonia con i tratti di una “mentalità”. Esso si trasmette per generazione tramite un percorso di inclusione in cui il “piccolo” della comunità è attratto dal mondo dei grandi che inizia ad imitare spontaneamente in forma di gioco; egli impara dai “maestri”, persone che godono di una buona fama sostenuta dalla saggezza professionale. Successivamente, a scadenze definite, gli vengono sottoposte prove – i riti di passaggio – che scandiscono i passi dell’ingresso nel contesto degli adulti. Anche se nei periodi di crisi (specie quelle derivanti dall’omologazione culturale che porta con sé un indebolimento identitario) questi riti sono i primi a perdere di rilevanza, lasciando il giovane da solo in uno stato di noviziato abortito. L’apprendimento per imitazione svolto nel vivo di un contesto reale, altrimenti detto “addestramento”, possiede un valore conoscitivo più ampio di quanto gli si voglia riconoscere. Spesso viene svalutato dalle visioni pedagogiche che negano l’importanza del senso comune e del valore delle culture popolari poiché lo si considera come un apprendimento meccanico, impersonale, alienante. In realtà, poiché nella ripetizione esatta del gesto si acquisisce anche QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 168 la disciplina, lo stile e la sicurezza necessari ad affrontare le sfide, esso – visto entro un’autentica prospettiva formativa – porta con sé un patrimonio prezioso il cui valore si riscontra sia nelle piccole sia nelle grandi vicende della vita. 4.3. La dispersione ed i Neet si spiegano con l’assenza di una scuola popolare centrata sul lavoro La distanza dell’Italia dal valore indicato dalla nuova strategia Europa 2020 circa la dispersione scolastica è di circa 10 punti percentuali (19,2%), ma con valori molto diversi fra Centro-Nord e Mezzogiorno e soprattutto con differenze sensibili tra tipi di istituti, con dati molto positivi per i licei classici e molto negativi per gli Istituti professionali. Considerando che negli ultimi dieci anni anche le Regioni del Nord sono riuscite a contenere in modo modesto il fenomeno, un obiettivo realistico per l’Italia per il 2020 potrebbe aggirarsi intorno al 14-15%. Secondo l’Unesco si intendono per dispersione «tutti i fenomeni che comportano sia un rallentamento, sia l’interruzione del percorso formale di studio». Nonostante le numerose ricerche sull’argomento non è facile darne una definizione, soprattutto non è facile quantificare il fenomeno per la numerosità delle variabili che entrano in gioco, per i dati difficilmente comparabili a causa della disomogeneità dei contesti scolastici. In Italia poi le indagini forniscono informazioni in merito alle bocciature, ai ritardi, agli abbandoni in genere, ma non consentono di verificare se si tratta di uscite definitive dal mondo della scuola. Sul piano sostanziale «la dispersione scolastica deve essere vista non solo come evasione dall’obbligo o abbandono della scuola da parte degli studenti prima della fine del ciclo di studi intrapreso, ma come realtà che comprende anche le ripetenze, i ritardi rispetto all’età scolare, i cambiamenti di scuola, le frequenze irregolari, perfino i numerosi casi di rendimento carente rispetto alle possibilità. Il concetto di abbandono scolastico (o school dropping out) è da intendere in rapporto all’idea di scolarizzazione esistente in una determinata società; per i paesi occidentali una formazione regolare è prevista fino ai 18 anni. C’è dispersione di talenti ogni volta che ci si trova di fronte ad un sentimento di grave malessere che impedisce all’alunno di vivere un’esperienza scolastica pienamente formativa. Si tratta di un problema individuale e sociale, da ricondurre ad una molteplicità di fattori». In questa prospettiva, si può sostenere che la principale ingiustizia che la scuola può provocare non è l’insuccesso scolastico, ma l’insignificanza, di cui il primo è semmai l’esito. L’insignificanza è ciò che avviene in quel contesto in cui non accade nulla che abbia valore per le persone che vi trascorrono parte della loro esistenza. Il giovane si disperde per mancanza di legami significativi, mancanza di corrispondenza tra ciò che si aspetta e ciò che trova veramente (vedi il caso 169 degli Istituti professionali), specie la passione e l’incoraggiamento, ed infine mancanza di scopi persuasivi circa lo studio. Non è vero in generale che il carico di studio è un motivo di dispersione, casomai è il contrario. Lo è invece l’assenza di una proposta identitaria in grado di soddisfare le attese di una vita autentica, un’adesione convinta, magari anche critica, a ciò che si propone loro. Banalizzare è un altro modo in cui si tradiscono le attese dei giovani. In Italia il 26% dei giovani tra i 15 e i 29 anni, ossia 2,4 milioni, sono Neet ossia non sono più inseriti né in un percorso scolastico/formativo e neppure in un’attività lavorativa: una percentuale che aumenta tra le donne (27,7%) rispetto agli uomini (24,4%). Nel Rapporto Noi Italia, l’Istat spiega che nel 2013 si è avuto l’incremento più sostenuto degli ultimi anni della percentuale di Neet. Una quota che è nettamente superiore alla media della Ue, mentre l’incidenza è maggiore solo in Grecia (28,9%). Nella media dei paesi Ue, inoltre, circa la metà dei Neet è in cerca di un’occupazione, con picchi di oltre il 70% in Grecia, Spagna e Portogallo. Nel nostro Paese negli anni più recenti ci sono stati meno disoccupati e più inattivi. Tuttavia la quota di disoccupati tra i giovani Neet, cresciuta in misura significativa nel 2012, aumenta ulteriormente nel 2013 al 42,2% giungendo oggi oltre il 45%. Tra le Regioni, è la Sicilia con la quota più alta di Neet, seguita da Campania, Calabria e Puglia. Esattamente le stesse regioni nelle quali la Formazione Professionale è più esigua, fino a scomparire e dove gli istituti professionali sono meno diffusi. Mentre i Paesi con più significativi tassi di successo scolastico ed inserimento lavorativo dei giovani presentano una componente consistente di corsi di Formazione Professionale (Vet - Vocational Education and Training) che interessano più di un terzo della popolazione giovanile, in Italia questa percentuale cade al disotto del 20% con uno scarto di circa 15 punti percentuali, con una varianza importante per ciò che concerne le aree geografiche: più alta nella fascia del Nord, quella maggiormente competitiva nell’economia globale, molto contenuta, fino all’insignificanza, nel Mezzogiorno e nelle Isole, proprio là dove sarebbe più necessaria per lo sviluppo economico e l’occupazione giovanile. Un esempio lampante di programmazione… anticiclica dell’offerta formativa! Come afferma l’Unione europea, «l’IFP iniziale può contribuire in maniera significativa a combattere gli abbandoni, a migliorare l’equità nell’istruzione e a promuovere la mobilità sociale ascendente dei gruppi a rischio tramite: – la fornitura di istruzione di elevata qualità basata sull’apprendimento orientato sul mondo del lavoro e adattato alle necessità individuali; – percorsi che colleghino l’IFP all’istruzione superiore, rendendola accessibile per i gruppi a rischio; – appropriati “sistemi di tracciatura” volti a monitorare i tassi di occupazione degli studenti IFP, segnatamente di quelli appartenenti ai gruppi a rischio […] QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 170 Al fine di sviluppare le competenze chiave per la cittadinanza attiva è opportuno rafforzare i partenariati tra fornitori di IFP, comunità locale, organizzazioni della società civile, genitori e studenti». Il documento va ancora più in là, fornendo indicazioni metodologiche: «I prestatari di IFP dovrebbero ricorrere all’apprendimento basato sull’esperienza, esponendo i discenti ad attività non routinarie ed a situazioni non tipiche. Vi è un’evidente necessità di promuovere l’apprendimento attivo sia nell’IFP incentrata sul mondo del lavoro che nell’IFP a livello scolastico, offrendo alle persone l’opportunità di controllare e sviluppare il proprio apprendimento, anche tramite il ricorso a strumenti TCI innovativi, creativi ed elaborati ad hoc, compreso l’e-learning, per migliorare l’accessibilità e la flessibilità della formazione. Al contempo si dovrebbe incoraggiare e rendere accessibile a tutti gli studenti IFP – indipendentemente dal loro programma e settore di studio – la formazione all’imprenditorialità intesa come spirito d’iniziativa, capacità di attuare le idee nella pratica, creatività e autofiducia. Tale formazione dovrebbe rendere gli studenti coscienti della possibilità di intraprendere una carriera imprenditoriale, insegnando come si fonda un’impresa. L’imprenditorialità deve diventare una normale componente del quadro di competenze richiesto agli insegnanti ed istruttori. A livello europeo si dovrebbero sostenere e sviluppare ulteriormente diverse iniziative, come la creazione di reti, il progetto pilota Erasmus Giovani Imprenditori e gli scambi tra docenti ed imprenditori, al fine di promuovere l’imprenditorialità e le buone pratiche in materia di formazione all’imprenditorialità». Di conseguenza, è possibile affermare che l’alto tasso di dispersione e del fenomeno Neet richiedono una scuola popolare centrata sul lavoro, basata sull’apprendimento per esperienza, innovativa, orientata all’imprenditorialità che per il nostro paese significa prevalentemente lavoro autonomo artigiano e micro impresa. 4.4. La scuola popolare per il lavoro: il principio di corrispondenza Le buone performance dei CFP dimostrano come sia infondata la tesi, molto diffusa nel mondo intellettuale, della “mutazione antropologica” della mente dei “nativi digitali” a seguito delle innovazioni tecnologiche relative alla comunicazione. È l’idea del passaggio evolutivo dal “cervello che legge” al “cervello digitale” e del contestuale passaggio da un modo di apprendere centrato sul libro ad un approccio multidimensionale (multitasking) che provocherebbe un’attenzione parziale continua, tale da impedire la formazione nel cervello umano di un sapere più profondo, consistente e persistente. Diversamente da quanto sostenuto da queste narrazioni, la questione decisiva dell’educazione nelle società complesse è costituita dall’inerzia culturale: la didattica prevalente nelle nostre scuole (ed università) vede gli studenti 171 in una situazione di passività. Occorre mobilitare le risorse intrinseche dei giovani: curiosità, apprezzamento, interiorizzazione delle virtù degli adulti di riferimento, essere competenti, essere riconosciuti utili dagli altri. Questi giovani hanno bisogno di punti di riferimento, che è come dire che la formazione avviene solo entro la prospettiva dell’educazione alla vita adulta, al noviziato. Per questo, serve una proposta formativa centrata su: • compiti reali entro situazioni di apprendimento, attive e per scoperta, che mobilitano le risorse intrinseche degli allievi; • unitarietà del sapere evidenziato da “opere” significative e dotate di valore, rivolte ad interlocutori che le possano apprezzare; • valorizzazione del gruppo; • rilievo dell’alternanza formativa e del “capolavoro”; • autovalutazione. Se il processo di apprendimento segue la linea della «teoria dell’istruzione », ogni livello del sistema cercherà di liberarsi dagli allievi che non hanno raggiunto gli standard del livello precedente. In questo modo una parte degli iscritti viene «buttato fuori» passando ad una tipologia di scuola considerata più facile e di minore valore culturale. Questa scrematura è la causa principale della dispersione e rileva l’assenza di una prospettiva di valorizzazione dei talenti nella logica della «ulteriore chance» che consenta allo studente un ricominciamento. Il CFP è a tutti gli effetti la «scuola dei talenti», ed in quanto tale deve saper mettere in atto soluzioni differenti rispetto alle difficoltà con cui si confronta. La valorizzazione dei talenti si riferisce a tutti gli iscritti e non solo a quelli che mostrano livelli di prestazioni superiori rispetto alla media. Per questo occorre modificare la deriva scolastica degli Istituti professionali con il loro corredo di test di ingresso, recuperi e «avvii alla porta di uscita», ma occorre anche introdurre uno spazio formativo non didattico che comprenda modalità di apprendimento e di crescita centrate sul gruppo dei pari, su laboratori interni ed esterni (alternanza), sulle varie forme di responsabilizzazione rese possibili da un clima formativo attivo e proteso verso l’offerta di servizi culturali e professionali al territorio. L’inclusione non viene favorita abbassando continuamente l’asticella, banalizzando i saperi e «andando incontro» alle esigenze dei ragazzi. Probabilmente questa strategia aumenta l’esclusione, piuttosto che il contrario. Va evitata assolutamente la medicalizzazione del disapprendimento che sottrae agli allievi gli stimoli per la loro crescita. Occorre dare vita alla cultura peculiare della scuola professionale, puntando su attività educative e formative in grado di suscitare affezione, che possiedano un valore intrinseco e che pongano l’allievo al centro del suo cammino di apprendimento. La noia è il segnale di un legame fragile con la realtà; l’insegnante può nasconderla dietro una parvenza professionale, ma se l’allievo impara da questi a svolgere il suo «mestiere» al ribasso, finisce per perdere interesse e motivazione. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 172 La scuola professionale o “scuola del lavoro” è la soluzione in grado di garantire una più elevata corrispondenza con le caratteristiche dei giovani di estrazione popolare che in buona parte richiedono percorsi formativi che consentano loro di inserirsi nel mondo del lavoro con tre-quattro anno di studi, e che sono disponibili a proseguire nell’istruzione tecnica superiore (o nei corsi IFTS) anche lungo il corso della loro vita. Tale corrispondenza ha un valore motivazionale, riscontrabile nella capacità di combattere l’inerzia e di suscitare l’implicazione ed il coinvolgimento attivo degli allievi che rispondono alla proposta formativa tramite una partecipazione creativa, mostrando così la qualità vitale del sapere acquisito. Compito del Centro di Formazione Professionale è assicurare le condizioni che consentano ad ogni allievo di trovare la possibilità di tradurre i propri talenti e le proprie risorse in competenze reali. Per comprendere questo importante compito, occorre assolutamente superare lo stereotipo della scuola del lavoro come “scuola facile” e ricettacolo di ragazzi problematici. Da quanto detto discendono tre proposte: la scuola del lavoro, l’impresa pedagogica, la valutazione appropriata. 4.5. Diffondere la scuola del lavoro in tutto il Paese È tempo di porre mano ad un movimento per una scuola del lavoro, popolare, centrata sul principio dell’“intelligenza nelle mani”, diffuso nell’intero Paese, in particolare nel Mezzogiorno e nelle Isole. Piuttosto che insistere in una frammentazione di interventi parziali ed inefficaci formalmente volti a combattere la dispersione scolastica, semplici palliativi che lasciano intatti i processi che la generano, occorre puntare alla disseminazione di una vera “scuola professionale”, dal carattere integro e nel contempo innovativo, che si ponga in una prospettiva differente da quella dell’istruzione, in grado di contrastare il disciplinarismo e l’inerzia culturale ancora imperanti e di costituire un punto di riferimento per i giovani e le loro famiglie, ed inoltre delle imprese, degli operatori del sistema educativo, degli orientatori, del mondo accademico, degli enti locali ed infine dei media. Occorre porre mano al cantiere della scuola professionale del 2020, centrata sul lavoro e sulla cultura attiva, quel binomio che può consentire ai giovani di assumere ruoli significativi ed utili, riconosciuti dagli altri. Sui CFP e sugli Istituti professionali rinnovati si gioca la capacità del sistema educativo di dare voce e sostanza ad una cultura popolare adeguata al nostro tempo. È un terreno totalmente aperto, nel quale pochi – tranne gli Enti di FP – si stanno muovendo, uno spazio popolare, nel quale si realizza una reale integrazione di ragazzi e giovani stranieri, sulla base di una concezione vocazionale della propria identità e di un solido legame di comunità. Come al tempo di Don Bosco, anche questi giovani, come allora «pericolanti », «hanno una naturale intelligenza per conoscere il bene che loro vien 173 fatto personalmente, ed insieme sono pur dotati di un cuore sensibile facilmente aperto alla riconoscenza». Vi sono due linee di intervento: una legata alla riflessione e l’altra all’azione, ma vanno impostate a ritroso, privilegiando l’azione e favorendo a partire da questa processi riflessivi in grado di scardinare stereotipi culturali ancora molto diffusi. L’azione consiste nell’avvio di una campagna composta da cinque iniziative: 1. valorizzazione della rete dei CFP e delle strutture formative esistenti, concentrate soprattutto nel Nord del Paese, come le “scuole/piazze dei mestieri”, in modo da consentire la massima espressione del loro potenziale formativo, eliminando gli ostacoli specie finanziari che impediscono loro di accogliere tutti i giovani attualmente interessati ad iscriversi e che, trovandosi impossibilitati a farlo, ripiegano su soluzioni non corrispondenti finendo per alimentare il serbatoio della dispersione e dell’inazione. 2. Rilancio della presenza dei CFP nel Mezzogiorno e nelle isole, ma anche nel Centro Italia in cui sono stati ridotti ad una componente marginale dell’offerta formativa: è qui che si coglie l’urgenza più sentita di una vera scuola professionale, dove gli effetti negativi della crisi si sommano ad una struttura economica e lavorativa poco competitiva. Serve una forte mobilitazione delle diverse forze sociali ed economiche, istituzionali e religiose al fine di dar vita ad una rete di nuove «scuole del lavoro » finalizzate a formare giovani in grado di inserirsi in ambiti di lavoro innovativi, sulla base di una formazione aperta al contesto globale e situata nel territorio di appartenenza. Tali scuole dovrebbero prevedere un’offerta mista: corsi di formazione, attività di orientamento, servizi di placement e start up per l’avvio di imprese artigiane. Le prime forze da mobilitare sono gli Enti di Formazione Professionale, che potrebbero realizzare gemellaggi con altre sedi italiane ed europee. È un progetto che si colloca nel solco dei movimenti sociali popolari, su un tema molto sentito dalle popolazioni, in grado di smuovere il torpore e la distrazione delle amministrazioni locali e nazionali. 3. Rilancio dell’Istituto professionale, che nel corso del tempo ha assunto una fisionomia contrastante l’identità originaria che lo ha portato a diventare una sorta di “liceo del popolo”. Anche le ultime “riforme” hanno condotto ad una riduzione del suo carattere prettamente “professionale” togliendo ore all’area di indirizzo ed ai laboratori ed aumentando sempre più il peso relativo delle lezioni teoriche frammentate tra un numero esagerato di discipline. Questo rilancio richiede una differente configurazione, centrata sul laboratorio professionale dove operano “maestri del lavoro” dotati di reale ed attuale esperienza lavorativa svolta nel contesto economico di riferimento, dove intorno al laboratorio professionale convergono le discipline teoriche, dove il metodo di apprendimento si svolge puntando sulle corde del gusto, dell’utilità e della meraviglia, QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 174 dove infine il processo formativo è coporogettato, cogestito e covalutato con i soggetti del mondo economico con cui la scuola professionale stringe una vera e propria alleanza. 4. Sperimentazione di un nuovo modello di formazione in apprendistato per i minori, finalizzato all’acquisizione di qualifiche e diplomi di Istruzione e Formazione Professionale, svolto entro un’alleanza metodologica ed organizzativa tra imprese, CFP ed Istituti professionali. Si tratta da un lato di superare il dualismo deleterio tra “pratica” (svolta in azienda) e “teoria” (svolta nelle aule di studio), favorendo un modello di formazione integrato che parta dai compiti di realtà esercitati negli ambiti di lavoro, visti secondo una successione progressiva che va dall’osservazione, all’affiancamento fino all’espletamento di compiti autonomi prima semplici poi sempre più complessi. 5. Avvio di un sistema efficace di orientamento centrato sulle propensioni ed i talenti dei ragazzi, il più possibile realistico e svolto “in situazione”, secondo il principio non solo del rendimento scolastico disciplinare, ma della corrispondenza tra propensioni personali e culture del lavoro attuali. Sono definitivamente superati i seguenti modelli di orientamento: la concezione “disciplinare” che fa coincidere successo degli studi e successo del progetto personale, misurato in voti; la visione “dualistica” che separa la cultura di base e la cultura specialistica; la visione “procrastinante” basata sul rinvio delle scelte; la visione “patologistica” che divide i giovani in “capaci” da indirizzare al liceo e gli altri agli Istituti tecnici e professionali; infine la concezione «signorile» in base alla quale una parte consistente della gioventù ha fatto scelte scolastiche (e lavorative) difformi rispetto alla struttura del nostri sistema economico. Occorre una revisione profonda delle pratiche di orientamento centrata sulla svolta verso la realtà, sull’orientamento attivo e sulla proposta del lavoro come valore personale e sociale. Accanto a ciò, ed in relazione con la campagna di diffusione di una vera “scuola del lavoro” nel nostro Paese, è necessario un intervento di natura più riflessiva che sappia diffondere il significato autentico di lavoro, educazione attiva, formazione efficace, comunità educativa, apprendimento per compiti di realtà, valutazione attendibile, alleanza formativa nel territorio. Si possono prevedere iniziative (sito on line, newsletter mensile, ...) dal titolo “La buona formazione” che propongono e offrono dati, esperienze, commenti, strumenti didattici, iniziative rilevanti nel contesto nazionale ed europeo, iniziative pubbliche sulla metodologia e sulle esperienze significative. 4.6. L’impresa pedagogica La cultura del lavoro e dell’impresa ha attraversato nel nostro Paese un periodo difficile, contrastata da una varietà di tradizioni intellettuali spesso 175 profondamente segnate da ideologie di senso contrario, ma è sopravvissuta accettando però di essere collocata in una riserva, entro una sorta di subalternità culturale. Solo con la crisi economica si è riaccesa l’attenzione nei suoi confronti, specie nella versione dell’alternanza, il più diffuso, quello che incontra meno opposizioni e che si apre meglio la strada nel contesto economico. Accanto a questo, con peso minore, si sono affacciati il modello dell’apprendistato, quello della scuola bottega ed infine il modello dell’impresa simulata. Occorre stimolare nelle imprese e nelle loro associazioni l’assunzione di una strategia di gestione degli ingressi di nuovi lavoratori tramite l’alleanza con i CFP, le scuole e le università. Ciò richiede l’assunzione di un profilo di tutoraggio che coinvolga le figure di “maestri” presenti nell’organizzazione del lavoro, prevedendo posizioni di stage stabili, adeguatamente assistite da personale dotato di sensibilità pedagogica. Il modello prevalente è quello dell’alternanza, una metodologia che mira a formare persone in grado di affrontare in modo consapevole e attivo le responsabilità della vita adulta. Tale metodologia consente di alternare attività presso la scuola, docenza frontale, esercitazione, ricerca, progetto ed attività esterne sotto forma di visite, ricerche, compiti reali, nella direzione della coprogettazione, coformazione e covalutazione: un’alleanza educativa territoriale tra scuola, CFP ed imprese. In tal modo si persegue una formazione efficace e si colloca l’attività formativa entro situazioni di apprendimento inserite nella cultura reale della società. Accanto a ciò, ed in forma integrata, va sperimentato un modello di apprendistato per minori, come sopra indicato, così da prevedere una varietà di soluzioni per la nuova “impresa pedagogica”. Si intende qualificare il rapporto tra Centri di formazione/lavoro ed imprese sulla base di un’alleanza educativa tramite l’istituzione di un marchio denominato “Impresa pedagogica”, sulla base di un’apposita linea guida in cui saranno evidenziati, nelle imprese impegnate in tale “alleanza formativa”, i caratteri di uno stile di gestione delle risorse umane centrato sulla cooperazione con il CFP e sui valori della persona, dell’educazione, del radicamento territoriale, dell’apertura, dell’intrapresa e del lavoro. Il marchio, gestito da una Fondazione ad hoc, prevede un piano di comunicazione pubblica e di eventi come concorsi nazionali e locali, oltre ad impegni reciproci per i tutor aziendali e formativi. 4.7. La valutazione appropriata dell’Istruzione e Formazione Professionale ed il Bilancio sociale Nell’ambito del sistema nazionale di valutazione, d’intesa con Invalsi e Regioni, si sta già sperimentando un sistema di autovalutazione proprio della Formazione Professionale, VALEF, centrato sull’autovalutazione, così da superare la forte lacuna di comunicabilità del suo valore peculiare, ed acquisire una legittimazione pubblica sulla base di un sistema rigoroso di valuta- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 176 zione, che possa superare pregiudizi, oltre che fare chiarezza nel sistema della FP. Ciò allo scopo di semplificare ed unificare le pratiche valutative, sollecitare gli Enti a comprendere la propria realtà, elaborare piani di miglioramento e comunicare in modo esplicito gli effetti che procurano. È necessario disporre di un modello valutativo conforme alla natura della “scuola del lavoro” come scuola del territorio. La stessa idea del bilancio sociale chiarisce che lo schema di riferimento disegna un soggetto autonomo (non autarchico) che, muovendosi entro i compiti ed i traguardi formativi definiti a livello nazionale ed integrati localmente, elabora un’offerta formativa che discende dalla lettura del contesto. In tal modo, la scuola del lavoro assume un profilo di servizio educativo e culturale del territorio, in particolare delle forze sociali con cui si allea e che esprimono la domanda formativa della comunità sociale. Ciò richiede un’attenta lettura della realtà, un’alleanza con i soggetti con cui coopera, un impianto di valutazione che prende le mosse dai benefici che la scuola apporta agli attori ed al contesto in cui è inserita. La sua qualità si evidenzia in quattro missioni: 1. essere punto di riferimento per il territorio e ricevere da questo risorse (economiche, materiali, professionali e di esperienza) che ne segnalino la «buona reputazione». 2. Attrarre, suscitare e mobilitare le risorse ed i talenti degli allievi (con l’attività formativa e con le iniziative educative ulteriori) entro le relazioni fondamentali che ne costituiscono la personalità. 3. Formare in modo educativo i giovani (crescita nella cultura, scoperta del mondo ed azione positiva nel reale, occupabilità tramite l’apprendimento di un mestiere, scoperta di se stessi e della propria strada). 4. Svolgere un’azione generativa per famiglie, mondo economico, mondo associativo ed istituzionale (genitorialità). Il Bilancio sociale consiste nella rendicontazione pubblica, e quindi nella diffusione, dei risultati raggiunti, mettendo in luce, per ogni attore della scuola del lavoro, i benefici che questa ha apportato loro: – allievi: un sapere «vivo» ed opportunità concrete di inserimento autonomo e responsabile nella realtà; – famiglie: un servizio coerente con le attese ed un contributo allo stile genitoriale; – forze economiche: un contributo alla conoscenza del contesto, a scelte orientative autonome e responsabili, alla formazione di persone dotate di saperi e competenze provate e validate «in azione»; – comunità: un servizio educativo e culturale che valorizzi il legame con il territorio, stimoli le forze vitali ivi presenti in senso generativo. Il bilancio è elaborato tramite indicatori e dati comparabili, quantitativi e qualitativi, sia in una dimensione di trasparenza sia in una dimensione di condivisione e promozione al miglioramento del servizio offerto alla comunità di appartenenza. 177 I precedenti due saggi si sono concentrati sugli elementi di ordinamento (Salerno, 2015) e sul progetto educativo e didattico (Nicoli, 2015), mentre l’oggetto del presente sono le dimensioni comunitarie e organizzative nella relazione con l’ambiente esterno. Avviamo il nostro discorso sottolineando l’importanza della IeFP per i giovani mediante il riferimento a una fonte indipendente (Unioncamere, 2014). Secondo il rapporto Excelsior dello scorso anno, nel 2014 le assunzioni di persone con qualifica professionale si contraddistinguono per un vero boom e rappresentano il settore più vivace della domanda di lavoro. Più in particolare, si tratta di 88.850 unità, cioè 20.200 entrate in più rispetto al 2013, pari a quasi il 30% (+29,5%), per cui la loro incidenza sul totale sale dal 12,2% al 14,5% con un aumento del 2,3%. La crescita si presenta di notevole intensità sia nell’industria (+15,3%) che nei servizi (+35,8%) anche se, come appare dalle cifre, è notevolmente diversificata. 5.1. Il CFP come comunità formatrice L’educazione è opera comune, presuppone un accordo di base sulle finalità, i contenuti, le metodologie da parte di tutte le componenti del centro (Malizia e Tonini, 2012; Bertagna, 2008; Malizia, Cicatelli, Fedeli e Pieroni, 2008). Una formazione efficace esige la costruzione di una comunità che sia allo stesso tempo soggetto e ambiente di educazione, centro propulsore e responsabile dell’esperienza formativa, in dialogo aperto con la comunità territoriale e con la domanda di sviluppo integrale della persona che proviene dai giovani. Inoltre, secondo gli orientamenti condivisi delle politiche di riforma dei sistemi educativi, una strategia fondamentale del cambiamento viene identificata proprio con il centro della comunità: ciascuna comunità educan- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 Il Centro di Formazione per il Lavoro, motore della buona formazione Guglielmo Malizia1 - Mario Tonini2 5. 1 Professore emerito di Sociologia dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana. 2 CNOS-FAP. 178 te, dotata di adeguata autonomia e di un progetto educativo, diviene lo strumento per eccellenza della gestione del sistema educativo e della costruzione del tessuto educativo locale. Ciò infatti permette la costituzione e il funzionamento di una sede intermedia di aggregazione sociale in cui le libertà dei singoli utenti si incontrano per gestire insieme corresponsabilmente la risposta ai bisogni educativi. A questo punto, vale la pena richiamare anzitutto il concetto di comunità (Malizia, Cicatelli, Fedeli e Pieroni, 2008; Scurati, 2008). Diversamente da una organizzazione o da una società, la comunità viene perseguita per ragioni di natura interiore quali l’autorealizzazione o la validità e bontà di quanto si intende realizzare per cui i vincoli che legano i membri sono solidi, dato che ci si propongono obiettivi di natura morale. Inoltre, la comunità si costruisce su relazioni personali che da una parte si caratterizzano per l’accoglienza incondizionata di tutti e dall’altra per l’attenzione alle caratteristiche particolari e specifiche di ognuno. I rapporti sono cooperativi e collaborativi e l’accento viene posto sul bene comune, la cui realizzazione non contraddice i beni individuali ma permette di valorizzarli al meglio. Scurati, riprendendo Sergiovanni, ha chiarito la prospettiva in cui le scuole/centri si possono intendere come comunità. «In primo luogo, le scuole vanno concepite come “comunità finalizzate” (purposeful communities), cioè “posti dove i membri sviluppano una comunità di pensiero che li tiene insieme e li connette ad una visione condivisa”; successivamente, vanno condotte e sviluppate come: – comunità di “cura” (caring communities): luoghi di amore altruistico e dedizione reciproca; – comunità di apprendimento (learning communities): luoghi in cui l’apprendimento, oltre che un’attività, è un atteggiamento ed uno stile di vita; – comunità professionali (professional communities): luoghi di dedizione allo sviluppo continuo dell’esperienza e dell’ideale professionale; – comunità collegiali (collegial communities): luoghi caratterizzati dalla collaborazione e dal perseguimento di scopi comuni; – comunità inclusive (inclusive communities): luoghi in cui tutte le appartenenze e le differenze sono raccordate nel reciproco rispetto; – comunità di ricerca (inquiring communities): luoghi in cui tutti si dedicano alla ricerca ed alla soluzione dei problemi» (Scurati, 2008, pp. 58- 59; Sergiovanni, 2000, p. 4). Nel tentativo di definire gli elementi essenziali della comunità educante, va sottolineato anzitutto il comune orientamento culturale che la identifica e che è accettato da tutti i suoi membri (Malizia, Cicatelli, Fedeli e Pieroni, 2008; Bertagna, 2008). Questa forza connettiva, aggregante e accomunante che unisce le persone in un gruppo comunitario non è puramente un attributo della loro identità, ma rappresenta un suo elemento costitutivo. Tuttavia, il comune orientamento e legame non trasformano la comunità educante in una specie di superorganismo che annulla l’individualità dei soggetti che la compongono. Accanto ad esso mantengono pari rilevan179 za come elementi essenziali le singole persone che vivono e crescono nella comunità educante e che la costituiscono. Pertanto, si può parlare di una teoria pedagogica della comunità educante solo quando ogni membro di quest’ultima viene messo nelle condizioni di essere pienamente se stesso. Infatti, è questa continua dinamica personalizzante che consente ad ogni comunità educante di essere veramente educante ed anche umana. In altre parole, il legame che unisce deve passare da precondizione spontanea del vivere comunitariamente a condizione razionalmente, liberamente e responsabilmente assunta da ogni membro; l’appartenenza non è una potenza impersonale che soffoca, ma è sostanziata di libertà, amicizia e amore che costituiscono le persone nella loro identità sostanziale; la comunità è educante solo se il comune orientamento culturale viene accettato criticamente da ogni suo membro. Le due caratteristiche essenziali della comunità educante appena messe in risalto si ritrovano riflesse ed operanti anche nella relazione tra bene comune e bene personale. A livello educativo non si può pensare a un bene comune che non sia al tempo stesso anche bene proprio di ciascuno dei membri della comunità. Questo non significa annullamento delle esigenze specifiche di ciascuno, ma implica lo sviluppo integrale e la piena concretizzazione di ognuno. E questa dialettica tra comune e personale non riguarda solo il bene, ma coinvolge in eguale misura anche il vero, il bello e il giusto. L’assunzione della teoria pedagogica della comunità educante richiede l’adozione di un nuovo quadro istituzionale e organizzativo. In altre parole si tratta di impegnarsi principalmente nel ricercare soluzioni ai problemi piuttosto che di evitarli, di considerare come caratteristica essenziale dei luoghi educativi l’elaborazione della cultura e di potenziare lo studio e la ricerca. Tutto ciò rinvia all’esigenza di poter contare su professionisti dell’educazione di qualità elevata, capaci di muoversi in autonomia all’interno di un contesto che questa autonomia ha assunto come criterio organizzativo fondamentale. Da ultimo la sfida della comunità educante non può limitarsi solo alla scuola/ centro, ma deve estendersi alla politica formativa per la gioventù, per la famiglia, dei media, delle attività sociali e di comunità. Comunità educante o comunità educativa? La prima terminologia riconosce un ruolo attivo alla comunità in maniera più chiara. Alla comunità educativa si attribuisce un significato più generico, di minore consapevolezza del progetto comune che tutti i componenti della comunità – operatori, famiglie, allievi, comunità ecclesiale, territorio – intendono portare avanti. Tra gli autori non mancano oscillazioni di significato che dimostrano la non ancora completa acquisizione di un vocabolario univoco nel linguaggio corrente e nella comunità scientifica. Pertanto, si è preferito adottare la formula della comunità formatrice che a nostro parere consente di superare questa controversia terminologica, includendo in sé i due significati. Anche nella FP la centralità della comunità formatrice significa promozione integrale delle persone; in questo caso, tuttavia, tale finalità prioritaria viene raggiunta attraverso l’acquisizione di un ruolo professionale qualifica- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 180 to e di una specifica cultura professionale (Malizia e Tonini, 2012; CNOSFAP, 2008 e 1989). Più in particolare la preparazione del soggetto lavoratore richiede la formazione a una serie di valori di base. Il primo consiste evidentemente nella qualificazione professionale che dovrà consentire l’inserimento in maniera fattiva e dignitosa nel mondo del lavoro. Al tempo stesso la piena realiz zazione umana del soggetto lavoratore richiede la formazione della identità e della coscienza personale, la maturazione della libertà responsabile e creativa, sostenuta da conoscenze e motivazioni solide, lo sviluppo della capacità di relazione, di solidarietà e di comunione con gli altri, come egualmente della capacità di compartecipazione responsabile, sociale e politica. Sulla base di tali valori il destinatario della FP sarà posto in grado di esercitare un ruolo professionale specifico. Egli saprà affrontare la realtà, soprattutto quella lavorativa, con un approccio globale in cui sa investire non solo la propria competenza, ma anche la propria identità personale totale; in tale accostamento si dimostrerà capace sia di mettersi in atteggiamento critico nei confronti anche delle conquiste del progresso scientifico e tecnologico, sia di far emergere nella trasfor mazione della realtà umana e materiale i fermenti positivi di solidarietà, di sviluppo e di servizio in vista del bene comune. Pertanto, egli potrà superare la contrapposizione artificiosa tra uomo e lavoratore e più in generale potrà vivere nel lavoro e nell’insieme della sua vicenda esistenziale la dimensione etico-religiosa, personale e comunitaria. In questo senso è messo in grado di rispondere alle complesse attese che la società post-industriale ha nei suoi riguardi. L’altro volano della centralità della formazione è costituito dalla scelta di educare all’esercizio di una professionalità matura attraverso la proposta di una cultura che è professionale, umanistica ed integrale. In altre parole tale cultura sarà focalizzata sulla condizione produttiva che, a sua volta, va inquadrata in una concezione globale dell’uomo e che ottiene la sua piena significatività nella dimensione etica e religiosa. Se si vuole passare agli obiettivi educativi, la FP offerta nel modello organizzativo che stiamo proponendo dovrà fornire occa sioni significative per assumere e maturare conoscenze, atteggia menti, comportamenti e abilità operative coerenti con l’esercizio efficace ed efficiente della professione per cui ci si prepara o ci si riqualifica. Bisognerà anche abilitare a percepire e ad assumere gli elementi necessari per l’esercizio di un ruolo professionale adeguato. Inoltre, occorrerà elaborare un itinerario di formazione culturale e professionale che miri a: umanizzare la formazione al lavoro e la scelta professionale; integrare l’esperienza lavorativa nell’insieme della vita di relazione; personalizzare la scelta e la pratica professionale all’interno delle strutture e delle procedure professionali e sociali; inserire il soggetto con competenza professionale e vitale nel mondo del lavoro e nella società. In sostanza la FP è chiamata a rispondere alla domanda personale e sociale di Formazione Professionale, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi e globalmente umani. È a questo livello che si manifestano vari 181 aspetti problematici. L’adeguamento dei processi di insegnamento/apprendimento all’innovazione scientifico-tecnologica può risultare meramente funzionale alle imprese e tradursi in forme di selettività sociale. La domanda di autorealizzazione, se da una parte fonda l’istanza della personalizzazione dei percorsi formativi, dall’altra non è immune dal pericolo del ripiegamento nell’individualismo e nel corporativismo. Né va dimenticata la crisi delle ideologie che avevano sostenuto finora l’impegno del movimento operaio a favore della giustizia sociale o il grado particolarmente elevato di frammentazione culturale e strutturale che crea confusione e disorientamento. Sono tutte problematiche che esigono il rafforzamento dell’impegno per la formazione di un quadro di valori e di atteggiamenti personali di fondo. Nei centri di ispirazione cristiana l’identità e l’azione educativa comunitaria trovano un ulteriore riferimento fondativo e prospettico nella concezione cristiana della vita (Malizia, Cicatelli, Fedeli e Pieroni, 2008; Perrone, 2008). La base è costituita anzitutto dal mistero trinitario del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, dalla dimensione comunitaria e relazionale che li unisce, dalla natura di un Dio che si manifesta come amore, paternità amorosa, dedicazione cristica e vivificazione dello Spirito, e dalla visione di una Chiesa, Corpo di Cristo e comunione che si estende in senso orizzontale e verticale. La tradizione educativa cristiana ha sempre ritenuto l’ambiente come formativo per se stesso (Nanni, 2008; Malizia, Tonini e Valente, 2008). Esso va inteso come l’insieme di elementi coesistenti e cooperanti, tali da offrire condizioni favorevoli al processo formativo in cui persone, spazio, tempo, rapporti, insegnamenti, studio, attività diverse sono elementi da considerare in una visione organica. L’ambiente formativo abbraccia l’habitat del centro e la comunità, e quest’ultima in se stessa e nella sua apertura alle famiglie, alla comunità ecclesiale, allo Stato e alla società civile. In quanto ambiente educativo cristiano, esso, per essere realmente permeato di carità e libertà, deve essere umanamente e spiritualmente ricco, caratterizzato da semplicità e povertà evangelica pur nella modernità delle attrezzature, qualificato da un clima comunitario, di partecipazione corresponsabile e di confidenza e spontaneità. Con tali punti di riferimento, perciò, il CFP di ispirazione cristiana, adottando un modello aperto di razionalità, deve promuovere l’assimilazione critica e sistematica del sapere e nell’attuazione di questo compito si presenta come comunità educante che punta al coinvolgimento di tutti nell’opera formativa, alla gestione sociale da parte della comunità cristiana e alla vocazione a produrre cultura educativa. La comunità è perciò elemento fondante dell’educazione cristiana, poiché non si fonda tanto nella tolleranza o nel semplice rispetto della libertà altrui quanto nella considerazione dell’altro come offerta di una ricchezza che ci libera dal nostro egoismo e che si presenta con i tratti del volto di Cristo. Inoltre, se la Chiesa è anzitutto comunione, la scuola cattolica non può che definirsi in primo luogo come comunità, la quale diviene centro propulsore e responsabile di tutta la sua vita. Prima ancora che scelta pedagogica, si può quindi affermare che l’identità comuni- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 182 taria della centro di ispirazione cristiana abbia un fondamento teologico nella natura della Chiesa e nella dimensione relazionale che sottostà alla stessa Trinità e alla natura di un Dio che si rivela come amore. In questo ambiente comunitario la natura propria delle relazioni va identificata nello spirito di libertà e di carità. Come ogni vera comunità di persone, il CFP di ispirazione cristiana deve vivere di libertà e nella libertà, ma è soprattutto suo compito educare alla libertà, intesa come acquisizione di una adeguata capacità di prendere decisioni responsabili, specialmente in una società come l’attuale che tende a condizionare fortemente in senso negativo l’esercizio della libertà. Comunque, la pienezza dell’identità della comunità nel CFP di ispirazione cristiana deve essere ricercata nella carità che consiste nel lasciarsi guidare dall’amore di Dio e nel farsi servi gli uni degli altri: essa è così essenziale per la sua natura che, anche se esso insegnasse la cultura e la scienza nel modo più efficace, ma non fosse palestra viva di carità, non potrebbe essere considerato vera scuola/centro cattolico (Perrone, 2008). 5.2. Il CFP come organizzazione di servizi formativi per il lavoro A cavallo dei due millenni nei CFP si erano verificati fenomeni di involuzione burocratica (Malizia e Tonini, 2012; Malizia e Cicatelli, 2015). Infatti, non infrequentemente si notava una focalizzazione eccessiva sui bisogni degli operatori a scapito dei destinatari; inoltre, non mancavano casi in cui si privilegiava il controllo normativo sulle procedure rispetto alla verifica sostanziale sui risultati. In reazione a questi segnali degenerativi si è andata diffondendo l’esigenza di elaborare un modello alternativo al CFP tradizionale: più specificamente ne sono emersi tre e si tratta del CFP strategico, di quello agenziale e di quello polifunzionale che qui proponiamo. Secondo il modello strategico, il centro è considerato come un sistema organizzativo connesso con il mondo esterno al quale offre servizi: pertanto il contesto di riferimento (mercato, attori, risorse e domande) assume una valenza superiore alla cultura interna dell’organizzazione (Nicoli, 1995; Malizia e Cicatelli, 2015). A livello operativo la realizzazione di una precisa programmazione e di un decentramento controllato richiede una direzione strategica con attenzioni nuove: a tale fine sarebbe da preferire la struttura a matrice che è specifica del lavoro per progetti, con tutte le conseguenze di un’ampia delega, di un processo decisorio decentrato, comunicazioni a doppio senso ad ogni livello, coordinamento per comitati, organizzazione del lavoro ispirata all’autocontrollo e clima favorevole allo sviluppo e all’innovazione. Il modello strategico si dimostra valido nel disegnare le grandi dinamiche di relazione a livello di sistema organizzativo. Il suo punto debole si trova in una concezione piuttosto povera del processo formativo in quanto questo non si può ridurre all’adattamento, ma include anche un intenso interscambio simbolico, affettivo, culturale ed esperienziale tra le parti interessa183 te. Questa carenza discende da un limite più grande che è dato dal mancato riconoscimento del primato della scelta formativa nella FP. Un secondo modello, quello agenziale, si caratterizza per i seguenti concetti chiave: analisi del territorio; progettazione e realizzazione di azioni formative; servizi di orientamento e assistenza a singoli, gruppi e organizzazioni; sostegno all’inserimento occupazionale; qualità; cooperazione; flessibilità; imprenditività e innovazione (Il nuovo ruolo del CFP come agenzia di servizi, 1995; Malizia e Cicatelli, 2015). In sintesi, l’agenzia di servizi formativi si ispirerebbe ai seguenti principi di riferimento: «orientamento al mercato sociale in termini di interazione con singoli, gruppi e organizzazioni e pressione propositiva per sollecitare e soddisfarne i bisogni; enfatizzazione della relazione con il fruitore dei prodotti/servizi, in termini di presa in carico e responsabilità; valore della cooperazione come elemento tipico di una organizzazione che intraprende ed elabora strategie su obiettivi condivisi; innovazione metodologica e tecnologico-scientifica come rilevante fattore di successo; orientamento alla professionalità» (Ibidem, p. 58). Venendo a una valutazione, anzitutto va osservato che non esiste un unico modo di intendere la formula agenziale. Infatti, l’ENAIP e il CIOFS/FP, «pur aderendo ad un modello organizzativo orientato al ‘mercato’ e attento al servizio prodotto, [...] si staccano da una logica puramente aziendale di ‘efficacia’ e ‘qualità totale’, per evidenziare come il perno della loro azione nel sociale, non sia tanto, o solo, la formazione del ‘lavoratore’, quanto la formazione della ‘persona’» (Ibidem, p. 16). Rimane pur sempre vero che questa impostazione non sottolinea adeguatamente, come quella del CFP polifunzionale, la dimensione comunitaria. È chiaro che il modello agenziale presenta, oltre al precedente limite, anche quello più serio di non accordare la priorità alla formazione della persona. Il modello polifunzionale, che fa capo al CNOS-FAP e alle sue ricerche, si qualifica per essere al tempo stesso formativo, comunitario, al servizio della persona, progettuale, coordinato/integrato, aperto e flessibile (Malizia e Tonini, 2012; Malizia e Cicatelli, 2015). Sopra ci siamo occupati delle caratteristiche formativa e comunitaria. Aggiungiamo soltanto che la centralità della formazione e la costruzione di una comunità sono esigenze che si impongono in ogni centro. Esse vanno realizzate in qualsiasi tipo di CFP, qualunque sia la sua dimensione o il contenuto della sua offerta. Né la complessità delle azioni intraprese dal centro o la preponderanza di corsi mirati a un pubblico adulto possono indurci a pensare che il CFP si sia trasformato in un’azienda o in un’agenzia. Il CFP rimane una istituzione formativa e la sua organizzazione resta al servizio della scelta educativa e comunitaria la quale conserva il primato anche nella FP. Ed è questa logica di fondo che distingue principalmente il CFP polifunzionale da certe concezioni agenziali della FP. La promozione integrale della persona significa che l’educando occupa il centro del sistema formativo e che pertanto questo deve fare dell’oggetto dell’educazione il soggetto della sua propria educazione. A ogni persona va assi- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 184 curato il diritto ad educarsi scegliendo liberamente il proprio percorso tra una molteplicità di vie, strutture, contenuti, metodi e tempi; in sostanza, è il sistema formativo che deve adattarsi all’educando e non viceversa. Indubbiamente, tutti gli operatori, i formatori, l’intero CFP e la FP nel suo complesso sono primariamente impegnati a promuovere lo sviluppo integrale della personalità degli allievi. In particolare, il servizio diretto alla persona emerge nella funzione del formatore che si presenta come una professionalità aperta, orientata a sviluppare, mettere in azione e innovare le strategie educative in modo da renderle rispondenti alla domanda in rapido mutamento. Lo specifico della sua azione è sì la trasmissione delle conoscenze e delle competenze, ma qualificata da un ruolo di “mediazione” che viene ad assumere un’importanza prioritaria; in altre parole il formatore si interpone tra l’educando e la massa delle informazioni che tendono a sommergerlo per aiutarlo a integrarle in un quadro coerente di conoscenze. Il formatore non opera più da solo, ma collegialmente: è chiamato a partecipare alla elaborazione del progetto formativo e alla sua valutazione e, più in generale, alla gestione del centro. La sua funzione comprende la messa in opera e l’adeguamento di programmi e metodi, lo svolgimento di compiti tutoriali, la valutazione continua dei processi di insegnamento- apprendimento, la cooperazione con le famiglie, le autorità locali e le forze sociali per la determinazione degli obiettivi da conseguire. La sua nuova identità richiede la partecipazione continua alle iniziative di formazione in servizio e l’inserimento in attività di ricerca-azione. Ma su questi temi ritorneremo ampiamente più avanti. La progettazione degli interventi dovrebbe consentire alla comunità formatrice di identificare la domanda sociale di formazione, di fissare gli obiettivi dei propri interventi in relazione alle esigenze del contesto, di elaborare strategie educative valide in risposta al territorio, di valutare la propria attività in rapporto alle mete che ci si è posti. A loro volta, coordinamento e integrazione vogliono dire essenzialmente sincronizzazione e armonizzazione delle azioni di un gruppo di persone e delle attività di tutte le articolazioni di una organizzazione in vista del raggiungimento di mete condivise; si tratta di favorire la combinazione più efficace degli sforzi dei singoli individui che compongono un gruppo o di più sottogruppi di un’organizzazione più ampia. L’esigenza dell’apertura al contesto si basa sulla considerazione che i centri possono conservarsi solo sulla base di un flusso continuo di risorse da e per l’ambiente per cui lo scambio con il contesto costituisce il meccanismo fondamentale che consente il funzionamento dell’organizzazione. Nonostante il riferimento a un modello, l’organizzazione deve rimanere flessibile nel senso che la realizzazione del modello può essere la più varia mentre tutto dipende dalle particolari condizioni di ogni CFP, per cui si può andare da un’attuazione molto elementare alla più complessa; quello che va assicurato in ogni caso è la presenza in ciascun CFP delle funzioni e non delle figure e, nel contesto territoriale, delle necessarie unità specialistiche di supporto. Dal confronto con gli altri due modelli e dalle osservazioni avanzate in proposito, appare chiaramente la superiorità del modello polifunzionale. In 185 breve, esso riesce ad assumere le caratteristiche della nuova cultura organizzativa senza rinunciare alle due dimensioni centrali della tradizione: quella formativa e quella comunitaria. Le crisi dell’ultimo decennio, in particolare quella del crollo dell’occupazione e della “desertificazione industriale del Sud”, ci hanno convinto di aggiungere altre due dimensioni al modello del CFP polifunzionale. Per effetto della prima problematica (Malizia e Gentile, 2015), il CFP va considerato anche come centro di formazione professionale per il lavoro. Su questa tematica si sono soffermati anche i due precedenti articoli (Salerno, 2015, pp. 158-159; Nicoli, 2015, pp. 152-155) per cui ci limiteremo ad alcune brevi indicazioni. Da qualche anno è in corso un allargamento delle funzioni dei centri in relazione ai servizi attivi per l’occupazione, indirizzati agli allievi dei corsi e agli adulti coinvolti nelle diverse transizioni della vita relative al loro lavoro. Di conseguenza i CFP si caratterizzano sempre di più come presidi per lo sviluppo delle risorse umane sul territorio. In proposito si prospetta la costituzione di una rete nazionale di centri al fine di paragonare prassi e di organizzare la nuova configurazione del CFP, di stabilire collaborazioni, di realizzare scambi di pratiche e di predisporre un progetto di comunicazione integrato per divulgare la notizia della loro presenza sul territorio tra le persone, gli enti e i media. La legge sul Jobs Act, n. 183/2014 offre da questo punto di vista varie opportunità di sviluppo. Nel modello polifunzionale va anche prevista la creazione del laboratorio “CFP per il Mezzogiorno”, tenuto conto delle percentuali molto elevate di dispersione scolastica e di disoccupazione giovanile che si riscontrano al Sud e del rischio di sottosviluppo permanente che questa parte del Paese corre (Svimez, 2015). Anzitutto, si mirerà a contrastare la graduale sparizione della formazione professionale nel Meridione, rilanciandola in maniera efficace. Si propone anche un modello di centro, capace di rispondere ai bisogni dei territori, comprensivo di servizi educativi e occupazionali per le persone e le imprese e in grado di raccordare recupero sociale, laboratori formativi e formule di alternanza e di diventare vivaio di ricerca autonoma del lavoro e di startup di impresa. 5.3. Il formatore come educatore professionale nella IeFP Una prima considerazione va riservata alla figura del formatore sulla quale abbiamo già anticipato alcune indicazioni della sezione precedente (Malizia e Cicatelli, 2015; Malizia, Nanni e Tonini, 2012; Malizia, Nicoli e Clementini, 2008; Nicoli, 2011abc e 2014). Per delinearla bisogna partire dalle mete e dagli standard che regolano il sistema di offerta sotto forma di saperi e competenze, articolati in abilità/capacità e conoscenze. Tali mete e standard, in quanto livelli essenziali delle prestazioni, mirano alla riconoscibilità e comparabilità degli apprendimenti a garanzia degli utenti e degli altri sog- QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 186 getti coinvolti. Essi costituiscono il parametro di riferimento per la valutazione degli apprendimenti dei destinatari. La competenza non è un fenomeno assimilabile al saper fare, ma un modo di essere della persona che ne valorizza tutte le potenzialità. Lavorare per competenze significa favorire la maturazione negli allievi della consapevolezza dei propri talenti, di un rapporto positivo con la realtà sostenuto da curiosità e volontà, in grado di riconoscere le criticità e le opportunità che si presentano, in modo che possano essere capaci di assumere responsabilità autonome nella prospettiva del servizio inteso come contributo al bene comune. L’elemento centrale di una formazione per competenze è costituito dalla possibilità di privilegiare l’azione, significativa ed utile, in quanto situazione di apprendimento reale ed attivo che consente di porre il soggetto che apprende in relazione “vitale” con l’oggetto culturale da conoscere. Il discente è collocato in tal modo nella condizione di fare un’esperienza culturale che ne mobilita le capacità e ne sollecita le potenzialità positive. Il sapere si mostra a lui come un oggetto sensibile, una realtà ad un tempo simbolica, affettiva, implicativa, pratica ed esplicativa. Il formatore diventa, nel procedere secondo questo metodo, oltre che un esperto di una particolare area disciplinare, anche il “mediatore” di un sapere che “prende vita” nel rapporto con la realtà, come risorsa per risolvere problemi ed in definitiva per vivere bene. Ciò comporta, in corrispondenza dei momenti cruciali del percorso formativo, la scelta di occasioni e di compiti che consentano all’allievo di fare la scoperta personale del sapere, di rapportarsi ad esso con uno spirito amichevole e curioso, di condividere con gli altri questa esperienza, di acquisire un sapere effettivamente personale. La metodologia propria dei percorsi di IeFP, nella logica della formazione efficace, mira a selezionare le conoscenze e le competenze chiave irrinunciabili, a disegnare situazioni di apprendimento per laboratori nei quali svolgere esperienze che permettano agli allievi di entrare in rapporto diretto con la conoscenza sotto forma di procedimenti di scoperta e di ricostruzione dell’oggetto così da condurre ad una acquisizione autenticamente personale. Ciò consente di mettere in moto un processo di apprendimento attivo, quindi motivante e finalizzato, così da consentire una valutazione più autentica. Le risorse umane impegnate nelle attività formative devono a loro volta essere caratterizzate da una piena visione professionale fondata sulla libertà di insegnamento, non a carattere prestativo ma tesa ad una formazione efficace. Entro questo quadro, i docenti risultano in grado di operare nella logica del lavoro d’équipe al fine di condividere il progetto formativo e svolgere le attività collegiali di supporto, gestire relazioni educative con i destinatari, programmare, realizzare e valutare occasioni di apprendimento attive ed efficaci all’interno di un particolare ambito del sapere, coordinare e collaborare entro attività a carattere interdisciplinare, impegnarsi all’esterno negli ambienti di apprendimento reali. Questa impostazione richiede il coinvolgimento di una pluralità di figure professionali e necessita di una figura forte di coordinatore dell’équipe. Ciò 187 implica un esplicito riconoscimento giuridico delle specificità professionali e la definizione di un adeguato organico di Centro, che consenta di differenzia - re l’offerta formativa sia in termini di tipologie di insegnamenti, sia di orari e funzioni. Passando alla formazione dei formatori, probabilmente si è arrivati al momento in cui compiere, per quella di base, un salto di qualità. Dato che nel 2007 il 60,7% possedeva una laurea, si potrebbe richiedere per insegnare nella FP un titolo di istruzione superiore (universitaria o non universitaria); in ogni caso, ciò che è decisivo a questo proposito è che gli obiettivi, i contenuti e le metodologie siano adeguate per preparare a svolgere il ruolo di formatore nello specifico della FP. È positivo che si sia raggiunta la parità sul piano percentuale tra uomini e donne; non sarebbe però auspicabile una femminilizzazione del corpo dei formatori perché tra l’altro comporterebbe una svalutazione sociale del ruolo a scapito proprio della stesse donne. Inoltre, dovrebbero continuare i processi di ricambio generazionale che si sono registrati nella prima decade del 2000 (Malizia e Cicatelli, 2015). Per quanto riguarda la formazione in servizio, gli Enti di FP la considerano un’azione fondamentale per l’animazione e l’affermazione della propria “proposta formativa” (Tonini, 2005). Generalmente le aree che sono oggetto di tali iniziative sono quelle tecnico-professionali che devono mantenere come obiettivo principale l’aggiornamento tecnologico proprio delle varie comunità/ famiglie professionali e quelle metodologico-didattiche che dovranno continuare a mirare al potenziamento e all’arricchimento delle competenze metodologiche, didattiche, psico-pedagogiche ed educative. È anche necessario che la formazione dei formatori in servizio tenga conto dei destinatari diretti quali gli adolescenti, i giovani, gli adulti, le persone in vario modo svantaggiate, le famiglie. L’attuazione delle iniziative di formazione dovrà avvenire a livello locale (nel singolo CFP), a livello regionale o interregionale (iniziative promosse dalle Regioni o dall’Ente o da Enti associati) e a livello nazionale. Le attività di carattere nazionale, destinate a tutti i formatori operanti nelle Regioni, andranno generalmente organizzate nella forma residenziale, nella forma mista (residenziale e a distanza), nella forma on-line e nella forma off-line. Uno dei problemi più delicati e importanti che gli Enti di ispirazione cristiana debbono affrontare è l’animazione della loro identità cristiana e carismatica sia per i formatori neoassunti che per quelli in servizio. In proposito vanno segnalate due iniziative (i percorsi “Insieme per un nuovo progetto di formazione” ed “Etica e deontologia dell’operatore della FP”) che si caratterizzano per essere state concepite come un servizio di accompagnamento per formatori in ingresso e in servizio nella Formazione Professio - nale e svolte in modo integrato (residenziale e on line) (Tacconi, 2003; Fontana, Tacconi, Visentin, 2003); esse potrebbero costituire un valido punto di riferimento. Per quanto riguarda il formatore della formazione in servizio, la proposta è stata pensata come un utile strumento per aiutarlo a leggere e a interpretare la propria esperienza e la realtà organizzativa in cui opera e QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 188 di cui è parte negli aspetti della sua storia, della sua cultura interna e della sua mission e a sviluppare la capacità di guardare le cose da diversi punti di vista (capacità multiprospettica), ricorrendo a modelli interpretativi ed operativi flessibili. Il progetto promuove una vera e propria “comunità di apprendimento”, che, durante il percorso formativo, consente di confrontare continuamente teoria e pratica, riflessioni ed esperienze, modelli interni e modelli esterni. Dalla comunità di apprendimento, poi, si passa, al termine del percorso, alla costituzione di una stabile e vitale “comunità di pratica” (Wenger, 2006), in cui ciascuno può ricorrere alle risorse consulenziali di esperti e di colleghi per affrontare casi reali e quotidiani. 5.4. Una leadership morale e condivisa per la formazione La concezione di leader a cui facciamo riferimento si colloca all’interno dei modelli comunitario o collegiale e soprattutto culturale di organizzazione (Bush, 2008 e 2010; English Fenwick, 2006; Fullan, 2007; Grandjan Lüthi, 2010; Xodo, 2010; Malizia, 2014) e di una concezione integrata tra leadership per l’apprendimento (instructional) e trasformativa (transformational) (Paletta, 2015; Bush, 2008; Leithwood, Harris e Strauss, 2010; Mintzberg, 2009; Scheerens, 2012; Spillane, 2006). Il primo modello comprende tutti quegli approcci secondo i quali le decisioni vanno condivise dalle componenti del Centro. La sua natura è normativa nel senso che indica un ideale da raggiungere; è particolarmente adatto per strutturare le organizzazioni professionali in cui l’autorità si fonda sulla competenza e non sulla posizione nella gerarchia; un’altra caratteristica generale è che i membri condividono un medesimo sistema di valori; inoltre, si richiede la partecipazione di tutti gli aventi diritto, diretta o mediante rappresentanti, e le decisioni vanno generalmente prese per consenso e non a maggioranza. A sua volta, il modello culturale focalizza l’attenzione sui principi, le idee, i simboli e le tradizioni condivisi dai membri di una organizzazione e, per i Centri, si può aggiungere, quelli consacrati nel progetto formativo: è sull’identità dell’organizzazione che si focalizza l’attenzione. Il modello risponde all’esigenza di valorizzare la cultura delle organizzazioni e dei loro membri, di metterne in risalto i valori e le opinioni; anche in questo caso si insiste sull’idea della condivisione della “visione” e della “missione”; particolare considerazione è riservata ai simboli, ai riti, alle cerimonie e agli “eroi”, cioè ai membri illustri della organizzazione, la cui celebrazione serve non solo a rinsaldare principi e valori, ma anche ad entusiasmare nei confronti delle finalità perseguite. Quanto alla leadership per l’apprendimento e trasformativa, ricordiamo anzitutto le principali differenze tra le due (Paletta. 2015). La prima si presenta come un modello direttivo che sottolinea la sorveglianza, il controllo e 189 il coordinamento gerarchico, mentre la seconda accentua l’azione dal basso, lo sviluppo condiviso del progetto, la comprensione dei bisogni dei collaboratori, il sostegno personalizzato, la stimolazione intellettuale. Per quanto poi riguarda gli apprendimenti degli allievi, l’approccio “instructional” mira ad interferire direttamente sui processi di insegnamento-apprendimento, intervenendo sui programmi e sulla docenza, al contrario di quello “transformational” che punta ad aumentare le competenze degli insegnanti nello sviluppare gli apprendimenti degli allievi, cooperando con loro per aiutarli a capire le relazioni tra la propria docenza e il progetto educativo, a definire gli obiettivi personali e a relazionarli con quelli organizzativi. Inoltre, da un lato, la prima modalità di leadership si definisce in termini di un ruolo unico e chiaro, quello del dirigente, dall’altra la seconda si qualifica come condivisa o distribuita nel senso che mira al rafforzamento delle funzioni dei docenti nella partecipazione ai processi decisionali e nella interazione orizzontale e verticale, per cui il riferimento si amplia a una pluralità di operatori che incidono sui processi formativi non solo in base alla posizione occupata formalmente nell’organigramma, ma anche per la competenza e l’autorevolezza che è loro riconosciuta nella comunità formatrice. Nonostante le diversità evidenziate, concordiamo con quanti ritengono che i due modelli siano integrabili perché le loro caratteristiche costituiscono un continuum in cui coesistono elementi di ambedue e anzi ciascun approccio ha bisogno dell’apporto dell’altro per garantire la compresenza di qualità tra loro contrapposte, ma egualmente necessarie, come continuità e rinnovamento, efficienza ed efficacia, riproduzione e creatività, esecuzione e ricerca (Paletta, 2015). In aggiunta, essi si rivelano egualmente validi se applicati in contesti diversi e in momenti differenti della vita di un Centro. Una definizione Entro questo quadro, l’attenzione va focalizzata sulla dimensione valoriale del ruolo del dirigente la cui autorità e influsso devono fondarsi anzitutto su una concezione adeguata del giusto e del bene. Ciò che è centrale è «la capacità di agire in un modo che è congruente con un sistema morale e rimane tale nel tempo». Il leader morale si può definire come un dirigente che «è in grado di: testimoniare una coerenza piena tra principi e prassi; applicare i principi alle nuove situazioni; creare una mentalità e una terminologia condivise; spiegare e giustificare le decisioni in termini morali; reinterpretare e riaffermare i principi se necessario» (Bush, 2010, p. 185). Nel contesto in cui viviamo è certamente di particolare importanza la funzione, che potremmo definire di “management dei significati” per cui il leader è chiamato a impegnarsi a favore del delinearsi di sistemi di significati educativi condivisi fra i differenti soggetti (Sergiovanni, 2000, 2002, 2009). Ci sembra che in questo momento uno dei mali maggiori che travaglia la scuola e la FP sia l’incapacità di insegnanti/formatori e di studenti/allievi di dare e di trovare un senso profondo nelle cose che fanno a Scuola/Centro per cui mancano di passione, di entusiasmo e di motivazioni profonde nel loro QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 190 mestiere di docenti/formatori e di studenti/allievi: pertanto, diventa necessario e urgente che il leader li aiuti a recuperare significato e ragioni dell’educare e dell’essere educati. Tutto ciò è ancora più vero per i CFP di ispirazione cristiana dove visione e missione hanno la loro giustificazione ultima nel messaggio del Vangelo. In questa direzione è anche interpretabile il processo di “dematerializzazione” che interessa le organizzazioni e in particolare la Scuola/Centro nel senso cioè di una minore importanza attribuita alle variabili strutturali a favore della preminenza dei soggetti che ne fanno parte, assieme ai quali si attivano processi di co-costruzione di una cultura condivisa, la quale, poi, fonda proprio quegli stessi processi. Dunque, il nuovo perno della professionalità del personale dirigente sembra essere costituito dalla capacità di dialogo e di mediazione fra differenti soggetti e il Centro viene così a configurarsi come “CFP dei significati”, in cui i vari soggetti sono portatori di senso per la vita attraverso la loro specifica professionalità e il leader diventa il gestore delle mediazioni culturali perché tutto assuma e mantenga natura formativa. A questo punto conviene richiamare i più importanti principi organizzativi che costituiscono il quadro di riferimento del nostro modello di leader. Anzitutto, egli è un professionista riflessivo nel senso che il suo operare è caratterizzato dalla circolarità fra teoria e pratica e attinge contemporaneamente a tre fonti: la scienza, l’esperienza e l’intuizione creativa. L’agire dei professionisti si fonda su una intuizione informata dalla teoria e dalla pratica: infatti, la scienza spiega i fenomeni, ci aiuta a criticare le pratiche, ma non le produce; le pratiche professionali nascono dall’esperienza attraverso tentativi ed errori e sforzi intuitivi, ma vanno valutate dalla teoria; a sua volta l’intuizione creativa viene facilitata dalla scienza e va resa fattibile attraverso l’esperienza. Passando sul piano più strutturale, un principio importante riguarda le strategie per realizzare l’integrazione nel Centro. Mentre nel passato il mante - nimento dell’unità veniva affidato principalmente a modalità di carattere gestionale come il controllo e la gestione, ora in ambienti molto dinamici, con relazioni deboli sul piano organizzativo, che richiedono prestazioni straordinarie, anche per l’effetto dell’introduzione dell’autonomia, le varie componenti devono ricercare il collegamento in primo luogo nei valori. In altre parole l’integrazione gestionale e strutturale si completa e si supera in quella culturale. A sua volta la progettazione assume un carattere strategico e non più dettagliato. Ciò significa definire gli orientamenti di fondo, creare consenso sulle finalità, dare autonomia, assegnare responsabilità e valutare processi e risultati, garantendo che le azioni educative incarnino i valori condivisi. Ciò che è decisivo sono le capacità di autogestione, cioè la capacità delle varie componenti di sapersi gestire e collegare con le mete concordate. Per assicurare il consenso dei vari attori, il primo passo da fare è scegliere una modalità normativa che ottiene l’adesione delle persone perché queste sono convinte della validità delle attività formative poste in essere e percepiscono il loro coinvolgimento come intrinsecamente soddisfacente: su questa base si 191 sviluppano i requisiti di lavoro, si decidono gli interventi da realizzare e si procede alla loro verifica. Particolarmente importante è la strategia motivazionale che non dovrebbe essere più principalmente “remunerativa” per cui viene fatto solo quello che è ricompensato e non viene fatto quello non è ricompensato, ma invece “espressiva”, nel senso che quello che è ricompensante, che mi realizza, viene fatto e bene, o “morale”, nel senso che si è disposti a realizzare con impegno tutto quello che si ritiene buono e giusto. Il controllo dovrà basarsi sulla socializzazione professionale come strategia di lungo termine, cioè sulla formazione iniziale e in servizio, mentre nel breve e nel medio ciò che conta è arrivare a scopi e valori condivisi che possono offrire il collante che unisce le varie componenti in organizzazioni a legami deboli e in continuo cambiamento come i Centri. Le funzioni specifiche Globalmente la proposta in questione indica cinque funzioni specifiche che dovrebbero essere gestite in modo integrato per ottenere un servizio formativo di qualità (Malizia, Bocca, Cicatelli e De Giorgi, 2004; Sergiovanni, 2002, 2000, 2009; Xodo, 2010; Malizia, 2014). – La funzione tecnica che consiste nell’uso di valide tecniche di gestione (pianificazione, gestione del tempo, coordinamento, programmazione, organizzazione ed altre). Una buona gestione tecnica del lavoro formativo resta indispensabile per il funzionamento dei Centri, in quanto assicura un senso di affidabilità, continuità ed efficienza. – La funzione di gestione delle relazioni umane che si esprime nella capacità di rapportarsi con le persone, si esplica nel sostegno al miglioramento e ha come base la motivazione e lo sviluppo degli allievi e del personale, a partire da quello formativo, nella prospettiva della collegialità e dell’autonomia. – La funzione educativa in senso stretto che deriva dalla conoscenza esperta dell’educazione e fa percepire il dirigente come leader riconosciuto dai propri docenti (formatore di insegnanti in quanto ha una forte pratica didattica maturata sul campo). – La funzione simbolica che parte dalla funzione di “capo” con cui il leader viene percepito e dal suo ruolo di rappresentare l’unità del Centro. In particolare questa forza simbolica si esprime nella capacità di finalizzazione, di visione, o di far cogliere il senso delle cose, di indicare le priorità, di orientare ed identificare le varie componenti del Centro e interpretare i loro sentimenti e aspettative. – La funzione culturale che è la forza chiave per creare un’identità condivisa attorno ai valori distintivi del Centro, per inserire i nuovi collaboratori e allievi, per costruire un pensiero comune e una comunità formatrice. Il compito della leadership come costruzione di cultura è quello di infondere valori, creando l’ordine morale che lega il leader alle persone attorno a lui. QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 192 Praticare le funzioni simbolica e culturale rappresenta oggi la base per la costruzione di una comunità formativa di successo e attraversa dinamicamente tutte le altre dimensioni “ordinarie” del lavoro formativo (tecnica, umana ed educativa). La leadership va esercitata in funzione del contesto (Malizia, Bocca, Cicatelli e De Giorgi, 2004; Sergiovanni, 2002, 2000, 2009; Xodo, 2010; Malizia, 2015). Per dirigere un Centro efficace occorre tener conto di diverse possibili strategie: – quella basata sullo scambio, in cui le varie parti operano in nome di rapporti di forza e di convenienze reciproche; – quella basata sulla costruzione, come offerta di condizioni che permettono di crescere con uno sforzo comune; – quella basata sull’unione, come capacità di valorizzare le relazioni tra le persone a partire dal riconoscimento della leadership; – quella basata sul legame, come riconoscimento di un “noi” e dell’autorità morale del leader in nome di idee e valori comuni. Il personale direttivo dovrebbe creare le seguenti condizioni: – sviluppare i valori comuni, trasformando i collaboratori da subordinati (che rispondono a procedure e regole) in una comunità di leader (che rispondono ad idee e valori); – costruire in loro capacità di iniziativa, di autocontrollo, di autogestione e di auto-responsabilizzazione; – sviluppare l’empowerment (conferimento di potere) attraverso la delega e lo stimolo dell’iniziativa, ma chiedendo anche conto dei risultati; – esprimere capacità di realizzazione, passando da un potere su ad un potere per, dal controllo all’influenza e alla facilitazione; – sviluppare la collegialità come strategia e non come semplice adempimento, a partire dall’esempio personale di cooperazione, dal riconoscimento dei collaboratori, dalla coerenza rispetto ai valori conclamati; – enfatizzare la motivazione intrinseca delle persone rispetto a quella estrinseca (ricompense economiche o materiali); – assumere un orientamento alla qualità, come elemento distintivo del servizio del Centro; – valorizzare la semplicità, rispetto alle architetture organizzative complesse; – riflettere in azione, evitando una navigazione a vista e promuovendo il confronto sulle buone pratiche e la ricerca educativa. Qui non si intende parlare del dirigente solo come di un professionista bensì anche dell’educatore, del formatore di uomini e quindi è opportuno cercare di indicare i requisiti personali. Dal punto di vista umano, siamo di fronte alla necessità di persone che presentano una forte passione per la relazione di servizio e per l’educazione in genere, persone che concepiscono il fenomeno educativo come una com193 partecipazione di diversi soggetti e non come espansione di uno stile proprio che si impone (Malizia, Bocca, Cicatelli e De Giorgi, 2004; Toni, 2005; Xodo, 2010; Malizia, 2014). Inoltre serve personale direttivo che abbia una spiccata sensibilità per le relazioni di “nuova comunità” che si svolgono sia nel cerchio interno sia in quello del partenariato territoriale. Occorre anche una buona dote di ottimismo e di spirito di intrapresa, congiunta alla capacità di contenere ansia e preoccupazioni evitando di investire di tutto questo ogni collaboratore. La passione educativa si esercita infatti soprattutto nei confronti di questi ultimi, che divengono in un certo qual modo i primi “allievi”, in una relazione di corresponsabilità circa la qualità del servizio. Dal punto di vista professionale, il personale direttivo deve possedere una notevole conoscenza del sistema educativo di istruzione e di formazione sul piano giuridico, istituzionale, metodologico e delle procedure operative. Esso necessita nel contempo di una capacità di individuazione del senso di tutti questi processi, pur non dovendo necessariamente diventare specialista in ognuno di essi, al fine di delineare uno stile gestionale organico ed orientato alla qualità. Ciò significa saper cogliere nell’insieme dei processi di cui si è responsabili le componenti di coerenza o non coerenza con il disegno adottato ed inoltre i segnali di conferma o smentita dello stesso, comprese le opportunità future. Le sue competenze professionali dirette si riferiscono all’ambito delle relazioni interne, con la gestione dei collaboratori e la guida dell’organizzazione, ed inoltre a quello dei rapporti esterni, dove è richiesta la cura delle relazioni di rete e la ricerca delle opportunità di intervento. Tutto ciò ha una precisa ricaduta sui requisiti manageriali del personale direttivo, a cui è richiesta una leadership basata sui fattori di guida, testimonianza e responsabilità. Esso deve saper esprimere da un lato il legame o l’identificazione nel progetto formativo, dall’altro la capacità di interpretare le opportunità ed i vincoli delineando una strategia di intervento che richiede una continua modificazione ed una capacità di indirizzo dei collaboratori verso le mete delineate. In tal modo si crea un clima organizzativo di tipo comunitario, ogni gruppo ed ogni collaboratore può circoscrivere il proprio ambito di intervento e si afferma uno stile di lavoro cooperativo che è al contempo modo e contenuto dell’agire educativo. Per il dirigente/educatore cattolico che opera nei Centri di ispirazione cristiana la consapevolezza della missione ecclesiale del Centro e del suo progetto formativo conferiscono alla sua professionalità caratteristiche specifiche: l’articolazione del rapporto fede-cultura-vita, il particolare significato pedagogico e teologico della comunità formatrice e il valore ecclesiale del suo servizio. In conclusione si può dire che il cuore del nostro discorso è stato il CFP come comunità formatrice la cui finalità prioritaria è l’educazione intesa come sviluppo pieno della personalità dei propri allievi. L’organizzazione del CFP polifunzionale per il lavoro ha senso in quanto opera al servizio di un QUADERNI • ANNO 31 / n° 6 - 2015 194 progetto che è eminentemente formativo, anche se trova nella professionalità la sua caratterizzazione distintiva. Motori principali delle diverse attività sono il formatore come educatore professionale e il dirigente come responsabile di una leadership morale e condivisa per la formazione dei giovani. Riferimenti Bibliografici BUSH T., Leadership and management development in education, Los Angeles, Sage, 2008. BUSH T., Theories of educational leadership and management, Los Angeles, Sage, 4 ed., 2010. CNOS-FAP, Proposta formativa, Roma, 1989. CNOS-FAP, I salesiani per il mondo del lavoro. La proposta formativa del CNOS-FAP, Roma, 2008. ENGLISH FENWICKW. (a cura di), Encyclopedia of educational leadership and administration, Thousand Oaks, London, New Delhi, Sage, 2006. FONTANA S. - G. TACCONI - M. 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Panoramica delle Regioni ................................................................... 17 Introduzione alle schede.............................................................................. 17 Glossario ....................................................................................................... 18 2.1. Abruzzo........................................................................................... 20 2.2. Basilicata ........................................................................................ 25 2.3. Calabria .......................................................................................... 29 2.4. Campania ....................................................................................... 33 2.5. Emilia Romagna ............................................................................ 37 2.6. Friuli Venezia Giulia...................................................................... 44 2.7. Lazio ............................................................................................... 52 2.8. Liguria ............................................................................................ 57 2.9. Lombardia...................................................................................... 63 2.10. Marche............................................................................................ 72 2.11. Molise ............................................................................................. 77 2.12. Piemonte......................................................................................... 82 2.13. Puglia .............................................................................................. 88 2.14. Sardegna......................................................................................... 93 2.15. Sicilia .............................................................................................. 98 2.16. Toscana........................................................................................... 104 2.17. Umbria............................................................................................ 111 2.18. Valle d’Aosta ................................................................................... 116 2.19. Veneto ............................................................................................. 122 2.20. Provincia Autonoma di Bolzano................................................... 128 2.21. Provincia Autonoma di Trento...................................................... 133 Indice 200 3. Per una nuova governance della IeFP ............................................... 141 3.1. Premessa......................................................................................... 141 3.2. La piena “legalizzazione” della IeFP ............................................ 142 3.3. La governance unitaria del sistema della IeFP alla prova della riforma costituzionale e della Legge Delrio................................... 146 3.4. Un regolamento condiviso per i LEP da rispettare in ogni ambito regionale.................................................................................... 150 3.5. Un testo unico per la normativa nazionale relativa alla IeFP e Leggi di sistema a livello regionale................................................. 152 3.6. Dalla sussidiarietà “invertita” alla piena valorizzazione del “pubblico sociale” .................................................................................... 154 3.7. La certezza delle risorse finanziarie alla IeFP anche mediante il ricorso ai costi standard per allievo ............................................... 158 3.8. Il nuovo ruolo dei CFP nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro per i giovani e gli adulti: verso i CFPL? ............. 161 4. Contributi per la “Buona Formazione Professionale” per i giovani: una scuola popolare per il lavoro dei giovani ...... 165 4.1. Il popolo esiste ancora e crede nel lavoro.................................... 165 4.2. La cultura popolare ....................................................................... 166 4.3. La dispersione ed i Neet si spiegano con l’assenza di una scuola popolare centrata sul lavoro ........................................................... 168 4.4. La scuola popolare per il lavoro: il principio di corrispondenza 170 4.5. Diffondere la scuola del lavoro in tutto il Paese .......................... 172 4.6. L’impresa pedagogica...................................................................... 174 4.7. La valutazione appropriata dell’Istruzione e Formazione Professionale ed il Bilancio sociale ........................................................... 175 5. Il Centro di Formazione per il Lavoro, motore della buona formazione........................................................ 177 5.1. Il CFP come comunità formatrice................................................ 177 5.2. Il CFP come organizzazione di servizi formativi per il lavoro ... 182 5.3. Il formatore come educatore professionale nella IeFP ................. 185 5.4. Una leadership morale e condivisa per la formazione.................. 188 Bibliografia.................................................................................................. 197 Indice ......................................................................................................... 199

La gestione sostenibile delle case salesiane: una proposta di Schneider Electric

Autore: 
Schneider Electric
Categoria pubblicazione: 
Quaderni
Anno: 
2015
Numero pagine: 
27
Codice: 
978-88-95640-72-3
La gestione sostenibile delle case salesiane: una proposta di Schneider Electric Schneider Electric 2015 Sommario La gestione sostenibile delle case salesiane (a cura di Schnider Electric) 5 Indice 27 3 La gestione sostenibile delle case salesiane Prefazione1 Le recenti Direttive Europee legate al campo energetico, citate nel capitolo precedente, sottolineano l’importante ruolo dell’Ente pubblico quale riferimento nel campo dell’informazione e della educazione al risparmio energetico. In particolare, “il settore pubblico costituisce uno strumento importante per stimolare la trasformazione del mercato verso prodotti, edifici e servizi più efficienti, nonché per indurre cambiamenti di comportamento dei cittadini e delle imprese relativamente al consumo di energia. Inoltre, la diminuzione del consumo di energia grazie a misure che permettono di migliorare l’efficienza energetica può liberare risorse pubbliche da destinare ad altri fini. Gli enti pubblici a livello nazionale, regionale e locale dovrebbero svolgere un ruolo esemplare in materia di efficienza energetica. [...] È opportuno che gli Stati membri incoraggino i comuni e altri enti pubblici ad adottare piani di efficienza energetica integrati e sostenibili che abbiano obiettivi chiari, a coinvolgere i cittadini nella loro elaborazione e attuazione e a informare adeguatamente i cittadini in merito ai contenuti e ai progressi nel raggiungimento degli obiettivi. Tali piani possono comportare risparmi considerevoli di energia, soprattutto se attuati mediante sistemi di gestione dell’energia che consentano agli enti pubblici interessati di gestire meglio il loro consumo di energia. È opportuno incoraggiare lo scambio di esperienze tra città e altri enti pubblici sulle esperienze più innovative” (fonte Direttiva 2012/27/UE, premessa 15/18). Un esempio virtuoso in tal senso è il Patto dei Sindaci, ossia il movimento europeo cui hanno aderito numerose autorità locali (in Italia più di 1400 comuni hanno sottoscritto il Patto), che si pone l’obiettivo di sostenere pienamente le azioni in materia di sviluppo e crescita sostenibile portate avanti dalla UE. “Al di là del risparmio energetico, i risultati delle azioni dei firmatari sono molteplici: la creazione di posti di lavoro stabili e qualificati non subordinati alla delocalizzazione; un ambiente e una qualità della vita più sani; un’accresciuta competitività economica e una maggiore indipendenza energetica. Queste azioni vogliono essere esemplari 5 1 Luca Malavolta a cura di Schneider Electric 6 per gli altri, in modo particolare con riferimento agli “Esempi di eccellenza”, una banca dati di buone prassi creata dai firmatari del Patto. Il Catalogo dei Piani d’azione per l’energia sostenibile è un’altra eccezionale fonte d’ispirazione, in quanto mostra a colpo d’occhio gli ambiziosi obiettivi fissati dagli altri firmatari e le misure chiave che questi hanno identificato per il loro raggiungimento” (fonte: http://www.pattodeisindaci.eu, 06/06/2014). Esiste una profonda comunanza tra la responsabilità dell’Ente Pubblico nel sostenere la politica europea di crescita e sviluppo sostenibile e il ruolo chiave giocato dagli Enti privati, quali nel nostro caso l’Opera Salesiana, nel sensibilizzare e trasferire le corrette informazioni in merito alla tematica energetica e ambientale e, più in generale, alla salvaguardia del Creato. Tale ruolo è ancor più accentuato dalla vocazione all’educazione, istruzione e formazione in seno all’Opera stessa. I giovani all’interno della Scuola Salesiana, nel rispetto del principio pedagogico di responsabilità e coinvolgimento, sono stimolati alla partecipazione attiva nella costruzione della propria personalità e nella costruzione della futura società. La scuola intesa come “ambiente di apprendimento” nella sua accezione di luogo fisico o virtuale, ma anche spazio mentale e culturale, organizzativo ed emotivo/affettivo insieme, gioca un ruolo dominante nel favorire la crescita dei ragazzi. “L’ambiente scolastico abbandona l’accezione corrente di luogo della trasmissione del sapere, separato dai contesti di vita del suo territorio, e recupera l’immagine di luogo di lavoro che garantisce sicurezza a tutti gli attori che operano al suo interno. Questo valore aggiunto dato all’ambiente di lavoro scolastico diventa un’occasione preziosa per puntare più direttamente lo sguardo ai temi della vivibilità, del benessere psico-fisico, del diritto alla sicurezza, dell’assunzione di responsabilità. Questi nuovi temi che investono la scuola, legati alla sicurezza e alla gestione consapevole delle risorse energetiche, entrano a pieno merito nel progetto educativo: l’edificio scolastico stesso, i suoi spazi, la sua organizzazione possono proporsi come un modello di progettazione ecosostenibile e diventare un laboratorio di educazione all’ambiente “dal vivo”. Se l’ecologia è scienza delle relazioni, la scuola “ecologica” è quella che contribuisce a fare luce sulla relazione che esiste tra gli atti quotidiani, la sorgente delle risorse naturali che consumiamo e i rifiuti che produciamo. La scuola diventa in questo modo anche un modello di comunità, come organizzazione e come luogo fisico, i cui attori sono soggetti attivi e responsabili”. (fonte: www.indire.it, 30-05-2014). La tematica della sicurezza e della qualità edilizia degli ambienti scolastici, nel caso ad esempio dell’istruzione pubblica, è spesso relegata a interventi sporadici privi di una programmazione articolata. Non essendo disponibile un’Anagrafe aggiornata dello stato degli immobili scolastici, diventa difficile orientare correttamente gli investimenti. È quanto emerge dal XIV Rapporto di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi: il documento fotografa una situazione nazionale caratterizzata da edifici vetusti (il 60% è stato costruito prima del 1974), in cui si evidenzia una situazione di emergenza legata alla necessità d’interventi urgenti di manutenzione e di messa 7 in sicurezza (il 40% circa degli edifici sono costruiti in aree a rischio sismico); d’altro canto emerge una tendenza positiva ad adottare pratiche di risparmio ed efficienza energetica. Riassumendo, negli edifici salesiani a destinazione formativa, un ambiente sano, sicuro e confortevole dal punto di vista termo-igrometrico, acustico, di qualità dell’aria e dell’illuminazione è determinante per il corretto svolgimento delle attività didattiche e favorisce il processo di apprendimento. Entrando in merito alla questione energetica, l’adozione di pratiche virtuose volte alla razionalizzazione e riduzione dei propri consumi energetici e di risorse (si pensi ad esempio a interventi sull’involucro edilizio, sugli impianti o anche a iniziative legate alla raccolta differenziata) delinea un percorso “sostenibile” nel rispetto dei principi tracciati dalle direttive Europee e, più in generale, nella consapevolezza che ogni piccola azione umana può contribuire al benessere della collettività, garantisce un miglioramento dei livelli di comfort abitativo a tutti gli utenti e comporta un elevato risparmio economico nella gestione dei beni immobili. Il successo delle iniziative intraprese non può limitarsi alla realizzazione dello specifico intervento, ma deve coinvolgere tutti gli “attori” che svolgono le attività all’interno di una certa comunità. Si pensi, ad esempio al tema della raccolta differenziata, che tutti possono toccare con mano: se il percorso educativo legato al concetto di rifiuto e al suo corretto smaltimento si limita all’inserimento all’interno degli ambienti scolastici di raccoglitori specifici, senza un’introduzione adeguata alla tematica, i risultati sono di portata limitata; invece, se l’inserimento dei cassonetti è il punto di arrivo di una didattica di avvicinamento e sensibilizzazione alla questione, il successo è sicuramente garantito. Diverso è il caso degli interventi edilizi o impiantistici sugli edifici, operazioni difficilmente “toccabili con mano”, perché caratterizzate da un’elevata complessità operativa e da questioni connesse con la sicurezza nei cantieri di lavoro. In tal caso, vista la componente professionale nei percorsi educativi salesiani, possono essere attivati dei cantieri-scuola, progettati ad hoc per potere essere resi accessibili agli studenti. Come nel caso degli Enti pubblici chiamati in causa dalla normativa energetica, gli economi e amministratori delle case salesiane hanno una forte responsabilità energetica nella gestione delle case e di tutte le attività che ruotano attorno alla vita della Comunità: responsabilità che può essere analizzata dal punto di vista etico, economico e sociale. Riprendendo i principi all’origine del progetto Società 2000W, citato nel capitolo precedente, le scelte da intraprendere devono essere “sostenibili”, nel rispetto dell’accezione originale del termine, mediante progetti efficienti (che comportino minor uso di energia per ottenere lo stesso scopo), progetti alternativi (che sostituiscano l’utilizzo delle fonti fossili con le rinnovabili) e progetti parsimoniosi e sobri (che interessino la giusta quantità di energia per una miglior qualità della vita). Dal punto di vista economico, come già accennato, appare evidente che l’adozione di progetti di riqualifica- QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 8 zione energetica, piuttosto che di monitoraggio dei propri flussi energetici volto alla razionalizzazione degli stessi, implica una riduzione dei consumi di energia con conseguente riduzione delle spese di gestione. Tenuto conto dell’aumento dei costi delle fonti energetiche convenzionali e delle forme d’incentivazione e di agevolazione fiscale in essere, i tempi di ritorno (tempo di pay-back) dell’investimento, valutati caso per caso, palesano le opportunità economiche dell’intervento. Una riduzione delle spese di gestione si traduce in maggiori economie utilizzabili per altre voci di spesa e, nel caso d’intervento di riqualificazione, in un aumento di valore economico dell’immobile. Dal punto di vista sociale gli economi e gli amministratori sono responsabili dell’educazione dei ragazzi al rispetto dell’ambiente e alla formazione di una propria consapevolezza nei confronti delle “questioni” energetiche. Solo un corretto processo d’informazione, condivisione e sensibilizzazione potrà favorire tale crescita. Le soluzioni energetiche applicate agli edifici a destinazione formativa sono molteplici e possono interessare in generale l’involucro degli edifici (pareti esterne, serramenti, coperture, solai, schermature, etc.), il settore degli impianti (termici, elettrici, trattamento aria, etc.) e la gestione dei “flussi energetici” (gestione e monitoraggio dei flussi energetici, sistema di gestione dell’energia SGE, etc.). Tenuto conto della composizione disomogenea del patrimonio immobiliare dell’Opera Salesiana (caratterizzato da edifici con differente localizzazione geografica, esposizione, anno di costruzione, tipologia costruttiva e impiantistica, destinazione d’uso, etc.) è evidente che non esiste una soluzione univoca al tema energetico che garantisca tout court una riduzione dei consumi e delle spese di gestione e allo stesso tempo un miglioramento delle condizioni di vivibilità degli ambienti. Ad esempio, trattando il tema dell’involucro edilizio, il cappotto termico esterno costituito da un isolamento applicato sulle facciate degli edifici, tecnologia utilizzata nella maggior parte dei casi per la riqualificazione energetica, non è proponibile nei casi di edifici vincolati dall’Ente di tutela o nel caso di edifici caratterizzati da prospetti molto complessi. O ancora, la sostituzione dei serramenti non più rispondenti alle normative energetiche e a quelle sulla sicurezza, con nuovi dotati di telai e vetrate ad alta prestazione e di guarnizioni di tenuta, se non accompagnata da un’attenta verifica del ricambio d’aria degli ambienti e da un’analisi dei ponti termici, potrebbe comportare il peggioramento delle condizioni di salubrità interne, con la formazione di condense superficiali e, se persistente, con la comparsa di muffe. In merito, invece, agli impianti, la sostituzione di vecchie caldaie con impianti innovativi a pompe di calore, per soddisfare il fabbisogno di riscaldamento, in edifici con scarse prestazioni dell’involucro è poco efficiente. Da questi semplici casi è chiaro che solo mediante una corretta analisi e progettazione degli interventi, nel pieno rispetto delle condizioni e dei vincoli imposti dallo stato di fatto, è possibile individuare la strada più efficace. Occorre commisurare, inoltre, le “soluzioni energetiche” con la questio9 ne economica: in pratica, occorre valutare quanto costa adottare una certa soluzione e in quanto tempo i flussi di cassa positivi derivanti dall’investimento eguagliano i costi sostenuti per realizzarlo (tempo di pay-back). La Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica dell’edilizia introduce, in merito, il concetto del costo/beneficio relativo all’adozione di misure di efficienza energetica lungo il ciclo di vita atteso di un edificio: l’edificio oggetto di riqualificazione deve risultare ottimale sotto il profilo dei costi. Il gruppo di lavoro creato dal MiSE per soddisfare gli adempimenti della Direttiva, dopo aver definito una griglia di edifici di riferimento e aver valutato la prestazione energetica e il costo relativo a differenti soluzioni di miglioramento della prestazione, ha definito per ogni edificio un grafico costo/prestazione e lo ha confrontato con i livelli limite imposti dalla normativa vigente. Emerge che in quasi tutti gli edifici conviene realizzare interventi più performanti di quanto richiesto dalla normativa vigente. QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 Grafico costo-prestazione: Fonte Eùbios n.47 marzo 2014 L’individuazione delle possibili soluzioni energetiche applicabili agli edifici dell’opera salesiana trova un valido strumento nella “pianificazione strategica” che, a partire dall’analisi dei dati attuali e dei vincoli presenti, fornisce al decisore i possibili scenari di sviluppo, valutati nel rispetto dei rapporti costi/benefici. Attraverso tali scenari il committente ha in mano gli strumenti adatti per decidere quale strada intraprendere. La pianificazione strategica si articola come di seguito schematizzato. Analisi dello stato di fatto mediante audit energetico: a. rassegna del parco immobiliare della casa salesiana oggetto di studio e identificazione delle destinazioni d’uso in essere; b. analisi del costruito (dati geometrici dell’immobile, rilievo fotografico, fasi costruttive, tipologia edilizia e strutturale, componenti architettoniche, etc.); c. analisi del contesto ambientale (localizzazione, dati climatici, accessibilità, etc.); d. definizione energetica del sistema edificio (caratterizzazione termica mediante analisi delle stratigrafie delle superfici disperdenti – costituite da 10 pareti esterne, solai, serramenti, coperture – e analisi dell’esposizione e degli ombreggiamenti; analisi degli apporti gratuiti interni; indagini strumentali di approfondimento con l’ausilio di termocamera e di termoflussimetro per la verifica qualitativa delle strutture, dei ponti termici e per la valutazione delle trasmittanze, etc.); e. descrizione del sistema degli impianti (impianto di generazione del calore e relativo sistema di distribuzione e di regolazione; impianti elettrici; impianti di ventilazione e di trattamento dell’aria; presenza di tecnologie a fonti rinnovabili; etc.); f. raccolta dei dati di consumo storico sulle utenze termiche ed elettriche e dei profili di gestione; g. definizione dei modelli energetici e calcolo degli indici di prestazione energetica; verifica della coerenza con i dati di consumo rilevati. Elaborazione del piano strategico: a. individuazione dei punti di forza e di debolezza del sistema al fine di definire le opportunità da sviluppare mediante l’intervento di riqualificazione energetica (valutando ad esempio se a fronte di una corretta esposizione dell’edificio ci sia stata una coerente progettazione delle aperture) e le minacce e problematiche a cui il sistema va incontro in mancanza di interventi (valutando ad esempio il rischio di degrado nelle strutture legato alla formazione di condensa); b. definizione degli obiettivi strategici coerenti con la caratterizzazione del sistema emersa in fase di analisi da concertare con tutti gli attori coinvolti (definendo ad esempio la prestazione energetica da raggiungere a intervento completato); c. definizione delle linee di intervento di miglioramento dell’efficienza energetica che permettono di raggiungere gli obiettivi preposti (valutando ad esempio un miglioramento delle prestazioni energetiche dell’involucro piuttosto che degli impianti); d. analisi dei costi/benefici di ciascun intervento proposto e delle tempistiche di realizzazione; e. definizione delle priorità di intervento sulla base delle valutazioni costi/benefici e sulle disponibilità economiche; f. piano di monitoraggio per verificare la rispondenza nel tempo degli interventi agli obiettivi preposti. La pianificazione strategica rappresenta dunque una metodologia condivisibile, soprattutto a fronte dell’eterogeneità del patrimonio immobiliare e della diversa gestione propria di ciascuna casa salesiana: tale strumento non definisce a priori azioni d’intervento da applicare alle diverse realtà ma supporta il processo decisionale dando atto alle peculiarità di ogni singolo caso. Un primo passo verso la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare dell’Opera salesiana potrebbe essere l’applicazione e sperimentazione della metodologia su un edificio specifico che diventa caso-studio, per applicare e perfezionare lo strumento metodologico proposto, recependo anche gli ap11 porti di tutti i soggetti coinvolti. In questa fase, ad esempio, gli studenti diventano parte attiva del processo decisionale, in quanto portatori di esigenze e potenziali soggetti coinvolti nell’analisi dello stato di fatto (ad esempio nella raccolta dati). Una volta definito il piano strategico e delineate le azioni da realizzare, il progetto si concretizza mediante l’apertura di un cantiere-scuola, che non solo accresce le competenze degli studenti coinvolti, ma diventa stimolo per l’attivazione di iniziative analoghe in altre strutture. Introduzione Schneider Electric è lo specialista globale nella gestione dell’energia, con attività in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Offre soluzioni integrate per diversi segmenti di mercato, occupando una posizione di leadership nei settori energia e infrastrutture, processi industriali, building automation e data center, vantando inoltre una vasta presenza nell’ambito delle applicazioni per il residenziale. Specializzata nel rendere l’energia sicura, affidabile, efficiente, produttiva e sostenibile con 140.000 dipendenti nel 2013 la società ha raggiunto un fatturato di oltre 24 miliardi di euro, grazie ad un impegno costante nell’aiutare individui e organizzazioni ad ottenere il massimo dalla propria energia (“Make the most of your energy™”). In Italia è presente con oltre 3.000 effettivi, tra commercio e produzione, e conta su otto aree commerciali, sei siti industriali d’avanguardia, un Centro Logistico integrato a Venaria (TO) e un centro assistenza clienti unico. Con il più ampio portafoglio di prodotti, soluzioni e servizi per la gestione dell’energia, Schneider Electric rende l’energia più sicura con la sua offerta per la protezione di persone e impianti nella distribuzione elettrica e nel controllo industriale, più affidabile grazie alle soluzioni ad alta disponibilità per applicazioni critiche e i data center, più efficiente con i sistemi e servizi per l’efficienza energetica, più produttiva grazie ad un’ampia gamma di sistemi di automazione per l’industria, gli edifici del terziario e il residenziale e, infine, più sostenibile grazie alla propria offerta per le energie rinnovabili, in particolare per eolico e fotovoltaico. La responsabilità energetica degli amministratori ed economi Che l’efficienza energetica sia una delle priorità della maggior parte delle persone è ormai indubbio. Tuttavia, la comprensione di ciò che l’efficienza energetica coinvolge veramente e quali iniziative di risparmio energetico possono essere implementate rimane ancora poco chiaro. Per questo motivo sono stati definiti due approcci per l’efficienza energetica: efficienza energetica passiva e, più significativa per il nostro approccio, efficienza energetica attiva. Per molti le misure di energia riguardano l’analisi dei vettori termici nel tessuto edilizio con rimedi che si traducono in interventi sull’isolamento, sui serramenti e su tutto ciò che comporta una perdita di calore. Per altri è l’illuminazione l’elemento di QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 12 maggior interesse, anche se spesso si pensa solo ad installare sistemi a basso consumo. Chi gestisce fabbricati con fabbisogno termico significativo può vedere nelle caldaie efficienti la risposta ai propri problemi. Quanto sopra citato sono interventi lodevoli e necessari, ma sono in realtà solo delle contromisure passive, che in gran parte mitigano la perdita di energia ma non controllano l’energia distribuita. L’efficienza energetica attiva può essere raggiunta non solo quando sono installati strumenti di risparmio energetico e attrezzature innovative, ma anche quando essi sono controllati per utilizzare solo l’energia necessaria. È questo aspetto di controllo che è fondamentale per ottenere la massima efficienza. Per fare un esempio pratico, si consideri una lampada ad alta efficienza energetica che viene lasciata accesa in una stanza vuota. Tutto ciò che si ottiene è un minor spreco di energia rispetto all’utilizzo di una lampada normale! È la gestione del consumo energetico attraverso la misurazione, il monitoraggio e il controllo che porta effetti di cambiamento permanente. Inoltre, rispetto ai costi (e le competenze tecniche necessarie per evitare i rischi) per installare soluzioni termiche, il controllo energetico può essere implementato a un prezzo relativamente modesto e con un rapido recupero. Ciò è particolarmente vero quando viene misurato rispetto ai crescenti prezzi dell’energia, e comunque la maggior parte delle soluzioni di controllo di energia possono essere ammortizzate in pochi anni. Audit energetici con personale esperto sugli impianti esistenti sono un buon punto di partenza. Grazie anche solo ad alcuni misuratori, che oggi sono ormai molto accurati, poco costosi e facilmente installabili, possiamo facilmente identificare, gestire e rimediare agli sprechi esistenti. Schneider Electric si è impegnata a ridurre il consumo energetico per i propri clienti, offrendo una vasta gamma di prodotti di Efficienza Energetica, tra cui soluzioni di consulenza, strategie di attuazione, monitoraggio e controllo, tutto supportato da un servizio eccellente per aiutare a mantenere il risparmio. Permettiamo di analizzare il consumo di energia di un sito e di identificare le aree dove è possibile fare risparmi energetici, ma non lavoriamo solo sull’integrazione di sistemi evoluti su strutture esistenti. Le nostre attività arrivano in ausilio già ai primi passi dello sviluppo della progettazione. Possiamo affiancarci allo sviluppo delle idee del cliente finale per aiutarlo a realizzare un edificio intelligente, evoluto ma non energivoro: un edificio “green” e “smart”. Con le nostre soluzioni gli Energy Manager, o esperti esterni, sono in grado di monitorare in remoto i consumi energetici tramite collegamenti cablati o wireless agli impianti elettrici. Sulla base dei dati raccolti, questi esperti consiglieranno poi interventi che potranno essere applicati in tempo reale. Soluzioni energetiche applicate agli edifici a destinazione formativa È difficile capire in questi giorni perché tanti edifici sono inefficienti dal punto di vista energetico. Vi è la possibilità per l’efficienza energetica attiva di essere integrata a tanti livelli: nella progettazione, nello sviluppo, nella costruzione e nell’eventuale occupazione di un edificio. 13 Tuttavia, questo approccio integrato è ancora poco perseguito nella progettazione di un edificio anche per una mancanza di cultura adeguata. Ad esempio, alcuni possono considerare il risparmio energetico in termini di materiali e regimi di isolamento che essi adottano (efficienza energetica passiva). È raro considerare in fase di progettazione i controlli di gestione dell’energia, dal momento che questo tende a rimanere di competenza dell’ingegneria dei servizi di gestione con costi di gestione contenuti. Ma se un progetto viene seguito fin dalla sua fase embrionale e pensato con un ottica di efficienza energetica, l’iniziale maggior investimento in termini di tecnologia applicata rientrerà in breve tempo grazie a costi di gestione sicuramente inferiori, con il risultato di una ottimizzazione delle spese a bilancio per la gestione degli edifici. L’efficienza energetica attiva può essere applicata spesso con rapidi interventi dove la proprietà è interessata, sebbene gli utenti finali a volte si preoccupano poco per la misurazione o per la conservazione del dato dell’energia. Spesso i residenti con contratti di locazione a breve termine, hanno molto più la percezione e la sensibilità verso interventi di efficienza energetica attiva, dovendo amministrare loro in prima persona le spese legate ai vari vettori energetici. Realizzare controlli di efficienza energetica attiva adeguati ed efficaci è sempre più facile e conveniente quando vengono integrati con altri impianti di gestione della struttura (Building Management System o BMS). Questo ragionamento può portare risparmi nelle fasi di installazione, consentendo l’uso condiviso di cablaggio strutturato, e nella fase di conduzione dell’impianto permettendo di avere i dati di tutto l’impianto condivisi sulla stessa piattaforma informatica. Il focus fortunatamente si sta sempre più spostando su quanta energia viene consumata da un edificio nella fase operativa (OPEX). Infatti, una gestione inefficiente degli edifici durante questa fase può inutilmente sprecare energia preziosa. Strumenti intelligenti per la misurazione dell’energia forniscono, invece, una visione essenziale nel consumo dell’edificio e possono aiutare a identificare le aree in cui ci possono essere dei potenziali di risparmio. Inoltre, le prove dimostrano che i costi operativi in genere sono pari a tre volte il costo del capitale della costruzione e costi di manutenzione possono essere due volte i costi di costruzione. Investire in sistemi che aiutano a ridurre il consumo di energia permetterà, quindi, di ridurre anche i costi operativi. Un sistema BMS all’interno di un edificio ha lo scopo di ottimizzare i costi di manutenzione sugli impianti tecnologici. In presenza di un sistema di Building Automation, le attività richieste per verificare lo stato funzionale dei dispositivi (UTA, Centrali Termiche, etc.), possono essere ridotte ed effettuate solo in caso di segnalazione del Supervisore (es. sostituzione batteria filtri UTA solo in caso di allarme del pressostato differenziale). Inoltre, viene garantita la selettività di intervento che, grazie al monitoraggio degli impianti, è richiesta con precisione su parte specifica dell’impianto, senza investire su diagnostica per scoprire la sua localizzazione e riducendo i “fermo im- QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 14 pianto”. L’esperienza insegna che un manutentore meccanico può ottimizzare le sue risorse di circa il 40% affidandosi al sistema BMS. Il concetto del BMS si sta estendendo anche ad altre utenze (ved. Ambiente EcoStruxure) che storicamente non erano riconducibili al mondo meccanico, quali impianti elettrici, di automazione e nevralgici (es. gruppi di continuità) aprendo un nuovo scenario verso i “sistemi di integrazione” (ambiente EcoStruxure). Oltre a semplificare i ruoli del personale di manutenzione, la gestione intelligente dell’energia è poco costosa. In realtà, un recente studio britannico, Energy Savings Trust, ha rivelato che l’installazione della tecnologia per metro per monitorare il consumo di energia potrebbe avere un periodo medio di ammortamento di meno di sei mesi. Un piccolo aumento di spesa in conto capitale può ridurre significativamente le spese operative. Studi empirici di soluzioni di misurazione mostrano una media di riduzione del 5% delle bollette in una vasta gamma di edifici. Ma le ricompense finanziarie non si fermano qui. Un risparmio del 2-5 % può essere raggiunto attraverso un migliore utilizzo delle apparecchiature, e un potenziale di risparmio fino al 10% può essere raggiunto attraverso il miglioramento dell’affidabilità dei sistemi. Gli edifici residenziali sono raramente realizzati con sistemi di monitoraggio dei consumi, quindi spesso ci sono azioni che possono essere intraprese verso l’adozione di pratiche di efficienza energetica attiva. Ancora una volta nel settore residenziale l’accento è stato posto sull’installazione di sistemi in grado di realizzare efficienza energetica passiva: isolamento delle pareti della cavità, isolamenti dei soffitti, doppi vetri sono tutti interventi comuni realizzati nelle proprietà nuove ed esistenti. Anche azioni quali l’eliminazione delle lampadine tradizionali al tungsteno in favore di quelle a basso consumo possono essere considerate come interventi di efficienza energetica passiva. È ragionevole pensare che la più grande influenza sui consumi interni di energia residenziale verrà dal cambiamento delle abitudini degli occupanti, ma che è un processo molto lungo. L’istinto di spegnere un apparecchio che sia in stand-by (i led in apparecchi come televisori, lettori dvd, hi-fi, home PC, ecc., consumano enormi quantità di energia elettrica!) ci vorrà tempo per diffonderlo. Nel frattempo, ci sono ausili tecnologici che possono portare comunque a grandi risparmi. Una possibilità è quella di installare dei poco costosi sistemi di controllo dell’illuminazione. Questi vanno dalla più sofisticata domotica al semplice sensore di presenza nella stanza. Famiglie con figli adolescenti sanno che non è raro avere quasi ogni luce in casa accesa anche quando solo una camera singola è occupata! In abitazioni differenti dove invece l’occupazione è multipla, come per esempio le scuole gli spazi comuni di una residenza, lo spazio di applicazione dell’efficienza energetica attiva riguarda i controlli di occupazione per l’illuminazione, il riscaldamento e la ventilazione. Con un edificio, invece, di occupazione mista (per esempio: locali commerciali) i vantaggi del monitoraggio elettrico iniziano a essere rilevanti. Senza dimenticare comunque controllo integrato di luci e condizionamento. 15 Soluzioni per il monitoraggio e la gestione energetica L’energia rappresenta uno dei fattori chiave del nuovo millennio e la gestione dei flussi energetici è diventata oggi una priorità per tutte le aziende, sia in ambito industriale sia in ambito building. Nell’attuale contesto energetico mondiale, delicato, complesso ed in continua mutazione, le spese per tutti i vettori energetici (acqua, aria, gas, elettricità o vapore) rappresentano una porzione considerevole dei budget aziendali. Le tecnologie informatiche consentono incrementi di efficienza nei settori di interesse grazie ad un controllo ed una gestione diretta dei consumi. Schneider Electric, in linea con quanto previsto dalle normative e dalle direttive di riferimento del settore, si pone l’obiettivo di supportare e guidare verso comportamenti virtuosi per la gestione delle risorse energetiche, al fine di conseguire sensibili risparmi in termini economici insieme alla riduzione delle emissioni inquinanti di CO2. Vantaggi di un sistema di monitoraggio energetico La misura e il monitoraggio dei consumi in ogni area dell’edificio è il metodo migliore per disporre di dati dettagliati ed aggiornati, eliminando noiose letture manuali dei contatori spesso soggette ad errori. Una misurazione automatica e costante garantisce informazioni in tempo reale che permettono di reagire rapidamente in caso di malfunzionamenti e consumi anomali di energia. QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 16 La soluzione “web-based” di Schneider Electric riassume e visualizza i dati relativi ai consumi di tutti i vettori energetici, permettendo agli utenti di capire dove e come viene consumata l’energia e aiutandoli a valutare le prestazioni energetiche dell’edificio. Fornisce dati e indicatori chiave utili ad identificare le opportunità di risparmio e a decidere la strategia energetica da implementare. In generale, una soluzione di monitoraggio consente ai proprietari e utilizzatori di edifici e strutture di piccole-medie dimensioni di ridurre i consumi energetici, risparmiare sulle bollette, facilitare la manutenzione e comunicare dati specifici sui progressi ottenuti in materia di sostenibilità ambientale. Funzionalità di un sistema di monitoraggio Le funzionalità fondamentali per l’efficienza energetica sono: misura, archiviazione ed analisi dei dati energetici. Individuare gli sprechi energetici, allocare correttamente i costi dell’energia e ottimizzare il consumo: sono alcune delle principali necessità che si traducono in funzionalità messe a disposizione da Schneider Electric nelle soluzioni proposte. Le funzionalità per l’efficienza energetica opportunamente combinate ed abbinate a quelle per la gestione operativa permettono di rispondere con soluzioni semplici anche alle esigenza più complesse. Le funzionalità avanzate per l’efficienza energetica sono: analisi, normalizzazioni e confronti multi sito. Paragonare i consumi dei propri siti così come fare confronti su periodi storici permette di evidenziare possibili inefficienze. Questo è possibile farlo tramite le tecnologie cloud-based. Le funzionalità per ottimizzare le gestioni operative sono: allarmi in tempo reale, comando e informazioni per la manutenzione. Grazie alle evoluzioni tecnologiche gli apparecchi di protezione presenti nei quadri elettrici memorizzano e rendono disponibili in modo semplice informazioni quali la causa di sgancio, le ore di funzionamento e lo stato di aperto/ chiuso/sganciato. La possibilità di essere allertati durante le fasi critiche di un fermo impianto, di consultare informazioni di diagnostica e di comandare da remoto i dispositivi rendono la gestione dell’impianto completamente efficiente riducendo al minimo i tempi di fuori servizio. Alcuni casi di successo: l’efficientamento energetico del Villaggio Alpino di Cogne (AO) e della casa salesiana “San Zeno” di Verona Il contributo di Schneider Electric al rinnovato Villaggio Alpino Salesiano di Cogne (AO) L’oggetto dell’intervento era la ristrutturazione della Villa Necchi di Cogne (AO), con la conseguente creazione di una struttura ricettiva di 10 came17 re più il recupero dell’edificio adiacente (Colonia), 30 camere, salone degli incontri e servizi annessi. Ed inoltre, la realizzazione della nuova centrale termica a pellet e gas. L’apporto di Schneider Electric per questo edificio è consistito nella fornitura di soluzioni e servizi per la gestione dei seguenti impianti: a. Gestione centrale termica e UTA. b. Gestione delle singole camere della Villa e della Colonia. c. Gestione delle luci del complesso, sia delle camere che delle parti comuni. d. Sistema di rilevazione dei fumi. e. Quadri elettrici principali e di piano per tutto il complesso. f. Sistema per la supervisione generale di tutto il complesso. QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 Il contributo di Schneider Electric alla ristrutturazione della Villa e Colonia del Villaggio Alpino di Cogne si riconduce fondamentalmente a tre obiettivi: 1. Ottimizzazione energetica e riduzione dei consumi. 2. Maggior sicurezza e tempestività di manutenzione nella gestione della struttura. 3. Maggior comfort per gli ospiti e maggiori possibilità di gestione operativa delle camere. Ottimizzazione energetica e riduzione dei consumi La gestione delle luci e della temperatura sono state integrate su un unico sistema di supervisione in modo da poterle controllare evitando sprechi facilmente ipotizzabili con una così alta affluenza di persone. Di seguito viene descritto come è stato realizzato. 18 Gestione delle camere e dei luoghi comuni Le camere vengono tenute ad una temperatura pre-impostata, inferiore a quella di comfort che possiamo definire come “temperatura camera vuota”, per tutto il periodo in cui non sono presenti gli ospiti, evitando quindi un inutile spreco di energia termica. Nella camera, in assenza di ospiti, vengono anche disattivate tutte le utenze elettriche che potrebbero essere rimaste accese inavvertitamente, evitando così inutili consumi elettrici. Per quanto riguarda i luoghi comuni di ritrovo e i bagni (e dove possibile) sono stati introdotti dei sensori di presenza per l’accensione delle luci con spegnimento automatico a tempo, evitando così accensioni non necessarie. Centrale termica e monitoraggio elettrico Le utenze della centrale termica vengono gestite con un sistema di regolazione che consente di mantenere la temperatura dell’acqua calda ad un livello impostato, evitando funzionamenti 24 ore su 24 di utenze non necessarie. Così facendo, vengono ottimizzate anche le usure delle apparecchiature. Dove possibile, sui motori sono stati previsti degli azionamenti a velocità variabile per evitare picchi di consumo durante gli spunti di partenza. La misura del consumo elettrico è stata riportata sul sistema di supervisione che consentirà una storicizzazione e un’analisi aggregata dei consumi stessi in periodi e anni diversi. Maggior sicurezza e tempestività di manutenzione nella gestione della struttura Il sistema di supervisione, costituito da un personal computer posto nella zona reception da dove è possibile interrogare e visualizzare tutti gli impianti dell’intero complesso, evidenzia e registra eventuali anomalie di funzionamento delle apparecchiature. Il sistema raccoglie, inoltre, tutta una serie di informazioni sul funzionamento delle utenze che permettono di monitorarne il periodo di funzionamento per una ottimizzazione della manutenzione. Per ultimo, alcune particolari segnalazioni, come l’allarme del sistema di rilevazione fumi, oppure gli allarmi degli utenti (come quello dei tiranti di emergenza nei bagni degli ospiti), sono rinviati dal sistema di supervisione ad un combinatore GSM per la reperibilità del personale addetto, nel caso in cui la reception in quel momento non sia presidiata. Si sta procedendo anche all’integrazione, sullo stesso supervisore, della situazione dei corpi illuminanti per i sistemi di illuminazione di emergenza. Maggior comfort per gli ospiti e maggiori possibilità di gestione operativa delle camere Il maggior comfort diventa una conseguenza di tutte queste possibilità offerte dal sistema centralizzato di supervisione e di gestione automatica delle camere, come ad esempio: 19 • la possibilità di impostare una temperatura di base per tutte le camere occupate: ogni singolo ospite potrà modificare, a suo piacimento, la temperatura della stanza, aumentandola o diminuendola di 3 gradi. • Accesso alle camere mediante scheda badge: il cliente accederà alla camera attraverso una scheda badge grazie alla quale verranno abilitate tutte le utenze elettriche. Le varie utenze verranno disabilitate automaticamente nel momento in cui il cliente lascerà la stanza. • Piena visibilità da parte della reception della situazione occupazione camere in ogni momento, con visualizzazione delle temperature impostate. • Disponibilità di informazione di stato (funzionamento/anomalia) per tutte le utenze tecnologiche del complesso direttamente dalla reception. Il contributo di Schneider Electric all’efficientamento energetico della casa salesiana “San Zeno” di Verona (Don Minzoni) Nel mese di Febbraio del 2013, nella casa salesiana di Verona è stato implementato da Schneider Electric un sistema di monitoraggio dell’energia su piattaforma Cloud. L’Istituto è composto da 7 edifici di differenti metrature, da 1.500 mq a 7.000 mq, per una superficie complessiva di oltre 35.000 mq. La struttura è ad uso scolastico, con aule laboratori ed uffici ed un rilevante consumo di energia elettrica. Sono stati installati nelle cabine elettriche delle aree dei meccanici e dei grafici degli strumenti di misura comunicanti per monitorare i consumi dell’intera scuola professionale. Componenti intelligenti utilizzati: – Cabina grafici: sono state installate le seguenti soluzioni: n° 1 Multimetro PM750 installato sul Gen. BT, n° 1 Gateway con web server integrato EGX300 associato a Energy Operation Online. – Cabina meccanici: sono state installate le seguenti soluzioni: n° 6 Multimetri PM3250 sul Gen. BT e sulle utenze principali, n° 1 Gateway con web server integrato EGX300 associato a Energy Operation Online. QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 20 Le esigenze del cliente Analisi energetica multi-sito con piattaforma Cloud: centralizzare le misure energetiche in un’unica piattaforma web-cloud, senza l’installazione di server e senza l’acquisto di licenze software. Funzionalità avanzate di analisi energetica: visualizzare report periodici direttamente dalla propria casella di posta per allocare i costi energetici, ricevere notifiche su consumi ritenuti anomali. Semplicità di utilizzo: disporre di un’interfaccia intuitiva che permetta di eseguire analisi energetiche e realizzare grafici in pochi click senza avere particolari competenze. Primi risultati ottenuti A distanza di circa un anno e mezzo dall’implementazione del sistema di monitoraggio ed a seguito dell’analisi dei dati rilevati, è emerso che: Gestione della cucina: gestione anomala della cucina da parte della società che ha in carico il servizio pasti, con consumi energetici superiori alle reali esigenze della scuola; si provvederà ad una gestione interna in autonomia. Cabina meccanici: scarsa efficienza delle utenze con consumi anomali imputabili anche ad un’obsolescenza dell’impiantistica elettrica (stanziato budget di circa 150.000 euro per il rifacimento completo dell’impianto dedicato al reparto meccanico). Cabina grafici: realizzato studio di fattibilità per 21 eliminare il trasformatore Media/Bassa Tensione (fonte tra l’altro di dispersione energetica), passando ad un’alimentazione diretta in Bassa Tensione Nelle pagine seguenti vengono riportati alcuni screen-shot (schermate) della piattaforma Cloud (Energy Operation Online) che sono stati utilizzati per l’analisi dei dati dell’impianto sopra descritto, visualizzabili sul PC e sul tablet dell’economo della casa Salesiana. QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 Figura 1 - Casa salesiana “San Zeno” Verona. Mappa Localizzazione geografica dei siti del cliente interessati dal monitoraggio e prime intuitive informazioni sui consumi, impostabili dal cliente. 22 Energia mensile edificio A cucina Report veloci per visualizzare il confronto grafico dei consumi degli ultimi mesi, utile per evidenziare eventuali anomalie. Energia totale edificio A cucina – TABELLA Report veloci per visualizzare numericamente i consumi degli ultimi mesi, per controllare le bollette. 23 QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 Energia mensile edificio grafici e meccanici Confronto dei consumi elettrici mensili tra vari reparti/edifici. Energia totale edificio grafici e meccanici Consumi mensili di energia complessiva del sito, numerici e grafici. 24 Energia totale edificio grafici e meccanici – TABELLA Potenza impegnata totale edificio grafici e meccanici Andamento del picco della potenza prelevata, per evitare il pagamento di quote extra di energia. 25 Potenza impegnata totale edificio grafici e meccanici – TABELLA QUADERNI • ANNO 31 / n° 5 - 2015 La sostenibilità energetica degli edifici salesiani come modello formativo per docenti e studenti dei Centri di Formazione Professionale CNOS-FAP La sostenibilità energetica degli edifici Salesiani si pone anche l’obiettivo di formare un ceto di nuovi professionisti degli impianti tecnologici e del risparmio energetico, dai responsabili delle opere educative Salesiane fino ai docenti, così da mostrare concretamente agli allievi dei corsi di Istruzione e Formazione professionale i benefici apportati dall’efficienza energetica. Il Villaggio Alpino di Cogne (AO) è un reale caso applicativo di building automation attraverso il quale poter fare “educazione tecnica”: gli studenti avranno la possibilità di mettere in pratica le nozioni teoriche in materia di domotica acquisite nei percorsi di studio: – controllando direttamente gli impianti mediante un sistema di Supervisione clonato su un PC che simulerà realisticamente la gestione della casa; – analizzando i report dei consumi dei vari vettori energetici in ottica di efficienza; – simulando anomalie e successive azioni correttive. 27 Sommario .................................................................................................. 3 La gestione sostenibile delle casa Salesiane ............................................ 5 Prefazione..................................................................................................... 5 Analisa dello stato di fatto mediante audit energetico............................ 9 Elaborazione del piano strategico ............................................................. 10 Introduzione ................................................................................................ 11 La responsabilità energetica degli amministratori ed economi............. 11 Soluzioni energetiche applicate agli edifici a destinazione formativa .. 12 Soluzioni per il monitoraggio e la gestione energetica ..................... 15 Vantaggi di un sistema di monitoraggio energetico ......................... 15 Funzionalità di un sistema di monitoraggio .................................... 16 Alcuni casi di successo: l’efficientamento energetico del Villaggio Alpino di Cogne (AO) e della casa salesiana “San Zeno” di Verona................... 16 Il contributo di Schneider Electric al rinnovato Villaggio Alpino Salesiano di Cogne (AO)......................................... 16 Ottimizzazione energetica e riduzione dei consumi ......................... 17 Gestione delle camere e dei luoghi comuni.................................... 18 Centrale termica e monitoraggio elettrico...................................... 18 Maggior sicurezza e tempestività di manutenzione nella gestione della struttura .............................................................. 18 Maggior comfort per gli ospiti e maggiori possibilità di gestione operativa delle camere................. 18 Il contributo di Schneider Electric all’efficientamento energetico della casa Salesiana “San Zeno” di Verona (Don Minzoni)............. 19 Componenti intelligenti utilizzati ...................................................... 19 Le esigenze del cliente ......................................................................... 20 Primi risultati ottenuti ....................................................................... 20 Mappa........................................................................................................... 21 Energia mensile edificio A cucina ............................................................. 22 Energia totale edificio A cucina - Tabella ................................................. 22 Energia mensile edificio grafici e meccanici............................................ 23 Energia totale edificio grafici e meccanici ............................................... 23 Energia totale edificio grafici e meccanici - Tabella................................ 24 Potenza impegnata totale edificio grafici e meccanici............................ 24 Potenza impegnata totale edificio grafici e meccanici - Tabella ............ 25 La sostenibilità energetica degli edifici salesiani come modello formativo per docenti e studenti dei Centri di Formazione Professionale CNOS-FAP ............................... 25 Indice ....................................................................................................... 27 Indice Tip.: Istituto Salesiano Pio XI - Via Umbertide, 11 - 00181 Roma Tel. 06.78.27.819 - Fax 06.78.48.333 - E-mail: tipolito@donbosco.it Luglio 2015

L'ambito professionale energetico: sperimentazione di una proposta

Autore: 
Luca Malavolta - Marco Ghelfi - Francesco Zamboni
Categoria pubblicazione: 
Quaderni
Anno: 
2015
Numero pagine: 
246
Codice: 
978-88-95640-93-8
L’ambito professionale energetico: sperimentazione di una proposta Luca Malavolta Marco Ghelfi Francesco Zamboni 2015 Luca Malavolta, Schneider Electric Marco Ghelfi, Federazione CNOS-FAP Francesco Zamboni, Federazione CNOS-FAP Sommario L’ambito professionale energetico (Luca Malavolta, Marco Ghelfi, Francesco Zamboni ) 5 Bibliografia 242 Indice 245 3 L’ambito professionale energetico L’ambito dell’energia Aspetti ambientali Principi della sostenibilità Sin dall’antichità l’uomo ha vissuto in profonda simbiosi con la terra che lo ospitava; per soddisfare i propri bisogni ha saputo adeguarsi alle condizioni del luogo utilizzando i materiali presenti, sfruttando le condizioni favorevoli e proteggendosi dalle avversità del clima, adattandosi sistematicamente alle condizioni ambientali che lo circondavano e sfruttando a suo beneficio le risorse naturali. In particolare l’uomo ha fondato negli ultimi secoli la propria crescita attraverso lo sfruttamento di risorse fossili disponibili ma limitate. Storicamente l’utilizzo di risorse naturali non ha mai inciso in maniera drastica o irreparabile nei confronti del territorio, nonostante la concentrazione di attività in luoghi ben definiti sia avvenuta sin dalla notte dei tempi. Tutto ciò si è mantenuto pressoché invariato sino all’avvento dell’era industriale, durante la quale si è verificata e si sta tutt’ora verificando la concomitanza di più fattori che possono essere raggruppati in poche macro-famiglie. Lo sviluppo tecnologico ed industriale degli ultimi decenni, se da un lato ha consentito innegabili progressi in campo socio-economico, dall’altro, a causa soprattutto del continuo ricorso a risorse non rinnovabili per la produzione di energia, dell’immissione nell’ambiente di una quantità di sostanze inquinanti e del prelevamento sempre più consistente di materie prime dall’ambiente naturale, ha spesso pregiudicato fortemente gli equilibri ambientali. Nei Paesi sviluppati la tecnologia ha trasformato profondamente gli stili di vita e di lavoro; oggi si sta verificando lo stesso fenomeno anche nei Paesi in via di sviluppo. Si è generata una sorta di dipendenza uomo-energia che ha sconvolto il rapporto uomo-natura generando sfruttamento del territorio, diseguaglianze e lotte sociali, danni all’ambiente che lentamente si ripercuotono sui suoi occupanti. Basti pensare ai disastri meteorologici che spesso coinvolgono la nostra penisola e che sono per lo più dovuti all’incuria e all’abuso dell’uomo. Quando si sente parlare di consumo delle risorse, in genere il pensiero corre subito alle fonti energetiche primarie; tuttavia, considerando la cre- 5 Dario Luca Malavolta, Marco Ghelfi, Francesco Zamboni 6 scente pressione demografica, devono essere inseriti a pieno titolo anche il consumo idrico, lo sfruttamento dei suoli coltivabili, l’abbattimento indiscriminato delle foreste vergini (soprattutto della fascia equatoriale e subtropicale), lo sconvolgimento del sottosuolo per la ricerca di risorse minerarie, l’urbanizzazione selvaggia; l’elenco potrebbe continuare, tuttavia, come già accennato, tutte le voci possono essere ricondotte alla continua ricerca di un malinteso benessere, univocamente rivolto al consumismo più sfrenato e senza criteri, nonché a politiche industriali completamente proiettate al raggiungimento del massimo profitto ad ogni costo, senza tenere conto degli eventuali danni irreparabili scaricati sulla collettività (a tal proposito vale la pena ricordare l’esempio delle discariche abusive del Sud Italia che per anni hanno accolto rifiuti tossici provenienti soprattutto dalla grandi industrie del Nord). Tali scenari fanno riflettere sulla necessità di definire e intraprendere uno sviluppo futuro legato non più alla logica del profitto, della cementificazione e del consumo di suolo, ma alla salvaguardia del nostro territorio. In questo panorama si inserisce la presente guida la quale, pur avendo una decisa caratura tecnologica ed impiantistica, vuole dare informazioni utili a formare le nuove coscienze che domani dovranno raccogliere la pesante eredità lasciata dalle generazioni precedenti, che non hanno pensato con sufficiente lucidità ad un uso veramente sostenibile delle risorse. Per maggiore chiarezza si vuole riproporre la definizione di sviluppo sostenibile, così come enunciata nel Rapporto Brundtland nell’ormai lontano 1987: “Lo Sviluppo Sostenibile: è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro propri bisogni”. Pur essendo stata modificata più e più volte negli anni successivi (al fine di tenere conto anche degli aspetti etici, politici e sociali), questa definizione appare allo stesso tempo concisa e completa, poiché tiene conto implicitamente anche dei fattori non espressamente enunciati. Un altro aspetto che rallenta l’applicazione dei concetti teorici della sostenibilità alla pratica è dato dal continuo ripensamento del suo modello simulato, con frazionamento in tanti sotto-settori che provocano la perdita dell’obiettivo principale. È infatti preferibile sviluppare le buone prassi nei diversi campi di applicazione, definendo successivamente la modalità per perseguire gli obiettivi, anche perché principi nobilissimi rischiano di scontrarsi con la inapplicabilità alle singole realtà esistenti: un caso su tutti dovrebbe essere l’implementazione del Protocollo di Kyoto che, per ovvi motivi, non può essere recepito allo stesso modo dai Paesi industrializzati e dai Paesi in via di sviluppo. Nei paragrafi che seguiranno ci concentreremo sugli aspetti prettamente tecnologici della sostenibilità. 7 Parola chiave: ecologia del paesaggio. “La tutela del paesaggio è strettamente correlata con la tutela della salute: da un lato, la salute dei sistemi ecologici, con loro specifiche sindromi; dall’altro, la salute dell’uomo, minacciata dalle influenze negative trasmissibili da patologie del paesaggio”. (http://www.treccani.it/enciclopedia/ecologia-del-paesaggio, 29-11-2013) Aspetti tecnologici Nuove tecnologie disponibili Il settore energia, limitatamente all’ambito impiantistico civile ed industriale, affonda le sue radici in tre settori già esistenti; in particolare, per una parte predominante, nel settore termoidraulico ma anche in maniera significativa nei settori elettrico ed edile. Quest’ultimo riveste un ruolo fondamentale per quanto riguarda la conservazione e la rigenerazione dell’energia (soprattutto termica) da parte della struttura ospitante gli impianti, siano essi classici oppure ad alto contenuto tecnologico. Già oggi la tecnologia mette a buon frutto una serie di dispositivi (si pensi ai sistemi ibridi termo-fotovoltaici, alle caldaie a condensazione con centraline elettroniche integrate, ai sistemi di condizionamento oppure alle pompe di calore), che operativamente (per la loro installazione e manutenzione) richiedono delle competenze appartenenti sia al settore elettrico che al settore termoidraulico. Questa affermazione appare tanto più evidente nel confronto con le imprese e con i semplici installatori che vedrebbero di buon grado già oggi l’esistenza di figure professionali capaci di operare con disinvoltura (anche previa formazione specifica e puntuale) su questo genere di apparecchiature. A tal proposito la prima obiezione che viene avanzata dai “puristi” dei due settori è quella riguardante la specificità delle due figure e quindi l’impossibilità ad operare contemporaneamente nei due settori; fortunatamente la realtà professionale offre attualmente numerosi esempi concreti di operatori “ambivalenti” (talvolta neppure riconosciuti a livello giuridico): si pensi ai frigoristi, che si trovano ad operare con tubature in rame da saldo-brasare, fluidi da manipolare e collegamenti elettrici da portare a termine; a tutt’oggi non risultano inseriti, a livello nazionale, in una ben definita classe professionale. Il sogno, neppure troppo lontano dalla realtà, sarebbe quello di offrire una “casa” a tutti questi operatori, oltre ovviamente ai giovani e quindi ai futuri installatori all’interno del settore energia (con la formalizzazione della figura professionale dell’“operatore energetico”). Un altro esempio evidente di operatività “ibrida” tra i due settori è legato agli impianti termo-fotovoltaici, i quali richiedono adeguata manualità per installare sia la parte idraulica che quella elettrica. È altresì evidente la necessità di formare dei tecnici con preparazione mirata alla progettazione integrata di impianti tecnologici contenenti tecnologie evolute appartenenti in precedenza ai due settori separati. Inoltre, gli edifici che contengono impianti QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 8 avanzati dal punto di vista tecnologico non possono esimersi dall’avere un elevato livello di efficienza energetica, per cui negli stessi è necessario applicare dispositivi che effettuino regolazione e controllo dei parametri fisici propri dell’ambiente in cui si trovano. L’approccio alla creazione del settore deve tenere in buon conto l’universalità delle nuove tecnologie rinnovabili, senza piegarsi alle “mode” del momento o alla prevalenza temporanea di una specifica tecnologia sulle altre (si pensi alla “bolla” del fotovoltaico con la sua impennata ed un altrettanto rapido ridimensionamento al termine dell’incentivazione). Per evitare derive di forma e di sostanza sarà necessario far sempre riferimento ai principi fondanti del settore, basati sulla sostenibilità ambientale e quindi sul corretto e responsabile utilizzo delle limitatissime fonti energetiche e minerali del pianeta. Se da un lato il mercato delle energie fossili sviluppa nuove tecnologie per poter sfruttare al massimo tutte le risorse disponibili (es. shale gas) e le lobby continuano a sostenere la predominanza di tali risorse, dall’altro il mercato legato alle fonti energetiche rinnovabili ha visto negli ultimi anni un trend di crescita molto elevato soprattutto grazie a politiche di incentivazione. La tecnologia “green” (geotermia, solare termico, fotovoltaico, etc.), opportunità di sviluppo e crescita per la nostra economia, non può essere adottata tout court come soluzione al problema energetico; è necessario intraprendere una strada di riduzione dei consumi. Proprio la sostenibilità ambientale deve essere la bussola per orientarsi verso una corretta valutazione di ciò che (tecnologia o attività) sia veramente rinnovabile ed alternativo. Per capire questo concetto si pensi ai biocarburanti (la cui produzione è incentivata): per coltivare semi in grado di fornire oli carburanti alternativi alle fonti fossili vengono impegnate molte aree libere da insediamenti, sottraendole alle altre colture agricole o, peggio, a zone che vengono disboscate in maniera irrazionale: è evidente che in questi casi esiste un mero calcolo di convenienza economica immediata, che non tiene conto degli effetti successivi sull’ambiente o della ridotta produzione di beni agricoli destinati al nutrimento umano ed animale. In altre parole la corretta applicazione dei principi della sostenibilità ambientale permette la valutazione di tante altre attività e nuove tecnologie che, pur sembrando appartenenti alle categorie rinnovabili, potrebbero risultare non compatibili dal punto di vista ambientale. Al contrario, sempre ragionando sulle risorse naturali, esistono alcune realtà che, correttamente gestite, possono fornire buoni spunti in un’ottica ambientale: si pensi a tal proposito alle aree utilizzate per la produzione di legnami le quali, ripristinate e ricostituite “a rotazione”, forniscono per periodi illimitati materia prima senza intaccare minimamente il territorio; anche in alcune zone d’Italia esistono esempi di questo tipo dove, a fronte di un efficace utilizzo del patrimonio boschivo, si ha come risultato la crescita lenta ma continua delle aree coperte da alberi. 9 Quest’ultimo punto ha notevole rilevanza, in quanto in questi ultimi anni si è sviluppata una sorta di edilizia “alternativa”, che utilizza il legno come materiale nobile da costruzione. A partire dall’adeguamento normativo nel campo delle strutture, con l’emanazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni (NTC2008), il legno è finalmente stato equiparato agli altri materiali strutturali da costruzione. Grazie, inoltre, allo sviluppo delle tecnologie di prelavorazione in stabilimento (centri di taglio a controllo numerico), l’edilizia delle strutture di legno ha visto negli ultimi anni un crescente sviluppo del settore, svincolato dalla crisi nel campo delle costruzioni. Mediante le strutture di legno è possibile realizzare abitazioni, edifici pluripiano (entro il 2023 a Stoccolma sarà realizzato un grattacielo di legno di 34 piani), strutture sportive, strutture industriali, ponti, passerelle, etc. La tecnologia del legno è vincente, grazie alla versatilità del materiale: strutturalmente leggero ma al tempo stesso resistente, veloce da installare, con ottime prestazioni (sisma, fuoco, isolamento termico). A differenza dell’edilizia “tradizionale”, troppo spesso relegata alla pratica dell’improvvisazione, tale tecnologia richiede un livello approfondito di progettazione in fase iniziale, per definire schemi costruttivi e sviluppare dettagli di connessione degli elementi. Tenuto poi conto che gli edifici a elevata prestazione energetica richiedono un grado di definizione rigoroso, tale fase risulta imprescindibile. Errori di progettazione o realizzazione possono comportare nel caso di strutture di legno danni maggiori rispetto alle strutture “tradizionali”: basti pensare, ad esempio, al danno strutturale che può comportare un’infiltrazione d’acqua o la formazione di condensa (oltre il limite normativo) all’interno dell’involucro. L’utilizzo del legno, oltre a garantire il rispetto dei principi generali di sostenibilità, favorisce la realizzazione di ambienti sani, confortevoli e belli, se abbinato a isolanti naturali e a prodotti di finitura dotati di certificazioni di sostenibilità. Il comfort abitativo, nel caso degli edifici residenziali, è altresì garantito dall’utilizzo di impianti di ventilazione meccanica forzata, dotati di recuperatore di calore; caratterizzati da un sistema di immissione dell’aria rinnovata negli ambienti primari e da un sistema di estrazione dell’aria viziata dagli ambienti secondari, tali impianti permettono il ricambio dell’aria, evitando la dispersione energetica dovuta all’apertura dei serramenti. Talvolta, tali impianti vengono utilizzati per sopperire a problematiche di condensazione superficiale e muffa grazie al rinnovo dell’aria e ad una diminuzione del tenore di umidità interno: si pensi, ad esempio, al caso delle nuove costruzioni realizzate senza curare la risoluzione dei ponti termici o al caso di edifici esistenti riqualificati senza particolare attenzione alla questione dell’ermeticità dell’involucro. Anche in questo caso la qualità della progettazione e della realizzazione sono indispensabili per evitare tali problematiche. Anche quest’ultima tipologia di impianti, che ormai costituisce un piccolo “sottosettore”, richiede tecnici ed operatori preparati adeguatamente poiché necessita di collegamenti sia di tipo elettrico che idraulico da realizzare all’interno di contesti edilizi ad elevate prestazioni. QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 10 Parola chiave: fare di più con meno. Il Libro verde sull’efficienza energetica della Commissione Europea del 2005 pone l’attenzione sul fatto che una politica attiva in materia di efficienza energetica potrebbe contribuire in modo significativo a migliorare la competitività e l’occupazione (obiettivi centrali dell’Agenda di Lisbona), a raggiungere gli obiettivi in materia di protezione dell’ambiente assunti con il protocollo di Kyoto e a garantire una maggior e sicurezza degli approvvigionamenti. La maggiore efficienza energetica è una necessità cruciale per l’ambiente, l’economia, il benessere e la salute. L’efficienza tecnologica ben si accompagna con la tematica dell’uso efficiente delle risorse, tema cruciale della politica ambientale europea. “Significa disaccoppiare la crescita economica dall’uso delle risorse. Spingere l’economia a creare di più con meno, produrre maggiore valore con meno input, usare le risorse in modo sostenibile, riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente”. (fonte: Un ambiente sano e sostenibile per le generazioni future, UE). Aspetti economici Investimenti L’attuale crisi congiunturale ha posto tutti di fronte alla carenza di risorse economiche ed alla riduzione di liquidità che possono diventare tangibili e concrete in qualsiasi momento anche in settori ed attività normalmente considerate trainanti per l’economia stessa. Nei momenti di scarse risorse si è soliti volgere lo sguardo al risparmio, alla conservazione ed alla valorizzazione di ciò che già esiste. La questione economica legata all’energia riguarda quotidianamente ogni singolo consumatore; si può ad esempio toccare con mano ogni qualvolta ci rechiamo a un distributore di carburante e notiamo l’aumento del relativo prezzo o quando ci accingiamo a pagare la bolletta del riscaldamento. La questione del caro carburante è lampante: nel 2000 la benzina costava 1.08€/l mentre nel 2013 il prezzo è salito a 1.79€/l con un aumento del costo di 71centesimi. Per la precisione occorre osservare che dietro al costo del carburante e dietro alle relative oscillazioni si cela una politica di fiscalizzazione eccessiva da parte dello Stato (più del 50% del costo complessivo considerando accise + iva è incassata dallo Stato) e una politica economica di speculazione (il prezzo del carburante è determinato da un listino internazionale di mercato valutato su operazioni di compravendita del prodotto in una specifica località, in uno specifico momento, da una sorta di borsa dove in funzione della domanda e dell’offerta viene determinata la quotazione). Tale prezzo è completamente scollegato dai costi reali del carburante, nettamente inferiori a quelli del mercato spot anche perché si riferiscono ad acquisti di molto antecedenti. Il prezzo non nasce quindi dalle regole concorrenziali del libero mercato ma da un’attività di pura speculazione finanziaria (da: http://lucascialo. blogspot.it/2012/03). Il costo delle risorse aumenta ma anche il suo utilizzo; 11 nella “società dei consumi” l’individuo del XXII sec. è molto più “energivoro” dei suoi antenati. Basti pensare a quanta tecnologia è oramai entrata nelle nostre case a partire dagli apparecchi per la comunicazione, ai piccoli elettrodomestici, ai giochi dei bambini funzionanti mediante batterie. Negli ultimi anni, anche per ottemperare agli accordi UE sul tema del riscaldamento globale e del rispetto del Protocollo di Kyoto, sono state finanziate attività quali il fotovoltaico ed il solare termico che hanno assorbito gran parte delle risorse destinate al risparmio ed alla riqualificazione energetica; è opinione comune di tantissimi operatori del settore che tali finanziamenti sono andati ben al di là dello scopo prefissato, che era quello di favorire la partenza di nuove tecnologie abbassando velocemente i costi (soprattutto dei materiali) per ottenere in tempi ragionevoli condizioni economiche favorevoli allo sviluppo ulteriore del settore stesso. Purtroppo non sempre i produttori e gli installatori hanno reagito prontamente, causando degli alti e bassi nei prezzi e nelle vendite, costringendo il legislatore ad intervenire più volte per assestare il mercato e fornire incentivi il più possibile aderenti ai costi reali sostenuti dal pubblico. Tutto ciò ha provocato una notevole dispersione di risorse economiche, altrimenti destinate ad altri settori delle energie cosiddette “pulite”. Si tenga conto inoltre del fatto che i fondi da destinare agli incentivi provengono da una quotaparte delle bollette energetiche dei consumatori finali, per cui oggi è stato posto un limite massimo agli incentivi annui erogabili per sostenere le rinnovabili (tenendo anche presente che le bollette energetiche italiane sono tra le più onerose in Europa). La storia recente ci mostra la volontà da parte del legislatore di sostenere il risparmio energetico a tutto tondo, permettendo inoltre la scelta della tecnologia da applicare alla propria realtà (sia essa industriale o civile), spaziando dalla riqualificazione edilizia (involucro e struttura) all’impiantistica elettrica o idraulica, fino ad arrivare alla fonte di produzione in loco (fotovoltaico, solare termico, riscaldamento o condizionamento con pompa di calore). Risparmio energetico ed aumento resa degli edifici Una recente statistica messa a punto da centri di ricerca mostra come il 90% degli edifici privati di tipo civile abbia gravi carenze dal punto di vista del risparmio energetico. In molti casi si tratta di edifici costruiti tra gli Anni ‘50 e gli Anni ‘90, ma non mancano esempi di strutture ancora più vecchie. Il fattore che accomuna tutti questi edifici è la dispersione del calore sia dalle pareti che da porte e finestre, ma anche dal tetto. Ovviamente se si vuole praticare un’economia nella spesa energetica dell’edificio è necessario agire sulla struttura prima ancora che sulla produzione di energia necessaria a costi più bassi o con tecnologie superate; un esempio può essere l’installazione di un impianto fotovoltaico su un edificio a resa energetica molto bassa (finestre senza doppi vetri, pareti prive di isolamento) con l’utilizzo dell’energia elettrica per scaldare QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 12 gli ambienti: è chiaro che da un lato si produce energia pulita ma dall’altro la stessa viene utilizzata male e letteralmente “gettata dalla finestra”. La tecnologia offre soluzioni mirate al risparmio energetico che spaziano dalla diagnosi dell’edificio (analisi termografica, blower door test), all’intervento con soluzioni più o meno onerose che utilizzano materiali naturali, artificiali o misti, fino ad arrivare al controllo ed alla gestione puntuale dei consumi con sistemi domotici finalizzati al risparmio energetico. Un’analisi veritiera della situazione deve necessariamente prevedere la scelta tra la riqualificazione energetica dell’edificio agendo sull’esistente ma anche valutando la possibilità di abbattere la costruzione erigendone una completamente nuova e rispondente ai parametri di riferimento in tema di risparmio energetico. In campo edilizio esistono degli standard costruttivi che classificano gli edifici in funzione della loro performance ambientale, basandosi su parametri che spaziano dal tipo di materiale utilizzato ai componenti impiantistici installati, alla cura dell’isolamento termico, al corretto scambio di aria con l’esterno. In Italia il panorama dei protocolli di certificazione varia in funzione della scelta delle singole Regioni. I protocolli maggiormente utilizzati sono: Casaclima, Leed, Itaca, SB100, Ecodomus, VEA, Climabita, PHI Italia. Alcuni certificano la prestazione energetica dell’edificio, altri allargano l’orizzonte alla valutazione ambientale dell’intervento. Il protocollo di certificazione CasaClima, introdotto in Alto Adige a partire dagli Anni ‘90, è diventato un riferimento nel panorama delle costruzioni a basso consumo energetico e un marchio di qualità. La certificazione CasaClima premia la prestazione dell’involucro edilizio, sulla base di un parametro definito fabbisogno energetico per riscaldamento, valutato mediante un’equazione di bilancio; la corrispondenza del calcolo con la realizzazione è verificata mediante l’analisi del progetto elaborato ad hoc, direttamente dai tecnici dell’Agenzia, e sopralluoghi in cantiere, da parte di auditori esterni alla realizzazione. Le altre certificazioni ambientali prevedono l’assegnazione di punteggi che sono funzionali a seconda del tipo di involucro utilizzato, dell’energia e risorse idriche consumate, del quantitativo di rifiuti prodotto e della efficacia dei servizi offerti ai futuri proprietari in termini di comodità dei trasporti, vicinanza dei servizi essenziali e del grado di salute e benessere che l’edificio sarà in grado di offrire. Il parametro finale utilizzato da tutti i protocolli al fine della valutazione dell’edificio è la classe di appartenenza (espressa con una lettera dell’alfabeto o con numeri o definizioni appropriate) che sintetizza i punteggi e le valutazioni per ogni aspetto preso in esame. Di maggiore importanza dal punto di vista strettamente energetico è l’Attestato di Certificazione Energetica (ACE), ora ridefinito APE, previsto dall’UE, che è un documento di sintesi dell’analisi sull’edificio; esso permette di valutare l’efficienza energetica della struttura, fornendo all’utente finale una indicazione sui costi generali di gestione dell’edificio stesso per il suo riscaldamento e raffreddamento . Il documento è valido se redatto ed assevera13 to da un Certificatore abilitato e se depositato presso l’Ufficio Tecnico del Comune di appartenenza e registrato nel Catasto energetico; ha idoneità per un periodo di 10 anni dopo la registrazione. Il metodo di classificazione prevede l’assegnazione di una lettera che indica una buona qualità energetica (classe A+, A) via via decrescente verso una scarsa qualità, con lettere che vanno dalla B fino alla G. Parola chiave: efficienza e sufficienza. L’innovazione e l’efficienza tecnologica se da un lato comportano una riduzione dei consumi, dall’altro, per “effetto rebound”, inducono a comportamenti maggiormente energivori. La direzione per ridurre i consumi deve essere quella di coniugare efficienza nell’uso finale dell’energia e sufficienza nel suo uso totale. Ad esempio nel campo dei trasporti l’efficienza può essere rappresentata dall’acquisto di un’auto a basse emissioni e la sufficienza potrà riguardare il fatto di andare a piedi per coprire piccole distanze o utilizzare la bicicletta. Nel campo residenziale l’efficienza sarà rappresentata dalla costruzione di edifici ad alte prestazioni ma la sufficienza riguarderà il fatto di limitare il consumo di energia elettrica o di acqua calda. Altro caso riguarda ad esempio l’acquisto di elettrodomestici in classe A++: dismettere un vecchio frigorifero ormai vetusto e “energivoro” per acquistarne uno ad alta efficienza ma di capienza più elevata. Il principio di sufficienza non viene rispettato e il bilancio totale sui consumi energetici rimane pressoché lo stesso di prima. Se all’efficienza non si lega una cultura del consumo responsabile lo sforzo è reso vano. Aspetti culturali Nuovo approccio ambientale I benefici dello sviluppo avvenuto negli ultimi due secoli hanno riguardato i soli Paesi industrializzati; il progresso è avvenuto grazie allo sfruttamento delle risorse spesso provenienti dai Paesi più poveri. Tenuto conto che i Paesi emergenti (Cina, India, Messico, etc.) ambiscono a raggiungere lo stile di vita dei Paesi industrializzati, basato sui combustibili fossili, centrato sull’auto e sullo stile di vita usa e getta, ma che le risorse sono limitate per soddisfare l’esigenza di milioni di persone, è necessario pianificare lo sviluppo cercando di rendere più equa la distribuzione delle stesse. Ad esempio, l’ambizioso progetto portato avanti dalla Svizzera di riduzione del fabbisogno energetico entro l’anno 2100 a 2000 W pro-capite rientra pienamente in tale prospettiva. Tale iniziativa sviluppata a partire dagli Anni ‘90 trae spunto dallo studio «Physical Quality of Life Index», dove viene evidenziato per la prima volta il rapporto tra consumo energetico e qualità della vita: “a partire da circa 2000 Watt di potenza continua per persona l’aumento del consumo energetico non comporta un miglioramento rilevante della qualità di vita” (da: http://www.2000watt.ch). Il passaggio a QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 14 una società più responsabile basata su stili di vita meno intensivi non avviene con imposizione di regole dall’alto, ma attraverso una lenta crescita della cultura del risparmio. È pur vero che in differenti settori è già in atto una vera e propria rivoluzione culturale dei comportamenti sociali: ad esempio nel campo dell’alimentazione basti pensare al successo di associazioni quali Slow Food o Terra Madre, allo sviluppo delle filiere corte, all’aumento di vendita dei prodotti biologici, all’attenzione rivolta verso i protocolli e marchi di sostenibilità. Nel campo energetico il successo di iniziative quali “M’illumino di meno” o eventi quali “Fa’ la cosa giusta”, dimostrano una sensibilità crescente alle tematiche del risparmio. Famiglia e scuola diventano gli attori responsabili del successo della futura società. Per giungere ad una corretta gestione delle risorse applicate al risparmio energetico è necessaria una rivisitazione del nostro modo di pensare, agendo sulla conservazione dell’energia che è presente all’interno dell’edificio e riducendo in modo significativo il consumo causato da tutto ciò che serve per “far funzionare” la casa o l’edificio industriale. In effetti, sarebbe necessario affinare il concetto di risparmio facendo capire al pubblico che tutto ciò che non viene disperso può essere utilizzato o riutilizzato senza particolari costi di gestione. In altre parole, applicando tecnologie già oggi esistenti, è possibile ad esempio accumulare il calore nel sottosuolo con particolari tecniche, catturandolo dall’aria libera in estate attraverso moduli termici o ibridi, trasferendolo e concentrandolo con appositi scambiatori, e riutilizzandolo mediante pompe di calore nei locali interessati tramite riscaldamento a pavimento durante la stagione invernale. Tutte queste tecnologie presuppongono la conoscenza e la sensibilità al tema da parte del pubblico, ma anche la preparazione tecnica e commerciale degli operatori di settore per avvicinare la tecnologia alle esigenze del cittadino senza l’utilizzo di soluzioni estemporanee o eccessivamente onerose ma fornendo soluzioni personalizzate e vicine alla realtà presa in esame. Aspetti giuridici (progetti, dichiarazioni, certificazioni) Inquadramento normativo Il contesto energetico mondiale Per meglio comprendere le politiche attuali nel campo energetico che interessano il nostro Paese e che condizionano le scelte e i comportamenti di ogni singolo individuo è utile allargare la scala e capire quali sono le strategie e le tendenze a livello mondiale. Partendo dalle recenti analisi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) è possibile individuare una sorta di scenario globale che probabilmente interesserà nei prossimi anni il contesto internazionale. In particolare, si prevedono nei prossimi 20-25 anni le seguenti tendenze: • “La domanda di energia nel mondo è prevista in crescita (+35% al 2035), ma con un andamento fortemente differenziato tra diverse aree geografiche: quasi ‘piatta’ nei Paesi industrializzati; in forte aumento in quelli in 15 via di sviluppo (+60%), i quali rappresenteranno oltre il 60% della domanda globale tra vent’anni. • D’altra parte, il mondo sta diventando sempre più efficiente: l’intensità energetica (energia consumata per unità di PIL) è prevista diminuire del 1,8% l’anno nei prossimi 20 anni, in accelerazione rispetto allo 0,6-1,2% registrato negli ultimi decenni. Questo anche per il progressivo aumento del livello dei prezzi (e della loro volatilità) di molte risorse (energetiche e non) che spinge secondo logiche di “mercato” verso l’adozione di soluzioni innovative per l’efficientamento. • Tra le fonti di energia, il gas e le rinnovabili sono sempre più in espansione, a scapito soprattutto del petrolio, che perderà quote di mercato, mentre carbone e nucleare manterranno sostanzialmente la loro quota di mercato attuale. In particolare: • Il petrolio sta progressivamente perdendo importanza relativa (dal ~45% dell’energia primaria degli Anni ‘70 a poco più del 30% attuale e al ~27% nel 2035), ma il suo consumo in termini assoluti è comunque atteso in crescita. • Il carbone è previsto in forte calo nei Paesi OCSE (dal ~20% al ~15% della domanda), compensato dalla crescita soprattutto in Cina e India in particolare nei prossimi 10 anni. Grazie alle ampie riserve disponibili, il bilancio domanda-offerta risulterà più equilibrato di quello del petrolio. • Il nucleare è previsto in crescita solo nei Paesi non-OCSE (in particolare Cina, Corea, India, Russia), mentre in Occidente non si prevedono sviluppi significativi (in particolare in Europa). • Le rinnovabili sono la fonte che si prevede crescerà maggiormente, sia in valore relativo che assoluto. Tale crescita sarà guidata da un prevedibile aumento della sensibilità ambientale, ma soprattutto dall’attesa riduzione dei costi delle tecnologie nei prossimi 20 anni, che consentiranno di mettere in competizione ‘alla pari’ molte delle fonti rinnovabili con le tecnologie fossili tradizionali, considerando anche gli effetti della tassazione (diretta o indiretta) delle emissioni di CO2. • Per quanto riguarda il gas, la domanda globale è prevista in significativo aumento, dai 3.300 miliardi di metri cubi del 2010 agli oltre 5.000 previsti nel 2035, trainata dal consumo in Asia, soprattutto per la generazione elettrica, ma anche per usi industriali e civili. L’offerta crescerà parimenti, con una sempre maggiore diversificazione geografica ed una maggior importanza del mercato GNL (gas naturale liquefatto). Un ruolo trainante avrà il cosiddetto gas ‘non convenzionale’ (shale gas, tight gas e coalbed methane), che tra vent’anni è previsto rappresenti tra il 25% e il 27% della produzione mondiale (e oltre il 50% della crescita assoluta di volumi da qui al 2035) anche se lo sviluppo di questa tecnologia in molti Paesi dipenderà dall’effettiva sfruttabilità delle riserve geologiche identificate e dalla soluzione delle problematiche ambientali” (da: Strategia energetica nazionale-2013). QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 16 In merito al “futuro” delle fonti fossili, dope le numerose analisi fatte - a partire dall’applicazione della teoria del “picco” di Hubbert sulla durata e sulla quantità di risorse disponibili - un singolare rapporto dell’analista e consulente energetico americano Chris Nelder spiega come “il punto di non ritorno della transizione energetica da fossili a rinnovabili è arrivato”. Con- Fonte: Strategia Energetica Nazionale-2013 Fonte: Strategia Energetica Nazionale-2013 17 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 frontando il costo degli investimenti fatti per estrarre petrolio con l’effettiva produzione (nell’anno 2012, come visibile nel grafico, la produzione è tornata ai valori del 2000, ma gli investimenti sono aumentati di 5 volte) l’analista mostra come i fondamenti economici legati alle fonti fossili stiano vacillando rispetto alle energie rinnovabili, in particolare eolico e solare. Lo stesso vale per le centrali a carbone diventate una tecnologia obsoleta (negli USA molti progetti sono stati abbandonati) e per le centrali nucleari, i cui costi di gestione e mantenimento si stanno dimostrando molto elevati. Fonte: www.qualenergia.it : il sistema energetico nel suo punto critico. Perchè non si tornerà indietro Lo dimostra, ad esempio, il caso francese: il costo di mantenimento del parco nucleare ai livelli attuali per i prossimi 50 anni ammonta a 300 miliardi di euro; “il totale di 300 miliardi equivarrebbe al costo di uscire dal nucleare e rimpiazzarlo con le fonti rinnovabili. Bisogna uscire dal mito che il nucleare sia gratuito. Insomma, invecchiando il nucleare costa e i Paesi che vi hanno investito si trovano costretti a spendere moltissimo solo per garantire la sicurezza di impianti basati su una tecnologia obsoleta” (fonte: www.qualenergia.it “Francia il conto astronomico del nucleare che invecchia”). Nel contempo, muta lo scenario energetico, soprattutto nel campo elettrico, con costi delle tecnologie rinnovabili in continua riduzione, tanto che “un report del Rocky Mountain Institute e di CohnReznick ipotizza che, entro il 2025, milioni di utenti residenziali troveranno economicamente vantaggioso non essere più collegati alla rete elettrica. Un evento che già oggi minaccia le utility ed è l’effetto della combinazione della diminuzione dei prezzi dei sistemi solari (calo del 60% dal primo trimestre 2010) e dello storage. I prezzi delle batterie agli ioni di litio sono, già oggi, la metà di quelli del 2008” (fonte: www.qualenergia.it “Il sistema energetico nel suo punto critico. Perché non si tornerà indietro”). 18 La recente notizia dell’adozione da parte degli Stati Uniti di un piano d’azione per tagliare entro il 2030 le emissioni di carbonio delle centrali elettriche del 30%, rispetto ai livelli del 2005, avalla pienamente il cambiamento in corso. Obiettivi e scenari a livello europeo L’attuale quadro normativo di riferimento a livello nazionale e le strategie adottate nel campo energetico derivano prevalentemente dalle politiche di sviluppo tracciate a livello europeo: a partire dalla ratifica del Protocollo di Kyoto nel 1997 (entrato in vigore nel 2005 con l’assenso da parte della Russia), l’Europa si è impegnata a ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra rispetto ai propri livelli del 1990 di un valore pari all’8% entro il 2012, fine del periodo di impegno. La tematica ambientale e energetica ha visto, soprattutto dai primi anni del 2000, uno sviluppo crescente della sensibilità verso le problematiche connesse con il surriscaldamento climatico e con la dipendenza dalle fonti fossili, arrivando al 2008 alle definizione del Pacchetto Clima-Energia, meglio conosciuto come Strategia 20-20-20. Tale provvedimento prevede: • riduzione, entro il 2020, delle emissioni di gas serra, per una percentuale pari ad almeno il 20% rispetto ai livelli del 1990; • un contributo del 20% di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali lordi entro il 2020; • riduzione del 20% sul consumo di energia primaria rispetto ai livelli previsti al 2020, da ottenere tramite misure di efficienza energetica. Tale obiettivo, solo enunciato nel pacchetto, è stato in seguito declinato, seppur in maniera non vincolante, nella Direttiva efficienza energetica approvata in via definitiva nel mese di ottobre 2012. Tali obiettivi sono stati tradotti in specifiche direttive tra cui: • Decisione 406/2009/CE, la quale stabilisce il contributo minimo degli Stati membri all’adempimento dell’impegno assunto dalla Comunità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, per il periodo dal 2013 al 2020, e le norme per la realizzazione di tali contributi e per la valutazione del rispetto di questo impegno. • Direttiva 2009/28/CE, la quale stabilisce un quadro comune per la promozione dell’energia da fonti rinnovabili. Essa fissa obiettivi nazionali obbligatori per la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e per la quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti. • Direttiva 2012/27/UE, la quale stabilisce un quadro comune di misure per la promozione dell’efficienza energetica nell’Unione al fine di garantire il conseguimento dell’obiettivo principale dell’Unione relativo all’efficienza energetica del 20% entro il 2020, e di gettare le basi per ulteriori miglioramenti dell’efficienza energetica al di là di tale data. In particolare, pone l’accento sul ruolo esemplare dell’Ente pubblico che, attraverso le ristrutturazioni ad alta efficienza del proprio parco immobiliare, o attraverso l’acquisto di prodotti o servizi ad alta efficienza, nel ri19 spetto della coerenza del rapporto costi-efficacia, possa sensibilizzare l’opinione pubblica. Nel campo edilizio, responsabile del 40% del consumo di energia finale e del 36% delle emissioni totali di CO2 nell’Unione, sono state emanate Direttive riguardanti la prestazione energetica degli edifici, la Certificazione energetica, l’ausilio di fonti rinnovabili e l’etichettatura dei prodotti. Si riportano a titolo di riferimento alcune direttive più significative: • Direttiva 2002/91/CE, denominata EPDB (Energy Performance Building Directive): pone l’attenzione sulla metodologia per il calcolo del rendimento energetico degli edifici, sui requisiti minimi dello stesso, sull’importanza della certificazione energetica, sul ruolo degli edifici pubblici nella sensibilizzazione alla tematica e sulla necessità di un’ispezione periodica degli impianti. “Si tratta di indicazioni normative fondamentali per la volontà di indirizzare il mercato delle costruzioni verso una qualità energetica facilmente riscontrabile da parte dell’utente/consumatore in un indicatore sintetico, la classe attribuita all’edificio, e in grado di influenzare i valori di mercato degli edifici in base alle loro prestazioni rappresentate dal fabbisogno di energia primaria e dalle emissioni di anidride carbonica (CO2)” (da: L’artigianato nella prospettiva della green economy, Centro stampa Regione Piemonte - Torino 2013). • Direttiva 2010/31/CE denominata EPDB2 (aggiorna e integra i contenuti della Direttiva 2002/91/CE che viene abrogata): promuove in particolare il miglioramento della prestazione energetica degli edifici tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne; introduce il concetto di NZEB (Near Zero Energy Building), ovvero di edificio caratterizzato da un fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo, soddisfatto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, entro un predeterminato termine temporale per le nuove costruzioni (2018 per gli edifici pubblici, 2021 per le nuove costruzioni). Stabilisce, inoltre, un metodo comune per il calcolo della prestazione energetica, valutando il fabbisogno di riscaldamento e di raffrescamento. • Direttiva 2010/30/CE sull’Energy Label, l’etichetta energetica, relativa all’indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi all’energia. Riguarda in particolare i prodotti che consumano energia (elettrodomestici, etc.), ma anche i prodotti connessi con il consumo di energia (componenti dell’involucro edilizio, quali ad esempio le finestre). Grazie all’etichetta energetica il consumatore ha la possibilità di conoscere le informazioni sulla prestazione del componente e di orientare la sua ricerca verso il prodotto più efficiente. Tale pratica si è dimostrata utile nel campo degli elettrodomestici: in particolare, da quando vige l’etichettatura, l’interesse si è spostato sul prodotto ad alta efficienza. Gli impegni adottati nel pacchetto clima-energia sono stati rafforzati all’interno della strategia “Europa 2020” dove, a seguito della recente crisi economico/ finanziaria, sono definite tre priorità di sviluppo: crescita intelligente (sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione); crescita sostenibile (promuovere un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 20 più verde e più competitiva) e crescita inclusiva (promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione, che favorisca la coesione sociale e territoriale). Il tema dello sviluppo sostenibile e dell’impiego efficiente delle risorse, presentato dalla Commissione attraverso l’iniziativa faro “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” (COM(2011)21), diventa nevralgico per ambire alla decarbonizzazione del sistema energetico a lunghissimo termine. In particolare, la comunicazione Energy Roadmap 2050 (COM(2011)885/2) mostra possibili scenari di evoluzione per giungere entro il 2050 a un’economia a basso impiego di carbonio, riducendo dell’80-95% le emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, migliorando la sicurezza energetica e promuovendo crescita e occupazione sostenibili. Dal punto di vista economico “il costo complessivo della trasformazione del sistema energetico non supererà quello dello scenario di continuazione delle politiche correnti, risultando in alcuni casi persino inferiore. Gli investimenti saranno, infatti, ampiamente ripagati in termini di crescita economica, occupazione, certezza degli approvvigionamenti energetici e minori costi dei combustibili”. Dal punto di vista della fattibilità l’obiettivo è tecnicamente raggiungibile a patto che avvenga una quasi totale decarbonizzazione dei processi di generazione elettrica. “L’opzione principale è rappresentata dall’efficienza energetica, che gioca un ruolo determinante in ciascuno scenario, in particolare per gli edifici che in futuro potranno arrivare a produrre più energia di quella consumata. Centrale è anche il ruolo delle fonti rinnovabili, le quali nel caso più ottimista (scenario High Renewable energy sources) consentiranno di generare nel 2050 il 75% dei consumi finali di energia e il 97% di quelli elettrici” (da http://www.enea.it/it/produzione-scientifica/EAI/anno-2012/n.-1-gennaio-febbraio- 2012-1/world-view/energy-roadmap-2050). La Roadmap pone anche attenzione all’utilizzo di energia nucleare e allo sviluppo della tecnologia CCS (Carbon Capture and Storage), prevedendo un ruolo fondamentale per il gas durante la fase di transizione, che consentirà di ridurre le emissioni sostituendo carbone e petrolio nella fase intermedia, almeno fino al 2030 - 2035. Recentemente, con la presentazione del Libro Bianco Clima-Energia 2030, sono stati definiti dalla Commissione Europea i target per l’anno 2030 nell’ambito clima-energia: due sono gli obiettivi vincolanti. L’uno legato alla riduzione delle emissioni per un valore pari al 40% della CO2 rispetto al 1990 e l’altro legato al raggiungimento del 27% di rinnovabili sui consumi (obiettivo non vincolante per gli Stati membri ma vincolante per l’UE). Le associazioni ambientaliste sono preoccupate del fatto che non siano stati fissati obiettivi sul tema dell’efficienza energetica, questione chiave per ridurre il consumo energetico e per stimolare l’innovazione. Anche le aziende del settore che hanno investito sull’efficienza nei processi rilevano una sorta di retromarcia della politica europea e temono una perdita di competitività su un settore, quello del risparmio energetico, che può essere la chiave per uscire dalla crisi e garantire una nuova fase di sviluppo. D’altro canto le associazioni di categoria rilevano come l’adozione di vincoli restrittivi sulle emissioni comportino una perdita di competitività delle industrie rispetto alla concorrenza straniera e una obbligata adozione di tecnologie più economiche, non valide dal punto di vista ambientale. 21 La situazione nazionale La legislazione italiana in materia energetica se da un lato sin dagli Anni ’70 è stata tra le prime a fissare dei paletti in materia di risparmio energetico e di fonti rinnovabili dall’altro accusa il fatto di non essere mai stata accompagnata da una seria e continua strategia energetica a livello politico. Le normative redatte spesso non seguite dai necessari decreti attuativi finivano per non essere applicate. Basti pensare che già nella nota Legge 10/91 “Norme in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia” s’introduceva il concetto di certificazione energetica: articolo mai applicato in attesa dello specifico decreto attuativo. Lo stesso vale per il recepimento delle direttive europee in campo energetico; i provvedimenti spesso sono stati attuati con lentezza mostrando una generalizzata inefficacia nell’attuazione delle politiche europee e generando incertezza e confusione negli operatori del settore e negli investitori. La recente Strategia Energetica Nazionale (SEN), approvata con decreto interministeriale nella primavera del 2013, si pone finalmente come risposta all’esigenza di definire un piano di sviluppo energetico che possa orientare le decisioni e le scelte future. Peccato che tale iniziativa nasca zoppicante, perché sostenuta da un governo tecnico che dovrebbe occuparsi di tematiche amministrative e perché non supportata da alcuna norma primaria che si occupi della sua applicazione. Inoltre, dal punto di vista della pianificazione energetica, necessaria per ambire a un futuro a basse emissioni di carbonio, la strategia risulta carente tenuto conto del forte sostegno che viene ancora dato alle fonti fossili. Basti ricordare ad esempio che nelle priorità d’azione rientrano la produzione sostenibile d’idrocarburi nazionali attraverso un incremento dell’attuale produzione, la ristrutturazione della raffinazione e della rete di distribuzione dei carburanti e la centralità del mercato del gas attraverso il ruolo che l’Italia potrebbe avere come hub sud europeo. D’altro canto l’ipotesi su cui si basa la SEN è che l’Italia nel medio periodo resterà un Paese dipendente dai combustibili fossili; basti pensare che nel 2010 l’86% circa del fabbisogno energetico è stato coperto da combustibili fossili di cui il 90% importato. Entrando nel merito del documento, la strategia fotografa l’attuale situazione energetica nazionale caratterizzata da: • “prezzi dell’energia mediamente superiori ai suoi concorrenti europei (soprattutto per l’elettricità), e ancor più rispetto ad altri Paesi come gli Stati Uniti. Questa situazione rappresenta un fattore di grave appesantimento per la competitività del sistema economico italiano, ed è dovuta in gran parte a quattro ragioni strutturali: • Il mix energetico, in particolare quello elettrico, è in questo momento piuttosto costoso perché principalmente basato su gas e rinnovabili e si differenzia molto da quello della media UE per l’assenza di nucleare e la bassa incidenza di carbone. • I prezzi all’ingrosso del gas in Italia sono mediamente più alti che negli altri Paesi europei. Il prezzo medio del gas sul mercato spot PSV nel 2011 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 22 è stato di circa il 25% superiore a quello dei principali hub nord-europei [...] Ciò si riflette anche sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità, che nella maggior parte delle ore viene determinato da centrali CCGT a gas. • Gli incentivi alla produzione rinnovabile elettrica in Italia sono storicamente i più elevati d’Europa (ad esempio, gli incentivi unitari alla produzione fotovoltaica sono stati circa il doppio di quelli tedeschi), con un forte impatto sul costo dell’energia: oltre il 20% della bolletta elettrica italiana (escluse imposte) è destinato a incentivi alla produzione tramite fonti rinnovabili. • Vi sono infine una serie di altri costi, dovuti a politiche pubbliche sostenute dalle tariffe come ad esempio, per il settore elettrico: gli altri “oneri di sistema” (oneri per smantellamento nucleare, ricerca di sistema, regimi tariffari speciali) e inefficienze diffuse (es. CIP6). • Situazione piuttosto critica in termini di sicurezza e indipendenza degli approvvigionamenti: • La limitata capacità di risposta del sistema gas in condizioni di emergenza: quando ci si trova in contemporanea presenza di riduzioni degli approvvigionamenti dall’estero e di punte prolungate di freddo eccezionale sull’intero territorio – quali quelle sperimentate nel febbraio 2012 – la resilienza del sistema è ancora insufficiente [...]. • La dipendenza dalle importazioni: l’84% del fabbisogno energetico italiano è coperto da importazioni.[...] Il dato si confronta con una quota di importazioni medio nell’Unione Europea significativamente più basso, pari al 53%”. Fonte: Strategia Energetica Nazionale-2013 Entrando in merito ai consumi energetici, il grafico seguente riporta la suddivisione dei consumi per settore d’uso facendo riferimento all’anno 23 2010, anno in cui si è registrato un consumo finale lordo di energia pari a 127,5 MTep. Il calore, inteso come consumo finale di energia per il riscaldamento e raffrescamento, rappresenta la quota più importante, seguito dal consumo nei trasporti e da quelli elettrici. QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Fonte: Strategia Energetica Nazionale-2013 La SEN, coerentemente con le politiche di sviluppo sostenibile adottate a livello europeo, focalizza l’attenzione su sette priorità strategiche di azione per i prossimi anni due delle quali legate all’efficienza energetica e allo sviluppo delle fonti rinnovabili, con l’obiettivo lungimirante di raggiungere e superare i parametri fissati per l’Italia dal Pacchetto Clima-Energia 2020, di ridurre il gap di costo energetico che ci caratterizza, favorendo la crescita economica e di garantire una maggiore sicurezza di approvvigionamento e una minor dipendenza dall’estero. In merito all’efficienza energetica fissa un obiettivo quantitativo al 2020 di riduzione dei consumi primari di ulteriori quattro punti percentuali rispetto a quanto prefissato dall’UE (il 24% a fronte del 20% europeo), si propone di abbattere le relative emissioni e di risparmiare una notevole quantità di combustibile fossile importato. In merito alle FER (fonti energetiche rinnovabili) la strategia si prefigge di raggiungere il 19% dei consumi finali lordi rispetto all’obiettivo UE del 17%. In particolare, per quanto riguarda il settore elettrico, l’obiettivo è quello di far diventare le FER la prima componente del mix di generazione al pari del gas (35-38% dei consumi finali al 2020). Nel campo termico la meta è quella di sviluppare la produzione da FER fino al 20% dei consumi finali al 2020 mentre nel settore dei trasporti si conferma il dato europeo di un contributo dei biocarburanti pari al 10% dei consumi. 24 Per raggiungere tali obiettivi, la strategia prende spunto dalle misure già messe in atto negli anni precedenti e le rafforza. In particolare nel campo dell’efficienza energetica il Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica (PAEE) presentato nel 2007 in ottemperanza alla direttiva 2006/32/CE e il nuovo piano del 2011 mirano a conseguire un obiettivo globale di risparmio energetico tramite servizi energetici e altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica quantificabile con una riduzione del 9,6% entro il 2016. Tali misure confermate dalla SEN riguardano: • I “Certificati Bianchi” (o Titoli di Efficienza Energetica, TEE) per cui è previsto un rafforzamento soprattutto nel settore industriale e dei servizi, pur mantenendo un ruolo importante anche per interventi nell’area residenziale non coperti da detrazioni o incentivi; in particolare, ogni TEE corrisponde a 1 Tep (tonnellata equivalente di petrolio) di energia risparmiata a seguito di interventi di miglioramento dell’efficienza, realizzati dai soggetti obbligati o da soggetti volontari che possono partecipare al meccanismo. “Il soggetto attorno cui ruota il meccanismo sono i grandi distributori di gas e di elettricità. Costoro diventano ‘soggetti obbligati’ se hanno un parco di almeno 50.000 clienti; annualmente viene loro assegnato un obiettivo di risparmio energetico di cui dovranno dimostrare il conseguimento” o mediante la realizzazione diretta dei progetti di efficienza energetica ovvero acquistando TEE da altri soggetti. (da: “I titoli di efficienza energetica, guida operativa II”). • Le detrazioni fiscali in atto, prevalentemente dedicate al settore delle ristrutturazioni civili (detrazione fiscale sull’IRPEF suddivisa in quote annuali, per un totale pari al 55% delle spese sostenute, ora diventata 65%). Fonte: Strategia Energetica Nazionale 2013 25 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Tale detrazione riguarda una serie di interventi, tra cui la riqualificazione energetica complessiva dell’edificio, azioni di miglioramento della prestazione di singole parti dell’involucro, sia per gli elementi opachi che per gli infissi, installazione di pannelli solari per la produzione di ACS e sostituzione di impianti di climatizzazione invernale. Secondo gli operatori del settore, come riportato nel Energy Efficiency Report 2013 del Politecnico di Milano, le detrazioni costituiscono il più generoso sistema di incentivi mai messo in campo dal Governo per promuovere l’efficienza e lo sviluppo economico sostenibile. Tuttavia quello che preoccupa è l’instabilità della politica di incentivazione nel tempo e il rischio di “disorientamento” da parte dei potenziali fruitori data la parziale sovrapposizione dell’azione al Conto Energia Termico. • L’applicazione delle normative in materia di efficienza energetica soprattutto nel settore edilizio e nel campo dei prodotti ricadenti nella direttiva dell’Ecodesign. Quadro normativo italiano per l’efficienza energetica – Fonte: Energy Efficiency Report 2013 Nel campo edilizio le normative recepiscono i contenuti e le indicazioni delle direttive emanate, alcune delle quali precedentemente citate; in particolare, fissano requisiti minimi obbligatori inerenti il fabbisogno energetico nel caso di nuove costruzioni o ristrutturazioni sostanziali, promuovono l’utilizzo di impianti efficienti e l’utilizzo di FER e recepiscono le regole in materia di certificazione energetica e di monitoraggio dei consumi. Ultimamente è stato introdotto l’Attestato di prestazione energetica (APE), documento che accompagna la storia energetica dell’edificio riportando il consumo di energia primaria, la classe e la qualità energetica e le relative emissioni di CO2. L’APE è obbligatorio per i nuovi edifici, nel caso di ristrutturazioni sostanziali e deve essere prodotto in caso di vendita o locazione. • L’introduzione del Conto Energia Termico, ossia del meccanismo nato per incentivare gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare della Pubblica Amministrazione e interventi legati alle fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia termica per utenze private. 26 In merito allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili due sono state le tappe relative al recepimento alla Direttiva 2009/28/CE: la prima riguarda l’emanazione nel 2010 del Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili (PAN) e la seconda l’emanazione del decreto “Burden sharing” nel 2012, relativo alla ridistribuzione degli obiettivi nazionali a livello delle Regioni e delle Provincie Autonome e alla definizione dei singoli target di produzione di elettricità e di calore da FER. Il PAN fissa gli obiettivi nazionali per la quota di energia da fonti rinnovabili nel settore termico del riscaldamento e raffrescamento, nel settore dei trasporti e nel settore elettrico e definisce le modalità di raggiungimento degli stessi. In particolare, la linea d’azione primaria riguarda lo sviluppo delle FER a copertura dei consumi finali per riscaldamento e raffrescamento; le azioni di sviluppo in merito riguardano il potenziamento delle reti di teleriscaldamento, la diffusione della cogenerazione e l’immissione di biogas nella rete di distribuzione del gas naturale. Un’altra linea di azione strategica del PAN riguarda la questione della produzione di elettricità da FER. La tematica si incentra sull’adeguamento del sistema elettrico in funzione della potenza installata; prevede in particolare l’adeguamento delle reti di distribuzione e lo sviluppo di sistemi di stoccaggio/accumulo/raccolta dell’energia. Fonte: Strategia Energetica Nazionale-2013 27 In merito al mix rinnovabile per la produzione elettrica il grafico successivo mostra la situazione al 2010; “nella maggior parte delle Regioni, è l’energia idroelettrica ad offrire il contributo più rilevante sia per le Regioni subalpine sia per quelle appenniniche. Si comincia però ad apprezzare il contributo di altre fonti quali l’eolico (soprattutto in Campania, Puglia e Sicilia) e le biomasse (soprattutto in Emilia Romagna, Lombardia e Puglia). A riguardo, è bene rimarcare come il PAN specifichi la necessità di ricorrere alle biomasse soprattutto per la generazione di calore, al fine di perseguire obiettivi di maggiore efficienza e sostenibilità negli impieghi delle risorse” (fonte: La Green Economy in Piemonte – Rapporto Ires 2013). QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Fonte: Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili Produzione di energia elettrica da FER delle diverse Regioni al 2010 - fonte La Green Economy in Piemonte – Rapporto Ires 2013 Le misure di incentivazione diretta delle energie rinnovabili per la produzione di elettricità riguardano: • i certificati verdi, ossia i titoli scambiati sul mercato riconosciuti ai produttori da fonti rinnovabili in funzione dell’energia prodotta. Tenuto con28 to che i produttori e i distributori di energia elettrica sono tenuti a immettere in rete un quantitativo minimo di energia da FER, tale obbligo può essere assolto, o mediante la produzione della stessa, o mediante l’acquisto dei certificati verdi comprovanti la produzione dell’equivalente quota. • La tariffa onnicomprensiva è un regime basato sull’erogazione di una tariffa fissa riconosciuta agli impianti da fonti rinnovabili in funzione dell’energia immessa in rete e include sia l’incentivo sia la remunerazione. È un meccanismo che avvantaggia i piccoli produttori che difficilmente potrebbero trarre vantaggio dal complesso meccanismo dei certificati verdi. • Il conto energia è un “regime di sostegno che garantisce una remunerazione costante dell’energia elettrica prodotta da impianti solari fotovoltaici e termodinamici, per un periodo prestabilito (20 anni per gli impianti fotovoltaici, 25 anni per gli impianti solari termodinamici) attraverso una tariffa per tutta l’energia prodotta dagli impianti (feed in premium). La tariffa è aggiuntiva rispetto al ricavo della vendita o alla valorizzazione, mediante lo scambio sul posto o l’autoconsumo, dell’energia prodotta e varia in funzione della taglia e del grado di integrazione architettonica dell’impianto. Tale regime premia le produzioni rinnovabili a prescindere dall’utilizzo che viene fatto dell’energia elettrica prodotta” (da: Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili dell’Italia). La rapida crescita e lo sviluppo della tecnologia fotovoltaica è dovuta soprattutto al sistema incentivante molto generoso in vigore negli ultimi anni, che non ha tenuto conto dei costi in diminuzione della tecnologia, garantendo margini di profitto elevati rispetto agli altri paesi europei. L’incentivo al 2012 risultava essere tra il doppio/triplo di quello riconosciuto in Francia e Germania. Tale iniziativa, pur favorendo l’espansione del settore, si è riversata indirettamente sulle tasche dei consumatori italiani comportando un’incidenza sulla bolletta elettrica pari a oltre il 20%. Le misure d’incentivazione delle energie rinnovabili per usi termici sono invece il “Conto energia termico”, i “certificati bianchi” e le detrazioni fiscali precedentemente esposte. È opinione degli operatori che ad oggi le potenzialità d’incentivazione del Conto Termico non siano state adeguatamente sfruttate, nonostante le ridotte tempistiche burocratiche e la semplicità di remunerazione diretta ne avrebbero dovuto favorire un diffuso utilizzo. Se da un lato il PAN ha definito la priorità d’azione sulle fonti rinnovabili termiche e la stessa SEN ne ha ricalcato l’importanza sostenendo che rispetto alle elettriche quelle termiche sono più efficienti e meno costose per raggiungere gli obiettivi europei e comportano benefici significativi di risparmio combustibile, dall’altro le azioni operative e le forme di incentivazione si sono rivelate completamente sbilanciate sul fronte elettrico. Lo sviluppo delle rinnovabili termiche negli ultimi anni è avvenuto senza un quadro di incentivazione stabile e dedicato. Tale situazione comporta il fatto che a oggi nel settore elettrico l’obiettivo 20-20-20 è stato praticamente raggiunto, mentre nel campo termico molta strada resta ancora da fare. Nel campo edilizio la recente nor29 mativa precedentemente esposta prevede un ausilio sempre maggiore delle fonti rinnovabili, a copertura in una prima fase di una percentuale della sola produzione ACS, ed ora anche a copertura di parte del fabbisogno di energia complessivo. Pure in questo caso la complessità del quadro normativo, le numerose modifiche introdotte e l’assenza di una politica di sviluppo costante e uniforme su tutto il territorio rendono la situazione molto confusa per gli operatori del settore, per i tecnici e per gli stessi Enti pubblici. Se da un lato le politiche energetiche adottate ambiscono a raggiungere e superare i target europei fissati con l’obiettivo di ridurre l’emissione di gas climalteranti prodotti prevalentemente dalla combustione di petrolio, carbone e gas, dall’altro esistono politiche d’incentivazione delle fonti fossili ancora in essere; un recente rapporto di Legambiente fornisce un quadro completo dell’assurda situazione legata a tale sostegno economico. “Ad esempio in Italia, com’è noto, risorse pubbliche finanziano l’autotrasporto su gomma e sostengono l’acquisto di combustibile a favore del settore agricoltura e pesca; inoltre, una quota parte della bolletta pagata da tutti i consumatori, con il famigerato CIP6 nato per sostenere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tramite alcuni stratagemmi è servito e serve tutt’oggi per sostenere centrali a carbone, raffinerie e centrali a fonti fossili. Altro sussidio è stato recentemente introdotto dal Governo Monti a sostegno di vecchie centrali funzionanti a fonti fossili per prevenire le “situazioni di emergenza gas”. Altro caso riguarda il sussidio a favore delle cosiddette “aziende energivore” ossia aziende caratterizzate da un consumo energetico molto elevato (ad esempio i cementifici). Per assurdo tale sostegno economico premia “il consumo di energia, invece di spingere interventi che al contrario premino l’efficienza energetica nella gestione degli impianti e delle reti e che riducano i possibili problemi sulla rete. In questo modo, le “aziende energivore” non saranno mai spinte ad attivare processi di efficientamento energetico che avrebbero non solo la conseguenza di ridurre i propri costi legati ai consumi energetici, in linea con gli obiettivi di tale sussidio, ma contribuirebbero alla riduzione delle bollette elettriche degli utenti finali, alla riduzione dei consumi di energia da fonti fossili, alla lotta contro i cambiamenti climatici” (Fonte: Legambiente, Stop sussidi alle fonti fossili, 2013). Gli obiettivi raggiunti Una recente analisi dell’Agenzia Europea per l’Ambiente mostra i progressi fatti grazie alle politiche ambientali adottate dall’Unione Europea rispetto agli obiettivi fissati con il Pacchetto Clima-Energia. In particolare “la riduzione dei gas serra è il settore nel quale gli obiettivi sono stati già quasi raggiunti a sette anni dalla scadenza. Alla fine del 2012, infatti, fa sapere l’Aea, nel complesso i Paesi dell’Unione Europea hanno ridotto le emissioni del 18% sul livello del 1990. Anche per quanto riguarda le rinnovabili, l’obiettivo del 2020 è ampiamente raggiungibile. Infatti nel 2011 dalle fonti rinnovabili è arrivato il 13% dell’energia prodotta, un dato supe- QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 30 riore all’11,7% previsto per gli anni 2011-2012. Le cose vanno meno bene, invece, per quanto riguarda il terzo obiettivo: il miglioramento del 20% dell’efficienza energetica. Solo quattro Stati (Bulgaria, Danimarca, Francia e Germania) stanno facendo progressi in questo campo, illustra il rapporto” (fonte: Obiettivi ambientali Ue del 2020, siamo più avanti del previsto – www.corriere.it). In merito alla situazione italiana il Dossier Clima 2014 della Fondazione per lo sviluppo sostenibile fotografa una situazione positiva: “L’Italia ha centrato il target di Kyoto, riducendo le emissioni rispetto al 1990 del 7,8% a fronte di un impegno di -6,5%. I dati ufficiali confermano, quindi, le stime effettuate dalla Fondazione lo scorso anno. Guardando oltre, anche i target al 2020 fissati dal pacchetto clima-energia dell’UE sono a portata di mano: gli attuali livelli di emissione di gas serra sono già inferiori a quelli previsti per l’Italia dal target europeo; nel 2013 le rinnovabili dovrebbero superare agevolmente la soglia del 14% dei consumi finali lordi, molto vicino, quindi, al target del 17%; anche i consumi primari di energia nel 2013 sono allineati a quelli previsti per il 2020”. Diversa invece l’opinione di altri studiosi che sulla base del rapporto Aea sottolineano: “l’Italia viene considerato un paese sostanzialmente non in linea con il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni, principalmente a causa del fatto che non ha fornito adeguate informazioni sulle proprie intenzioni di utilizzo dei meccanismi flessibili. [...] Tutto ciò porta l’Italia ad un gap annuale di 3,7 MtCO2/anno, che nel quinquennio di riferimento assomma in totale a 18,5 MtCO2. In termini monetari stiamo parlano di circa 90 milioni di euro, che potrebbero aumentare viste le fluttuazioni sul mercato della tonnellata di CO2, parametro di riferimento per i permessi di riduzione. Al momento non si sa come l’Italia farà fronte a questo “acquisto” sul mercato internazionale in quanto in nessuna delle ultime Leggi di Stabilità (Leggi Finanziarie) è stato mai fatto riferimento a tale impegno assunto dall’Italia” (fonte: Protocollo di Kyoto: l’Italia lontana dall’obiettivo - www.ilcambiamento.it). Certificazione energetica Come in precedenza esposto la certificazione energetica rappresenta un tassello importante per attivare uno sviluppo della cultura legata all’efficienza energetica; l’utente finale, grazie a parametri e indicatori chiari e semplici che individuano una specifica classe energetica, è in grado di orientare le proprie scelte verso prodotti efficienti o comunque è messo in condizione di prendere decisioni consapevoli. Grazie a questo processo s’innesca un meccanismo di mercato che trasferisce sul prezzo del bene la qualità energetica dello stesso premiando interventi che garantiscono elevati standard costruttivi. La condizione per far sì che questo avvenga è legata alla serietà del meccanismo di certificazione e alla responsabilità degli operatori che entrano in gioco. Caso emblematico per l’Italia è rappresentato dal già citato sistema di 31 certificazione degli edifici CasaClima, attivo in Provincia Autonoma di Bolzano a partire dal 2002. Il sistema certifica la prestazione energetica dell’edificio sulla base delle caratteristiche dell’involucro (per involucro s’intende il guscio che racchiude il volume riscaldato) e sulla qualità del costruito. L’iter di certificazione prevede l’elaborazione di un progetto dell’edificio a partire da regole e standard definiti nel quale vengono individuati e dettagliati tutti gli elementi che caratterizzano l’involucro analizzando in modo particolare i punti di connessione fra gli stessi. Fase successiva è la verifica in cantiere della corretta esecuzione del progetto mediante sopralluoghi da parte di figure indipendenti dalla realizzazione e progettazione. Punti di forza del protocollo CasaClima sono quindi la verifica del progetto e della sua realizzazione in cantiere; solo in questo modo è possibile comprovare l’effettiva qualità del costruito. La targhetta energetica consegnata e affissa sull’edificio, con riportati i dati di prestazione, diventa emblema del risultato ottenuto. La certificazione CasaClima ha innescato in Alto Adige un virtuoso meccanismo di sensibilizzazione alla tematica del risparmio energetico che, grazie a corsi di formazione per tecnici e operatori del settore, eventi, fiere, comunicazione si è esteso anche nel resto del Paese. Peccato che dal punto di vista normativo, prima che fossero pubblicate le «Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici» mediante D.M. 26/06/2009, grazie alla “clausola di cedevolezza” contenuta nel D.Lgs. 192/05, alcune Regioni (in sequenza Lombardia, Liguria, Piemonte e Emilia Romagna) hanno provveduto a legiferare in tema di certificazione energetica recependo in modo autonomo la Direttiva 91/2002. Tale situazione ha generato differenti percorsi di certificazione spesso non coerenti fra loro; regole diverse, metodologie di calcolo differenti, competenze dei certificatori disuguali non hanno certo facilitato il difficile percorso di recepimento della certificazione. In termini normativi “il tema della certificazione energetica e dei relativi obblighi è stato introdotto col D.Lgs 192/05 e ripreso più volte dai successivi decreti attuativi o di modifica dello stesso portando a un quadro frammentato e a volte non coerente tra un testo e l’altro. Il DL 63/13, convertito dalla Legge 90/2013, propone un riordino della materia sostituendo integralmente alcuni passaggi del D.Lgs 192/05 e anticipando nuovi decreti attuativi dedicati alla certificazione energetica degli edifici. Il tutto viene di nuovo modificato ed integrato dal DL 145 denominato “Destinazione Italia” del dicembre 2013, convertito in Legge con la Legge 9 del 21 febbraio 2014” (fonte: Guida Anit - La legislazione per il risparmio energetico e l’acustica degli edifici - settembre 2013). Sebbene la certificazione sia di fatto obbligatoria su tutto il territorio nazionale, a livello locale si possono configurare le seguenti situazioni: • recepimento, con Legge regionale, della Direttiva 2002/91/CE; • emanazione di Regolamento regionale per l’attuazione delle Linee Guida Nazionali (LGN); • assenza di recepimento della Direttiva 2002/91/CE e di regolamenti regionali o delle Province Autonome. QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 32 L’Attestato di Prestazione Energetica (APE), che ha sostituito l’Attestato di Certificazione Energetica (ACE), rappresenta il documento di sintesi della prestazione energetica dell’edificio; deve essere prodotto in caso di vendita o locazione dell’immobile e in caso di nuova costruzione o di ristrutturazione importante, prima del rilascio del certificato di agibilità. Tenuto conto che i protocolli di certificazione sono differenti, anche gli APE non sono tutti uguali. “Sette Amministrazioni hanno adottato un proprio modello regionale mentre tutte le altre utilizzano il modello proposto dalle Linee Guida Nazionali. Valore calcolato del fabbisogno di energia primaria specifico EPGL e classe energetica sono legati tra loro secondo due criteri: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Valle d’Aosta e le Province Autonome di Trento e Bolzano adottano una classificazione “diretta”, ovvero in funzione del valore di EPGL relazionato a valori limite fissi delle classi energetiche; le rimanenti Regioni, fanno riferimento alla classificazione proposta dalle Linee Guida Nazionali, ovvero a valori limite espressi sia in funzione della zona climatica - così come individuate all’art. 2 del DPR del 26/08/1993 n. 412 - che del rapporto di forma dell’edificio S/V (Superficie Disperdente/Volume lordo riscaldato). In particolare la Liguria considera anche il fabbisogno di acqua calda sanitaria” (fonte: CTI Attuazione della Certificazione Energetica degli edifici in Italia -2013). In merito alla figura del certificatore energetico, il DPR 75/13 definisce i requisiti del tecnico abili- Fonte: Recepimento della certificazione energetica a livello regionale – Attuazione della Certificazione Energetica degli edifici in Italia -2013 33 tato alla sottoscrizione dell’APE (tali regole si applicano per tutte le Regioni che non abbiano provveduto a adottare propri provvedimenti in applicazione della Direttiva 2002/91/CE). In particolare sono previste due vie per essere riconosciuti come “Soggetto certificatore”: una strada comporta l’iscrizione a un Ordine e Collegio e la competenza per la progettazione di edifici e impianti, l’altra prevede l’abilitazione mediante un corso di formazione specifico della durata minima di 80 ore e il superamento di un esame finale con la condizione pregiudiziale del possesso di un diploma di istruzione tecnica o professionale. Un recente studio sull’andamento del mercato immobiliare 2013 evidenzia il mancato successo di tale attestato; il problema, fa notare il Fronte degli agenti immobiliari (Fiaip), riguarda il fatto che come spesso accade la normativa è stata imposta dall’alto senza creare la dovuta sensibilizzazione ai cittadini. Per tale ragione il passaggio a un mercato immobiliare in cui il valore dell’immobile è funzione della classe energetica è ancora un miraggio. Questo di certo non vale per quelle realtà (ad esempio l’Alto Adige) in cui la questione della certificazione energetica è oramai un traguardo raggiunto e condiviso da tutta la collettività. Nuove maestranze nella green economy e opportunità di sviluppo – dichiarazioni La “green economy” è definita a livello comunitario come “un’economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà, investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta” (fonte: Regione Piemonte – L’artigianato nella prospettiva della green economy, p.17). Tale definizione coinvolge tutte le attività economiche e, in modo particolare, il settore delle costruzioni responsabile come più volte ribadito del consumo di risorse naturali (oltre il 50% delle materie prime estratte sono utilizzate nel campo delle costruzioni) e del consumo finale di energia. La eco-costruzione, ossia la realizzazione di edifici che in tutte le fasi del loro ciclo di vita hanno un impatto sull’ambiente minore rispetto ai sistemi edilizi tradizionali, così come l’adozione di politiche di sviluppo dell’efficienza energetica attraverso attività di riqualificazione del patrimonio esistente, giocano un ruolo fondamentale nella salvaguardia del nostro pianeta e nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. In particolare le attività di green economy applicate al settore delle costruzioni in un periodo di recessione e di crisi del settore come quello che stiamo vivendo, garantiscono maggiori opportunità di sviluppo rispetto all’edilizia tradizionale. Lo dimostra il recente “XXI Rapporto Congiunturale e Previsionale Cresme sul mercato delle costruzioni tra 2013 e 2017”. Tra gli elementi che segnano lo sviluppo futuro del settore emergono: i processi di innovazione tecnologica, l’impatto sempre più forte dell’Ict sul settore costruzioni, i temi del partenariato pubblico privato e dell’integrazione tra servizi e costruzione come tasselli importanti del ciclo, una domanda low cost di edilizia sociale finora senza risposta, le frontiere dell’energy technology e della QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 34 riqualificazione ambientale. “Il prossimo ciclo dell’edilizia sarà di riqualificazione e trasformazione più che di nuova costruzione. Lo confermano anche i dati relativi all’anno 2013, in cui cresce ancora il peso del recupero, che è giunto a rappresentare il 66% degli investimenti e il 45,5% della produzione edilizia allargata, che comprende anche un 29,3% di nuova costruzione, un 20,9% di manutenzione ordinaria e un 4,3% di impianti di energie rinnovabili. Il peso di quest’ultimo capitolo, in particolare, si sgonfia dopo “la bolla speculativa del fotovoltaico” tra 2009 e 2011. Il futuro delle costruzioni si gioca su efficienza, innovazione, organizzazione, tecnologie; oggi il mercato della riqualificazione, centrato prevalentemente sui microinterventi, tiene in piedi quello delle costruzioni” (fonte: http://magazine.larchitetto. it/dicembre-2013/gli-argomenti/attualita/a-piccoli-passi.html). Analizzando il patrimonio immobiliare italiano, caratterizzato da edifici costruiti in prevalenza prima degli Anni ‘80, carenti dal punto di vista del comportamento energetico, ma anche dal punto di vista strutturale e manutentivo (basti pensare alla problematica dell’adeguamento sismico), appare auspicabile un futuro di riqualificazione e di trasformazione; solo in tal modo è possibile pensare ad una riduzione dei consumi energetici e ad una redditività economica degli investimenti fatti. Se poi si pensa alla quantità di edifici storici tutelati presenti nel nostro Paese, la sfida legata alla riqualificazione energetica si fa ancora più interessante. Altra questione riguarda il patrimonio di proprietà pubblica: il decreto legislativo in fase di definizione per il recepimento della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica individua differenti misure per arrivare a riqualificare ogni anno almeno il 3% del patrimonio della pubblica amministrazione centrale; il pubblico secondo lo spirito del legislatore, deve diventare un esempio del buon costruire per la collettività. Riqualificare un immobile dal punto di vista energetico significa adottare delle soluzioni in grado di ridurre il fabbisogno di energia che riguarda prevalentemente il riscaldamento e raffrescamento, pari al 67% circa del totale nel caso degli edifici residenziali. L’intervento di riqualificazione non si traduce solo in una diminuzione delle spese di gestione e quindi in un aumento del valore dell’immobile, ma anche in un miglioramento delle condizioni di comfort interne. Isolando ad esempio le pareti esterne si aumenta la temperatura superficiale interna delle stesse, garantendo un minor scambio radiativo tra il nostro corpo e l’elemento e quindi generando un elevato livello di comfort; oppure installando un impianto di ventilazione con recupero di calore si rinnova automaticamente l’aria interna degli ambienti limitando le fuoriuscite di calore e eliminando l’aria viziata. Tenuto conto della eterogeneità del nostro territorio dal punto di vista climatico, delle diverse tipologie costruttive, delle differenti destinazioni d’uso e dei vincoli presenti, il mercato offre innumerevoli soluzioni per riqualificare e intervenire sugli edifici; alcune riguardano il settore dell’involucro altre il settore impiantistico. 35 Appare evidente che non esistono soluzioni univoche alle differenti e innumerevoli problematiche; solo attraverso una corretta analisi e diagnosi dell’esistente e una progettazione consapevole che tenga conto di tutte le condizioni in essere (compreso il budget a disposizione), è possibile individuare la soluzione migliore o più efficiente per il caso in esame e quindi affidare a personale qualificato la realizzazione del progetto. Lo stesso vale per la realizzazione di nuove costruzioni a basso consumo o “NZEB” per l’appunto; è richiesto un elevato livello di progettazione e di realizzazione per poter raggiungere gli obiettivi preposti. L’edilizia, comparto produttivo della green economy, presenta elevate potenzialità in termini di ricadute occupazionali, di trasformazione delle professioni e dell’organizzazione del lavoro. “A tale riguardo va anche considerato il forte potere “attivante” che il settore delle costruzioni ha nei confronti degli altri comparti, con un possibile effetto moltiplicativo delle misure – già pervasive – di efficienza energetica. La progettazione e costruzione di nuovi edifici in modo più efficiente, così come la ristrutturazione dei fabbricati esistenti, infatti, attiva una grande varietà di sub-settori in termini di produzione, di beni intermedi e componenti, materiali e servizi che supportano il settore dell’efficienza energetica e della bioedilizia, chiamando in causa l’innovazione in molti campi collegati alle costruzioni” (fonte: L’efficienza energetica in Italia: competenze e figure professionali emergenti per la green economy - Serena Rugiero”). Tale scenario necessita una profonda riconversione del settore edile, in parte già in essere, con la trasformazione e l’adeguamento delle figure professionali coinvolte. La crescita del settore “energetico” richiede a tutti i livelli, dalla progettazione alla realizzazione, dal collaudo alla manutenzione, figure professionali competenti e preparate, capaci di dialogare e di perseguire gli obiettivi preposti. Se a livello di progettazione e gestione dei processi la figura dell’Energy Manager, introdotta con la Legge 10/91, inquadra la figura professionale in grado di analizzare le condizioni, individuare le soluzioni opportune e orientare le scelte energetiche, nel campo applicativo, “artigianale”, si rende necessaria una figura trasversale in grado di leggere e correttamente realizzare i progetti nel campo energetico; l’operatore ed il tecnico energetico per l’appunto. Basti pensare ad esempio all’installazione di un impianto di ventilazione meccanica controllata, competenza in parte dell’idraulico, dell’elettricista ma anche dell’impresa costruttrice, oppure all’installazione di un impianto di regolazione e monitoraggio dei consumi termici e elettrici di competenza dell’elettricista ma anche dell’idraulico. Estendendo l’attenzione all’involucro, anche il settore edilizio richiede figure competenti in grado di approcciare correttamente le problematiche e relative soluzioni nel campo del “risparmio energetico”; ad esempio la posa di un cappotto, oggi di competenza dell’impresa di costruzioni o del decoratore, l’installazione dei serramenti, la corretta posa della stratigrafia di un tetto. Tale figura nasce dall’esigenza di dare una risposta professionale alla richiesta del mercato evitando di cadere nel meccanismo d’improvvisazione che spesso caratterizza il settore delle costruzioni e degli impianti. QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 36 La scelta del nome sintetico di “operatore energetico” e “tecnico energetico” è stata effettuata pensando all’immediatezza nella comprensione delle sue peculiarità; sarebbe stato possibile denominarli “operatore e tecnico di impianti tecnologici e risparmio energetico”, nome senz’altro più completo, ma si è preferito seguire la logica e la semplicità nella sua denominazione, già adottata nei settori afferenti la meccanica dove il “perito termotecnico” è stato inserito nel comparto energia. In questo modo, la curvatura che si intende portare alle figure degli operatori e tecnici di impianti termoidraulici viene denominata sinteticamente “operatore energetico” e “tecnico energetico”. Il rapporto “GreenItaly 2013” analizza la situazione italiana del mercato legato alle nuove figure “green”: “la portata innovativa della green economy e dei green jobs in particolare trova riscontro anche sul fronte della domanda di lavoro. Basti pensare che ben il 61,2% di tutte le assunzioni che le imprese prevedono nel 2013 di destinare all’area aziendale della progettazione/ ricerca e sviluppo fa riferimento ai green jobs. A dimostrare ancora una volta che proprio le competenze green sono il motore principale dell’innovazione. E che questa innovazione assume sempre più una connotazione green”. Nel settore delle costruzioni e quindi dell’efficienza energetica “la trasformazione delle professioni [...] appare avere un carattere fortemente trasversale: l’innovazione attiva una domanda di nuove professionalità in tutti gli ambiti, coinvolgendo sia le alte professionalità che i profili esecutivi” (fonte: L’efficienza energetica in Italia: competenze e figure professionali emergenti per la green economy, pag. 69 - Serena Rugiero). Il mercato in particolare richiede figure professionali competenti nel campo degli impianti e del risparmio energetico; tale dato emerge dall’analisi della classifica delle prime venti figure professionali dei green jobs in senso stretto secondo le assunzioni non stagionali programmate dalle imprese nel 2013, classifica elaborata dal sistema informativo Excelsior (sistema di previsione sull’andamento del mercato del lavoro e sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese di UnionCamere). Al secondo e quarto posto vi è una richiesta di tecnici, ovvero di elettricisti delle costruzioni civili (circa 4mila assunzioni non stagionali) e di idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas (circa 3mila assunzioni non stagionali). “Si tratta di mansioni da operaio specializzato, per le quali non è richiesta chiaramente la laurea, spesso semmai il diploma o la sola scuola dell’obbligo, benché sia richiesta una esperienza specifica nella professione o nel settore di appartenenza”(fonte: GreenItaly Rapporto 2013, pag. 97). In particolare, all’interno delle singole categorie spiccano i seguenti contenuti verdi: elettricista di impianti di illuminazione sostenibili (6137: codice di categoria secondo la classificazione Istat CP 2011), installatore di impianti di condizionamento green (6136), installatori e montatori di macchinari e impianti industriali a basso impatto (6233). 37 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Appare evidente che “le figure legate alla sostenibilità ambientale incorporano una elevata dose di formazione e preparazione, indispensabili per rispondere ai compiti ai quali sono chiamate a svolgere, che si esprimono attraverso innovazione, technicalities, ecc. ”(fonte: GreenItaly Rapporto 2013 pag. 78). In merito ai percorsi formativi in atto l’Isfol rileva che nel 2012 in Italia sono stati erogati 1911 corsi di formazione in campo ambientale di cui il 62% attraverso Formazione Professionale non universitaria. “Una formazione capace di offrire lo sviluppo delle competenze green necessarie e ben collegata con la domanda di lavoro offre ovviamente elevate opportunità di impiego e occupazione di buona qualità. Secondo sempre Isfol, in questo modo più della metà degli occupati potrà raggiungere l’obiettivo di trovare un lavoro verde in linea col proprio percorso di studi e una maggiore facilità nell’ottenere un inquadramento contrattuale coerente con le proprie competenze [...] Diversi studi e analisi, anche internazionali, sono concordi nel riconoscere che l’acquisizione di competenze specialistiche e verdi, in particolare, offrano al futuro lavoratore un gradiente qualitativo Fonte: GreenItaly 2013 38 niente affatto secondario nel raggiungimento di un aumentato valore aggiunto della propria professionalità [...] I green job in qualche modo aggiungono elementi valoriali in più direzioni: all’acquisizione delle nuove competenze, orientate alla sostenibilità, si aggiunge una conoscenza delle dinamiche sistemiche ed ecosistemiche e una maggiore responsabilizzazione dei processi messi in opera rispetto al contesto ambientale e sociale” (fonte: GreenItaly Rapporto 2013 pag. 107-108). La proposta formativa professionale L’attuale proposta formativa professionale attuata a livello nazionale si basa sul Decreto interministeriale dell’11 novembre 2011, che ha recepito l’Accordo in sede Conferenza Stato - Regioni del 27 luglio 2011. In particolare, il decreto stabilisce la messa a regime dei percorsi di durata triennale e quadriennale finalizzati al conseguimento dei titoli di qualifica e di diploma professionale, istituisce il Repertorio nazionale dell’offerta di IeFP, definisce gli standard minimi formativi, adotta i modelli degli attestati della qualifica e del diploma professionale, definisce le modalità per l’attestazione intermedia delle competenze acquisite dagli studenti che interrompono i percorsi formativi. In particolare tale Repertorio è inteso come “insieme di figure di differente livello – di riferimento delle qualifiche e dei diplomi professionali – relative ad aree professionali, articolabili in specifici profili regionali sulla base dei fabbisogni del territorio. Per figura nazionale di riferimento si intende uno standard minimo formativo, assunto a livello di sistema Paese, consistente in un insieme organico di competenze tecnico - professionali specifiche, declinate in rapporto ai processi di lavoro e alle connesse attività, che caratterizzano il contenuto professionale della figura stessa. Le figure nazionali di riferimento possono declinarsi in indirizzi [...] Gli standard minimi formativi dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale hanno come oggetto di riferimento fondamentale la competenza, intesa come “comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale” (fonte: “Il sistema di istruzione e formazione professionale”, http://www.cnos-fap.it/sistema-ifp). Le aree professionali fanno riferimento alla classificazione delle aree Economico Professionali elaborata sulla base della classificazione delle attività economiche (NACE-ATECO) e della classificazione delle professioni (ISCO-CP/NUP). Il Repertorio tiene conto inoltre della corrispondenza con i livelli del Quadro europeo delle Qualificazioni; in particolare il 3° livello corrisponde alla figura degli operatori ai quali è attribuito un titolo in uscita di qualifica professionale, mentre il 4° livello corrisponde alla figura dei tecnici ai quali è attribuito un titolo in uscita di diploma professionale. Il differenziale tra 3° e 4° livello è basato sull’autonomia e sulla responsabilità dell’utente. Conseguito il diploma professionale di tecnico è possibile 39 accedere ai percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS), progettati e gestiti da soggetti associati e finalizzati a conseguire un certificato di specializzazione tecnica superiore, al quinto anno dell’Istruzione Secondaria Superiore. Il Repertorio nazionale viene aggiornato periodicamente con cadenza triennale; in particolare si prevede l’aggiornamento delle figure e/o dei relativi indirizzi e delle relative competenze tecnico-professionali e l’individuazione e la definizione di nuove figure nazionali di riferimento. Una nuova figura: il tecnico energetico Le figure presenti nel Repertorio nazionale dell’offerta di Istruzione e Formazione Professionale, che afferiscono al campo degli impianti a servizio delle costruzioni, sono l’operatore elettrico e l’operatore di impianti termo-idraulici (per quanto riguarda le qualifiche) e il tecnico elettrico e tecnico di impianti termici (per quanto riguarda i diplomi professionali). A ogni figura di riferimento corrisponde, come anticipato, la relativa nomenclatura delle Unità professionali e la classificazione delle attività economiche come riportato a titolo esemplificativo nelle schede successive. Le nuove figure di Operatore e Tecnico energetico nascono in prima istanza come aggiornamento della figura di operatore/tecnico termo-idraulico mediante “curvatura” professionale del profilo a livello regionale; si prevede per la figura dell’“operatore termoidraulico” la curvatura di “operatore energetico” e per la figura di “tecnico di impianti termici” la curvatura di “tecnico energetico”. In seconda istanza si auspica l’aggiornamento a livello nazionale del Repertorio nazionale dell’offerta di IeFP con l’inserimento delle nuove figure individuate. QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Fonte: http://www.cnos-fap.it/sistema-ifp 40 La normativa di settore che individua le disposizioni in materia di attività d’installazione degli impianti all’interno degli edifici è il DM 22/01/2008 n. 37. Tale decreto definisce gli ambiti d’intervento e i requisiti che devono possedere gli installatori. In particolare le imprese (iscritte al Registro delle Imprese o all’Albo delle Imprese Artigiane) sono abilitate all’esercizio delle attività riguardanti gli impianti posti al servizio degli edifici (classificati per tipologia all’art. 1 del succitato DM) se l’imprenditore individuale o il legale rappresentante, ovvero il responsabile tecnico da essi preposto con atto formale, è in possesso dei requisiti professionali di cui all’articolo 4. Il tecnico energetico, al termine del percorso di formazione, sarà in possesso dei requisiti tecnico-professionali abilitanti indicati all’art. 4 comma 1 lettera b del DM: “diploma o qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo con specializzazione relativa al settore delle attività di cui all’articolo 1, presso un istituto statale o legalmente riconosciuto, seguiti da un periodo di inserimento, di almeno due anni continuativi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore”. In merito al periodo d’inserimento in azienda, la normativa prevede che tale esperienza sia successiva, in termini temporali, al conseguimento della qualifica “esprimendo con ciò probabilmente, la volontà del legislatore di far sì che l’interessato acquisisca prima Fonte: http://www.cnos-fap.it/sistema-ifp 41 le necessarie conoscenze teoriche per poi acquisire, in un secondo momento, attraverso l’esperienza professionale, le relative competenze che possano qualificarlo ai fini di un’eventuale nomina a responsabile tecnico di un’impresa impiantistica” (fonte: MSE a CCIAA di Modena, parere 100451 del 09/11/09). Tenuto conto che il percorso formativo del III e IV anno oggetto della presente Guida, prevede al conseguimento del diploma professionale una certificazione delle competenze traguardo e delle relative evidenze, è in fase di verifica presso gli Enti preposti la possibilità di riconoscere tale percorso come condizione equivalente all’obbligo di due anni di esperienza di lavoro. Del resto occorre tener conto del fatto che, durante il percorso quadriennale, negli ultimi due anni formativi, l’allievo frequenta oltre 1000 ore di attività professionali nelle esperienze di laboratorio/UdA e stage/project work, entrando quindi in contatto con il mondo del lavoro (il documento che attesta il diploma professionale, riportato nella sezione “allegati” sotto il nome di Allegato 1, consente di inserire informazioni puntuali per certificare le competenze acquisite e le esperienze di apprendimento in ambito lavorativo maturate durante il percorso formativo). Tale possibilità favorirebbe l’accesso diretto dei tecnici alla loro futura professione riducendo le barriere d’ingresso imposte dalla normativa vigente. Il soggetto, assolti gli obblighi previsti per il possesso dei requisiti tecnico professionali, potrà esercitare le attività impiantistiche di cui all’art. 1 del DM succitato presentando l’iscrizione all’Albo Imprese Artigiane o al registro Imprese e la contestuale Segnalazione certificata di inizio attività di installazione impianti presso la competente Camera di Commercio. Si riporta a titolo di esempio la modulistica richiesta dalla CCIAA di Roma relativa alla dichiarazione di possesso dei requisiti tecnico-professionali. QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Scia impianti (Camera Commercio Roma) Dichiarazione di possesso dei requisiti tecnico professionali – da compilarsi a cura del responsabile tecnico 42 Resta evidente che, dato l’elevato livello di specializzazione del settore e dato il continuo evolversi della tecnologia e dei sistemi impiantistici, il tecnico energetico dovrà aggiornare periodicamente le proprie conoscenze e competenze professionali mediante una formazione mirata; la Formazione Professionale Continua (FPC) rappresenta uno strumento indispensabile per aggiornare, approfondire e specializzare le proprie competenze professionali. Ad esempio nel settore della installazione e manutenzione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili (FER), la recente normativa che ha recepito la Direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, ha introdotto un sistema di “qualificazione professionale” per tale attività. Il programma di formazione richiesto per la “qualificazione FER” in fase di definizione da parte degli Enti preposti potrà essere inserito all’interno dell’attività della FPC. La prospettiva formativa Fotovoltaico, solare termico e termo fotovoltaico Impianti fotovoltaici Gli impianti fotovoltaici hanno costituito, negli ultimi anni, una autentica ossatura del settore elettrico green con la nascita o la conversione di innumerevoli ditte installatrici che hanno operato e stanno tutt’ora operando. Tra i settori presi in considerazione è quello che maggiormente ha beneficiato di incentivi mirati a favorire l’installazione in termini numerici e di potenza degli impianti. Questo, se da un lato ha permesso di raggiungere a fine 2013 la ragguardevole cifra di circa 530.000 impianti installati in tutta Italia, per una potenza utile di oltre 18 GW (fonte: sito web www.gse.it) ed un autentico crollo dei prezzi di mercato a favore dei consumatori, dall’altro ha presentato problematiche di finanziamento dell’incentivo stesso (da più parti considerato troppo “generoso” in termini di denaro erogato). Inoltre ci sono stati risvolti legislativi in continua modifica che hanno causato frequenti alti e bassi nei flussi lavorativi e di conseguenza scarsa propensione delle aziende ad investire in modo deciso sul personale e sulle attrezzature. Oggi, dopo aver attraversato ben 5 Conti Energia (da fine 2005 a metà 2013), il fotovoltaico è entrato nella fase di maturità e si trova ad affrontare nuovi scenari; in particolare, mentre per favorire l’installazione è ora previsto un incentivo che permette di recuperare il 50% della spesa sostenuta in detrazioni IRPEF nell’arco di 10 anni, gli operatori del settore sanno molto bene che è necessario puntare alla “grid parity”. In altre parole, questo risultato, prevede che il costo di 1 kWh prodotto con il fotovoltaico equivalga a quello dello stesso kWh prodotto con fonti fossili. Per il raggiungimento effettivo di questo è necessario ancora un piccolo passo che potrà essere compiuto con la ripresa dell’economia e la ripartenza delle installazioni. Si tenga presente che, a favorire questo processo, contri43 buirà anche l’obbligo di installare impianti a fonti rinnovabili sugli edifici di nuova costruzione o in sostanziale ristrutturazione. Resta in ogni caso il limite principale di questa tecnologia, ovvero la sua discontinuità produttiva nel tempo (giorno-notte, estate-inverno, cielo sereno – cielo coperto). Anche in questo caso le idee non mancano. Le più promettenti riguardano l’utilizzo dell’energia elettrica prodotta per far funzionare le pompe di calore che generano riscaldamento e raffrescamento degli edifici (quindi si mira ad aumentare il tasso di utilizzo dell’energia prodotta quotidianamente) oppure la possibilità di accumulare nell’inverter dell’impianto alcuni kWh tali da permettere il superamento del periodo di non-produzione delle ore notturne. Impianti solari termici Questa tecnologia sfrutta il calore veicolato dai raggi infrarossi del sole trasferendolo, dopo alcuni passaggi (piastra radiante, scambiatori di calore, fluido termovettore), all’acqua calda sanitaria oppure, in particolari casi, all’impianto di riscaldamento delle abitazioni. Oltre a questa tipologia di impianti, prettamente residenziali, ne esistono altri di tipo industriale che sfruttano il calore ricavato dal sole per riscaldare le serre coltivate, alimentano impianti di essicazione, producono vapore per far girare turbine che a loro volta generano corrente elettrica. A tal proposito merita essere menzionata una applicazione nata con un notevole contributo di progettazione italiano che prevede la costruzione, in zone molto calde come il nord Africa, di centrali solari termiche a concentrazione con cessione del calore ad un olio diatermico (in grado di superare i 1000° C) stoccato in enormi serbatoi interrati. La quantità di calore accumulata durante le ore diurne è veramente consistente, per cui è possibile far evaporare acqua ad alta pressione e produrre energia elettrica con turbine a vapore non solo durante le ore diurne, ma anche di notte: questo è un primo esempio di superamento del limite fisiologico di massimi-minimi del sole applicato su larga scala. Tornando alle installazioni di tipo domestico, la maggior parte degli impianti sono utilizzati per acqua calda sanitaria o per preriscaldamento della stessa nei periodi meno favorevoli. Gli impianti e gli elementi costitutivi delle installazioni, pur essendo in continua evoluzione, hanno ormai raggiunto un buon grado di affidabilità e resa, sfruttando al meglio la radiazione solare, accumulandola con efficacia e conservandola per tempi sufficientemente lunghi nella logica di un utilizzo residenziale. Permane ancora un costo iniziale di installazione significativo, poiché l’impianto e la mano d’opera necessaria alla sua installazione hanno il loro peso in termini economici, ed il risparmio che ne consegue rispetto all’utilizzo di una comune caldaia assume rilevanza solo dopo alcuni anni di esercizio ed in zone non troppo sfavorevoli dal punto di vista climatico. Anche negli impianti termici sono previsti incentivi, in particolare QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 44 esiste ad oggi un “conto energia termico” che permette il recupero dell’investimento in tempi più rapidi rispetto al semplice sconto IRPEF. Impianti termo fotovoltaici Questo sistema unisce in un solo pannello la tecnologia fotovoltaica e quella solare termica. Il principio di funzionamento in sé è molto semplice poiché si utilizza la cella per produrre energia elettrica e nella parte posteriore del modulo viene messa a contatto delle celle una sorta di serpentina. In pratica il liquido che viene fatto circolare all’interno della serpentina ha il compito di veicolare il calore dalla superficie del pannello ad un serbatoio di accumulo (questo in prima battuta, perché come vedremo è possibile “elaborare” ulteriormente le calorie asportate). La problematica più evidente da risolvere è data dalle temperature in gioco, poiché il fotovoltaico avrebbe bisogno di lavorare alle più basse gradazioni possibili per avere rese ottimali (la potenza nominale dei moduli viene determinata a 25°C durante il flash test al termine della linea di produzione), mentre l’acqua sanitaria deve aggirarsi intorno ai 50°C e quella eventualmente utilizzata per riscaldamento a pavimento non deve scendere sotto i 35-40° C. Questa discrepanza tra i valori ottimali di funzionamento delle due tecnologie è stata oggetto di studio dei principali costruttori di moduli termo fotovoltaici. Ad esempio l’azienda Eclipse Italia di Vestone (BS), citata anche nell’Unità di Apprendimento n° 4 del quarto anno, ha messo a punto un sistema basato sul pannello “Twinsun”, nel quale la serpentina viene fatta aderire, con un processo brevettato, alla parte posteriore delle celle; in questo modo viene favorito al massimo lo scambio termico e quindi l’efficienza. La temperatura di lavoro del sistema viene tenuta intorno ai 45°C semplicemente con il ricircolo del fluido di raffreddamento, cercando quindi il miglior compromesso nel funzionamento delle due tecnologie. È inoltre possibile ottenere acqua più calda o in quantitativi ben maggiori da questo sistema usando il calore dei moduli come sonda per una pompa di calore, in modo da forzare lo scambio termico e spostando il calore dai moduli verso il boiler anche quando la temperatura dell’acqua supera quella del modulo stesso o quando le condizioni meteorologiche esterne sono sfavorevoli. Queste tecnologie, che sono senza dubbio molto efficienti, fino ad oggi non hanno ricevuto il dovuto riconoscimento da parte del pubblico italiano poiché l’installazione dei sistemi termo fotovoltaici copre una piccola parte del totale dei moduli montati sui nostri tetti. Le ragioni vanno ricercate sicuramente nella sfavorevole congiuntura economica che da più anni attanaglia il nostro Paese, e nel tipo di incentivazione che fino ad un anno fa circa era decisamente spostata verso il fotovoltaico puro. Oggi la situazione è cambiata, grazie al Conto Termico e grazie alla predominanza 45 di energia termica rispetto a quella elettrica prodotta dai sistemi termo fotovoltaici è possibile abbattere i tempi di ritorno dell’investimento sfruttando al meglio le caratteristiche peculiari di questi sistemi. Attraverso lo studio delle esigenze del cliente (anche analizzando il grado di coibentazione degli edifici interessati) è possibile costruire impianti personalizzati; utilizzando un mix adeguato di moduli fotovoltaici puri insieme a moduli con tecnologia termo fotovoltaica è possibile coprire i consumi elettrici ed in parte o in toto l’esigenza di acqua sanitaria, mentre installando tutti moduli con doppia tecnologia si può riuscire a soddisfare l’esigenza di elettricità, acqua sanitaria e riscaldamento dell’abitazione (sempre dimensionando l’impianto complessivo in funzione delle esigenze della clientela e dei fattori climatici ed ambientali). In tutti i casi citati è possibile usufruire degli incentivi fiscali ad oggi vigenti. Tra i vantaggi dati dall’utilizzo di questi sistemi non bisogna dimenticare lo spazio ridotto occupato sul tetto rispetto all’installazione separata delle due tecnologie (cioè impianto fotovoltaico ed impianto solare termico). Impianti termici Caldaie e pompe di circolazione Questo ramo della tecnologia energetica, di chiara derivazione termoidraulica, ha beneficiato negli ultimi anni di notevoli migliorie in termini di affidabilità, efficienza e risparmio. A fianco delle ormai consolidate caldaie a condensazione, che offrono le migliori prestazioni quando lavorano in bassa temperatura (e quindi cedono il loro calore ai sistemi di irraggiamento a pavimento), troviamo in commercio dei generatori termici che contengono più tecnologie inserite nello stesso sistema. Un esempio su tutti è la caldaia a zeolite della Vaillant, in commercio in Italia da circa tre anni; essa è costituita da una caldaia a condensazione che lavora in collaborazione con una pompa di calore che effettua uno scambio di calore tra solido (la zeolite) e l’acqua; il sistema è completato da tre collettori solari incaricati di fornire il vapore che sarà adsorbito all’interno del silos contenente la zeolite, generando calore per effetto fisico e contribuendo ad un notevole innalzamento della resa termica dell’intero sistema. Va sottolineato che, per un ottimale funzionamento, il sistema a zeolite necessita di un isolamento efficace dell’ambiente in cui è collocato, pena la perdita di resa globale. Proprio a causa degli edifici poco performanti presenti ad oggi in Italia, questa tecnologia non ha ancora ricevuto la necessaria attenzione nel nostro Paese. Un altro sistema molto promettente, sempre riportato a titolo di esempio, è la caldaia con micro generatore di tipo Stirling (già in commercio ad opera della Viessmann e di altri primari costruttori), che unisce le prestazioni di una caldaia a condensazione per il riscaldamento di una piccola utenza domestica con un generatore di energia elettrica (di tipo Stirling), funzionante grazie ai moti convettivi dei fumi convogliati verso lo scarico (tale sistema, che è in grado di fornire energia assolutamente rigenerata che altrimenti verrebbe smaltita verso l’esterno, riesce ad erogare fino ad 1 kW di potenza elettrica utilizzabile dall’utenza domestica). QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 46 Un altro aspetto fondamentale delle moderne caldaie è l’elettronica installata a bordo macchina, che permette di ottimizzare molteplici fattori che influenzano le condizioni di esercizio e che, se opportunamente regolati, offrono risparmio di combustibile. Per chiarire meglio questo punto possiamo citare le sonde di temperatura esterna ed interna all’edificio che dialogano con la centralina della caldaia e che consentono una riduzione dei consumi solo se adeguatamente impostate e regolate; va da sé che la parte, molto importante, di regolazione dell’impianto termico al primo avvio, dovrà essere effettuata da personale preparato e formato non solo sulla parte termoidraulica ma anche su quella elettrica ed elettronica. Geotermia La geotermia applicata su ampia scala prevede l’utilizzo di energia primaria proveniente direttamente dal sottosuolo, sfruttando il vapore che si forma in particolari condizioni geologiche, mettendo in movimento delle turbine per la produzione di energia elettrica ed utilizzando per teleriscaldamento il calore residuo. Da alcuni anni è possibile riprodurre questo processo in applicazioni di ridotte dimensioni, tramite l’utilizzo del calore presente nel sottosuolo ed ottenendo in cambio riscaldamento in bassa temperatura in inverno e climatizzazione nella stagione estiva. Va subito specificato che questa tecnologia funziona bene in case, condomini e piccoli capannoni industriali, purché siano costruiti con criteri di edilizia a risparmio energetico, con basse dispersioni di calore verso l’esterno. L’impianto richiede l’inserimento di una sonda di scambio con il sottosuolo (in genere vengono richieste alcune decine di metri, poiché il calore qui presente è assunto come costante durante tutto l’anno). Le sonde funzionano in collaborazione con una pompa di calore che permette di estrarre il calore necessario (in bassa temperatura, intorno ai 20-30°C) nella stagione invernale ed il fresco nella stagione estiva, distribuendoli all’interno dell’abitazione tramite dispositivi termoidraulici ad elevata efficienza (riscaldamento a pavimento, ventilconvettori, ecc.). Anche in questo caso, come in altre tecnologie già citate, a fronte di un esborso iniziale per la realizzazione dell’impianto, è possibile ottenere un elevato risparmio in bolletta negli anni a seguire ed un aumentato comfort abitativo. Il sistema è ecosostenibile per quanto riguarda il consumo delle risorse energetiche, mentre per l’impatto sul territorio deve essere condotto uno studio specifico in loco per evitare problematiche di tipo geologico; per ovviare a questo inconveniente stanno nascendo dei sistemi di scambio che prevedono la costruzione di silos contenenti materiale poroso e posti a pochi metri di profondità (termo pozzi) inserendo le sonde di scambio al loro interno; l’efficacia di questo sistema è parificabile alle installazioni in profondità. 47 Frigoria Peculiarità della figura professionale In ottemperanza agli impegni presi con il protocollo di Kyoto, l’UE ha tracciato il percorso di riduzione dei gas serra con tappe precise e ben definite fino al 2020 (sono in discussione i parametri di riferimento per gli anni successivi). Quando si parla di gas serra si è soliti pensare alla ormai ben nota CO2, tuttavia i gas fluorurati usati nel campo della frigoria rientrano nell’elenco delle sostanze chimiche da contenere e non smaltire in aria libera, proprio perché anch’esse contribuiscono all’effetto serra. Anche se i quantitativi in gioco non raggiungono i livelli riguardanti la CO2, va sottolineato che il potenziale specifico di questi gas ha effetti ben più evidenti (fino a 20000 volte) rispetto alla CO2 stessa; in altre parole, pur con minori quantità di gas dispersi, gli effetti sul clima possono diventare molto evidenti. Il Parlamento europeo ed il Consiglio, con regolamento CE n° 842/2006 riguardante i cosiddetti F-gas (in vigore dal 4 luglio 2007), hanno stabilito dei criteri di gestione di questi gas dal momento della loro produzione, per tutto il loro ciclo di vita e fino alla loro dismissione o distruzione, con particolare riguardo agli impianti che li conterranno ed alle persone ed aziende che dovranno manipolarle. Le Nazioni appartenenti all’UE hanno recepito le normative con tempistiche diverse: l’Italia lo ha fatto con il DPR 43/2012, che prevede controlli obbligatori per tutti gli impianti che contengono più di 3 Kg di F-gas, impiego di aziende e relativo personale certificati previo accertamento dei requisiti con formazione e successivo esame di abilitazione. Durante il 2013, dopo iscrizione a registro, gli installatori, con tempistiche diverse a seconda del loro grado di operatività, hanno dovuto provvedere alla loro certificazione ottenendo al termine delle verifiche il cosiddetto “patentino frigorista”, che permette loro di continuare ad operare nel settore; anche le imprese devono d’ora in poi seguire un iter di certificazione che monitorerà, con controlli e documentazioni rinnovabili di anno in anno, l’attività, il personale, il trattamento, lo stoccaggio ed il corretto smaltimento dei gas fluorurati utilizzati negli impianti di loro competenza (installazione, manutenzione, riparazione, dismissione). A livello normativo il patentino F-gas costituisce il primo riconoscimento ufficiale dato a questa categoria professionale, che precedentemente poteva operare in virtù dei requisiti riconosciuti dalla Camera di Commercio a seconda dell’impiego nella parte di impianto a vocazione elettrica piuttosto che a quella termoidraulica. Questo sottosettore tecnologico, oggi in piena espansione poiché si trova ad operare sia in campo civile (condizionamento degli edifici), che industriale (stoccaggio e conservazione delle derrate alimentari), che dell’automotive (climatizzatori posti sui veicoli), ricopre notevole importanza per il settore energia per svariati motivi: prima di tutto, come appena citato, per i grandi numeri che sta esprimendo in termini di fatturato ed installazione; in secondo luogo QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 48 perché interessa i settori elettrico e termoidraulico allo stesso tempo e, quindi, rientra a pieno titolo negli ambiti di primario interesse del settore stesso; in ultimo, considerando i consumi energetici degli impianti di refrigerazione e la pericolosità per l’ambiente dei gas utilizzati, riguarda le basi fondanti su cui poggia il settore energia, cioè la sostenibilità ambientale e la corretta gestione delle risorse naturali. Impianti tecnologici La building automation: domotica finalizzata al risparmio energetico ed alla gestione integrata degli impianti La cosiddetta “automazione degli edifici” prevede di coordinare e gestire più elementi impiantistici all’interno delle moderne abitazioni. La creazione di sistemi intelligenti, in grado di far funzionare e dialogare tra loro più componenti tecnologici dell’abitazione, ha permesso di ottimizzare dal punto di vista della sicurezza e della comodità la fruizione degli spazi a destinazione residenziale, commerciale, turistica ed in alcuni casi industriale. Per molti anni la domotica ha risentito degli elevati costi di installazione (soprattutto legati ai materiali in uso) stentando nel “decollo” e restando piuttosto ai margini rispetto all’impiantistica elettrica ed elettronica di tipo tradizionale. Oggi si assiste alla differenziazione della domotica per tipologie di destinazione d’uso, per cui variano componenti e costi a seconda della realtà in cui si troveranno ad operare. In questo contesto si inserisce la domotica finalizzata al risparmio energetico, che coordina una serie di elementi impiantistici collegati tra loro da linee BUS, ovvero in grado di trasmettere segnali di comando specifici e programmabili, attraverso interfacce personalizzate e ritagliate sulle esigenze della singola utenza. L’utilizzo della building automation per risparmio energetico porta due vantaggi fondamentali: • il primo riguarda la programmazione puntuale di una serie di funzioni che sarebbe impossibile gestire manualmente ed in maniera ripetitiva (si pensi all’azionamento dei sistemi di riscaldamento, condizionamento, ventilazione, impianto di illuminazione ed al loro successivo spegnimento). Oltre a ciò va considerata la movimentazione parziale o totale di elementi in grado di modificare la luce ed il riscaldamento/raffrescamento all’interno dell’edificio (a titolo di esempio possiamo citare tapparelle, veneziane, tende oscuranti, ecc.) i quali, azionati in tempi e modi ben precisi a seconda delle condizioni climatiche esterne, possono modificare la quantità di energia elettrica e termica necessarie a mantenere il comfort all’interno della struttura. • Il secondo riguarda la complessità delle interazioni tra gli impianti presenti nell’edificio: solamente con un sistema elettronico, in grado di confrontare molteplici parametri di funzionamento rilevati tramite sensori e sonde (temperatura, umidità, luce, scorrere del tempo) è possibile 49 ottimizzare i consumi, senza sovrapposizione di più elementi che assorbono energia in maniera casuale e non coordinata, permettendo anche in questo caso un risparmio finale nei consumi elettrici e termici. Le ultime novità promettono, inoltre, l’integrazione della parte impiantistica “a consumo” con eventuali impianti di produzione di energia a fonte rinnovabile installati a corredo dell’abitazione (impianto fotovoltaico, solare termico, mini eolico, mini idroelettrico, mini geotermico ecc.). È necessario inoltre sottolineare che i vantaggi portati dalla building automation in campo impiantistico civile, risultano molto più evidenti all’interno di strutture che ospitano attività turistico-alberghiere (soprattutto per l’aumento di situazioni reali di funzionamento e di parametri fisici da confrontare tra loro). Edilizia (struttura) Corretta coibentazione degli edifici di tipo tradizionale e di edifici ad edilizia innovativa a risparmio energetico Le nozioni necessarie alla figura professionale in campo energetico ai fini di una corretta operatività, riguardano in primo luogo le strutture edili di tipo classico, ovvero realizzate in muratura, ed in secondo luogo, considerate le prospettive di espansione, le strutture realizzate con materiali naturali ed ecosostenibili. Si è già fatto cenno all’aspetto normativo che impone la realizzazione di edifici con precisi criteri di risparmio energetico e di sicurezza. Chiunque operi all’interno di edifici che rispondono ad una classe energetica dichiarata e certificata (sia in fase di costruzione che di ristrutturazione o manutenzione) deve prestare attenzione alle modifiche strutturali che apporta e deve avere cura nel ripristino di eventuali discontinuità superficiali (canaline, sottotraccia, fori, ecc.) delle pareti dell’edificio stesso. In altre parole, l’installatore che interviene sulla struttura per installare elementi di impianto e connessioni di vario genere, deve realizzare il ripristino ottimale della stessa, per evitare ponti termici, spifferi, fughe di calore, formazione di condense; per poterlo fare deve conoscere la struttura e saper leggere schemi e disegni realizzati in fase progettuale. Inoltre, operando su edifici di nuova concezione (case passive, case realizzate con materiali naturali) si deve prestare maggiormente attenzione, in quanto il corretto “funzionamento” dell’edificio, sempre finalizzato al risparmio energetico, passa soprattutto attraverso la continuità e l’integrità dell’involucro esterno. Impianti per biomasse Corretta gestione dei rifiuti, in particolare dell’umido Partendo dalla corretta gestione dei rifiuti, che richiede la differenziazione e soprattutto la divisione tra materiale organico ed inorganico, è possibile ottenere quantitativi considerevoli di biomassa, ovvero di scarti orga- QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 50 nici provenienti dai rifiuti urbani; un’altra strada è quella dei rifiuti provenienti dalla biomassa di tipo agricolo: in entrambi i casi gli scarti possono essere destinati direttamente al compostaggio per l’utilizzo come fertilizzanti per l’agricoltura. Se, al contrario, si passa attraverso la digestione anaerobica dei rifiuti, che consiste nella fermentazione della biomassa in assenza di ossigeno all’interno di cupole atte allo scopo, è possibile ottenere il biogas, costituito principalmente da metano, che sarà poi utilizzato per alimentare dei sistemi combinati (cogenerazione) in grado di produrre energia elettrica e termica (gli scarti residui potranno comunque essere destinati al compostaggio). Utilizzo degli scarti di lavorazione dell’industria del legno La massa legnosa proveniente dai sottoprodotti dell’industria di lavorazione del legno può essere destinata alla produzione di pellets o cippato (scaglie legnose), utili ad alimentare piccole caldaie domestiche, che in questi anni stanno ottenendo un discreto successo, soprattutto grazie al basso costo del combustibile; esistono anche centrali a biomassa di medie e piccole dimensioni che utilizzano cippato per produrre energia elettrica e calore per teleriscaldamento. Una interessante applicazione brevettata alcuni anni orsono in Austria prevede la “gassificazione” del legno in un apposito macchinario, ottenendo un biogas del tutto simile a quello ricavato dai rifiuti organici urbani ed agricoli, utilizzando il quale si alimentano caldaie all’interno di centrali che sono in grado di sviluppare energia elettrica e termica (Sole, vento, alberi, le fonti energetiche pulite – RAI 3, Presa Diretta trasmissione del 07-03-2010). Risvolti positivi per l’ambiente I sistemi precedentemente descritti dimostrano come, applicando correttamente la gestione integrata dei rifiuti, è possibile ridurre il carico totale da smaltire, ottenendo in cambio energia. Va sottolineato che il carico di CO2 apportato dalla combustione di tutte le biomasse è pressoché pari a zero, poiché il loro utilizzo sviluppa anidride carbonica fissata dai vegetali, che sarebbe comunque andata in libera atmosfera anche con smaltimento inappropriato in discarica (con la combustione viene almeno recuperato il potenziale energetico accumulato durante la crescita della pianta). Un altro aspetto importante di questa tecnologia è l’elevato livello di automazione richiesto (sia in fase di controllo che in fase di gestione) che coinvolge tecnici ed operatori, i quali devono essere formati prima e durante la loro vita professionale. Il livello di preparazione richiesto è necessario nelle fasi di installazione dell’impianto, ma anche durante le riparazioni e soprattutto durante il monitoraggio (in particolare della combustione), indispensabile per mantenere l’intero processo entro i limiti di emissioni inquinanti previsti dalle normative di legge. 51 La raccolta differenziata dei rifiuti Recupero materiali di scarto delle lavorazioni-processi È necessario introdurre l’argomento della raccolta differenziata, poiché in questi anni si è molto parlato di riciclo dei rifiuti, ma in troppe realtà nazionali non si è passati alle vie di fatto; in altre parole, in questo momento storico, grazie alle politiche di informazione puntuali, tutti sanno ormai come conferire correttamente i rifiuti, ma pochi lo fanno realmente (i motivi sono molteplici e vanno dalla pigrizia, alla scarsa sensibilità ambientale, alla mancata percezione dei benefici che una efficace raccolta differenziata può portare all’ambiente ed all’economia). A fianco dello smaltimento in ambito civile/urbano va sottolineata l’importanza delle corretta gestione dei rifiuti derivanti dai processi industriali (imballaggi, sottoprodotti, scarti, ecc.). Questa tipologia di rifiuti, che comprende anche quelli pericolosi da gestire con corretto smaltimento in discariche controllate, è quantitativamente rilevante e qualitativamente preziosa. Nel paragrafo relativo alle biomasse si è visto come gli scarti di alcune tipologie di rifiuti possano diventare fonti di energia; in molti altri casi, soprattutto quando si tratta di imballaggi, che costituiscono una parte consistente del carico totale di rifiuti prodotti dall’industria in genere, è possibile avviare al recupero il materiale scartato, il quale diventa materia prima di qualità per molte altre applicazioni (si pensi al vetro, alla carta, ai metalli, a numerose materie plastiche). In questa ottica è necessario rinnovare la sensibilità ambientale, seguendo l’esempio di realtà che, applicando correttamente i criteri base della raccolta differenziata (si pensi ad alcune città del Nord Italia che hanno creduto in queste politiche), hanno ormai superato il 75% della quota di differenziata sul totale conferito. Una leva importante a sostegno dello smaltimento differenziato può essere quella economica, apportando vantaggi ed agevolazioni per chi (privato o azienda) dimostra di collaborare attivamente ed efficacemente; anche in questo caso, le realtà sul territorio citate in precedenza hanno ottenuto i risultati attuali informando puntualmente i cittadini e le imprese e creando dei meccanismi che premiano, con risparmio in bolletta, coloro i quali conferiscono il minor quantitativo possibile nella frazione indifferenziata. Le ricerche dell’Unione europea Il Cedefop (Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale) nella Nota informativa n. 9067 del 2012 ha proposto i risultati di uno studio sui fabbisogni di competenze e sulla formazione nel contesto europeo, comprendendo anche l’Italia . Si tratta di uno studio di notevole interesse in riferimento alle finalità della presente Linea guida. L’ambito di ricerca prevede la selezione di nove figure professionali provenienti da vari settori e con diversi livelli di competenza: QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 52 Tipologia Figure professionali Altamente qualificato Ingegnere esperto nelle nanotecnologie Ingegnere ambientale Mediamente qualificato Certificatore energetico Ispettore nel settore delle emissioni dei veicoli adibiti al trasporto Addetto ai trattamenti di isolamento Elettricista Installatore di impianti solari fotovoltaici Lattoniere Scarsamente qualificato Operatore addetto alla raccolta dei rifiuti o al riciclaggio Sono rilevanti, per il nostro ambito di intervento, tutte le figure mediamente qualificate. Sono stati presi in esame otto Stati membri dell’UE, che riflettono diverse fasi dello sviluppo di economie sostenibili ed efficienti dal punto di vista delle risorse: Germania, Grecia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Slovacchia, Finlandia e Regno Unito. Circa i fabbisogni professionali, emerge una prospettiva positiva per Germania, Finlandia e Regno Unito che prevedono un aumento futuro del numero di posti di lavoro nella quasi totalità delle figure professionali considerate. È previsto in particolare in quasi tutti gli otto Paesi dello studio un aumento della domanda di certificatori energetici, elettricisti, installatori di impianti solari fotovoltaici, lattonieri e addetti ai trattamenti di isolamento, anche se con un andamento difforme tra Paese e Paese. Gli incentivi in Grecia e da noi hanno sensibilizzato i cittadini relativamente ai vantaggi del clima mediterraneo per l’utilizzo dell’energia solare. Ma si ritiene che i cambiamenti legislativi nei Paesi Bassi e nel Regno Unito ridurranno la domanda di certificatori energetici, di installatori di impianti solari fotovoltaici e addetti ai trattamenti di isolamento. In genere, l’offerta formativa per le nove figure professionali esaminate è considerata adeguata e particolarmente forte in Germania, Paesi Bassi e Finlandia. Ma ciò riflette un pensiero poco lungimirante: la crisi economica, infatti, ha ridotto la pressione sulla domanda energetica e ha colpito in modo severo il settore edile, riducendo la domanda, ad esempio, di certificatori energetici, ingegneri ambientali, addetti ai trattamenti di isolamento ed elettricisti. Di conseguenza, la carenza di competenze potrebbe essere soltanto nascosta ed emergere in modo più accentuato quando gli indicatori della ripresa saranno più evidenti. In effetti, è questo il punto centrale di ogni previsione in tema di fabbisogni professionali e formativi nel settore energetico: non è chiaro in che modo l’offerta formativa potrà essere adeguata alla ripresa della domanda. Ma risulta accentuato il fenomeno dell’età avanzata degli addetti in questo settore, di modo che il loro vicino pensionamento porterà ad una 53 mancanza di giovani disposti e capaci di sostituirli. Anche in quest’ambito, risulta infatti difficile attrarre i giovani verso i lavori pratici e manuali. È interessante il rilievo emergente circa i deficit in termini di competenze pratiche e specifiche rispetto a quelli riscontrati nelle competenze generiche. In particolare, i datori di lavoro manifestano l’esigenza che l’Istruzione e Formazione Professionale iniziale fornisca un bagaglio di competenze di base migliore e più solido. Taluni datori di lavoro, ad esempio in Italia, nei Paesi Bassi e nel Regno Unito, hanno espresso la preferenza per una maggiore enfasi sulle conoscenze pratiche e contestuali rispetto a quelle generali. Sono state messe in atto diverse strategie per ovviare a tali carenze: – la Germania ha elaborato un piano per attrarre un numero maggiore di giovani verso tali occupazioni; – Italia e Regno Unito hanno rilevato una certa resistenza da parte di una quota di lavoratori nel partecipare alle attività formative offerte; – nel Regno Unito i datori di lavoro si mostrano più propensi ad assumere nuovi dipendenti competenti e ad aumentarne i salari, piuttosto che a formare il personale in servizio. Ma, complice la crisi, per ora nella maggior parte dei Paesi, i datori di lavoro preferiscono puntare ancora sulla formazione del personale esistente o ed “arrangiarsi” in qualche modo, piuttosto che procedere a nuove assunzioni. Il rapporto di ricerca indica un altro elemento critico dell’intero settore, un fattore che sta alla base anche della nostra proposta: «La molteplicità dei percorsi di ingresso, l’eterogeneità dei livelli di qualifica e il riconoscimento insufficiente delle competenze acquisite mediante un apprendimento non formale o informale rappresentano ulteriori limitazioni alla mobilità dei lavoratori verso occupazioni ecologiche». Ciò motiva l’esigenza di porre ordine all’offerta formativa legata all’ambito energetico ed ecologico. Da questo punto di vista «la lenta evoluzione delle nuove qualifiche rappresenta un problema in paesi quali Grecia, Italia e Regno Unito. In tale contesto, i responsabili della formazione restano “in attesa di ulteriori sviluppi”, per nulla disposti ad assumersi rischi». La recente Nota informativa 9079 dello stesso Cedefop riguardante le Competenze professionali per vincere la sfida dei cambiamenti climatici in Europa1, comprende anche un capitolo relativo alle sfide aperte e il ruolo delle politiche formative, nel quale si legge che: «Lo sviluppo di politiche per l’istruzione e la formazione professionale in grado di sostenere un’economia a basse emissioni di gas serra richiede tuttavia di affrontare alcune sfide importanti ». Ma diversi fattori rendono difficile sia per i governi sia per gli specifici settori economici la pianificazione di investimenti ed un’offerta di 1 http://www.cedefop.europa.eu/EN/Files/9079_it.pdf QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 54 Formazione Professionale adeguata a tali necessità. Nonostante ciò, occorre insistere nell’elaborare nuove politiche di formazione adeguate e innovative. «Ad oggi molti paesi europei hanno compiuto progressi limitati nell’individuare il fabbisogno di competenze per un’economia a basse emissioni di gas serra e nell’integrare tale conoscenza in politiche di istruzione e formazione coerenti». Vengono citati alcuni esempi di strategie nazionali integrate per lo sviluppo delle competenze professionali “verdi”: Francia, Austria e Regno Unito. Il punto centrale del successo di tali strategie per favorire una riduzione delle emissioni viene individuato nella «disponibilità di una forza lavoro qualificata. La carenza di competenze limita lo sviluppo di tecnologie e servizi a basse emissioni e l’attuazione di politiche energetiche sostenibili. È quindi necessario che siano messi in campo tutti gli strumenti utili per promuovere una maggiore consapevolezza e comprensione del fabbisogno di competenze professionali richieste sia per la nuova occupazione che per l’adeguamento della manodopera esistente». Ed è ciò che si intende perseguire con la presente Linea guida. A giugno usciranno: Cedefop: Skills for a low-carbon Europe: role of vocational education and training in a sustainable energy scenario [Competenze per un’Europa a basse emissioni di carbonio: il ruolo dell’istruzione e formazione professionale in uno scenario energetico sostenibile] Mappa delle famiglie e figure professionali per competenze essenziali TITOLO FIGURA PROFESSIONALE SPECIALIZZAZIONE DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE TECNICA Esperto di gestione energetica SUPERIORE (IFTS) Esperto di bioedilizia DIPLOMA IeFP Tecnico energetico QUALIFICA IeFP Operatore energetico 55 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Profili per competenze Figura di qualifica triennale 56 57 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 58 59 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 60 61 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Figura di diploma quadriennale 62 63 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 64 65 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 66 67 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Gestione del modello formativo per qualifiche e diplomi Quadro orario per qualifica e diploma Il monte ore totale previsto dal percorso di Istruzione e Formazione Professionale è normalmente di 4200 ore. Lo stage ed il project work sono svolti di norma in forma individuale o di piccolo gruppo all’interno del quale sia riconoscibile il contributo del singolo allievo. Tramite i LARSA è possibile eseguire il recupero e lo sviluppo degli apprendimenti per superare lacune, carenze o criticità degli allievi, rafforzandone i punti di forza ed affinandone la preparazione complessiva. La valutazione delle modalità e tempistiche di erogazione di questi percorsi è affidata all’equipe formativa che segue il gruppo classe. Vincoli e risorse I vincoli e le risorse si riferiscono a materiali, attrezzature, dispositivi e tecnologie utilizzati durante le attività di laboratorio e di stage e project work, indispensabili per la realizzazione ed il buon esito del percorso formativo. Si elencano di seguito le attrezzature divise per tipologie di attività; per quanto concerne le dotazioni dei laboratori tecnico-professionali vengono indicate anche quelle necessarie per la realizzazione di singole UdA illustrate nella sezione dedicata. 68 1) Dotazioni del laboratorio di informatica e di comunicazione 2) Dotazioni dei laboratori tecnico-professionali 69 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 70 (Segue) 71 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 3) Stage / project work Aspetti organizzativi Il percorso formativo esposto in queste linee guida è stato pensato seguendo un andamento “a ritroso”, cioè partendo dai risultati di apprendimento da raggiungere al termine del quarto anno, risalendo al triennio e procedendo in questo modo fino al primo anno (dovrà essere impostata una prova esperta al termine del secondo anno per valutare le competenze dell’obbligo di istruzione). La gestione di questo tipo di impostazione richiede una forte collaborazione tra i formatori delle diverse aree, focalizzando sempre l’attenzione sul rapporto tra i saperi essenziali e le prestazioni attese. L’intero percorso dovrà inoltre essere arricchito con visite tecniche, partepazione a convegni e fiere specialistiche e fruizioni di informazioni ottenute anche con la collaborazione in prima persona di esperti provenienti dal mondo del lavoro. 72 Si è quindi pensato ad una impostazione per risultati di apprendimento, dove i saperi vengono acquisiti tramite l’assolvimento di compiti specifici e la soluzione di problematiche, giungendo ad una effettiva padronanza dei concetti. In altre parole, la frequenza continuativa dei laboratori viene preparata con l’ausilio della teoria sviluppata su più unità formative, tendenti ognuna a richiedere la soluzione di problematiche, per l’assolvimento delle quali è necessario un coinvolgimento assiduo dell’allievo, così stimolato a conquistare il sapere. Da ciò ne deriva che le valutazioni saranno effettuate rilevando ciò che l’allievo “sa fare”, attraverso le conoscenze e le abilità acquisite, svolgendo compiti ben precisi che richiedano il superamento di difficoltà ad essi associate. Si sottolinea inoltre l’importanza del ruolo che le aziende partner (sia del territorio che extraterritoriali) hanno per il successo dell’azione formativa, costituendo un elemento di confronto continuativo con la realtà del mondo del lavoro, oltre che lo sbocco naturale di tutti i percorsi di formazione realizzati. Per ottimizzare questo tipo di impostazione la presenza del docente tutor che contatta e segue le aziende ed accompagna gli allievi nei percorsi di stage, project work e tirocini, diventa di fondamentale importanza. Nella sezione che seguirà vengono sviluppate 20 UdA (5 per ogni annualità), strutturate secondo la logica sopra esposta; ognuna contiene dei “suggerimenti” per la corretta preparazione e somministrazione durante un periodo preciso dell’anno formativo. A corredo di ognuna sono riportate le modalità esecutive, con le risorse di laboratorio indispensabili per il loro sviluppo, gli allegati tecnici ed in molti casi sono presenti indicazioni per auto costruire alcuni elementi di base dell’UdA (in questo modo, oltre a risparmiare preziose risorse, si ottiene un coinvolgimento ancora maggiore dei ragazzi). All’interno degli allegati di tutte le UdA (che come si potrà riscontrare hanno carattere multidisciplinare, seguendo in ciò la filosofia dell’intera linea guida) viene fornito lo schema da seguire per creare la valutazione della prova, che è assolutamente personalizzabile. Un’ultima annotazione viene fatta richiamando la possibilità di svolgere una o più UdA senza seguire alcuno schema prefissato, adattando il percorso formativo in funzione del livello della classe, delle scelte effettuate dal corpo docenti, oppure semplicemente in virtù delle possibilità offerte dalle attrezzature, apparecchiature e tecnologie dei laboratori. Proposta di percorso formativo e di UdA significative di tipo professionalizzante Unità di apprendimento per il primo anno N UNITÀ DI APPRENDIMENTO 1 Impianto elettrico civile con presa interrotta e lampada invertita. 2 Impianto idrico-sanitario comprensivo di lavabo, piatto doccia, bidet e WC. 3 Costruzione cavalletto di sostegno per motocicletta. 4 Impianto di illuminazione comandato da interruttori crepuscolari. 5 Costruzione fornello da campeggio ad energia solare. 73 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 74 (Segue) 75 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 76 Allegato 1 77 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 2 78 Allegato 3 79 Allegato 4 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 80 81 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 82 (Segue) 83 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 84 Allegato 2 85 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 3 86 Allegato 4 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 87 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 88 (Segue) 89 (Segue) QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 90 Allegato 1 – Disegno complessivo 91 Allegato 2 – Basamento QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 92 Allegato 3 – Gruppo leva 93 Allegato 4 – Pedana superiore QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 94 Allegato 5 – Particolare vaschetta 95 Allegato 6 – Particolare basamento QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 96 Allegato 7 – Particolare boccola 97 Allegato 8 – Particolare leva QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 98 Allegato 9 – Particolare perno per rotella 99 Allegato 10 – Particolare rotella QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 100 Allegato 11 – Particolare piastrina 101 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 12 – Particolare perno per la leva 102 Allegato 13 – Particolare guida 103 Allegato 14 – Particolare appoggio superiore esterno QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 104 Allegato 15 – Particolare lamiera di appoggio 105 Allegato 16 – Particolare guida esterna QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 106 Allegato 17 – Particolare distanziatore 107 Allegato 18 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 108 109 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 110 (Segue) 111 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 112 Allegato 2 113 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 3 114 115 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 116 (Segue) 117 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 118 Unità di apprendimento per il secondo anno N UNITÀ DI APPRENDIMENTO 1 Impianto elettrico civile domotico per controllo carichi elettrici. 2 Impianto di riscaldamento ad irraggiamento da pavimento. 3 Costruzione piccolo serbatoio di accumulo con scambiatore di calore interno. 4 Costruzione piccolo collettore solare in rame saldo-brasato. 5 Impianto elettrico indutriale con azionamento motori tramite teleruttori. 119 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 120 (Segue) 121 Allegato 1 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 122 123 Allegato 2 Scheda di Valutazione – U.d.A QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 124 125 (Segue) QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 126 (Segue) 127 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 Sezione tipo di pavimentazione radiante con sistema a massetto su isolamento di sughero Schema in pianta dei circuiti di una pavimentazione radiante Posa delle tubazioni sull’isolamento e fissaggio mediante clips 128 Allegato 2 Realizzazione del circuito previsto a progetto Collegamento delle tubazioni al collettore 129 Allegato 3 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 130 131 (Segue) QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 132 (Segue) 133 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 – Disegno complessivo 134 Allegato 2 – Disegno serbatoio saldato 135 Allegato 3 – Disegno tappo + serpentina QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 136 Allegato 4 – Disegno fondo forato 137 Allegato 5 – Disegno virola QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 138 Allegato 6 – Disegno flangia 139 Allegato 7 – Disegno piede QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 140 Allegato 8 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 141 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 142 143 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 144 Allegato 1 145 Allegato 2 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 146 Allegato 3 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 147 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 148 (Segue) 149 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 150 Allegato 1 151 Allegato 2 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 152 Allegato 3 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 153 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Unità di apprendimento per il terzo anno N UNITÀ DI APPRENDIMENTO 1 Impianto fotovoltaico stand alone. 2 Impianto solare termico con collettore e serbatoio auto-costruiti. 3 Costruzione isola di simulazione di impianto di building automation. 4 Costruzione misuratore di temperatura ed umidità. 5 Carico, scarico e manutenzione di impianto contenente gas refrigeranti. 154 155 (Segue) QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 156 (Segue) 157 Allegato 1 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Moduli fotovoltaici Allegato 2 Regolatore di Carica 158 Allegato 3 Le batterie Allegato 4 Inverter 159 Allegato 5 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 160 Allegato 6 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 161 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 162 (Segue) 163 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 164 Allegato 1 165 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 2 166 Allegato 3 – Esempio di tabella di valutazione 167 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 168 (Segue) 169 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 Scheda tecnica attuatore tapparelle 170 171 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Scheda tecnica attuatore Fan Coil 172 173 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Scheda tecnica termostato ambiente 174 175 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 2 Scheda di Valutazione – U.d.A 176 177 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 178 (Segue) 179 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 Circuito in funzione (Fonte: CFP Manfredini di Este) Allegato 2 Schema di montaggio del sensore DHT 11 (Fonte: CFP Manfredini di Este) 180 Allegato 3 Piedinatura e collegamenti del sensore DHT11 (Fonte: CFP Manfredini di Este) 181 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 4 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 182 183 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 184 (Segue) 185 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 Allegato 2 - CARICO GAS (impianto nuovo e scarico) 186 Allegato 3 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 187 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Unità di apprendimento per il quarto anno N UNITÀ DI APPRENDIMENTO 1 Costruzione lampioncino fotovoltaico. 2 Costruzione centralina fotovoltaica per ricarica smartphone via USB. 3 Costruzione di isole di simulazione per test di verifica del grado di isolamento di diversi materiali usati in edilizia. 4 Istallazione impianto termo-fotovoltaico. 5 Impianto fotovoltaico ad isola per alimentazione di mini-impianto solare (pompa e centralina). 188 189 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 190 (Segue) 191 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 – (Disegnato dagli allievi dei corsi per adulti del CFP di Vigliano Biellese) 192 Allegato 2 – (Disegnato dagli allievi dei corsi per adulti del CFP di Vigliano Biellese) 193 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 3 – Lampione solare (tipologia 1). Realizzato ed istallato presso il CFP di Vigliano Biellese 194 Allegato 4 – Lampione solare (tipologia 2). Realizzato ed istallato presso il CFP di Vigliano Biellese 195 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 5 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 196 197 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 198 (Segue) 199 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 1 Semilavorato grezzo utilizzabile come supporto per modulo fotovoltaico, provvisto di vano per alloggiamento batterie ed elementi ausiliari dell’impianto. 200 Allegato 2 Vista posteriore e particolare dell’interno del semilavorato utilizzabile come supporto per l’impianto. 201 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 3 Sequenza di collegamento e vista del regolatore di carica. (Fonte: scheda tecnica Steca Solariz PRS) 202 Allegato 4 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 203 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 204 (Segue) 205 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 206 Allegato 1 Test al tempo 0 temperatura del materiale isolante pari alla temperatura ambiente. (Fonte: http://naturaliabau.wordpress.com2010/04/07/coibentazione/) Misurazione della temperatura del materiale dopo essere stato esposto alla radiazione infrarossa per intervallo di tempo di 6 minuti. (Fonte: http://naturaliabau.wordpress.com2010/04/07/coibentazione/) N.d.r. lo schema potrebbe essere modificato con il posizionamento del pannello isolante in posizione rialzata per creare una cavità inferiore in cui inserire una ulteriore sonda di temperatura. 207 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 2 Confronto delle proprietà di differeti materiali da costruzione (isolanti) . 208 Allegato 3 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 209 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 210 (Segue) 211 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 212 Allegato 1 Configurazione termica di un impianto con moduli termo fotovoltaici. (N.B.: la parte di schema delimitata dal tratteggio nero non fa parte dell’esercitazione). (Fonte: Scheda tecnica modulo termofotovoltaico “Twinsun” prodotto da Eclipse Italia) 213 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 2 Particolare di tubo di connessione parte termica del modulo. È possibile utilizzare l’innesto rapido in dotazione; in alternativa, per rendere più significativa l’esercitazione è possibile connettere l’ingresso e l’uscita del tubo contenente il liquido di raffreddamento alle relative tubazioni in rame tramite bicchieratura e saldobrasatura. 214 Allegato 3 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 215 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 216 (Segue) 217 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 (Segue) 218 Allegato 1: Esempio di relazione tecnica e progetto esecutivo (da per programmare l’esercitazione in laboratorio energie rinnovabili). Relazione tecnica. Progetto esecutivo Marco Ghelfi CNOS-FAP Vigliano Biellese 1. Specifiche generali • Finalità del progetto. Il presente progetto esecutivo riguarda la posa di un generatore di energia elettrica da fonte fotovoltaica del tipo “stand alone” della potenza di 500 Wp, controllato da un regolatore di carica per le batterie di accumulo. L’impianto, per mezzo di un inverter con uscita in corrente alternata, è in grado di alimentare un quadro di impianto per riscaldamento ed una pompa di ricircolo. • Specifiche del generatore fotovoltaico. La potenza nominale del generatore fotovoltaico, pari a 500 Wp è intesa come somma delle potenze di targa di ciascun modulo misurata in condizioni standard, le quali prevedono un irraggiamento di 1000 W/m2 con temperatura delle celle a 25 °C, secondo norme CEI EN 904/1-2-3. L’energia elettrica generata dal sistema fotovoltaico sarà accumulata, dopo essere passata attraverso un quadro di campo in cc ed un regolatore di carica da 24 Vcc, in 6 batterie da 12 Vcc a 150 Ah, collegate tra loro in serie due a due e poi in parallelo, per alimentare un inverter da 24 Vcc in entrata e 230 Vca in uscita a 500 W. Tale inverter, dopo il passaggio da un quadro di bassa tensione precablato, dovrà alimentare un quadro di impianto di riscaldamento ed una pompa di ricircolo di un collettore solare, garantendone il funzionamento anche in assenza di sole, per il tempo determinato dalla scarica delle batterie in dotazione. 2. Dati ambientali e dati dell’impianto • Analisi del sito, orientamento, esposizione. L’area su cui si prevede l’installazione dell’impianto si trova nel comune di Milano. Nelle tabelle di seguito riportate sono riassunti i principali dati climatici di interesse per l’installazione ed il funzionamento con rese ottimali dell’impianto progettato. Località: Milano Coordinate: 45° 27’ 50’’ Nord 9° 11’ 30’’ Est Inclinazione dei moduli: 30 gradi Orientamento dei moduli rispetto a sud: 0 gradi Coefficiente di riflessione del suolo: 0,2 Installazione: su tetto piano 219 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Mese Wh/mq giorno kWh/mq mese Gennaio 2650 79,5 Febbraio 3670 110,1 Marzo 4580 137,4 Aprile 4890 146,7 Maggio 5120 153,6 Giugno 5420 162,6 Luglio 5520 165,6 Agosto 5070 152,1 Settembre 4330 129,9 Ottobre 3570 107,1 Novembre 2760 82,8 Dicembre 2260 67,8 • Calcolo dell’energia giornaliera richiesta dall’utenza. La tabella allegata vuole fornire il dato della potenza dei carichi (espresso in Watt) per il numero di ore di utilizzo giornaliero, al fine di stimare l’energia giornaliera necessaria all’utenza, espressa in Wh/giorno. UTENZA POTENZA W Ore di utlizzo ENERGIA Wh/gg Pompa circ. 50 10 500 Quadro riscaldamento 8 24 192 TOTALE 692 L’impianto andrà quindi dimensionato per un consumo energetico medio di 692 Wh/giorno. • Calcolo dell’accumulo e dell’autonomia del sistema. Dalle tabelle di soleggiamento della località di Milano si desume che le ore di sole equivalente da prendere in considerazione (minor soleggiamento mensile) è di 3,3 heq (mesi invernali). Il rendimento medio dell’impianto stand alone ( ) viene stabilito nel 75%, considerato anche il rendimento dell’inverter. Per i consumi correnti l’impianto soddisfa le necessità energetiche, in quanto dalla relazione di seguito, risulta coperto il fabbisogno giornaliero. Energia prodotta = Wp * heq * Energia prodotta = 500 * 3,3 * 0,75 = 1237,5 Wh/giorno 220 • Dimensionamento batterie di accumulo Si vuole coprire una mancanza di produzione di energia (causa assenza di sole), fino a 10 giorni, per cui le batterie dovranno essere opportunamente dimensionate. Dalla relazione: corrente scarica tot. (Ah) = Wh/giorno x giorni di autonomia ................................................................................................................... batt. * % scarica max batt.* tens. Batt (V) Per cui con i nostri dati: • Wh/giorno di consumo: 692 Wh/giorno • giorni autonomia: 10 • batt: 85 % • tensione batteria: 12 V • scarica max: 75% si ricava la corrente totale di scarica in Ah richiesta alle batterie, pari ad Ah 904,57 – Elenco e tipologia del materiale necessario • 6 batterie da 12 V e 150 Ah cadauna che forniscono, collegate in serie a due a due e poi tra loro in parallelo, 24 V di tensione e 900 Ah di scarica massima, per coprire il fabbisogno • 2 pannelli fotovoltaici policristallini di potenza 250 Wp cadauno • 1 quadro in CC precablato, composto da un sezionatore generale ed una protezione da sovratensioni • 1 regolatore di carica con tensione di lavoro 24 Vcc e Pmax 500 W • 1 inverter con ingresso 24 Vcc ed uscita 230 Vca a 500 W • 1 quadro in BT in CA precablato, composto da un portafusibili, un differenziale ed un magnetotermico C16 La sicurezza dell’impianto, che dovrà prevedere anche una messa a terra, sarà garantita quindi da un portafusibile, un differenziale con Idn di 30 mA ed un magnetotermico C16. 3. Esecuzione Le opere da eseguirsi si riferiscono ad un impianto ad isola, posto in posizione autonoma, con pannelli fotovoltaici su tetto piano, alimentanti un gruppo di batterie che dovranno rendere autonomo l’impianto anche in assenza di più giorni di sole. – Materiali: marchi e certificazioni. I materiali impiegati saranno adeguatamente installati rispetto al tipo di ambiente. Tutti i materiali dovranno essere provvisti di marchio IMQ o di marchio armonizzato, e dovranno inoltre presentare la marcatura CE. 221 – Opere da eseguirsi: • Posa in opera di n° 2 moduli fotovoltaici policristallini 250 w, potenza di picco 500 Wp (comprensivi di sistema di staffaggio), e tutto il necessario per dare l’opera finita perfettamente funzionante alla regola d’arte; in particolare: i moduli saranno messi in serie, le uscite dei cavi (di diametro pari a 6 mm2), saranno portate all’interno del quadro CC, in ingresso rispetto ad un sezionatore e ad uno scaricatore di sovratensione (che avrà uscita verso l’impianto di terra). • Posa in opera di regolatore di carica, con tensione nominale di 24 V cc e potenza max di 500 W; le uscite dal quadro cc, sempre con cavi di 6 mm2, dovranno essere connesse nei collegamenti previsti sul regolatore di carica (ingressi con polarità positiva e negativa). • Posa in opera di n° 6 batterie da 12 V cc e 150 Ah di scarica, con rendimento dell’85 %. • Il collegamento di tali batterie sarà in serie a due a due, le uscite saranno portate, sempre con cavi dello stesso diametro, in una scatola dove saranno connesse in parallelo all’ingresso dell’inverter, di tensione in ingresso 24 V cc a 500 W ed uscita a 230 V Ca a 500 W. • La connessione parallelo delle batterie-inverter sarà collegata con l’uscita del regolatore di carica. • Posa in opera del quadro di B.T. in CA composto da un portafusibili, un differenziale da Idn 30 mA ed un magnetotermico C16 che alimenterà una pompa di ricircolo ed un quadro di controllo impianto di riscaldamento. Il quadro di B.T. sarà alimentato dall’uscita dell’inverter ed il tutto sarà connesso utilizzando cavi del tipo N07V-K di diametro 4 mm2. Tutti i cavi, sia della parte CC che della parte CA saranno passati in canalizzazioni di diametro opportuno, fissate con ganci alle pareti. A completamento dell’opera dovrà essere prevista una messa a terra opportunamente dimensionata con cavo giallo-verde di diametro 16 mm2. 4. Verifiche eseguite prima della messa in servizio dell’impianto. – Generalità. Alla consegna dell’impianto l’installatore provvederà all’esecuzione delle verifiche di rispondenza alle disposizioni di Legge. Per la rispondenza alle Norme CEI, si eseguiranno le principali verifiche di collaudo indicate dalle norme CEI 64-8, come di seguito indicato. – Esame a vista. L’ispezione visiva ha lo scopo di accertare il rispetto delle prescrizioni delle norme generali e delle norme particolari, relative all’impianto. In particolare si accerterà la conformità normativa e la corretta installazione dei componenti costituenti l’impianto elettrico, accertando inoltre eventuali danneggiamenti occorsi durante l’installazione. QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 222 Si elencano inoltre le verifiche tecniche iniziali e quelle periodiche che dovranno poi essere eseguite a cura dell’utilizzatore dell’impianto. – Verifiche tecniche iniziali. • Verifica presenza della documentazione (dichiarazione di conformità DM 37/2008, progetto elettrico, schemi unifilari dei quadri elettrici, verifica di conformità della documentazione). • Elementi dell’impianto verificati (quadri elettrici, conduttori,connessioni, apparecchiature di protezione, impianto di dispersione, moduli fotovoltaici, inverter). • Esami a vista generali (verifica marchiature di legge, protezione da contatti accidentali, qualità, colori, marcature, dimensionamento e connessioni dei conduttori, protezioni contro sovraccarichi e cortocircuiti a norma, sezionamento dei circuiti, dimensionamento dell’impianto di terra). • Esami a vista specifici sull’impianto fotovoltaico (fissaggio dei pannelli, presenza o meno di danni ai pannelli, verifica integrità di ingressi cavi e morsettiere, idoneità targhe e marcature, tipo dei cavi in cc e loro connessioni con verifica di eventuali danni, verifica di corretta installazione e connessione di quadri e scatole di derivazione, controllo integrità dei fusibili, idoneità delle loro targhe e marcature, verifica di corretta installazione e funzionamento, nonchè di connessioni, ventilazione e idoneità di targhe e marcature dell’inverter, controllo della presenza di DICO conforme al DM 37/08, di progetto elettrico, di schemi unifilari e di documentazione tecnica adeguata per gli inverter). • Devono inoltre essere verificate alcune misure dei seguenti parametri: – Tensione a vuoto e a carico dei moduli con irraggiamento noto; – Corrente a vuoto e a carico dei moduli con irraggiamento noto; – Potenza nominale con irraggiamento noto; – Tensione, corrente e potenza a valle dell’inverter; – Valutazione delle perdite dal lato CC, verificando che la potenza a monte dell’inverter sia almeno l’85% della potenza nominale dei moduli moltiplicata per il rapporto tra l’irraggiamento misurato sul piano dei moduli e l’irraggiamento standard di 1000 W/m2; – Valutazione del rendimento dell’inverter, misurando la potenza in CC a monte dell’inverter e la potenza attiva in uscita ed eseguendone il rapporto; – Valutazione dell’efficienza operativa dell’impianto stand alone,verificando che la potenza in CA in uscita dall’inverter sia almeno il 75% della potenza nominale dei moduli moltiplicata per il rapporto tra l’irraggiamento misurato sul piano dei moduli, con precisione almeno del 3%, e l’irraggiamento standard di 1000 W/m2. 223 • Verifiche tecniche periodiche. Devono essere eseguite a cura del cliente, pena la decadenza della garanzia, le verifiche periodiche sui componenti dell’impianto con cadenza annuale. Tali verifiche sono le stesse eseguite all’atto della consegna dell’impianto da parte dell’installatore/verificatore. 5. Documentazione allegata. Si allegano al presente progetto esecutivo i seguenti documenti: • Schemi unifilari dell’impianto; • Modulo per la compilazione della Dichiarazione di Conformità; • Modulo standard per il verbale di verifica; • Manuali tecnico-operativi dei singoli componenti dell’impianto (inverter, regolatore di carica, batterie). QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 224 Allegato 2 A titolo di esempio si riporta lo schema unifilare di collegamento di un impianto ad isola con uscita in CA (Fonte: Schema kit fotovoltaico M320 di Helios Technology Spa) 225 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 Allegato 3 Nell’immagine è riportato un impianto solare termico completo di gruppo di alimentazione e pompa di ricircolo (al centro della foto), con eventuale isola di simulazione di impianto sanitario (a destra). (Laboratorio termoidraulico del CFP di Vigliano Biellese, sede staccata di Muzzano). 226 Allegato 4 Scheda di Valutazione – U.d.A Corso: __________________________________ Allievo: __________________________________ 227 Rubriche delle competenze 1. Produrre documentazione tecnica di appoggio, di avanzamento e valutativa relativa ad installazioni, uso e manutenzione 2. Identificare situazioni di potenziale rischio per la sicurezza, la salute e l’ambiente, adottando e suggerendo le opportune tecniche di prevenzione e monitoraggio 3. Reperire e sondare le necessità del cliente, coniugandole con le soluzioni tecniche esistenti nel campo degli impianti tecnologici e di building automation 4. Predisporre documentazione in base alle attività da eseguire ed ai materiali da utilizzare, stabilendo le esigenze di acquisto di materiali ed attrezzature seguendo le procedure di approvvigionamento 5. Condurre le fasi di lavoro, partendo dalla documentazione tecnica a disposizione, fornendo all’occorrenza suggerimenti utili al miglioramento o alla modifica del progetto iniziale 6. Padroneggiare l’ambiente dell’installazione, ovvero l’involucro che riveste i locali afferenti l’impianto tecnologico da installare con particolare riguardo ai nuovi materiali utilizzati in edilizia ed alla loro interazione con i singoli elementi da collocare 7. Effettuare le verifiche tecniche di corretto funzionamento dell’impianto predisponendo e compilando la documentazione richiesta QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 228 229 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 230 231 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 232 233 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 234 235 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 236 237 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 238 239 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 240 241 QUADERNI • ANNO 31 / n° 4 - 2015 242 Bibliografia e sitografia essenziale Frisanco M. (2012), Il sistema di istruzione e formazione professionale italiano, CONFAP Nicoli D. (2012), Sperimentazione di nuovi modelli nel sistema di istruzione e formazione professionale, CNOS-FAP CNOS-FAP (a cura di) (2010), Linea guida per i percorsi di istruzione e formazione professionale, Comunità professionale elettrica ed elettronica CNOF-FAP – CIOFS/FP (a cura di) (2004), Guida per l’elaborazione dei piani formativi personalizzati, Comunità professionale elettrica ed elettronica CNOF-FAP – CIOFS/FP (a cura di) (2004), Guida per l’elaborazione dei piani formativi personalizzati, Comunità professionale meccanica Gavin D. J. 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dichiarazioni....................................... 33 La proposta formativa professionale.......................................... 38 Una nuova figura: il tecnico energetico ..................................... 39 La prospettiva formativa ...................................................................... 42 Fotovoltaico, solare termico e termo fotovoltaico............................ 42 Impianti fotovoltaici .................................................................... 42 Impianti solari termici ................................................................ 43 Impianti termo fotovoltaici ......................................................... 44 Impianti termici................................................................................ 45 Caldaie e pompe di circolazione................................................. 45 Geotermia ................................................................................................ 46 Frigoria.............................................................................................. 47 Peculiarità della figura professionale ......................................... 47 Indice 246 Impianti tecnologici.......................................................................... 48 La building automation: domotica finalizzata al risparmio energetico ed alla gestione integrata degli impianti.................. 48 Edilizia (struttura) ............................................................................ 49 Corretta coibentazione degli edifici di tipo tradizionale e di edifici ad edilizia innovativa a risparmio energetico ......... 49 Impianti per biomasse ...................................................................... 49 Corretta gestione dei rifiuti, in particolare dell’umido ............. 49 Utilizzo degli scarti di lavorazione dell’industria del legno ...... 50 Risvolti positivi per l’ambiente ................................................... 50 La raccolta differenziata dei rifiuti ................................................... 51 Recupero materiali di scarto delle lavorazioni-processi ........... 51 Le ricerche dell’Unione europea .......................................................... 51 Profili per competenze....................................................................... 55 Figura di qualifica triennale........................................................ 55 Figura di diploma quadriennale ................................................. 61 Gestione del modello formativo per qualifiche e diplomi.................. 67 Quadro orario per qualifica e diploma............................................. 67 Vincoli e risorse............................................................................ 67 Aspetti organizzativi .................................................................... 71 Proposta di percorso formativo e di UdA significative di tipo professionalizzante .......................................................... 72 Unità di apprendimento per il primo anno ...................................... 72 Unità di apprendimento per il secondo anno................................... 118 Unità di apprendimento per il terzo anno ........................................ 153 Unità di apprendimento per il quarto anno ..................................... 187 Rubriche delle competenze .................................................................. 227 Bibliografia e sitografia essenziale ...................................................... 242 Indice ....................................................................................................... 245 Tip.: Istituto Salesiano Pio XI - Via Umbertide, 11 - 00181 Roma Tel. 06.78.27.819 - Fax 06.78.48.333 - E-mail: tipolito@donbosco.it Luglio 2015

Valore educativo e culturale del tema energetico e della sostenibilità. Stimoli formativi per gli allievi

Autore: 
Dario Nicoli - Giulia Norcia
Categoria pubblicazione: 
Quaderni
Anno: 
2015
Numero pagine: 
43
Codice: 
978-88-95640-80-8
Valore educativo e culturale del tema energetico e della sostenibilità Stimoli formativi per gli allievi Dario Nicoli Giulia Norcia 2015 Sommario Valore educativo e culturale del tema energetico e della sostenibilità (Dario Nicoli) 5 Una proposta formativa per tutti gli allievi dei corsi di Istruzione e Formazione Professionale (Giulia Norcia) 17 Indice 43 3 Valore educativo e culturale del tema energetico e della sostenibilità Una linea guida speciale A differenza delle linee guida sin qui elaborate, centrate su precisi settori e figure professionali, quella che stiamo affrontando si distingue decisamente a causa del carattere polisemico, quindi più ampio e nel contempo più profondo, del termine “energia”. Sotto certi aspetti, la sfida che ci propone è un segnale indicativo del movimento culturale in cui siamo immersi. Mentre le varie figure professionali sino ad ora affrontate sono state aggregate in base alle classificazioni dei settori economici1 ed al tipo di tecnologie utilizzate2 generando a loro volta discipline ben distinte, la visione del mondo del lavoro e delle professioni che si apre a partire dalla prospettiva dell’energia introduce una diversa articolazione. Ciò deriva da un paradosso, in base al quale se pure non vi è un preciso settore professionale che potremmo definire “energetico”, si può affermare che nessuno ne risulta estraneo. Come altri termini chiave dal progresso culturale e scientifico (si pensi – per fare due esempi – all’“ecologia” oppure a quello di “mente” per le neuroscienze), l’energia ed il suo corrispettivo etico cui è strettamente intrecciata, la “sostenibilità”, presentano una valenza ampia ed inclusiva, staremmo quasi per dire olistica, essendo espressioni che abbracciano molti ambiti settoriali e disciplinari tradizionali, senza potere essere rinchiusi in confini ben chiari e distinti. Sebbene il termine “energia” ed il principio della sua conservazione pervadano il mondo contemporaneo e siano al centro di profonde implicazioni scientifiche, culturali, economiche e tecnologiche rilevanti per gli sviluppi della nostra società globalizzata, la nostra conoscenza circa la sua natura risulta assolutamente inadeguata tant’è vero che Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, ha potuto dichiarare: «È importante realizzare che nella fisica oggi, non abbiamo alcuna conoscenza di cosa sia l’energia»3. 5 * Università degli Studi di Brescia 1 Ma già il terziario, come si sa, risulta essere più un termine-recipiente dove si colloca tutto ciò che non è prodotto della terra né trasformazione ed impianti. 2 L’ambito della produzione industriale, dell’impiantistica e della manutenzione. 3 R. FEYNMAN, The Feynman Lectures on Physics, Addison–Wesley-CA, 1964, vol. I, p. 4. Dario Nicoli* 6 Ciò accade perché siamo di fronte ad un termine molto prossimo alle questioni fondamentali della vita, al confine tra le dimensioni del reale di cui può trattare la scienza e quelli che gli sono costitutivamente preclusi, in altri termini al mistero della realtà che resiste al nostro sforzo di comprensione razionale. Mentre la scienza, per sua costituzione, procede tramite astrazioni tratte dall’esperienza e da esperimenti ripetibili ed accessibili agli altri scienziati, è il discorso poetico e mistico il più appropriato per afferrare l’indicibile, e lo fa non in modo diretto ma tramite metafore per cercare di evocare immagini in grado di dimostrare l’unità di un mondo illimitato, l’indivisibile e l’indefinibile. La ragione cerca continuamente di eliminare una parte del flusso dell’esperienza propria della saggezza poetica, ma facendo ciò essa non fa altro che rinchiudersi in un «mondo razionalmente segmentato di osservazioni ed esperienze umane»4 affermando che si tratta dell’unica realtà veramente reale. Giunge a proposito la famosa massima di Wigttenstein: «Di ciò di cui non si può parlare, meglio tacere»5. Di fronte a questa incompletezza radicale del pensiero, alcuni hanno pensato di poter individuare una teoria unificata in grado di spiegare la natura della realtà. È nota la ricerca intrapresa da Albert Einstein negli ultimi anni della sua vita in direzione della “teoria del campo unificato” (Unified Field Theory), una serie di equazioni capaci di riunire le varie leggi della natura in una spiegazione supergeneralizzata. Questo sforzo, rivelatosi poi infruttuoso, rivela i limiti di un approccio formale ed analitico di fronte alla natura del reale. In effetti, nessuna teoria fisica nota è giudicata sufficientemente accurata nell’affrontare questioni così decisive – ma nel contempo vitali – per l’esistenza del mondo e della civiltà umana. Vi sono invece interessanti tentativi di procedere tramite “approssimazioni successive” che permettono di elaborare previsioni via via più accurate su un’area sempre più ampia di fenomeni, ma proviene dallo stesso mondo della scienza il richiamo a non cadere nell’errore di confondere i modelli teorici con la vera natura della realtà ed a prevedere che la serie delle approssimazioni non terminerà mai nella “verità”. L’incompletezza della scienza – ovvero il tentativo di violare l’intimo segreto del mondo e della vita tramite lo sforzo del pensiero razionale, non rappresenta una sua sconfitta, ma la sua migliore affermazione in quanto «estendere le pretese della scienza sino al punto di sostenere di “avere tutte le risposte” sulla condizione dell’uomo, sul significato della vita o sugli oggetti dell’organizzazione sociale... compromette la fiducia che merita per i grandi benefici che derivano dalla scienza nel dominio che le è proprio»6. La scienza è limitata, e ciò è una buona notizia 4 E. VON GLASERSFELD, L’incommensurabilità della conoscenza scientifica e poetica, Lisbona 1994, http://www.methodologia.it/testi/inconmmensu.pdf 5 L. WITTGENSTEIN, Trattato logico-filosofico, Einaudi, Torino, 1968, p. 189. 6 N. RESCHER, I limiti della scienza, Armando Roma, 1990, p. 240. 7 perché abbiamo bisogno della produzione scientifica, visto che rappresenta la migliore forma di sapere per gli ambiti ed i modi in cui si applica. Per questo la scienza è affascinante, poiché operando continuamente sul proprio spazio di intervento e concentrandosi sui problemi, riesce a produrre scoperte e risultati che – se bene gestiti – possono davvero migliorare la vita umana sul nostro pianeta e tutelare quella naturale. Ma serve modestia, che significa senso del limite e valore di ciò che si può ottenere. È lo stesso Einstein ad averlo affermato: «La cosa più bella che noi possiamo provare è il senso del mistero: esso è la sorgente di tutta l’arte e di tutta la scienza. Colui che non ha mai provato questa emozione, colui che non sa più fermarsi a meditare è come morto, i suoi occhi sono chiusi... Chi non ammette l’insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato»7. Il concetto di energia si pone quindi ai limiti del valore euristico della scienza e va trattato a partire da questa prospettiva. È possibile spiegare il come di molti fenomeni che lo riguardano, ma il pensiero razionale nella sua forma sperimentale e necessariamente riduttiva, non può cogliere il perché e la natura di ciò che accade. Lo sforzo intellettuale teso alla conoscenza razionale della natura non esaurisce l’intento del nostro mondo nei suoi confronti. È ben più agguerrito, e distruttivo, da parte dell’uomo l’approccio strumentale al mondo dell’energia teso a dominare la realtà, alla ricerca dei vantaggi che si possono ottenere nello sfruttamento dei beni fondamentali di cui questa è costituita. Il modo utilitaristico di porsi nei confronti delle tematiche energetiche è decisamente interessato e non si limita all’ambito ristretto dei laboratori, ma pervade l’intera umanità nel suo rapporto con le fonti della sua stessa esistenza generando una infinità di problemi; a quelli legati all’approvvigionamento energetico, alla gestione delle “fonti”, alle energie “alternative”, al riscaldamento globale, alla produzione industriale e agroalimentare si aggiungono i problemi dei consumi energetici delle famiglie e a quelli dei bilanci metabolici degli individui. Sorge qui il tema della sostenibilità, per combattere un approccio consumistico e predatorio alla realtà, fondato sull’idea irrazionale della disponibilità illimitata delle risorse e di uno sviluppo orientato all’espansione dei beni materiali e tecnologici a disposizione dell’umanità. È questo il campo nel quale si colloca la presente linea guida, con l’intento di fornire ad ogni allievo dei corsi di Istruzione e Formazione Professionale, nell’ambito di un riconoscimento positivo del limite delle intenzioni e degli artefatti umani e di un’apertura dello sguardo sulla realtà, una solida competenza in campo energetico, ma anche con l’obiettivo di formare un ceto di nuovi professionisti degli impianti tecnologici e del risparmio energetico. Non volendo però dimenticare la necessità di formare i responsabili delle opere educative salesiane ad una gestione sostenibile delle 7 http://www.aforismieaforismi.it/autori/aforismi_Albert_Einstein.asp QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 8 stesse, così da mostrare concretamente agli allievi i benefici di ciò che si propone loro nei percorsi formativi. La linea guida assume pertanto un taglio peculiare, derivante dalla grande varietà dei significati e delle riflessioni che porta con sé il termine energia. Il tema in oggetto presenta il significato di risorsa che richiama l’idea delle fonti di energia; nel contempo assume un senso etico in riferimento al concetto di sostenibilità che evoca immediatamente il valore morale della responsabilità di fronte al mondo in cui viviamo, con particolare riferimento alle figure professionali che si occupano della produzione, trasformazione e distribuzione dell’energia; infine indica la forza di volontà che deve caratterizzare il modo di vivere di chi possiede uno scopo buono verso cui indirizzare la propria esistenza operando in favore degli altri, e per tale motivo risulta una componente decisiva per l’azione educativa orientata a formare qualificati e diplomati solidi e consapevoli; come diceva don Bosco, «consolazione della famiglia, utili cittadini e buoni cristiani»8. Energia come risorsa L’energia è una risorsa, comunemente definita come la grandezza fisica che misura la capacità di un corpo o di un sistema di compiere lavoro. In questo senso, essa indica essenzialmente una disposizione ad agire e ciò richiama il concetto di forza. La tipologia di energia di cui l’uomo si serve più frequentemente e facilmente è quella cinetica che conduce al movimento, ma esistono altre tipologie tra cui quella termica che produce calore, quella elettrica che indica la forza del campo elettrostatico, quella atomica che deriva dalla fissione del nucleo dell’atomo, quella chimica che risiede nei legami che uniscono le particelle che costituiscono le sostanze, quella elastica che si riferisce alla forza potenziale associata alla deformazione di un solido o un fluido. Si può dire che tutta la civiltà si regge sulla trasformazione dell’energia in lavoro. L’aumento straordinario e continuativo della popolazione del globo e la crescita della dipendenza umana dalle tecnologie – la cui caratteristica fondamentale, oltre alla loro funzione propria, è data proprio dall’enorme assorbimento di energia – rende la società globalizzata sempre più dipendente da questa, in particolare quelle meccanica, elettrica, chimica e termica. 8 Sistema preventivo di don Bosco, Centro Salesiano San Domenico Savio Editore, Arese (Milano) 2001. 9 L’uomo, infatti, può reggere lo sforzo dello sviluppo solo potendo accedere alle risorse primarie che egli è in grado di trasformare in energia applicabile (o energia utile). Le principali fonti energetiche derivano soprattutto dalla combustione delle risorse fossili (petrolio, gas naturale, carbone ), in secondo luogo dalle energie rinnovabili e dall’energia nucleare. Per molti quest’ultima ha rappresentato lo sbocco ideale della ricerca volta a preservare l’equilibrio naturale, ma i recenti disastri di Chernobil nel 1986 sulla base di impianti vetusti, ed ancor di più di Fukushima del 2011 dove erano impiegate tecnologie più avanzate9, hanno provocato una decisiva riconsiderazione di questa prospettiva. Ciò comporta una crescente preoccupazione circa il problema energetico globale che riguarda in primo luogo l’esaurimento nel tempo delle fonti fossili che rappresentano la principale fonte di energia primaria su cui si poggia la gran parte dello sviluppo economico a partire dalla prima rivoluzione industriale fino ai giorni nostri. In questo modo, il tema dell’energia richiama strettamente un principio etico fondamentale, quello della sostenibilità, la cui importanza è andata crescendo nel tempo fino a diventare una sorta di asse portante di ogni discorso riguardante il rapporto tra l’uomo ed il creato. Lo sviluppo sostenibile ed il principio etico della responsabilità Lo sviluppo sostenibile costituisce un concetto non limitato al campo tecnico-scientifico, ma individua un orizzonte etico proprio di ogni opera umana, fino a designare un particolare stile di vita misurato e sobrio. Esso rappresenta un nodo centrale di carattere esistenziale per l’uomo contemporaneo poiché racchiude in sé, dopo l’epoca relativistica del post-moderno, la possibilità di ancorare l’essere umano nella realtà entro un profilo morale impegnato e responsabile. Non più un individuo sospeso nella rete delle finzioni, autocentrato, il “narciso frettoloso” perennemente in cerca del riconoscimento tramite l’estetica dei consumi10, ma un soggetto capace di una conoscenza intesa come impegno etico, in grado di porsi positivamente nel reale destinando i propri talenti per uno scopo buono, conforme alla peculiare natura umana. Esso dipende dalla coscienza del “limite” propria dello spirito contemporaneo, che si oppone alla straordinaria potenzialità tecnica dello sviluppo della civiltà e dalla sua radicale dipendenza dalle risorse che costituiscono lo stesso tessuto naturale a garanzia dell’esistenza dei singoli e del mondo. 9 Per la precisione, a causare il disastro giapponese non è stato un problema interno all’impianto come a Chernobyl, ma due eventi esterni costituiti dal terremoto e dal conseguente maremoto. 10 M. FUMAROLI, Parigi - New York e ritorno, Adelphi, Milano 2011, p. 37. QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 11 È noto, infatti, l’insuccesso delle previsioni catastrofiste delle agenzie internazionali circa il riscaldamento globale, visto che l’innalzamento delle temperature si è fermato negli Anni ‘90. Ciò non deve essere letto come negazione del problema della sostenibilità, ma mettere in guardia da visioni a tinte volutamente esagerate che, con l’intento di suscitare una reazione responsabile nelle popolazioni e nei governi, forzano i dati e propongono scenari di scarso valore scientifico. 10 Il limite è in primo luogo un fattore frustrante poiché genera – come direbbe Hegel – l’angoscia della morte, ed impone la consapevolezza che il reale non coincide con la nostra rappresentazione di esso. Ma costituisce anche un’acquisizione feconda poiché apre alla possibilità di una conoscenza più profonda della realtà e della nostra stessa esistenza individuale e sociale. La coscienza di essere soggetti limitati, ed insieme di essere capaci di pensiero e quindi di immaginazione – di poter cogliere l’eterno anche nei più piccoli dettagli della trama vitale – indica una prospettiva di grande rilievo per le prossime tappe della civiltà ed insieme presenta un rilevante valore educativo per la formazione delle nuove generazioni. Contro le risposte utilitaristiche e catastrofistiche: il creato è sacro perché di Dio Ma si apre a questo proposito un’enorme contraddizione che segnala l’impasse della cultura del nostro tempo. Facciamo riferimento alla inadeguatezza della posizione catastrofista, su uno sfondo scettico circa il destino della nostra civiltà, di molti scienziati, politici ed operatori della “pubblica opinione” i quali avvertono la necessità di sollecitare ognuno alla responsabilità, ma finiscono per utilizzare a tale scopo – sebbene in modo rovesciato – la stessa radice teorica di stampo utilitaristico su cui si appoggia il pensiero dei tanti che si dedicano con tutte le loro forze allo sfruttamento predatorio delle risorse naturali del pianeta. “Sii responsabile, perché ti conviene”: è questa la proposta che viene avanzata. Ma si tratta di una posizione debole, oltre che contraddittoria perché se le conseguenze delle mie azioni qui ed ora riguardano i posteri, che senso avrebbe astenersi da azioni predatorie se in ogni caso il nostro mondo è destinato all’implosione? A prolungarne l’agonia? Vi è in questo ragionamento un difetto...razionale, ma ciò non sembra costituire un problema se è vero che dopo numerosi anni di dibattito sulle tematiche ecologiche, il taglio utilitaristico sembra essere ancora piuttosto predominante. Un esempio significativo ci viene dalla contrapposizione dei due fondamentali approcci al problema del riscaldamento globale, quello che sostiene il ruolo determinante della razza umana attraverso l’impatto delle sue varie attività, l’altro collegato alla teoria opposta dei grandi cicli, rispetto ai quali la nostra azione sarebbe piccola cosa. Quale futuro potrebbero avere i comportamenti rispettosi dell’ambiente di chi li attua solo perché spaventato dalla responsabilità che incombe sulla razza umana se, paradossalmente e improvvisamente, con prove significative quella tesi venisse falsificata?11 11 Va evitato il pessimismo o peggio ancora il catastrofismo ecologico, che lega lo sviluppo sostenibile a un clima di perenne emergenza, un’apocalisse senza paradiso, e lo aggancia alla provvisorietà e alla “fortuna” delle diverse teorie. Piuttosto occorre valorizzare i risultati positivi che la comunità internazionale o i singoli Stati hanno raggiunto in relazione ad alcuni indicatori cruciali degli obiettivi di sviluppo del millennio, così come le conquiste raggiunte dalle comunità locali e i progetti che incoraggiano e valorizzano i comportamenti virtuosi dei singoli e dei gruppi. Le diverse crisi (economica, alimentare e ambientale...) vanno quindi presentate come l’occasione per riscrivere le regole del rapporto tra gli esseri umani e tra uomo e natura nella logica della sostenibilità e di uno sviluppo equo e inclusivo. L’adozione, da parte dell’individuo o del gruppo, di comportamenti corretti in quanto volti a ridurre la propria “impronta ecologica”, va proposta come “il gusto di fare le cose giuste”. Ma non basta. I fondamenti di un’etica della responsabilità vanno ricercati in un nuovo umanesimo all’incrocio tra scienze e discipline filosofico- sociali, per fare appello al valore sacro del reale (l’ambiente, le risorse naturali, gli altri esseri, la mia stessa vita...) in quanto creato, opera di Dio la cui disponibilità appartiene esclusivamente a Lui, che ce l’affida affinché ne continuiamo l’opera creatrice preservandolo e coltivandolo. Fuori dall’utilitarismo e dal catastrofismo, la prospettiva religiosa consente di delineare un progetto di mondo e di essere-nel-mondo che abbraccia le cose in modo innocente, senza nuocere loro12 (Panikkar 2003, 83) perché, essendo create, non sono mero materiale a nostra disposizione. Nella relazione con Dio, l’uomo si pone nel giusto rapporto con il creato e la sua stessa vita, quello di chi sa meravigliarsi del dono ricevuto, che non è frutto né del nostro pensiero né di una generica ed impersonale “forza vitale”, ma dell’atto d’amore divino che dal nulla crea le cose: «Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno. Celebrate l’Iddio degli dei. Celebrate Colui che solo opera grandi meraviglie. Celebrate Colui che ha fatto con intendimento i cieli. Altri scienziati, tra cui Franco Prodi, ricercatore del Cnr, studioso della fisica dell’atmosfera, meteorologia e climatologia, prendono decisamente le distanze dal catastrofismo tipico del politically correct: «Da due secoli a questa parte l’uomo è in grado di competere con la natura. Può generare particelle e gas, modificando la natura. Se contiamo tutte queste particelle prodotte dall’uomo, arriviamo al 20 per cento del totale. Non poco. Ma due secoli, rispetto ai grandi cicli... sono solo un battito di ciglia. Il problema è: siamo noi in grado di avere modelli che comprendono tutte le variabili in modo coerente, per cui si possa isolare il comportamento dell’uomo dagli altri agenti che contribuiscono al cambiamento climatico? La risposta è no... La situazione dei modelli attuali è ancora nell’infanzia, i processi di separazione del contributo antropico da tutti gli altri non è ancora quantificato» (http://www.ilfoglio.it/cambidistagione/2011). 12 R. PANIKKAR, La nuova innocenza, Servitium editrice, Gorle (BG) 2003, p. 83. QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 12 Celebrate Colui che ha steso la terra sopra le acque. Celebrate Colui che ha fatto i grandi luminari: il sole per regnare sul giorno e la luna e le stelle per regnare sulla notte. Celebrate Colui che dà il cibo ad ogni carne. Celebrate l’Iddio dei cieli, perché la sua benignità dura in eterno».13 Nel rapporto con Dio impariamo a riconoscere la realtà come consistente e buona in se stessa perché così – insieme obiettiva e misteriosa – è stata voluta da Dio che vi ha impresso la Sua impronta, e non perché un’imposizione esterna o teorie emergenti di volta in volta ci obbligano a rispettarlo. I principi di equità e inclusione sociale assumono in questa direzione una natura non utilitaristica né retorica, ma morale, appunto. Una morale non intrisa di cupo pessimismo o di un dover essere neo-puritano, ma che si fonda su un’esperienza positiva di rapporto con il reale, il “provare gioia” ( il tedesco usa la parola Gelassenheit ad indicare lo stato di serenità e di bellezza) che non richiede necessariamente il “possedere” le cose, ma la capacità di porsi in modo innocente in rapporto con il creato. Le questioni profonde richiamate dalla ricerca di un rapporto profondo ed autentico dell’uomo con la natura spalancano le porte all’incontro con Dio, sapendo che «la religione è la forza che ci rende gioiosi nelle cose che contano»14. Per una pedagogia della meraviglia e della responsabilità L’energia in realtà è una metafora. Essa pone in gioco questioni fondamentali; il suo carattere ampio e comprensivo richiede risposte appropriate: da dove viene l’energia, cos’è la vita, come è avvenuto che ciò che è solo potenziale sia divenuto realtà reale? Non si tratta di una speculazione puramente intellettuale, bensì di un interrogativo che riguarda l’indirizzo da dare alla nostra vita ed all’intera civiltà. Un atto di conoscenza collettiva che spinge alla ricerca di una verità che si disvela nell’azione condivisa. Una pedagogia della responsabilità inizia dall’esperienza della meraviglia, che significa essere grati per i doni stupendi che abbiamo ricevuto in custodia. È opportuno fare sperimentare agli allievi la soddisfazione psicologica che deriva dall’adottare – essendone peraltro consapevoli – un comportamento virtuoso. Nel contempo, l’atteggiamento di responsabilità va alimentato non con immagini apocalittiche, ma sollecitando l’uomo, ed in particolare i nostri alunni, tramite l’avventura culturale, a guardare con occhi innocenti le cose, coscienti della vastità del male e della necessità di un combattimento serio pur non scevro di allegrezza e ad entrare in un rapporto di contemplazione responsabile del mondo. 13 Salmo CXXXVI. 14 G. K. CHESTERTON, L’uomo comune, Lindau, Torino 2011, p. 186. 13 Questo atteggiamento positivo, che mira alla motivazione intrinseca delle persone, rappresenta un altro legame tra il tema dello sviluppo sostenibile e l’educazione e si rinforza con il principio del valore dell’azione: non c’è sviluppo sostenibile se non ci sono azioni (e ozi buoni, formativi) sostenibili e rispettose, basate sulla consapevolezza delle loro ragioni e sull’autopercezione contemplativa del gusto di compierle. Non c’è apprendimento significativo se chi impara non è coinvolto in attività che diano senso, organizzazione e sfumature ai saperi che acquisisce all’interno di percorsi di apprendimento esperienziali (“learning paths”) che favoriscano il senso di competenze apprese e il gusto di riprovarci. La conoscenza non va intesa come mero accumulo di dati né come risposta immediata a problemi contingenti, bensì come ricerca (volontà di andare al di là delle apparenze) all’interno di esperienze autentiche. In questa direzione i problemi emergenti e le responsabilità professionali rappresentano un punto di partenza per sviluppare un pensiero aperto e impegnativo. La sensibilizzazione nei confronti dei problemi, il loro riconoscimento, l’analisi delle possibili soluzioni collegate ai diversi punti di vista in gioco e ricorrendo all’apporto di più discipline, la consapevolezza che le soluzioni non sono mai definitive e che si sostengono sulla qualità dei processi di micro-progettazione e di monitoraggio consentono la formazione di atteggiamenti di fondo per continuare ad apprendere il reale sapendo sostare sul crinale tra spiegazione e mistero. Apprendere in modo significativo è conoscere se stessi mentre si riconosce e ci si incuriosisce dell’altro, interagendo con gli esseri e con l’ambiente attraverso vari linguaggi, da quelli corporei a quelli simbolici, entrando in conflitto ma anche in sintonia con l’esterno, prendendo e dando attraverso mediazioni continue e affrontando i problemi che ne derivano. La cultura in estrema sintesi consiste nella possibilità di condurre la persona umana verso la giusta relazione con la realtà, la “nuova innocenza”, compreso il proprio mondo personale, e ciò attraverso il contributo unitario e convergente dei diversi linguaggi e delle diverse discipline. La conoscenza è ad un tempo contemplazione e responsabilità e ciò qualifica la vita autentica dell’essere umano. La cultura – intesa in senso non nominalistico e formale, ma vitale, consente di svegliare l’umano, scuoterlo dallo stato di distrazione in cui si trova incarcerato, e condurlo nell’avventura della conoscenza come assunzione di una disposizione adeguata, capace di provare stupore, di riconoscere i doni ricevuti, di tutelarli e di porli a frutto. In questo senso, si spiega il valore etico della conoscenza che impegna tutti ad uno stile di vita sobrio: scienziati e ricercatori, governanti, tecnologi e operatori, fino ai singoli cittadini ed alle loro comunità. Le figure professionali che si occupano dell’energia sono direttamente investite di un compito di alto profilo morale, mentre tutti sono chiamati ad un impegno volto alla sostenibilità ed al risparmio energetico. Essa coinvolge gli stessi gestori delle opere educative salesiane ad una conduzione responsabile del loro servizio ed al coraggio di interventi di miglioramento ed ottimizzazione. QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 14 La responsabilità nei confronti del creato rappresenta in questa prospettiva un valore dotato di grande valenza pedagogica poiché permette di accendere un legame vitale tra la persona e la realtà: delinea il posto della persona umana nel mondo, protesa verso uno scopo buono. E ciò richiama l’ulteriore significato di energia come forza morale. L’energia che manca maggiormente: la forza di volere il bene e di perseguirlo con coraggio Chesterton afferma che l’epoca moderna mostra una stanchezza intellettuale – una peculiare incapacità di riflettere – che si riscontra anche nei pensieri audaci ed inquietanti15. Questo difetto della ragione colpisce in modo particolare perché dovremmo essere nel regno dei lumi e nello stadio positivo del cammino della civiltà. Al contrario, è come se la mente delle persone, ed in particolare dei giovani, fosse perennemente distratta da una realtà virtuale, una sorta di regno della fictio – qualcosa di fabbricato, una costruzione confezionata e perennemente traballante dell’idea di sé – dove gli esseri umani della società globalizzata si agitano al fine di trovare la propria identità. Sembra in tal modo scomparso l’individuo razionale e padrone di se stesso, ed al suo posto pare di trovare unicamente un soggetto che sostituisce al desiderio di conoscere l’ansia perenne di essere riconosciuto. È qui che si pone l’ultima accezione del termine energia, quella che presenta la più forte valenza esistenziale poiché riguarda da vicino il modo di stare nel mondo da parte delle persone del nostro tempo. Infatti, in questa prospettiva tale termine assume il significato di vigore morale, risolutezza, fermezza nelle decisioni. Ciò richiama la ferma convinzione in ordine a scopi buoni che corrispondono a dimensioni autentiche della nostra realtà personale, e che consente di imprimere una direzione all’esistenza e di resistere alle prove della vita. Questa visione, confermata dal senso comune che attribuisce al termine energia un suono positivo e attraente suggerendo un’impressione di forza e di dinamismo, pare assente nelle “offerte” rivolte alle giovani generazioni, che purtuttavia mostrano una forte attrazione per il bene, ma non sembrano possedere la forza della decisione e paiono indeboliti nella forza di volontà. Essi manifestano un forte desiderio di riconoscimento, ma lo fanno probabilmente con un eccesso di approvazione, o un difetto di senso di sé, o ambedue le cose insieme, spesso tentati di guidare il proprio comportamento verso tutto ciò che si deve sapere ed anche credere affinché il proprio operare sia considerato accettabile ai membri di questa strana comunità globale di cui siamo parte. Essi si trovano nell’impasse tra 15 G. K. CHESTERTON, ibidem, p. 170. 15 desiderio di un’identità solida, con scopi chiari ed attraenti, e il garbuglio di lacci e tentazioni che finisce per rubare loro l’attenzione, il tempo, la libertà. Occorre rivolgere a loro una proposta che li aiuti ad esprimere le loro propensioni circa il tipo di vita che desiderano vivere (è il concetto di “capacitazione” di Amartya Sen16), indossando i panni e gli atteggiamenti dettati dall’esperienza e dalla riflessione o dalla tradizione. La Formazione Professionale possiede un valore concreto in grado di sbloccare questa impasse: il lavoro, la possibilità di una realizzazione personale attraverso il contributo al bene comune, svolto assumendo i bisogni e le necessità dell’altro come sfida e misura dei nostri talenti e delle nostre competenze. Per questo è necessario aprire una stagione di impegno centrata sulla cultura e l’etica del lavoro come occasione di umanizzazione delle persone e di miglioramento della società. Senza l’esperienza del lavoro la persona risulta indebolita in se stessa, dedita prevalentemente a sentire e cercare di soddisfare i propri bisogni, perennemente incerta sulla propria identità, incapace di assumere decisioni forti in rapporto al futuro, scarsamente propensa ad un atteggiamento donativo e coraggioso circa il proprio contributo a favore della comunità. Questo si può perseguire in special modo operando sulla leva formativa, così da suscitare le risorse morali e spirituali di ogni singola persona, e che in maniera spesso inconsapevole sono le stesse che fondano la nostra civiltà. Come dire: non basta perseguire una mera ripresa economica, occorre un vero e proprio risveglio culturale della nostra civiltà che consenta un reale incremento delle libertà sostanziali, in forza delle quali gli individui ed i gruppi possano effettivamente realizzare se stessi nella vita sociale. Il modo appropriato in cui si svolge il compito della promozione delle potenzialità delle persone – talenti, capacità, desideri – così che possano convertire i beni in una direzione della propria esistenza in modo da fornire un aiuto alle esigenze delle altre persone, si chiama formazione. Fare formazione oggi, in una società complessa, caotica e soggetta al cambiamento continuo, non significa adattare le persone alle dimensioni delle cellette tutte uguali di cui si compone l’alveare sociale, ma esige un profilo culturale ed educativo teso a promuovere la libertà delle persone in modo da renderle capaci di gestire un ruolo. La buona formazione rappresenta la modalità privilegiata tramite la quale la persona riconosce i propri talenti e le proprie capacità, acquisisce le tecniche e la cultura del lavoro, elabora uno scopo adeguato per la propria esistenza e viene sollecitata (spinta) a definire il proprio progetto di vita tenendo conto del contesto ed in maniera da dare espressione al proprio mondo personale, vale a dire immettendo nelle azioni qualcosa della sua anima. Serve un risveglio educativo in grado di sollecitare nelle persone il desiderio dell’azione libera e innovativa: «Il fatto che l’uomo 16 A. SEN, Lo sviluppo è libertà, Mondadori, Milano 2000. QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 16 sia capace d’azione significa che da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità»17. Si incrocia qui il legame tra energia e lavoro, questa volta in senso decisamente esistenziale: svolgendo un lavoro buono, l’essere umano si pone in un rapporto positivo con gli altri ed il reale, un rapporto di servizio, riconosce e mobilita i suoi talenti e le sue risorse, le pone a disposizione del bene altrui, contribuisce all’umanizzazione del mondo e si rende consapevole di esistere, scoprendo la propria autentica identità. Questa prospettiva morale ci porta al centro dei valori che debbono sostenere la cultura professionale, dell’importanza di fornire – di far scoprire in maniera sensibile – agli allievi uno scopo buono da porre alla base della loro esistenza e del suo continuo perfezionamento. È qui che si trova la giusta disposizione della persona che opera in senso sostenibile: essa lo fa in definitiva per essere felice, in un rapporto di condivisione con gli altri e con la realtà. I tre ambiti della linea guida Sulla scorta di quanto indicato, la linea guida prevede tre livelli di proposta: 1. Il livello formativo generale, valido per tutti gli allievi dei corsi di Istruzione e Formazione Professionale. 2. Il livello professionale riferito alle figure che si occupano specificamente delle tematiche degli impianti e del risparmio energetico. 3. Il livello tecnico per amministratori ed economi riguardante le soluzioni energetiche per le case salesiane. Vis ta la sua peculiarità, e tenuto conto delle modifiche che apporta all’impianto degli standard formativi nazionali, la linea guida rappresenta una sperimentazione da realizzare in specifiche Regioni, sotto l’egida di Tecnostruttura. Il riferimento è al sistema di Istruzione e Formazione Professionale, quindi ai giovani, ma è stata elaborata in modo tale da poter essere proposta anche agli adulti, sia come approccio globale sia sotto forma di moduli formativi ad hoc. 17 H. ARENDT, Vita Activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1999, p. 129. 17 «Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo». Mahatma Gandhi Introduzione «Da Dio la Terra è stata data all’Uomo «perché la coltivasse e la custodisse » (Gen 2,15). Quando si dimentica questo principio, facendosi tiranni e non custodi della natura, questa prima o poi si ribellerà» (Giovanni Paolo II «Giornata del ringraziamento» 11 Novembre 2000). L’uomo, figlio di Dio, è quindi custode della Terra intesa come «insieme delle condizioni fisiche, chimiche e biologiche in cui si può svolgere la vita di comunità di organismi»18. La Scuola è uno dei principali soggetti educativi in grado di veicolare il senso di queste verità negli alunni fin dalla più tenera età. Per quanto ci riguarda, sono proprio le scuole salesiane, coi loro corsi di Istruzione e Formazione Professionale, le più idonee a coniugare il senso cristiano dell’esistenza con la necessità di adempiere anche al dovere di una civile e responsabile convivenza. Il mezzo che appare più idoneo a promuovere una tale e complessa sensibilità è l’introduzione di specifici moduli formativi di Educazione Ambientale per tutti gli allievi IeFP sotto forma delle Unità di Apprendimento, nella convinzione, tuttavia, che un vero risultato positivo potrà essere ottenuto solo col coinvolgimento di tutto il corpo docente che dovrà insegnare ciascuna disciplina alla luce dei principi sopra accennati. I riferimenti per tale intervento sono: • l’obbligo di istruzione, che l’Istruzione e Formazione Professionale ha assunto come standard formativo per i primi due anni (DM 22.08.2007); * Sede Nazionale CNOS-FAP 18 L. GOBBI-A. GRIPPA, Il Sistema Ambiente, Aracne, Roma, 2010. Una proposta formativa per tutti gli allievi dei corsi di Istruzione e Formazione Professionale Giulia Norcia* 18 • gli standard formativi del terzo e quarto anno (accordo Stato-Regioni del 17.1.12, all. 4). Obbligo di istruzione Il tema della educazione ambientale si riscontra primariamente nell’ambito dell’asse culturale scientifico-tecnologico, per il quale si indica come obiettivo determinante «rendere gli alunni consapevoli dei legami tra scienza e tecnologie, della loro correlazione con il contesto culturale e sociale con i modelli di sviluppo e con la salvaguardia dell’ambiente, nonché della corrispondenza della tecnologia a problemi concreti con soluzioni appropriate ». Ciò si riscontra in particolare nella competenza “Osservare, descrivere ed analizzare fenomeni appartenenti alla realtà naturale e artificiale e riconoscere nelle sue varie forme i concetti di sistema e di complessità”, che così si articola in Abilità/capacità e Conoscenze: Vi è poi la competenza “Analizzare qualitativamente e quantitativamente fenomeni legati alle trasformazioni di energia a partire dall’esperienza”, così articolata: 19 Inoltre è coinvolta la competenza “Essere consapevole delle potenzialità e dei limiti delle tecnologie nel contesto culturale e sociale in cui vengono applicate”. Va considerata pure l’asse della lingua italiana, nel quale è prevista la competenza “Utilizzare gli strumenti fondamentali per una fruizione consapevole del patrimonio artistico”, che viene così articolata: QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 Anche l’asse storico sociale prevede una competenza coerente con il nostro intento, ovvero “Riconoscere le caratteristiche essenziali del sistema socio economico per orientarsi nel tessuto produttivo del proprio territorio”. Infine, sono rilevanti in tema di educazione ambientale i contributi della matematica, dell’educazione corporea e della religione la quale non è assolutamente aggiuntiva alle altre, ma fornisce la prospettiva di fondo per motivare da parte degli allievi l’assunzione di una responsabilità nella cura del creato in quanto partecipi dell’opera creatrice di Dio. Standard formativi del terzo e quarto anno Gli standard integrativi per il terzo e quarto anno sono piuttosto deludenti poiché non parlano né di energia, né di sostenibilità. Possono essere utili le competenze scientifico matematiche, così articolate: 20 Inoltre quelle storico socio-economiche: 19 E. BLOCH, Lo spirito dell’utopia, Sansoni, Firenze, 2004. I corsi si tradurranno in progetti che sensibilizzeranno i ragazzi fin dal primo anno di scuola, in ordine alle principali tematiche ambientali, e orienteranno i singoli comportamenti verso atteggiamenti rispettosi nei confronti dell’uomo e dell’ambiente. In particolare, dovranno essere affrontati i temi del risparmio energetico e idrico; dei rifiuti e della raccolta differenziata; dell’educazione alimentare, dello sviluppo sostenibile e dei principali problemi ambientali che riguardano il pianeta (e di conseguenza anche il territorio locale) ed infine del corretto uso delle risorse e del rispetto del bene comune. L’Educazione Ambientale non deve essere intesa solo come mero “ampliamento del sapere”; essa porta a considerare situazioni in cui i ragazzi dovranno essere protagonisti ed in cui le attività hanno un senso di “presa diretta” con la realtà. In tal modo il ragazzo viene collocato in una posizione ben determinata: il SUO territorio, la SUA famiglia, la SUA comunità (i suoi fratelli), la SUA realtà. Attraverso le attività proposte a partire dall’asse scientifico tecnologico e la loro necessaria integrazione e correlazione con gli altri assi culturali e discipline, viene creata anche l’occasione per aumentare, nei ragazzi, la visione unitaria del sapere ed il senso di appartenenza alla famiglia e al territorio. È necessario che venga utilizzato un metodo induttivo, attraverso cui lo studente riesca a giungere a conoscenze rigorose basate su dati personalmente raccolti e rielaborati con l’aiuto del suo gruppo di ricerca e del docente formatore. È altrettanto necessario creare condizioni tali da permettere allo studente di manifestare quella grinta, quella voglia di dire “VOGLIO, POSSO e RIUSCIRÒ”. Ernst Bloch nel 1918 scriveva in “Spirito dell’utopia”: “Gli uomini sono molto pericolosi per la propria specie come nessun altro animale per un altro. Ma sono anche in grado di portare luce a questa specie .... come nessun fuoco esterno può fare”19. La proposta allora è: visto il rapporto di interazione uomo-ambiente come un sistema il cui equilibrio è sempre più problematico, perché non far sì che, tramite l’assunzione di una responsabilità piena di cura del Creato, i ragazzi si rendano conto di quanto siano partecipi di questo sistema e responsabili del mantenimento di questo equilibrio affinché diventino portatori di luce nella loro comunità? Come si può capire, per noi è centrale l’esigenza di uscire dall’astrattezza e dall’inerzia dei saperi, per adottare una modalità di inserimento positivo 21 dei ragazzi nella realtà, colta a partire da una visione morale ed etica ed inserita in una prospettiva culturale e pedagogica. Questo vuol dire proporre in maniera integrata: 1. uno specifico discorso naturalistico che favorisca un approccio originale con le risorse ambientali ed un autentico rispetto dell’ambiente stesso; 2. una concreta esperienza educativa che concorra alla costruzione di una mentalità ambientalista; 3. l’esigenza, come già accennato, di coniugare la comprensione dei problemi ambientali con quella dei problemi sociali, storici, economici, ecc. Proporre dunque un’Educazione Ambientale che associ alla difesa dell’ambiente la ricerca di più sentiti equilibri tra uomo e natura20. Dal punto di vista operativo, l’ambiente va prima di tutto vissuto ponendo i ragazzi nella condizione di essere attivi, di percepire in prima persona la dinamicità della relazione con la natura. Per questo motivo, proponiamo un manifesto per la cura del Creato, dono di Dio, dove si indicano in modo diretto e piano i principi di una corretta relazione dei ragazzi nei confronti della realtà in cui sono inseriti. 20 S. VITALE, L’educazione Ambientale: finalità e metodologie. Disponibile all’indirizzo web: http://www.piemonte.cemea.it/ed_ambientale/pdf/Idee_CEMEA_Ambiente.pdf. Ultimo accesso 24 marzo 2014. QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 22 23 La proposta formativa La proposta formativa si articola in diversi ambiti: – l’energia: l’idea di fondo è quella di promuovere un’immagine più concreta di energia. Il problema energetico interessa la vita di ognuno di noi ed è importante che ogni individuo sviluppi sensibilità e coscienza critica verso tale problema, in modo da ridurre gli sprechi e utilizzare meglio le varie fonti energetiche. – Il cibo e le nostre abitudini alimentari: lo scopo è quello di rendere i ragazzi consapevoli che le loro scelte d’acquisto e le loro abitudini alimentari possono avere conseguenze sia positive che negative sull’ambiente e sulla società. “Al termine del sesto giorno della creazione Dio disse ad Adamo ed Eva: “Vi do tutte le piante con il proprio seme, tutti gli alberi da frutta con i propri semi. Così avrete il vostro cibo” (Gen 1,23). – L’acqua: partendo dalle conoscenze dei ragazzi sul tema proposto si costruisce un percorso che, da osservazioni scientifiche, ricerche da fonti orali sul passato di nonni e genitori, verifica dei modi attuali di approvvigionamento nelle nostre città, presentazione di realtà diverse dalle nostre, ricerca di soluzioni, si arriva alla consapevolezza che l’acqua è un bene disponibile, ma non inesauribile, di inestimabile valore. – Gli alberi e la carta: lo scopo dell’Unità di Apprendimento è quella di sensibilizzare gli studenti sul rispetto degli organismi vegetali e del materiale che da essi deriva, puntando sull’importanza che gli alberi hanno sulla nostra vita (produzione di ossigeno, mantenimento della stabilità dello strato superficiale del terreno) e sulla necessità di salvaguardare la loro presenza su aree sempre più estese (lotta contro la deforestazione irresponsabile). – Il problema dei rifiuti e l’importanza della raccolta differenziata: l’idea è quella di rendere gli allievi coscienti del problema, impegnati in un’attività di ricerca sulle modalità della raccolta differenziata, del riuso e del consumo responsabile. Su questo ambito assume un particolare significato l’esigenza di coinvolgere l’intera comunità scolastica sulla necessità di adottare comportamenti virtuosi. Nel quadro delle attività che noi conduciamo gli strumenti pedagogici che vengono privilegiati sono: – la sperimentazione diretta, – l’osservazione, – la comparazione, – la costruzione di ipotesi, – il contatto fisico ed emotivo, – l’uso di strumentazione tecnica per la realizzazione di manufatti, – l’uso di strumenti di ricerca sia cartacei che multimediali. I destinatari principali del progetto sono, ovviamente, gli allievi, i futuri cittadini. Ma è altresì importante sottolineare che anche i direttori dei CFP e il personale docente deve essere coinvolto in maniera attiva nella proposta. Il formatore non solo sarà preparato dal punto di vista teorico ma dovrà anche essere un QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 24 esempio concreto per gli allievi, attuando le iniziative proposte anche all’interno della struttura. Ad esempio, si può partire dal tema delle raccolta differenziata (mettendo i secchi appositi all’interno dell’aula insegnanti o nel cortile dei ragazzi) per giungere al tema più complesso delle fonti energetiche rinnovabili attraverso l’installazione di pannelli solari sugli edifici dei centri professionali. Inoltre l’atteggiamento, il modo di porsi dell’educatore che accompagna gli allievi è un elemento essenziale: non si tratta di fornire ricette, né risposte preconfezionate. Egli non si deve porre come indiscusso ed indiscutibile esperto, ma deve essere colui che favorisce l’elaborazione di una risposta, provocando deduzioni, sollecitando l’attenzione individuale e la cooperazione del gruppo, fornendo al momento opportuno le informazioni necessarie, facendo infine giungere le esperienze ad una visione più ampia e globale. Anche il linguaggio va curato: deve essere, in primo luogo, adatto all’età e al livello culturale dei ragazzi senza perdere la dimensione di una efficace informazione scientifica; è importante non cadere nell’enfasi di un “gergo scientifico” né nella banalità di un linguaggio infantilizzato e scorretto. Si tratta, quindi, di stabilire un equilibrio relazionale che mantenga viva la curiosità dei ragazzi, che inviti al piacere di stabilire connessioni via via più ragionate ed ampie, al gusto di una serena ricomposizione tra esperienza e concettualizzazione. Un comportamento scientifico può scattare se non ci si accontenta della rappresentazione della realtà ma la si vuol conoscere in quanto tale. In questo modo nasce un bisogno, il bisogno di conoscenza: il nostro compito è quello di suscitare nei ragazzi bisogni, curiosità, attenzione, senso critico ed autonomia. La proposta che avanziamo può essere riassunta nel seguente schema: 25 QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 Le Unità di Apprendimento 26 (Segue) 27 QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 (Segue) 28 29 QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 (Segue) 30 (Segue) 31 QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 32 (Segue) 33 QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 (Segue) 34 35 QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 (Segue) 36 (Segue) 37 QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 38 (Segue) 39 QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 (Segue) 40 Bibliografia e sitografia consigliata Volumi e riviste Ministero dell’Ambiente, ENEA, (2000), Nuovo piano nazionale per lo sviluppo sostenibile, Roma Ministero dell’Ambiente (2001), Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia, Roma. Regione Liguria (2000), Linee guida per la certificazione ambientale di un ente locale, Genova. Regione Toscana (1999), Sviluppo sostenibile - linee guida per le Agende 21 locali in Toscana, Firenze. MALAVASI P. (2008), Pedagogia verde 2008 - La Scuola, Brescia. MALAVASI P. (2011), L’ambiente conteso, Vita e Pensiero, Milano. STROLLO M.R. (2006), Ambiente, cittadinanza, legalità, FrancoAngeli, Milano. Etica per le professioni – Dossier Green economy al lavoro –2/2013 – Rivista quadrimestrale - Fondazione Lanza, Bologna. Bibliografia elettronica http://asa.unicatt.it/ News sull’ambiente e sulle fonti energetiche (ultimo accesso 22/04/2014). http://it.wfp.org/ Programma alimentare mondiale (ultimo accesso 22/04/2014). www.ambienteambienti.com Web magazine sull’Ambiente e sull’Energie rinnovabili, cultura del territorio (ultimo accesso 22/04/2014). www.ansa.it/ nella sezione Ambiente&energia News sull’ambiente e sulle fonti energetiche www.bioecogeo.com Portale di Ecologia, Ambiente e Cultura a 360° (ultimo accesso 22/04/2014). www.comune.bolzano.it/UploadDocs/5201_Ambiente_fa_Scuola.pdf Portale contenente sussidi interessanti sui progetti Scuola-Ambiente (ultimo accesso 22/04/2014). www.piemonte.cemea.it Sito contenente materiali (articoli compresi) utili per l’educazione ambientale a scuola (ultimo accesso 22/04/2014). www.corriere.it Sono presenti, in archivio, articoli contro lo spreco alimentare (ultimo accesso 22/04/2014). www.dietandcancerreport.org Sito di un Istituto statunitense che effettua ricerche sull’origine e possibile prevenzione dei tumori (ultimo accesso 22/04/2014). www.eat-ing.net Portale che contiene sussidi didattici sugli alimenti e la loro provenienza (ultimo accesso 06/05/2014). www.ecoage.com Sito che contiene video utili sugli argomenti Energia, Ambiente ed Ecotecnologie (ultimo accesso 06/05/2014). www.energyineducation.ie Contiene utili suggerimenti per allievi e insegnanti sul risparmio energetico a scuola (ultimo accesso 06/05/2014). 41 www.enea.it Sito dell’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ultimo accesso 06/05/2014). www.eniscuola.net Sito che contiene iniziative per le scuole di argomento scientifico, nella sezione energia e ambiente (ultimo accesso 06/05/2014). www.farmtoschool.org Iniziative promosse negli US per sensibilizzare il mondo della Scuola sulla questione ambientale (ultimo accesso 06/05/2014). www.fonti-rinnovabili.it sito di legambiente (ultimo accesso 06/05/2014). www.genitronsviluppo.com Blog sull’innovazione ecosostenibile (ultimo accesso 06/05/2014). www.greenme.it Idee per il riciclo. Notizie dal mondo su questo argomento (ultimo accesso 06/05/2014). www.intered.org/node/639 un sito in lingua spagnola per uno stile di vita sostenibile (ultimo accesso 06/05/2014). www.isprambiente.gov.it/it Approfondimenti su LCA ed Ecolabel (ultimo accesso 06/05/2014). www.lca-net.com/ Valutazione del ciclo di vita di un alimento (ultimo accesso 06/05/2014). www.lexambiente.it Rivista giuridica online con articoli sui diversi temi ambientali (ultimo accesso 06/05/2014). www.pollicegreen.com Consigli su come creare un’aiuola (ultimo accesso 06/05/2014). www.portalsole.it Sito in cui è possibile calcolare il consumo energetico medio della propria abitazione (ultimo accesso 06/05/2014). www.scuola.corepla.it Possibilità di organizzare visite guidate nelle centri di selezione dei materiali (ultimo accesso 06/05/2014). servizi.enel.it/visitacentrali/it/Visita virtuali nelle centrali che producono energia rinnovabile e non (ultimo accesso 06/05/2014). www.tuttogreen.it Sito in cui viene affrontato il tema del consumo dell’acqua (ultimo accesso 06/05/2014). www.verdenatura.net Possibilità di consultare articoli sul riciclaggio e riutilizzo dei materiali (ultimo accesso 06/05/2014). www.wwf.ch Esempio di sito in cui è possibile calcolare la propria impronta ecologica (ultimo accesso 06/05/2014). www.wwf.it Iniziative Scuola-ambiente. Sussidi didattici per insegnanti e allievi (ultimo accesso 06/05/2014). www.youtube.com/ (ultimo accesso 06/05/2014). Video: - “Home-la nostra Terra” - “dall’inquinamento atmosferico all’energia pulita” - “ricicliamoci” - “tipi di inquinamento” - “non beviamoci su” - “Report-risparmio energetico” - “una vita sostenibile al PeR parco dell’energia rinnovabile QUADERNI • ANNO 31 / n° 3 - 2015 Sommario .................................................................................................. 3 Valore educativo e culturale del tema energetico e della sostenibilità (Dario Nicoli)........................................................ 5 Una linea guida speciale....................................................................... 5 Energia come risorsa ............................................................................ 8 Lo sviluppo sostenibile ed il principio etico della responsabilità...... 9 Contro le risposte utilitaristiche e catastrofistiche: il creato è sacro perché di Dio ............................................................. 10 Per una pedagogia della meraviglia e della responsabilità ................ 12 L’energia che manca maggiormente: la forza di volere il bene e di perseguirlo con coraggio ..................... 14 I tre ambiti della linea guida................................................................ 16 Una proposta formativa per tutti gli allievi dei corsi di Istruzione e Formazione Professionale (Giulia Norcia)....................................... 17 Introduzione.......................................................................................... 17 La proposta formativa .......................................................................... 23 Le Unità di Apprendimento.................................................................. 25 Bibliografia e sitografia consigliata ..................................................... 40 Indice ....................................................................................................... 43 Indice 43 Tip.: Istituto Salesiano Pio XI - Via Umbertide, 11 - 00181 Roma Tel. 06.78.27.819 - Fax 06.78.48.333 - E-mail: tipolito@donbosco.it Luglio 2015

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